Oltre 60mila persone contro l’ideologia gender nelle scuole

Arcigay bambiniDopo aver conquistato le redazioni dei quotidiani, l’indottrinamento gender della popolazione deve partire dalle scuole. Per non dare troppo nell’occhio occorre nasconderlo sotto la maschera della lotta all’omofobia: motivazione certamente nobile, seppur immotivata (lo dicono i numeri) e disattenta verso altre forme di discriminazione (le persone in sovrappeso, ad esempio, la categoria più discriminata in assoluto, molto più delle persone con tendenza omosessuale).

Il tentativo si è concretizzato per la prima volta nel 2013-2014 quando l’Unar (Ufficio nazionale anti-discri­minazioni razziali), costituito nel 2003 dalla Presi­denza del Consiglio, ha realizzato -a spese dei contribuenti- il kit “Educare alla diversità”.  Tre volumi (qui quello destinato alla scuola primaria) di indottrinamento degli insegnanti indotti a cancellare le fiabe tradizionali (Biancaneve e i Principi azzurri) e a non fare più riferimento ad analogie con una prospettiva eteronormativa (ad esempio: “bambini, quando tornate a casa dite a mamma e papà che…”), poiché queste possono tradursi nella pericolosa assunzione «che un bambino da grande si innamorerà di una donna». Per l’Unar andrebbe vietato elaborare compiti che non contengano situazioni diverse, come ad esempio: «Rosa e i suoi papà hanno comprato tre lattine di tè freddo al bar. Se ogni lattina costa 2 euro, quanto hanno speso?».

Il kit anti-omofobia invitava anche i bambini e gli adolescenti a «sottoporsi a cure ormonali e operazioni chirurgiche» in caso di disagio verso il proprio sesso e presentava un bel «ritratto dell’individuo omofobo»: di solito di «età avanzata», con un alto «grado di religiosità» e di «ideologia conservatrice». I kit invitavano gli insegnanti a fare immedesimare gli alunni “eterosessuali” con gli “omosessuali” per metterli «in contatto con sentimenti e emozioni che possono provare persone gay o lesbiche». Venne proposto infatti un elenco di documentari (come Kràmpack), in cui la masturbazione fra due ragazzi è presentata come esplorazione e «gioco».

Inevitabilmente si scatenò la bufera, tanto da far intervenire l’allora viceministro con delega alle Pari opportunità, Maria Cecilia Guerra: «L’educazione alla diversità è e resta cruciale ma quel materiale didattico è stato realizzato senza che io ne fossi informata e senza alcun accordo con il Miur», la quale inviò una nota di demerito al direttore dell’Unar, Marco De Giorgi. Intervenne anche l’attuale sottosegretario del Ministero dell’Istruzione Gabriele Toccafondi, affermando«Posto che la lotta alla discriminazione, di qualsiasi tipo, è sacro­santa, non credo possa però essere confusa con iniziative che con essa hanno poco o nul­la a che vedere e che, invece, mi pare siano un tentativo di indot­trinare i nostri ragazzi rispetto all’ideologia del gender e alle “nuo­ve forme di famiglia”. E, fatto ancora più grave, senza coinvolge­re le rappresentanze dei genitori all’interno della scuola». L’indottrinamento Lgbt da parte dell’Unar venne infine bloccato ed invece è stato diffuso un vademecum di autodifesa per i genitori.

Da ricordare anche il coraggioso intervento del card. Angelo Bagnascoparlando apertamente di «una vera dittatura che vuole appiattire le diversità, omologare tutto fino a trattare l’identità di uomo e donna come pure astrazioni». Citando gli opuscoli dell’Unar ha spiegato che «in teoria le tre guide hanno lo scopo di sconfiggere bullismo e discriminazione – cosa giusta –, in realtà mirano a ‘istillare’ (è questo il termine usato) nei bambini preconcetti contro la famiglia, la genitorialità, la fede religiosa, la differenza tra padre e madre. Viene da chiederci con amarezza se si vuol fare della scuola dei ‘campi di rieducazione’, di ‘indottrinamento’. Ma i genitori hanno ancora il diritto di educare i propri figli oppure sono stati esautorati? I figli non sono materiale da esperimento in mano di nessuno, neppure di tecnici o di cosiddetti esperti». Molti allora lo criticarono per queste parole, accusandolo di remare contro “l’apertura” di Papa Francesco, si sono dovuti ricredere quando proprio recentemente il Santo Padre ha usato le stesse parole del card. Bagnasco per condannare la teoria del gender, ricordando quando in Argentina volevano introdurre «un libro di scuola dove si insegnava la teoria del gender […]. Questa è la colonizzazione ideologica: entrano in un popolo con un’idea che niente ha da fare col popolo e lo colonizzano con un’idea che cambia o vuol cambiare una mentalità. Ma non è una novità questa. Lo stesso hanno fatto le dittature del secolo scorso. Sono entrate con la loro dottrina. Pensate ai Balilla, pensate alla Gioventù Hitleriana».

Diverse le iniziative ideate per introdursi nelle scuole: ricordiamo, ad esempio, i tentativi di Arcigay per inserire nei dibattiti scolastici il transessuale Vladimiro Guadagno (detto Luxuria), rimandato a casa tuttavia da studenti, genitori ed insegnanti. Tanto che Silvia Vegetti Finzi, psicoterapeuta per i problemi dell’infanzia, ha affermato: «Vedo un rovesciamento di centralità: fino a qualche tempo fa le forme familiari diverse da quella tradizionale erano messe al bando. Ora hanno un’eccessiva attenzione. Non si tiene conto che si tratta pur sempre di una realtà minoritaria». La psicoterapeuta Maria Rita Parsi ha rivendicato il diritto del bambino «a riconoscersi in una famiglia naturale», contestando la «centralità che si tenta di attribuire a modelli familiari minoritari che nuoccino a una psicologia in evoluzione che cresce in un contesto tradizionale».

In conseguenza di tutto questo, diverse associazioni si sono (finalmente!) unite presentando una petizione in Senato, indirizzata al premier Matteo Renzi, al ministro dell’Istruzione Stefania Giannini e al futuro Presidente della Repubblica, intitolata “Disapplicare la Strategia nazionale dell’Unar”. Le associazioni organizzatrici sono: Pro Vita Onlus, l’Associazione Italiana Genitori (Age), l’Associazione Genitori e Scuole cattoliche (Agesc), i Giuristi per la vita e il Movimento per la vita. In poche settimane, basandosi solo sul passaparola online, hanno raccolto oltre 60 mila firme: «Un vero Family Day 3.0 – dicono i promotori – che rilanciamo anche su Facebook e su Twitter con una campagna di sensibilizzazione con l’hashtag #Nogender». Nella petizione si legge:  «La non-discriminazione serve a nascondere la negazione della naturale differenza sessuale» riducendola a «fenomeno culturale obsoleto»; «la libertà di identificarsi in qualsiasi “genere” indipendentemente dal proprio sesso biologico»; la «normalizzazione di quasi ogni comportamento sessuale», ricordando gli esiti drammatici nei Paesi in cui sono già state applicato queste “strategie educative”.

Chiunque può firmare la petizione recandosi qui.

Citiamo infine le illuminate parole di Stefano Zecchi, ordinario di Filosofia alla Statale di Milano, ha spiegato che oggi si crede al gender «come prima credevano sinceramente che il comunismo salvasse il genere umano». «Lasciate in pace i bambini», ha affermato, «su di loro si sta esercitando un’ideologia violenta che non dovrebbe nemmeno lambirli. D’altra parte è tipico dei regimi, che come prima cosa si appropriano delle scuole: questo sta diventando un regime e infatti tutti hanno paura di reagire, anche solo dire che il padre è un uomo e la madre una donna è diventato un atto di “coraggio”. Siamo al grottesco. La teoria del gender non diventerà un fenomeno di massa, lascerà il tempo che trova: io non sono terrorizzato, sono disgustato, che è diverso».

La redazione

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112 commenti a Oltre 60mila persone contro l’ideologia gender nelle scuole

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  1. lorenzo ha detto

    Come taluni fanno diventare potabile l’acqua per legge, talaltri risolvono i problemi del disagio omosessuale con l’ideologia di gender: in entrambi i casi il danno è assicurato.

    • Giuseppe ha detto in risposta a lorenzo

      Molti sono omosessuali e si comportano da tali senza provare alcun disagio.

      • lorenzo ha detto in risposta a Giuseppe

        E che problema vuoi che sia se la mente ed il corpo non concordano sull’uso dei genitali?
        Dove sta scritto che le mani non servono per camminare ed i piedi per scrivere?

