Possediamo i Vangeli originali? No, ma non è un problema

AmanuensiIl professore di Nuovo Testamento presso il Dallas Theological Seminary, nonché direttore del Center for the Study of New Testament Manuscripts, Daniel B. Wallace, ha pubblicato di recente una risposta ad alcune affermazioni di un intellettuale americano contro la storicità dei Vangeli e contro il cristianesimo in generale.

Tra le tante confutazioni proposte, ci interessa in particolare quella che risponde a questa tesi d’accusa: «nessuno di noi oggi ha mai letto l’originale dei Vangeli, tranne una cattiva traduzione che è stato alterata centinaia di volte, prima di arrivare a noi». Ovvero: nessuno possiede le copie originali dei Vangeli ma soltanto traduzioni di traduzioni che inevitabilmente avrebbero modificato il senso e le parole contenute nel testo originale, dunque non si può sapere cosa davvero scrissero gli autori dei Vangeli.

La tesi è citata dallo studioso agnostico Bart Ehrman nel suo noto libro “Misquoting Jesus”, tuttavia la posizione di Ehrman non è così radicale come viene riportata da quanti lo usano a loro supporto. Egli ad esempio riconosce che «la gran parte delle differenze tra le copie in nostro possesso sono del tutto irrilevanti. In genere dimostrano solo che gli antichi scribi non conoscevano l’ortografia meglio della maggioranza di noi (oltre a non disporre di dizionari ne, tantomeno, del controllo ortografico automatico)» (Harper Collins Publishers 2005, p.16). E ancora: «Gli scribi, sia i non professionisti dei primi secoli sia gli amanuensi professionisti del Medioevo, erano decisi a “salvaguardare” la tradizione testuale che trasmettevano. La loro principale preoccupazione non era quella di modificare la tradizione, bensì di preservarla per se stessi e per coloro che sarebbero venuti dopo. La maggioranza tentava senza dubbio di lavorare in modo fedele accertandosi che l’opera riprodotta fosse uguale a quella ereditata. Ciononostante, ai primi testi cristiani furono apportate delle modifiche. Talvolta (spesso) gli scribi commettevano errori, sbagliando l’ortografia di una parola, tralasciando una riga o anche solo confondendo le frasi che avrebbero dovuto copiare. E di tanto in tanto modificavano il testo di proposito, introducendovi una “correzione” che in realtà finiva per essere un’alterazione di ciò che aveva scritto in origine l’autore». Tuttavia, ha aggiunto, «non vorrei destare la falsa impressione che questo tipo di modifica di ordine teologico si verificasse ogni volta che uno scriba si metteva a copiare un brano. Accadde in modo sporadico» (p. 205, 206).

Il prof. Wallace ha quindi aggiunto che «in realtà oggi ci stiamo avvicinando sempre di più al testo originale del Nuovo Testamento e sempre più manoscritti vengono scoperti e catalogati». Anche se alcune traduzioni, soprattutto quelle successive, si basano su traduzioni in altre lingue dal testo greco (quindi, una traduzione di una traduzione del greco), queste non sono affatto le traduzioni che gli studiosi utilizzano per arrivare fedelmente alla formulazione originale. Complessivamente, ha spiegato, «possediamo almeno 20.000 manoscritti in greco, latino, siriaco, copto e altre lingue antiche che ci aiutano a determinare la formulazione originale». Quasi 6000 di questi manoscritti sono in greco. Abbiamo inoltre più di un milione di citazioni del Nuovo Testamento da parte dei padri della Chiesa. «Non c’è assolutamente nulla nel mondo greco-romano che arriva neanche lontanamente vicino a questa ricchezza di dati, il Nuovo Testamento ha più manoscritti all’interno di un secolo o due dall’originale di ogni altra cosa del mondo greco-romano. Se dobbiamo essere scettici sull’originale del Nuovo Testamento, allora lo scetticismo dovrebbe essere moltiplicato mille volte per tutta la letteratura greco-romana e antica». Proprio in questi giorni, per l’appunto, è stato scoperto un testo che potrebbe essere la più antica copia di un vangelo, ovvero un frammento del Vangelo di Marco, risalente al primo secolo.

Anche Ehrman offre comunque una confutazione della sua stessa tesi nel libro “Did Jesus Exist?”, rispondendo proprio a quelli che chiama “miticisti” (coloro che non credono ai Vangeli e all’esistenza di Gesù), i quali usano questo argomento contro l’attendibilità dei Vangeli: «I Vangeli sono tra i libri del mondo antico che hanno più riscontri». E’ vero, le migliaia di manoscritti che possediamo non sono le copie originali e presentano delle varianti, «ma la portata del problema non è tale da rendere impossibile farsi un’idea di quanto scrissero gli antichi autori cristiani. Non esiste un solo critico testuale che la pensa diversamente perché nella stragrande maggioranza dei casi la formulazione delle frasi da parte degli autori non è in discussione» (Harper Collins Publishers 2012, p.181-183). Ovvero l’autenticità e non autenticità di un brano è tranquillamente rilevabile.