        • AndreaX ha detto in risposta a lorenzo

          Dove sta scritto che la bocca può essere usata solo mangiare e non anche per leccare francobolli.

          • Marco S. ha detto in risposta a AndreaX

            Se e’ per questo la combinazione bocca-lingua puo’ servire anche a fare un bel pernacchio 🙂

            Il problema e’ che, laddove la bocca serve per nutrirsi, nessuno potra’ pretendere di equiparare il leccare i francobolli al nutrirsi (tra l’altro leccare i francobolli e’ pure antigenico tanto che, forse J-AX….ehm AndreaX non se ne e’ ancora accorto, ma ormai da 20 anni le Poste hanno introdotto i francobolli autoadesivi.

            • AndreaX ha detto in risposta a Marco S.

              Certo la bocca ha tante funzioni anche per quelle che non la natura non ha previsto (come leccare francobolli). Attraverso la bocca possiamo respirare, mangiare, bere, masticcare una gomma americana, baciare la/il nostra/o amata/o, ecc. Così anche gli organi sessuali non solo servono per riproddursi, ma anche per esprimere amore, per dare e ricevere piacere, per consolidare una relazione, ecc. Solo perchè un organo ha una certa funzione non significa che questo debba usato solamente per quest’unica funzione.

              • Dario* ha detto in risposta a AndreaX

                Leccare in realtà è perfettamente previsto dalla natura, o stai forse affermando che chi in estate si gode un gelato sia contro natura? Trovati un altro esempio perché questo non ha niente a che vedere col prenderselo in quel posto… 😉

                • AndreaX ha detto in risposta a Dario*

                  Non tutti i gli omosessuali fanno sesso anale, mentre anche alcune coppie eterosessuali lo praticano. E poi perchè ridurre l’omosessualità a tutto questo (ti ricordo che sistono le lesbiche)?

              • Marco S. ha detto in risposta a AndreaX

                Infatti la questione non e’ l’uso che facciamo dei nostri organi.
                Ognuno ne faccia l’uso che crede, finche’ non danneggia gli altri e, se possibile, nemmeno se stesso.

                La questione e’ se un rapporto che si fondasse su un tipo di legame sessuale diverso da quello da quello teleologicamente proprio degli organi genitali (rapporto che per brevita’ definiremo come “naturale), possa o debba essere equiparato a quest’ultimo, nel riconoscimento della sua funzione sociale.

          • lorenzo ha detto in risposta a AndreaX

            Nessuno mette in dubbio il fatto che tu ci possa anche leccare i francobolli, però, se quando hai fame il tuo cervello ti “dice” che devi mettere il cibo dentro l’orecchio, hai o no qualche problema?

        • Giuseppe ha detto in risposta a lorenzo

          Idiozia.

          • lorenzo ha detto in risposta a Giuseppe

            Solo un omofobo come te poteva definire idiozia le problematiche esistenziali di chi ha il corpo che non concorda con la mente.

  2. Max ha detto

    Dal documento dell’UNAR:

    Non usare analogie che facciano riferimento a una prospettiva eteronormativa (cioè che assuma che l’eterosessualità sia l’orientamento “normale”, invece che uno dei possibili orientamenti sessuali). Tale punto di vista, ad esempio, può tradursi nell’assunzione che un bambino da grande si innamorerà di una donna e la sposerà.”

    Mi spiace per lor signori, ma l’eterosessualita’, nel genere umano, e’ la componente “normale”. Le altre tendenze sono eccezioni. Anche noi usiamo l’aggettivo “normale” per descrivere quello che di solito succede.

    “Da cosa trae origine quest’infondata angoscia rivolta verso le minoranze sessuali? E come mai quest’odio profondamente radicato sembra più diffuso tra gli uomini che tra le donne, stando almeno ai risultati di diversi sondaggi condotti sull’argomento?

    In realtà non è solo il genere sessuale l’unica componente che appare discriminante in termini di propensione all’omofobia. Tratti caratteriali, sociali e culturali, come l’età avanzata, la tendenza all’autoritarismo, il grado di religiosità, di ideologia conservatrice, di rigidità mentale, costituiscono fattori importanti da tenere in considerazione nel delineare il ritratto di un individuo omofobo. Come appare evidente, maggiore risulta il grado di ignoranza, di conservatorismo politico e sociale, di cieca credenza nei precetti religiosi, maggiore sarà la probabilità che un individuo abbia un’attitudine omofoba.”

    La solita minestrina ideologica: alcune persone scevre di religiosita’ si auto-reputano piu’ colte… ma hanno letto cosa dicevano Platone ed Aristotele dell’omosessualita’ ?

    • Matteo ha detto in risposta a Max

      No, hanno solo scritto “chi non la pensa come noi e i nostri avversari politici sono il male”.
      E non serve tornare a Platone: il secolo scorso questi “colti” dicevano che l’omosessualità era una perversione dei borghesi capitalisti.
      Altri “colti” dicevano che i neri erano inferiori e via così…
      Purtroppo la cultura non è una discriminante per l’odio.
      A meno che non intendano “noi dimostriamo di non sapere nulla di storia e odiamo chi non la pensa come noi”, chi lo sa, magari usano loro stessi per provare queste teorie…

      • FREEZER75 ha detto in risposta a Matteo

        Veramente Matteo a me sembra, che emerga dalle sue parole magari non Odio ma sicuramente una leggera forma di risentimento…

        Semplicemente non tollera che qualcuno possa manifestare contro i suoi principi?

    • Giuseppe ha detto in risposta a Max

      Platone diceva anche che gli atei dovevano essere messia a morte…

    • AndreaX ha detto in risposta a Max

      Anormale quanto leggere libri in sanscrito o guidare navi. Se un dato comportamento X è statisticamente meno frequente non signfica che è anche immorale.

      • Dario* ha detto in risposta a AndreaX

        Infatti Max non ha affatto scritto che una cosa sia “immorale” in quanto poco diffusa, questa è una conclusione esclusivamente tua

        • AndreaX ha detto in risposta a Dario*

          E’ sotto inteso, perchè se no dovrebbe parlarne?

        • Max ha detto in risposta a Dario*

          Esatto. “Normale” in quanto quella che comunemente si assume. E non c’e’ niente di male nell’assumere che un bambino, da grande, si sposerà con una donna. Sono ancora cose che succedono. Anche questa e’ la fiera della normalità. “Non usare analogie che facciano riferimento a una prospettiva eteronormativa ” e’ una stupidaggine.

  3. Umberto P. ha detto

    Per me posso fare quello che vogliono, gradirei che inseguissero la loro felicità senza fare propaganda inutile ai più giovani. L’omofobia, intesa come intolleranza violenta alle minoranze sessuali, è crudele e bisogna educare a rispettare tutti. Per il resto, l’esempio degli altri paesi ha mostrato che accettare le unioni tra omosessuali conduce invaribilmente alle adozioni gay, sulle quali sono molto contrario. Quindi, spiacente, ma non si può fare, e la religione non c’entra nulla.

    • FREEZER75 ha detto in risposta a Umberto P.

      Umberto Lei asserisce quindi che questa manifestazione è intolleranza violenta verso le minoranze sessuali? o forse ho travisato il suo discorso

  4. Mauro Carli ha detto

    smettiamola con queste coglionate !!!

  5. AndreaX ha detto

    Cosa facciamo di questa voce dell’Enciclopedia di Sociologia della Wiley-Blackwell
    “Both gender ideology and gender role ideology refer to attitudes regarding the appropriate roles, rights, and responsibilities of women and men in society. The concept can reflect these attitudes generally or in a specific domain, such as an economic, familial, legal, political, and/or social domain. Most gender ideology constructs are unidimensional and range from traditional,
    conservative, or anti feminist to egalitarian, lib eral, or feminist. Traditional gender ideologies emphasize the value of distinctive roles for women and men. According to a traditional gender ideology about the family, for example, men fulfill their family roles through instru mental, breadwinning activities and women ful fill their roles through nurturant, homemaker,
    and parenting activities. Egalitarian ideologies regarding the family, by contrast, endorse and value men’s and women’s equal and shared breadwinning and nurturant family roles.”

    http://www.blackwellreference.com/public/tocnode?id=g9781405124331_yr2012_chunk_g978140512433113_ss1-19

    • Marco S. ha detto in risposta a AndreaX

      La mettiamo che sta parlando di uomini e donne.

    • Dario* ha detto in risposta a AndreaX

      Renditi conto che la parola “gender” in inglese ha un senso compiuto che è diverso da quello che gli volete dare voi altri 😉

      • AndreaX ha detto in risposta a Dario*

        Quale sarebbe il significato di gender?

        • Dario* ha detto in risposta a AndreaX

          “genere”, il che, per gli esseri umani), si traduce in maschio e femmina

          • AndreaX ha detto in risposta a Dario*

            Appunto.

            • Dario* ha detto in risposta a AndreaX

              Cercherò di essere più chiaro allora: maschio e femmina e basta. Niente transex, bisex, asex, multisex o qualsiasi altro parto della fantasia tua o altrui

              • AndreaX ha detto in risposta a Dario*

                Bisex (credo tu voglia dire, bissessualità) e asex (credo tu voglia dire assessualità) sono due orientamenti sessuali e non due generi. Multise non so dove tut l’abbia preso, mentre transex (immagino transessualità) non è un genere è una condizione. Comunque non tutte le civilità conosco solo due generi, il popolo Bugi dell’Indonesia, ad esmpio arriva fino a cinque generi. (http://en.wikipedia.org/wiki/Gender_in_Bugis_society)

                • Dario* ha detto in risposta a AndreaX

                  Vedi che non ci capiamo? I generi sono sempre e solo due e non è la sociologia a definirli ma la biologia. Esistono specie asessuate, specie con molti generi e specie con 2 generi come l’homo sapiens. Che poi culturalmente esistano i trans, gli eunuchi o altro non ha niente a che vedere con la natura delle cose

                • Marco S. ha detto in risposta a AndreaX

                  Che differenza c’e’ tra gli orientamenti sessuali nostri ed i generi dei Bugis ?

                  Nella nostra cultura il genere e’ qualcosa che e’ dato dalla natura: lo puoi vedere dai cromosomi e dalle ossa della persona.
                  Possiamo dire che l’austrolopiteco Lucy era una femmina (o donna che di si voglia) e che lo era sin dalla nascita.
                  Magari era lesbica o era una calalai, per dirla alla Bugis.
                  Boh ?
                  Per quanto riguarda quello che possiamo dire esaminando le sue ossa, e’ che era una donna

                  Rispetto l’idea di genere che hanno i Bugis, ma questo stesso nome identifica un concetto molto diverso, perché li’ si parla di condizionamenti successivi alla nascita.

                  Non credo di possa fare una discussione seria, se la parola “genere” cambia di significato da una pagina all’altra.

                  • AndreaX ha detto in risposta a Marco S.

                    Da che cosa sia dato il genere la scienza è ancora divisa. E’ ancora un mistero. E comunque i cromosomi non dicono tutto. Prende per esempio la sindrome di Klinefelter (http://en.wikipedia.org/wiki/Klinefelter_syndrome), i soggetti in questo caso presentano i cromosomi XXX oppure un’altra condizione come la sindrome di Morris (http://en.wikipedia.org/wiki/Complete_androgen_insensitivity_syndrome), il soggetto è 46, XY, ma se guardi una foto pensi che sia una femmina.

                    • Marco S. ha detto in risposta a AndreaX

                      Vale sempre il discorso di prima.

                      Se magari giochiamo con i concetti, chiamiamo Silvan con il suo cilindro e la sua bacchetta che viene ancora meglio (al limite ci mangiamo il coniglio).

                      Se non ho letto male, Lei porta a sostegno delle Sue tesi delle “sindromi”, cioe’ un complesso di sintomi che individuano delle malattie.

                      E’ ovvio che, se una persona e’ malata, puo’ avere delle alterazioni in ogni parte del suo corpo, quindi anche genetiche.
                      Nessuno che trovasse in una tomba egizia i resti di un uomo focomelico, parlerebbe di una nuova specie umana, ma parlerebbe di un uomo che soffriva di questa deformita’ degli arti.

                      Ma forse e’ la medicina che e’ ancora influenzata dagli odiosi cattolici e che discrimina senza motivo questi diversi gender definendoli malati ?
                      Magari tra qualche anno l’OMS si pronuncera’.

                      Per ora mi pare eloquente che, per cercare di minare le tesi opposte alle tue, debba addirittura portare ad esempio delle malattie.

                    • Dario* ha detto in risposta a AndreaX

                      Tutto dipende da cosa si intende per “scienza”. La sociologia ad esempio io la cosidero scienza solo in senso lato. Per il resto, considerare la norma partendo dalle patologie e dalle malformazioni non mi sembra proprio il massimo della ragionevolezza. Esistono anche persone nate con due teste se è per questo, vorresti ridefinire il genere umano su queste basi?

                    • AndreaX ha detto in risposta a AndreaX

                      La mia tesi è la seguente: il sesso cromosomico non determina da solo il genere delle persone; La sindrome Klinefelter n’è un esempio: la persona presenta cromosomi XXX. Così il sesso ormonale non determina da solo il genere delle persone. La sindrome di Morris n’è un esempio: la persona pur essendo 46, XY (sesso cromosomico maschile) non sviluppa i caratteri sessuali secondari maschili; all’esterno, in altre parole, sembra una donna, ma all’interno non possiede un utero, ad esempio.

                    • Dario* ha detto in risposta a AndreaX

                      Quindi, secondo te, le persone affette da sindrome di Down sarebbero un genere a parte?

                    • AndreaX ha detto in risposta a AndreaX

                      Persone con due teste e persone con un sesso indeterminabile, all’inizio, erano oggetto di una stessa scienza, inventata da Isidore Geoffroy Saint-Hilaire, la cosiddetta “teratologia”. Secondo Sant-Hilaire la natura era tutt’uno, cioè che nulla potesse essere fuori di essa, intersessuali e persone con due teste comprese, che al tempo erano “mostruosità”. Secondo Sant-Hilaire gli intersessuali erano nascite anomale dovute allo sviluppo anomale dell’embrione. E studiare gli ermafroditi sarebbe stato d’aiuto per capire come procedesse la differenziazione sessuale dei soggetti non intersessuali (Sexing the Body di Anne Fausto-Sterling, 2000)

                    • Dario* ha detto in risposta a AndreaX

                      Onestamente ho l’impressione che tu stia glissando sulle questioni che ti pongo.
                      Quindi, per analogia, intendi forse che sarebbe sbagliato cercare una cura per le malattie genetiche ed ereditarie visto che, se sono avvenute fanno comunque parte della natura? Non sarebbero quindi da considerare malformazioni o patologie? Sei anche dell’idea che sia sbagliato curare chi nasce, che so, col labbro leporino? Paradossalmente se tu avessi esordito dicendo che c’è un terzo genere identificandolo con gli ermafroditi avresti avuto più credibilità che non affermando che il genere è scollegato dalla sessualità ma è invece determinato dal comportamento sessuale.
                      Ma se il genere, fosse determinato, come tu dici, dal comportamento sessuale, perché non includere nel computo ogni genere di perversione? C’è un genere a parte per chi pratica ipossifilia ad esempio? Ma poi, perché il genere dovrebbe essere determinato solo dalle preferenze sessuali, perché non creare ad esempio un genere a parte per chi ama la cioccolata (ama mangiarla si intende, meglio precisare in questo contesto ;))?

                    • AndreaX ha detto in risposta a AndreaX

                      La sindrome di Down non è una condizione intersessuale. http://en.wikipedia.org/wiki/Disorders_of_sex_development#Conditions

                      Quando parliamo di sesso ci riferiamo ai segunti soui marcatori: al sesso cromosomico o genetico (XY o XX), sesso gonadico (testicoli o ovaie), sesso ormonale (livello di androgeni e livello di estrogeni), “strutture accessiore interne” (prostata o utero) e sesso genitale (pene o vulva).

                      Se abbiamo,
                      XY +
                      testicoli +
                      livello di androgeni superiore a quello degli estrogeni +
                      prostata +
                      pene =
                      MASCHIO UMANO.

                      Gli intersessuali ovviamente sfidano quanto c’è scritto. Infatti fino agli ’50 del secolo scorso gli scineziati impazzivano proprio per la loro esistenza: non sapevano quale trattamento seguire. Ad un certo punto sulla scena entra John Money. Money si era accorto che sebbene gli intersessuali sfidassero i cinque marcatori del sesso, essi, da adulti, o comunque nell’adoloscenza, si identificavano come uomini o come donne. Com’era possibile che esistessero soggetti che non erano nè maschi nè femmine, ma che si identificavano come uomini o come donne? Secondo Money la risposta stava nel sesso di assegnazione / educazione e nell’adattamento al sesso assegnato. E così alla lista dei marcatori vanno aggiunti altri due marcatori.