La redazione

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11 commenti a Possediamo i Vangeli originali? No, ma non è un problema

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  1. EquesFidus ha detto

    In ogni caso, bisogna stare attenti a non cadere nella tentazione di uno storicismo di tipo revisionista, per cui solo le parti concordatarie del vari manoscritti e non, invece, quelle appartenenti al Canone Atanasiano sarebbero valide: valide sono tutte le parti, invece, contenute in quel canone, come infallibilmente approvato nel Concilio di Trento, inclusi i singoli libri del Vecchio e del Nuovo Testamento e parti di essi, che non possono più essere ritoccati, modificati o in alcun modo alterati. Lo stesso sant’Atanasio si raccomanda di non aggiungere o sottrarre niente ai libri nel suo canone; e questo oggi è ancora più attuale per due motivi:
    1) La storiografia è una scienza umana e, quindi, intrinsecamente fallibile. Non è infondata ma, come tutte le scienze, soggetta a revisione; pertanto, non si può sottoporre ciò che è eterno ed immutabile (la triade Scriptura, Traditio e Magisterium) ad essa. Oggi certi brani sono ritenuti essere “deuterocanonici”, o comunque sia non totalmente consensuali; domani chissà.
    2) In ogni caso, ciò che vi è scritto non è necessariamente falso, anzi abbiamo molte prove che attestano il contrario, a partire proprio dagli scritti dei Padri e dei Dottori della Chiesa. Anzi, detti brani sono comunque sia validamente soggetti ad esegesi e raccontano verità di fede e, dove applicabili, storiche.

    • Dario* ha detto in risposta a EquesFidus

      L’articolo è bello ed interessante ma questo post è anche meglio 😉

      • EquesFidus ha detto in risposta a Dario*

        Ti ringrazio. 🙂

      • Marco S. ha detto in risposta a Dario*

        Concordo.

        Mi pare che la ricerca del canone per il Nuovo Testamento sia un lavoro che nasce quasi contestualmente al magistero (diventato poi tradizione)e alle scritture, perché insieme ad essi operano, in forma scritta od orale, anche molti mistificatori.
        Se non erro gia’ S.Paolo si era preoccupato, in una delle sue lettere, di dare ai fedeli dei criteri per distinguere le sue lettere da quelle false, che evidentemente circolavano.

        Mi pare che il mondo romano, sotto questo aspetto per fortuna, fosse abbastanza scettico ed evoluto intellettualmente ed ai primi cristiani non interessava una qualunque storiella edificante od esaltante (per quello sarebbero rimasti pagani, con Giove, Atena ed Apollo e tutta la suggestiva mitologia greco-romana), ma interessava apprendere dagli Apostoli la vera Rivelazione di Gesu’ Cristo, selezionando accuratamente le fonti e le persone.

        Direi quindi che il lavoro canonistico, di cui S.Atanasio mi pare sia gia’ un continuatore di una consolidata tradizione precedente, non vada disprezzato neanche come riferimento storico-scientifico.

  2. Maurizio ha detto

    Possediamo i Vangeli originali? No, ma non è un problema, quello che non sappiamo ce lo inventiamo, come d’altronde abbiamo sempre fatto.

    • EquesFidus ha detto in risposta a Maurizio

      No davvero: quello che non è scritto nei Vangeli è tramandato tramite la Traditio apostolica, Traditio da cui si originano e scaturisce la Scriptura e non il contrario. Paradossalmente, potrebbe esistere un cristianesimo apostolico senza Vangeli o altri libri biblici, ma non potrebbero esistere i Vangeli senza la Traditio da cui sono nati. Questi commenti provocatori servono a poco.

    • Emanuele ha detto in risposta a Maurizio

      S. Agostino si pose il problema: se tutte le copie della bibbia andassero distrutte per una catastrofe o a causa di qualche dittatura (e puoi aggiungere a causa di ritocchi, errori, manomissioni, etc.), avremmo perso la Parola di Dio?

      Agostino rispose: se anche si fosse salvata un’unica frase su un unico frammento di foglio, ossia il passo della lettera di Giovanni “Dio è amore”, avremmo salvato tutta la Scrittura, perché da esso discende tutto il resto.

  3. Marco S. ha detto

    Beh mi pare che il classico argomento che si frappone in questi casi, gia’ portato da molti contro le tesi de “Il Codice da Vinci”, e’ quello del “De Bello Gallico”, il cui manoscritto originale e’ andato ovviamente perduto e del quale il piu’ antico codice che si conosca (cioe’ la sua copia piu’ antica giunta a noi) risale a 900 anni dopo Cesare.

    Eppure nessuno mette in dubbio la sua attendibilita’ e rimane il testo fondamentale a cui fare riferimento per studiare questo conflitto.

    Mi pare che al 900 d.C., abbiamo gia’ un gran numero di codici dei quattro Vangeli sui quali fare riferimento per uno studio comparato dei testi.

    • Emanuele ha detto in risposta a Marco S.

      …giusto! E prima di andare in brodo di giuggiole con Benigni, dovrebbero riflettere che neppure abbiamo il manoscritto originale della Divina Commedia… Magari il celeberrimo V canto dell’inferno è frutto di un amanuense buon tempone, magari Dante non è mai esistito…

  4. Na_Vin ha detto

    Una bella conferenza a riguardo:
    https://www.youtube.com/watch?v=FjGZFesz-K0

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