                      Il modello di John Money rimase inalterato fino alla fine degli anni ’90 del secolo scorso quando venne alla luce il caso di Bruce/Brenda/David Reimer che riscrisse, in parte, le linee guida scritte da Money 40 anni prima. E perché David non poteva essere Brenda non lo spiegavano, sebbene non fosse egli stesso intersessuale, le sue gonadi o i soui cromosomi, ma il suo sesso cerebrale o brain sex. E il caso vuole che fosse proprio Money per primo a parlare di brain sex nel 1965, lo stesso anno in cui incotrò i genitori di Bruce Reimer. Però era ancora troppo presto per avere delle risposte certe sul sesso cerebrale. E’ solo agli inizi degli anni ’90 che l’idea di un brain sex inizia a dominare nella comunità scientifica quando Simon LeVay nota delle differenze nell’ipotalamo di maschi etrosessessuali e maschi omosessuali.

                      E sempre secondo Diamond Milton colui che ha svelato il caso Bruce/Brenda/David Reimer nel 1997 (http://hawaii.edu/PCSS/biblio/articles/1961to1999/1997-sex-reassignment.html) il sesso cerebrale spiegherebbe l’esistenza del transessualismo. Inoltre le differenze di genere (perchè ad esempio le donne preferiscono certe professioni ad altre o perchè gli uomini soffrono dipiù rispetto alle donne di malattie mentali) e l’orientamento sessuale sarebbero sempre spiegati dal brain sex. Ma anche questa è solo una teoria.

                    • Erdo ha detto in risposta a AndreaX

                      Ma non staremmo un po’ confondendo la regola con le sue eccezioni?
                      Nel mondo della scienza si formulano principi generali che valgono per la maggioranza dei casi e altri principi che diano spiegazione delle eccezioni. Per esempio la caduta di un oggetto è un principio generale, l’attrito che lo rallenta e lo fa arrivare a terra con un leggero ritardo è la spiegazione all’eccezione.

                      La regola generale è che il sesso lo dicono i geni. Se ci sono eccezioni, queste si incasellano appunto nelle patologie che le descrivono. E se giuridicamente c’è il problema di trattare queste eccezioni, basta dire che in quei casi e solo in quelli si adotta una soluzione d’ufficio, possibilmente basata anche sulla volontà del soggetto malato. Ma sono e restano eccezioni.

                      My two cents.

        • lorenzo ha detto in risposta a AndreaX

          Caro AndreaX,
          tutto quello che hai copiaincollato e che potevi benissimo linkare, evitando così di assimilarti a Ciàula che scopre la Luna, ribadisce che tutte le varianti possibili in natura agli accoppiamenti XX e XY sono considerate anomalie genetiche e come tali sono trattate.
          Perché allora la teoria, e ribadisco teoria, del genere si ostina a sostenere che le 23 varianti, altre al maschio ed alla femmina, sono la norma e non anomale tendenze sessuali?
          Se sono anomalie gli accoppiamenti XXX, XXY, ecc., perché non devono essere considerate anomalie, e come tali trattate, anche l’omosessualità, il lesbismo, il transessualismo, ecc.?

  6. Francesco ha detto

    Sono riuscito a firmare la petizione per ben tre volte (con nomi e mail fasulle) ed il contatore è fermo a 48.545 firme e non a 60mila come avete scritto: come si spiega?

  7. AndreaX ha detto

    Materiale da studiare – Part I, da Handbook of Sociology of Gender:
    The Varieties of Gender Theory in Sociology
    1. INTRODUCTION
    As editor, I have chosen to begin this handbook where I believe all sociology should begin: with a review of the array of theoretical ideas available to, in this case, gender sociologists as they explore the social world, in the United States and elsewhere, looking at both the present and earlier times. Because they constitute the conceptual toolkit that helps gender sociologists make sense of the empirical world, many of the theories discussed in this chapter are developed further in later, substantive ones. In this chapter, I review the major gender/feminist theories in sociology, beginning with a review of what
    classical, nineteenth and early twentieth century theorists said about gender, but focusing most attention on theories developed since 1970, when the impact of second wave feminist activism began to be felt in our discipline. I generally confine my discussion to theories developed by sociologists, although the full corpus of feminist theory is far broader in its origins, both activist and academic. Omitted from this chapter are discussions of relatively narrow, substantive theories, which appear in subject-appropriate chapters. Also omitted is Standpoint Theory, the topic of an entire chapter (2), an approach sometimes
    considered virtually synonymous with the term “feminist theory.” The current chapter demonstrates the many other types of contemporary feminist theory that emanate from, reflect, and significantly revise the rich variety of theoretical traditions in sociology (see Chafetz, 1988, 1997; England, 1993; Wallace, 1989, on the varieties of contemporary feminist sociological theory).

    All theory pertaining to gender is not feminist, although all feminist theory centers much or all of its attention on gender. Three features make a gender theory specifically feminist: (1) a (not necessarily exclusive) focus on the inequities, strains, and contradictions inherent in gender arrangements; (2) an assumption that gender relations are not immutable but rather changeable social creations; and (3) a normative commitment that societies should develop equitable gender arrangements (Alway, 1995, p. 211; Chafetz, 1988, p. 5 ).

    2. THE CLASSICAL TRADITION
    The nineteenth and early twentieth century founding fathers of sociology lived amidst the international protest of first wave women’s movements, an intellectual, political, and social ferment that compelled most to address the “woman question” in some manner (Kandal, 1988). Regardless of their views concerning feminism, most confined their discussion of women largely to issues of family, emotion, and sexuality, embedded within broader theories that typically stressed the importance of other, male-dominated structures (e.g., social class and the economy; political, legal, and military systems; bureaucracy; religion). Moreover, women and femininity constituted the problem or issue. The effects of culturally defined masculinity on shaping the structures and processes central to their theories were largely unrecognized, males were infrequently examined in terms of gender, and male-dominated social structures/institutions were implicitly defined as if they were gender neutral. With few exceptions, the best that can be said for our classical tradition is that gender issues were peripheral; at worst, some theorists promulgated a crude biological determinism to justify gender inequities. The contemporary version of the sociological theory canon, as exemplified in all but a handful of theory texts, continues this androcentric bias, largely ignoring or short-shrifting both the topic of gender and the contributions of contemporary feminist theories, which remain substantially ghettoized (Alway, 1995; Stacey & Thorne, 1985; Ward & Grant, 1991). Moreover, many contemporary “general” theorists, such as James Coleman, Jeffrey Alexander, Peter Berger, and Anthony Giddens, ignore the topic of gender entirely (Seidman, 1994, p. 304).

    2.1. The Biological Approach: Apologists for the Status Quo
    Several early founders of sociology assumed that men and women are innately different and unequal in their intellectual, emotional, and moral capacities. Herbert Spencer, the founder of British sociological theory, began as a liberal feminist, as reflected in his book Social Statics, in which he devoted a chapter to “The Rights of Women.” He argued that men and women deserve equal rights, inasmuch as there are only “trifling mental variations” between them (Kandal, 1988, p. 32). Within 4 years he had embarked on Social Darwinism and decided that biology (not culture) produced profound (no longer trivial) sex differences. Women, whose brains are smaller, are deficient in the sense of justice and reasoning ability required of all life beyond the care of husband and children. Moreover, women naturally prefer to be protected by a powerful man. Permitting women to enter public life would therefore be antithetical to human progress (Kandal, 1988, pp. 32-46). The founder of French sociology, Auguste Comte, echoed these sentiments. Because of their emotional and spiritual “superiority,” women are perfectly fit for family and domes tic life, but their state of “perpetual infancy” and intellectual inferiority to men render them unfit for anything else (Kandal, 1988, pp. 46-77). Similar stereotypes about the innate natures of women and men, and conclusions about the appropriate roles and status of each, were repeated by founders of German (Ferdinand Toennes) and Italian (Vilfredo Pareto) sociology (Kandal, 1988, pp. 177-182 and 193-201). The most famous early French sociologist, Emile Durkheim, also resorted to a biological explanation of what he recognized as women’s social subordination (Kandal, 1988, pp. 77-88, especially 85; Lehmann, 1990, 1994). In Suicide, his statistics demonstrated that marriage produces opposite effects for men, for whom it lowers the suicide rate, and women, among whom the rate is higher among the married. He concluded that marriage ought some day to be reformed but, in the interim, men must be protected from suicide through the maintenance of a form of marriage that produces more stress and disadvantage for women (Kandal, 1988, p. 88). His justification was that the increase in suicide for married women is less than that for unmarried men because women have fewer “sociability needs,” are more “instinctive,” have a less developed “mental life,” and therefore are more easily satisfied. Men are more “complex,” and their psychological balance is more precarious and in need of the constraining protections afforded by existing marital arrangements (Kandal, 1988, pp. 83-85). Feminism supported divorce and, therefore, Durkheim opposed it as rooted in “unscientific” thinking (Lehmann, 1990). Durkheim also referred to the topic of gender in The Division of Labor in Society, where he argued that increasing physical and cultural differentiation have evolved over time between the sexes, allowing for increasing specialization of labor between them and, therefore, “conjugal solidarity.” A state of gender similarity and equality is a “primitive” one associated with unstable marital unions (Lehmann, 1990, pp. 164-165; Kandal, 1988, pp. 80-81).

    • Marco S. ha detto in risposta a AndreaX

      Domani prometto che lo leggo anche se forse, se Lei l’ha veramente letto, non dovrebbe essere difficile farne una sintesi per sostenere le Sue tesi, senza bisogno di sfidare il copyright.

      Se l’ha letto, beninteso

  8. Dario* ha detto

    Premetto che non ho tempo né voglia di leggermi i papiri di propaganda che hai copia-incollato. Se proprio ti va di fare flooding posta il Signore degli Anelli che è un po’ che non lo leggo oppure qualche opera di Dickens (autore che ho sempre desiderato leggere senza mai trovare il tempo per farlo)… 😉

    • AndreaX ha detto in risposta a Dario*

      E qua si capisce perchè qualcuno vi critica: non avete voglia di leggere, di informarvi. Voi volete solo rimanere nella più totale ignoranza.

      • Marco S. ha detto in risposta a AndreaX

        Lei, che si avvale di tanta scienza, puo’ benissimo confutare i nostri argomenti citando brani, che andremo volentieri ad approfondire e discutere.

        Per ora, almeno a me, ha lasciato l’ultima parola….

        • Dario* ha detto in risposta a Marco S.

          Per ora, almeno a me, ha lasciato l’ultima parola….

          lol, solo perché troppo preso dal copia-incolla =P

      • Dario* ha detto in risposta a AndreaX

        Se è per questo posso parlare benissimo con te di tutte le tematiche che ho studiato/approfondito senza per questo scaricarti un camion di libri in giardino. Sono tutti qui i tuoi argomenti?

    • Max ha detto in risposta a Dario*

      Va bene, diciamo che lo studio sui ruoli dei maschi e delle femmine nelle varie società che hanno attraversato la storia umana e’ interessante. Credo che sia un’altra cosa rispetto ad affermare che il sesso, quello dato dai genitali (e dalla genetica), sia indipendente dall’essere “uomo” o “donna”.

      • AndreaX ha detto in risposta a Max

        Non dico certo questo: non voglio insinuare che genere e sesso siano due cose differenti. Queste che sto postando sono solo alcune delle tante famose e mai citate “teorie di genere”. Solo perchè le pubblico non significa che le condivida. Voglio solo fare informazione.

        • Max ha detto in risposta a AndreaX

          L’ho capito, Andrea; infatti stavo cercando di convincere il buon Dario* che i lunghi testi che ci riporti possono essere interessanti.

          Comunque, se “vuoi fare solo informazione”, forse potresti evitare di scrivere “Voi volete solo rimanere nella più totale ignoranza.”

          • AndreaX ha detto in risposta a Max

            Ok, hai ragione. Non dovrei insultare. Mi scuso. Spero che però abbiate il coraggio di mettere in discussione quello pensate sulle teorie di genere e sull’ideologia di genere, visto che sono temi già trattati dalle femministe, dai sociologi, dai biologi, dai psicologi evoluzionisti, molto prima che improvvisamente gruppi come La Manif o le Sentinelle ne parlassero.

          • Dario* ha detto in risposta a Max

            Possono anche essere interessanti ma non è questo il modo di inserirli nella conversazione, un semplice link sarebbe stato più opportuno. Netiquette a parte, il concetto poteva anche essere riassunto con poche parole, mica serve trascrivere la Divina Commedia per argomentare che Dante ha scritto dell’inferno 😉

      • Dario* ha detto in risposta a Max

        Mi hai tolto la risposta di bocca 😉

  9. AndreaX ha detto

    p88 – 92
    BIOLOGICAL THEORIES
    energy on the part of males. In contrast, producing eggs and (for humans) gestating, breastfeeding, and rearing offspring requires a huge amount of time, nutrition, energy, and wear and tear on one’s body (Trivers, 1972).

    There is another fundamental difference between female and male reproduction. Compared to men, women are much more limited—both theoretically and practically—in the number of offspring they can produce. At birth, woman have millions of ova (eggs), but only a small number of these will ripen each month, once menstruation and ovulation starts. Most others will decay or be reabsorbed by the body. Because of the extended periods of time required for gestation and lactation and because of the bodily demands of pregnancy and childrearing, women can have only so many offspring over the course of their lifetimes. In contrast, men produce millions of sperm every day and, theoretically, at least, they can have dozens of offspring. Evolutionary theorists suggest that all of these differences between female and male reproduction have led men and women to evolve different reproductive strategies (Buss, 1999).

    Parental investment in offspring is particularly high in human mothers, who invest more in their offspring than do the mothers of virtually any other species (Hrdy, 1999). Human mothers not only carry their offspring internally for 9 months and breastfeed them for many months but also carry around their helpless infants for many months more. Then they must rear their children into well-socialized adults who learn to speak language fluently and to understand cultural rules, rituals, and technologies. This process may take as long as two decades. Although men invest in childrearing too, women traditionally invest much more, both physically (gestation, childbirth, lactation) and in terms of time and energy (childrearing, child care, and instruction). The wear-and-tear of childbearing is captured by the German proverb, Ein Kind, ein Zahn (“one child, one tooth”). In terms of the calcium a mother loses through bearing and breastfeeding a baby, this may not be far off the mark (Hrdy, 1999).

    According to evolutionary arguments, then, women must guarantee that at least some of the relatively few, high-investment offspring they bear will survive. In contrast, men (who may father an indefinite number of offspring and don’t necessarily invest much in some individual offspring) are more likely to “sow their wild oats.” Women have evolved more of a quality of offspring strategy, whereas men have evolved more of a quantity of offspring strategy. As a result, men have evolved to be more sexually aggressive, competitive, and promiscuous, whereas women have evolved to be more sexually selective and desirous of committed
    relationships, which provide them and their children with protection and stable resources.

    It is important to note that when evolutionary theorists talk about men and women’s evolved mating strategies, they are not necessarily describing conscious strategies. Rather, they are referring to dispositions, sometimes unconscious, that have evolved over many generations even millennia. Men do not necessarily walk around in everyday life thinking, “How can I best maximize my transmission of genes to future generations? Oh, I know—I can impregnate as many women as possible!” They don’t need to have such conscious thoughts if evolution has produced, on average, higher male sex drives and less committed male attitudes toward sexual intimacy.

    Modern technological advances may sometimes short-circuit the original evolutionary purpose of a behavior. Although some men may be promiscuous, for example, the use of contraception cancels the evolutionary advantage of their behavior. Nonetheless, the dispositions persist even though their fitness has changed in modern environments. The human preference for fatty and sweet foods provides a similar example. It may have been adaptive in our prehistoric past to show such preferences, when fatty and sweet foods were rare and people required many calories to fuel their energetic hunter-gatherer lives; but in today’s food-rich and sedentary world, human preferences for sugar and fat bring diabetes and cardiac arrests rather than increased survival.

    Darwin (1871) distinguished between two kinds of natural selection, and these have implications for the evolution of sex differences. The first kind of natural selection produces traits adapted to animals’ natural environments. Examples of such traits are the long necks of giraffes (which allow giraffes to eat succulent leaves on high branches), the thick fur of
    polar bears (which provides warmth in frigid environments), and the fibrous, prickly, skins of cacti (which conserve water in arid settings and protect against animals that might want to eat juicy cactus flesh). Darwin described a second, more specialized form of natural selection, which he termed sexual selection. Sexual selection occurs when traits evolve because they help animals attract mates, drive off same-sex rivals, and reproduce.

    In a rough sense, the first kind of natural selection favors traits that are adaptive in natural environments. The second kind—sexual selection— favors traits that help animals to compete for mates with same-sex members of their own species and to attract mates from opposite-sex members of their own species. The environment in the first kind of natural selection is almost everything: food supplies, climate, radiation, predators, and so on. The environment in sexual selection, however, consists of members of your own species, the same-sex members with whom you must compete and opposite-sex members whom you must entice as mates.

    The gaudy tail feathers of peacocks provide a textbook example of sexual selection (Hamilton &Zuk, 1982; Petrie, Halliday, & Sanders, 1991; Zahavi & Zahavi, 1997). Peacock tails are costly, requiring a lot of food and energy to grow. Furthermore, they are cumbersome, making peacocks less nimble and more vulnerable to predators. Why then did they evolve? The simple answer is, because they are alluring to peahens. Peacock tails are not simply a frivolous display, however. Rather, they provide an honest signal of fitness. Well formed, beautiful tail feathers tell a peahen that the peacock displaying them has good genes, good
    health, and good nutrition—in short, that he would make a good mate. Such a signal cannot be easily faked. Peacocks with bad genes, infectious diseases, and poor nutrition tend to produce shabby, stunted, asymmetrical tail feathers

    Once a process of sexual selection gets started (and this may initially occur by chance), runaway sexual selection may commence. A positive feedback loop is created, causing the sexy trait to become more and more exaggerated. Peacocks evolve larger and larger tails until the overwhelming costs of such tails (in terms of nutrition, vulnerability to predators, interference with flight) eventually stops the process.

    Can sexual selection explain human sex differences? Evolutionary theorists have recently argued that some physical traits of human males and females (men’s large penis size compared with that of other primates, women’s large protruding breasts, and exaggerated hip-to-waist ratios in fecund human females) may result from sexual selection (Barber, 1995). These physical traits may be comparable to peacocks’ tails; they are sexy, honest signs of fitness we display to one another to show our youth, fertility, and good prospects as mates

    Even more intriguing are recent speculations that human brain size, language development, psychological astuteness, and artistic creativity may have evolved through sexual selection (G. F. Miller, 2000). Perhaps humans evolved to entrance and seduce desirable mates through the use of language, storytelling, dance, and humor. Does this theory relate to sex differences? Miller proposed that men use language and artistic creativity more as a kind of status and sexual display than women do, and this may account for greater levels of male productivity in certain kinds of artistic and creative endeavors.

    In general, evolutionary theories of gender focus most of their attention on sex differences in human mate choices and sexual behavior. Men prefer youth and beauty in a mate more than women do (youth and beauty are presumed to be signals of health and high fertility), whereas women prefer status and monetary resources in a mate more than men do (because such resources are presumed to ensure that their few offspring will flourish; see Chapter 1). Females are seen as the choosier of the two sexes. Because women produce relatively few offspring in which they invest considerable bodily resources and time, they must carefully choose mates who contribute good genes and sufficient resources to their offspring. Good genes ensure that a woman’s offspring will survive and grow into successful, sexy adults who in turn survive and reproduce. Good resources (food, money, status, enduring commitment from a mate) ensure that a woman will be able to protect and rear her children successfully over the long haul. Because males can produce many offspring and because they may invest little in some of them, evolutionary theorists argue that men have evolved to be more promiscuous and indiscriminate, at least in their short-term mate choices, than are women (Buss, 1999).

    Although some men produce many offspring (e.g., Indian maharajas with large harems), others may fail altogether in the mating game and end up with no offspring. Consistent with this observation, evolutionary theorists propose that there is more variability in men’s mating success than in women’s. One implication of this asymmetry is that fertile women become the limiting resource for male reproduction. Women can be relatively picky and try to choose the best mate, in terms of his genes and resources. Women can also trade mating privileges for other goods (gifts, food, money, nice homes, stocks and bonds) (Symons, 1979). Because women are a limited resource, men must actively court and compete with other men for desirable mates. And because of their greater chances of failure, men often take greater risks to attract or acquire a mate. (Think of the swagger and risk-taking of young males, who often put on a show of prowess for admiring young women: on the football field, in sportscars, or on the battlefield. Literally, young men are dying to impress attractive women.)

    • gladio ha detto in risposta a AndreaX

      You are causing people terrible headaches, AndreaX

      Haven’t you got nothing better to do in the week end ? ( like taking your dog for a wolk or changing water to your red fish?)

    • andrea g ha detto in risposta a AndreaX

      Ma cos’è, uno scherzo?

      • Marco S. ha detto in risposta a andrea g

        No e’ un copia-incolla.
        La cosa piu’ facile del mondo da fare, come alternativa al dibattito, per sommergere la controparte di argomenti.

        Molto utile pero’ questo quoting, assolutamente da leggere, per conoscere il background di coloro che in queste discussioni sono nostri avversari.

        Certo non possiamo scrivere per una settimana per esprimere il nostro parere specifico su ogni paragrafo di questa pappardella.
        E questo temo che AndreaX lo sappia benissimo.

        Credo sarebbe piu’ giusto che lui discutesse sulla base di questo supporto, messo correttamente a disposizione di tutti noi: credo sarebbe molto interessante per tutti.

        Il dubbio pero’ che prima debba leggerselo lui, persiste feroce sullo sfondo…

        • Dario* ha detto in risposta a Marco S.

          La questione è, trattandosi di un copia-incolla, non poteva direttamente citare la fonte del documento?
          In gergo informatico questo è definito flooding ed è una cosa estremamente deprecabile

          • AndreaX ha detto in risposta a Dario*

            La fonte è Gender, Nature and Nurture (https://books.google.it/books?id=GMYWBAAAQBAJ&pg=PA174&dq=Gender,+Nature+and+Nurture&hl=it&sa=X&ei=7rjMVNntC8iwUbWngIAC&redir_esc=y#v=onepage&q&f=false) di Richard A. Lippa pag 88-92. Lippa, lo ricordo, è il professore intervistato nel documentario del comico norvegese Elia.

          • Marco S. ha detto in risposta a Dario*

            …..Sempreche’ ci sia il link e non ci stia invece citando larghi stralci di un vero e proprio e-book, il che sarebbe anche un po’ rischioso, credo….

            In gergo informatico mi pare che il “flooding” sia una cosa un po’ piu’ sofisticata e riguarda i pacchetti che gli hacker instradano sulla rete, magari nell’ambito di attacchi informatici mirati a mandare in denial of service i server destinatari.
            Non avviliamo cosi’ tanto AndreaX, da trattarlo come un hacker, ne’ sopravvalutiamo sul piano tecnico-informatico i suoi interventi 🙂

            Credo sia semplicemente una questione di “netiquette”…

            • Dario* ha detto in risposta a Marco S.

              Certo, anche quello è flooding, d’altra parte non è mica l’unica parola che assume un significato specifico al seconda del contesto 😉

    • FREEZER75 ha detto in risposta a AndreaX

      Andrea lei esagera,

      Se uno è interessato alle sue argomentazioni posti il Link e questo se lo legge

  10. Marco S. ha detto

    Rispondendo all’intervento di AndreaX del 31 gennaio alle ore 12.11, osservo che tutte le regole vanno interpretate con un grano di sale.

    Ho citato a titolo di esempio i cromosomi come fattore discriminante del genere, ma sono ben consapevole che gli indicatori fisiologici di genere sono ben piu’ numerosi, comprese differenze anche a livello cerebrale o psicologico.
    Differenze che, comunque, mi pare arbitrario attribuire al solo condizionamento sociale, che semmai contribuisce ad orientarle verso determinati ruoli, a seconda della cultura, ma non a farle sorgere dal nulla.

    Il fatto che gli intersessuali non si conformino alla regola dei cromosomi, non significa dunque che non si accordino anche con gli altri numerosi indicatori di genere sessuale, tanto che vengono “indirizzati”, mediamente mi pare con successo (si dice che “sono noti” casi in cui non e’ stato cosi’), verso il sesso a cui visibilmente ed indiscutibilmente, la stragrande maggioranza di loro appartiene.
    Del resto, e lo ripeto, la scienza per ora parla di “sindromi”, quindi non mi pare lecito considerare queste situazioni come rappresentative di una normale fisiologia umana.

    L’insuccesso di un’operazione di “reindirizzamento” di genere con David/Brenda Reimer, mi pare nasca in un contesto completamente diverso.
    Un neonato mutilato per un errato intervento al pene, che i genitori pensarono di aiutare applicando la teoria di reindirizzamento sessuale, a 22 mesi mutilandolo anche dei testicoli, ricostruendo una vagina ed educandolo come una bambina.
    Tutto sommato mi pare la prova del nove di quanto si sta sostenendo.
    Un uomo ,destinato ad un futuro infelice per un errore chirurgico che, probabilmente, con il reindirizzamento sessuale, divenne un infelice al quadrato, forse perché privato non solo della sua integrita’ fisica, ma anche della sua identita’ sessuale.
    David Reimer, nato nel 1965, se ho ben compreso, alla fine si considerava ancora un maschio e mori’ suicida nel 2004.

    Mi pare di poter dire, dunque, che i limitati casi in cui il sesso e’ veramente incerto, dovrebbero essere tutelati, sulla base di precisi criteri medici che li definiscano, senza abusi sia nel definirli che nell’applicarli, tutte cose che poi si ritorcerebbero soprattutto contro un corretto sviluppo sessuale dei bambini.

    Assegnato un sesso provvisorio, raggiunta poi l’eta’ adulta, in buona parte di questi casi ritengo dovrebbe essere facile stabilire il sesso definitivo di appartenenza.
    Qualora permanesse l’ambiguita’ allora si dovrebbe lasciar spazio alla soggettiva identita’ percepita dalla persona, nel caso aiutandola anche ad acquisire la pienezza dei caratteri fisici del suo genere, ovvero rimanendo cosi’, se preferisse.

    Credo parliamo comunque di un limitato numero di casi.
    E, come e’ noto, le eccezioni servono per confermare le regole, non per smentirle.

    Negare l’esistenza dei due sessi distinti, elevando al rango di genere ogni situazione marginale che si distaccasse da questo modello, apre non solo il “vaso di Pandora” di una moltiplicazione virtualmente infinita di possibili “generi, ma, secondo me, anche ad una conseguente catastrofica crisi di identita’ per l’intera umanita’.

    Certo per le situazioni di intersessualita’ ci vuole rispetto e dignita’, cosa che in passato e, in parte, ancora oggi, spesso sono mancati e mancano.
    Ma questo mi pare un discorso molto diverso, che investe il rispetto assoluto della dignita’ della persona, qualunque sia la sua sensibilita’ e la sua condizione fisiologica.

    • Li ha detto in risposta a Marco S.

      Sì, David Reimer morì suicida. Un pezzo dal poco affidabile wikipedia:

      La sua storia salì all’attenzione internazionale nel 1997, quando una ricostruzione del suo caso fu pubblicata dal sessuologo Milton Diamond[1]. Successivamente Reimer decise di rendere pubblico il suo vissuto raccontandosi allo scrittore John Colapinto. Ne uscì un vivido ritratto, pubblicato nel dicembre dello stesso anno sulla rivista a larga diffusione «Rolling Stone». Colapinto scrisse anche un libro, As Nature Made Him: The Boy Who Was Raised as a Girl [6]. Il libro, uscito nel 2000, smascherò Money e rivelò al mondo il fallimento del suo metodo[4].

      Nel 2002 David perse il fratello gemello, morto suicida con un’overdose di antidepressivi. Il 2 maggio 2004 la moglie gli annunciò l’intenzione di separarsi. Due giorni dopo David si suicidò con un colpo di fucile. Aveva 38 anni.

      Pare tra l’altro che Money avesse abusato di David da bambino. Oh, ma era solo a scopo scientifico, proprio come Kensey!

      • Li ha detto in risposta a Li

        Reimer era comunque nato maschio, con tutti gli attributi a posto. Non era ermafrodito, intersex o che dir si voglia. Se non fosse stato per un giovane internista inesperto niente di tutto questo sarebbe accaduto.

      • AndreaX ha detto in risposta a Li

        “Pare tra l’altro che Money avesse abusato di David da bambino”. Questa storia l’ho già sentita, ma rimane sempre senza fonte.

        Comunque per capire il caso Reimer non ci può limitare alla sola lettura di As Nature Made Him di John Colpainto, bisognerebbe leggere anche: le critiche delle femministe Anne Fausto-Sterling (Sexing the Body, 2000) e di Judith Butler (Undoing Gender, 2004). Le difese di John Money in Sin, Science and the Sex Police (1998) e in A First Person History of Pediatric Psychoendocrinology (2002). In difesa di John Money sono poi accorsi anche Jack Heindenry (2000, http://www.hawaii.edu/PCSS/biblio/articles/2000to2004/2000-another-perspective.html), Rebecca Jordan-Young (Brain Storm, 2011) e Terrie Goldie (The Man Who Invented Gender, 2014). Una posizione intermdia è quella assunta da Katrina Karzakis in Fixing Sex (2008).

        • Li ha detto in risposta a AndreaX

          Spiacente, non ho delle basi in inglese così forti. Dammi qualcosa in italiano e lo leggerò.

          sul fatto degli abusi, vorrei farti notare che la scienza è ricca di abusi sui bambini solo a scopo scientifico. Poi però non è detto che non ci siano conseguenze. Abusi sono di tanti tipi: sessuali, verbali, fisici, psichici. Il punto è che i genitori avrebbero potuto farlo vivere subito come un bambino, ma seguirono le direttive del guru Money sin da subito. Perchè? Così a rimetterci sono stati i 2 fratelli, perchè il fatto che uno sia arrivato alle droghe potrebbe essere una conseguenza del disagio famiiare che si era creato.

          Le lobby gay sono note per rovinare la vita dei bambini. Portate la vostra ideologia nei paesi del califfato e basta!

  11. AndreaX ha detto

    1) Lo sai che hai appena fatto un esempio di costruzione sociale del sesso? Intervenendo sugli intersessuali, costruendo un sesso dove prima non c’era oppure era che impossibile da determinare, gli scienziati hanno negli utlimi 100 anni più hanno compiuto la cosiddetta costruzione sociale del sesso.

    2) Per quanto riguarda il caso David Reimer concordo che la causa del suo suicidio possa essere data da come la sua identità di genere sia stata negata fin dalla sua nascita. Però non sappiamo se effettivamente sia stata la sola causa a portarlo a questa terribile scelta. Sappiamo ad esempio che la moglie l’aveva lasciato, mentre il fratello gemello si era già suicidato.

    3) Concordo poi con te che agli intersessuali dovrebbe essere lasciata la possiblità di decidere. E puoi leggere la posizione dell’ISNA (Intersex Society of North America) su questa tema così delicato.

    http://www.isna.org/faq/patient-centered

    4) Prendo un pezzo del tuo commento:
    “Negare l’esistenza dei due sessi distinti, elevando al rango di genere ogni situazione marginale che si distaccasse da questo modello, apre non solo il “vaso di Pandora” di una moltiplicazione virtualmente infinita di possibili “generi, ma, secondo me, anche ad una conseguente catastrofica crisi di identita’ per l’intera umanita’.”

    Io non nego:
    1) che esistano due sessi
    2) che esistano differenze tra i due sessi

    Quello di cui tu stai parlando è la famosa distinzione tra sesso e genere. Quando John Money riprese il termine gender per poi coniare l’espressione gender role (ruolo di genere), negli anni ’50, non aveva l’intenzione di operare una distinzione. Gender doveva essere un termine che finalmente poteva parlare di tutti gli esseri umani, visto che gli ermafroditi sfidavano le “leggi del sesso” (i cinque marcatori sessuali di cui ho parlato). Tralatro la parola sesso diceva già altro: 1) la divisione tra maschi e femmine; 2) sesso anche come “fare sesso”, cioè gli atti e i comportamenti erotici; sesso come identità sessuale, identificarsi come maschi e femmine; e come ultimo come ruolo sessuale, espressione introdotta dal sociologo Parsons, per parlare dei comportamenti appropriati per i due sessi. E da proprio quest’ultima espressione che deriva l’altra espressione che è “gender role” (Quando Parsons insegnava ad Harvard, Money ci studiava per il suo dottorato di ricerca).

    La distinzione tra sesso e genere è invece dovuta allo psicanalista Robert Stoller nel 1963 alla 23° Conferenza psiconalitica di Stoccolma. Questa ditinzione venne presto fatta propria dalle femministe negli anni ’70 e negli anni ’80, come racconta Jernnifer in Germon in Gender: A Genealogy od an Idea, le femministe persino a attribuirsi l’invenzione della parola gender e della sua distinzione con la parola sesso.

    John Money fu sconvolto. Sentenziò: “Sex was ceded to biology. Gender was ceded to psychology and social science. The ancient regime was restored!”

    La Germon invece scrive, pag 82-83:
    Robert Stoller’s interventions had a direct effect on the way in which gender came to be used outside of sexology. While his conceptual turn opened up what could be done with gender theoretically (and indeed what was done with it), at the same time the sex/gender split constrained how to think about gender. Once stripped of all connotations to sex and the flesh, gender was ready to be harnessed for its political utility by the women’s movement in the early 1970s. Stoller’s work proved to be especially appealing to an emergent second-wave feminism. Its appeal was twofold: first it recovered a nonconflictual feminine identity from psychoanalytic precepts, and second, gender as a sphere separate from sex allowed physical differences between men and women to be set aside in the fight for equality. Theorizing gender as a purely social artifact was designed to avoid the pitfalls of the reductive biological analyses that had historically been invoked to justify Othering, whether through racism, homophobia, or the subordination of women.

    When the category of sex became the point of departure, the sexed body was deemed to be somehow above (or beyond) critique. Subsequently one of the central concerns in feminist theory has been to try to chart a space between sex and gender. This has served to reinforce the idea that sex represents the raw material for gender to work upon while the latter represents the “more fully elaborated—andrigidly dichotomized—social production and reproduction of male and female identities and behaviors.” The gender identity paradigm ultimately locked feminist debates into a binary logic that theorists continue to try to wrest free of to this day. At the same time, the (apparent) discovery of the problems inherent in the split served to energize an entire industry within feminist theorizing of the body and (dimorphic) sexual difference.

    • Marco S. ha detto in risposta a AndreaX

      “1) Lo sai che hai appena fatto un esempio di costruzione sociale del sesso? Intervenendo sugli intersessuali, costruendo un sesso dove prima non c’era oppure era che impossibile da determinare, gli scienziati hanno negli utlimi 100 anni più hanno compiuto la cosiddetta costruzione sociale del sesso. ”

      Ho sostenuto proprio il contrario invece, lasciando aperta l’identita’ sessuale fino al completamento dello sviluppo, laddove esiste oggettiva ambiguita’ per gli intersessuali.

      D’altra parte non credo sia giusto prendere spunto da questi problemi, per trattare indistintamente tutti i ragazzi come se fossero intersessuali, senza rischio di danneggiarne gravemente lo sviluppo.
      E questo credo valga anche per quegli intersessuali che sono tali soltanto per anomalie cromosomiche e per caratteri sessuali assolutamente secondari ma che sono, si sentono e , quindi, vanno considerati secondo la loro genitalita’.

      Capisco che anche questo puo’ non essere risolutivo in alcuni casi, ma non possiamo considerare tutta la popolazione infantile come un paziente in crisi d’identita’ sessuale, con gravi rischi per tutti, solo per essere aperti ad ogni evenienza, che puo’ riguardare solo taluni.
      Magari un intersessuale si dimostra e si sente pienamente un maschietto e viene quindi trattato come tale, anche per non far diventare un complesso la sua condizione, ma poi con lo sviluppo le cose possono cambiare, piu’ che altro per effetto dell’operare degli ormoni, anche sull’apparato genitale.
      Ma con lo sviluppo possono anche confermare e rafforzare il suo genere, come penso sia il caso piu’ frequente.
      E allora ?
      Rinunciamo ad indirizzare i giovani e quindi anche ad educarli, tenendo conto, inevitabilmente, anche della loro psicologia e delle loro inclinazioni medie, legate al genere ?

      Purtroppo mi pare che, se in passato la scienza medica tendeva troppo ad omologare, ora mi pare tenda troppo all’approccio contrario, con il risultato, mi sembra, che da talune parti vengono sollecitati protocolli educativi che rischiano di insinuare in tutti i giovani una pericolosa incertezza identitaria di genere.

      Cosa che, se da un lato, non potra’ mai determinarne il cambiamento di genere, ma semmai solo quello di orientamento sessuale, dall’altro, anche solo questo, secondo me rischia gia’ di essere comunque dannoso per il loro armonico sviluppo.

      Certo se dobbiamo abolire tutti gli “indirizzi” e tutti i condizionamenti, allora aboliamo l’educazione, la scuola e tutti gli altri ambiti dove viene trasmessa ai giovani l’esperienza di coloro che li hanno preceduti.
      Lasciamoli crescere allo stato brado….

      Ti ringrazio per le altre precisazioni sulle quali non trovo nulla da aggiungere e che mi fanno comprendere la tua competenza e quindi che hai senz’altro letto i testi che ai citato e magari anche altri, contrariamente a quello che avevo maliziosamente insinuato.

      Sulla differenza tra sesso e genere non ho competenza per pronunciarmi a fondo, ma certo i due concetti dovrebbero essere strettamente correlati, l’uno magari legato alla stretta genitalita’, l’altro all’insieme di tutti gli altri indicatori fisiologici.
      E, comunque, sia che si parli di sesso, sia che si parli di genere, a mio giudizio le alternative resterebbero due: o uomo, o donna.
      Se no apriamo il citato “vaso di Pandora”.

  12. beppino ha detto

    Proviamo a riassumere: la teoria del gender (TDG) sosterrebbe che uomini e donne di fatto non sono molto diversi in quanto la differenza biologica conta “piuttosto poco” mentre risulta preminente la sola valenza culturale ovvero ciò che consegue, in buona sostanza, all’educazione. In base agli arditi “creatori” di questa teoria il mondo dovrebbe essere formato solo da persone che scelgono quello che vogliono essere e non sono quello che sono o dovrebbero essere. Che poi la percentuale di quelli che “dovrebbero essere” (e forse in realtà non “possono essere”…) sia TRASCURABILE non sembra essere indicatore di alcunché a questi arditi accademici propugnatori della TDG (e già questa é una “grande” conclusione… in pieno spregio all’importanza della rilevazione statistica e comunque all’oggettività della fenomenologia sociale).
    Leggi in rete e constati tanti e tanti “paroloni” e argomenti di biologia avanzata miscelata alla meno peggio con argomentazioni di natura socio-antropoligica per arrivare alla TDG … in realtà però nulla di provato ne di provabile. Scava scava si scopre che:
    1) la TDG in realtà appare più che altro una teoria speudo-scientifica che assume attualmente molta notorietà solo per mere questioni politiche ed economiche. Mi permetto di aggiungere, in modo molto più prosaico che la “fortuna” di questa teoria probabilmente é soprattutto quella che permette ad una certa “parte” del mondo accademico, o della società in genere, di “sparlare” ad una altra “parte”, evidentemente solo perché la pensa in modo diverso; in buona sostanza delle gioie o dolori dei “diversamente sessuati” probabilmente non gliene frega una benemerita mazza alla maggior parte dei “portatori” della TDG;
    2) é impossibile non prendere atto che la TDG appare in qualche modo culturalmente “contigua” ad altre (e più famose…) teorie finalizzate ad ipotizzare, ad es., la NON esistenza della (o insussistenzza della necessità di avere la…) proprietà privata, la NON esistenza di condizioni e differenze sociali, la NON necessità di una differenziazione per capacità e possibilità intellettuale (siamo tutti uguali nei diritti e nei doveri), ecc… Ci ricordiamo qualcosa della Storia o bisogna ripartire da quello che ormai si dovrebbe “imparare” alle elementari?
    3) portando alle estreme conseguenze la TDG ne consegue che se nessuno fosse “labile” o “psicologicamente insicuro” o semplicemente “malato” allora dovremmo essere tutti uguali e tutti contenti. Talchè…tutti sull’attenti… é arrivata la panacea di tutti i nostri timori e di tutti i nostri dubbi;
    4) ne consegue poi, per banale necessità, l’obbligatorietà di annullare termini acquisiti in millenni di antropologia come “padre” e “madre” perché destinati ineluttabilmente ad indicare una differenza sessuale che non può essere e il futuro dovrebbe portare alla perdità dell’uso del termine “famiglia” sostituito dal più generico “famiglie”, il termine “genitori” sostituito da “parentalità” e così via…
    5) attualmente gli Enti che contano (e che hanno/distribuiscono “soldi”) finanziano più facilmente operatori culturali o ricercatori contigui alla TDG. Più facilità di avere soldi vuol dire anche veloce diffusione e aumento della citata contiguità e “approvazione incondizionata/a priori” della teoria stessa.
    Del resto il potere é sempre stato contiguo al “denaro” e particolarmente al mondo d’oggi chi ha “denaro” COMANDA (su tutti le grandi lobbi statunitensi e relativi epigoni culturali espressi dai portatori di potere economico contigui alla mentalità americana/nord europea predominante). Ormai la psicologia evolutiva é funzionale solo a chi riceve più soldi, questo é la grande rivoluzione in atto e di cui culturalmente pare non si possa non essere succubi. Mah…

  13. Sophie ha detto

    « Questo triangolo di verità lapalissiane composto da padre, madre e figlio non può essere distrutto; e le civiltà che gli mancheranno di riguardo potranno solo procedere verso la distruzione » (G.K.Chesterton)

    • Li ha detto in risposta a Sophie

      Sante parole!

    • Max ha detto in risposta a Sophie

      Ottimo. Ne conosco un’altra sua citazione che si puo’ citare nel contesto di cui stiamo parlando.

      ” Non ci sarà né donna, né uomo. Non ci sarà che fraternità, libera ed eguale. L’unica consolazione sarà che ciò non durerà che per una sola generazione” (GK’s Weekly, 26 Luglio 1930)

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