L’ipotesi di Dio è la più attraente, per questo potrebbe essere vera

CreatoreIl sociologo e filosofo polacco Zygmunt Bauman è uno dei più influenti pensatori europei, sua è la azzeccata definizione della “società liquida” per intendere la realtà in cui sono immersi i valori e i riferimenti degli uomini occidentali.

Recentemente “Repubblica” ha riportato un brano tratto dal suo libro “Conversazioni su Dio e sull’uomo”, che sarà pubblicato a breve. Per un sociologo del suo calibro speravamo in riflessioni di miglior qualità, tuttavia certamente molto più stimolanti degli pseudo-intellettuali italiani -da Saviano a Recalcati, da Spinelli a Veronesi, da Scalfari a Travaglio- che ci vengono propinati ogni giorno. Bauman parla dell’apertura all’infinito che ogni uomo sperimenta, tanto che egli «non cesserà mai di dibattersi fra il paradosso della nascita di qualcosa dal nulla e l’idea della durata eterna che il nostro intelletto, formato per essere al servizio di una vita finita. Qui si è annidato e sistemato per bene l’elemento intellettuale della non-autosufficienza del genere umano».

Qui la parte più interessante: «Il Dio-Creatore è l’ipotesi più attraente per uscire da quel vicolo cieco intellettuale, perché inscriviamo l’inconcepibilità delle sue intenzioni e della sua potenza nello stesso suo concetto — non già risolvendo in questo modo il “paradosso del qualcosa dal niente” e neanche comprendendo con la mente l’incomprensibile infinitezza del tempo o dello spazio, ma procurandoci la soddisfazione e la serenità d’animo che ci derivano dal capire perché queste due cose non riusciamo a farle! L’ipotesi contraria — che qualcosa è sorto da solo dal niente senza l’intervento di una forza soprannaturale, e quindi per definizione inconcepibile — non viene, è vero, a compromessi e non impone all’intelletto umano uno sforzo e un’azione sovrumani, ma gli pone un compito che quell’intelletto non è capace di eseguire».

L’intuizione di Bauman è molto interessante, anche se errata. L’esigenza umana di eternità che ognuno di noi si trova dentro esige una risposta talmente “alta” che, se non compare l’ipotesi di Dio-Creatore, qualunque altra risposta (nascita dal nulla grazie al caso, ad esempio) risulta talmente inadeguata alla ragione che l’intelletto è incapace di accettarla. L’ipotesi di Dio, invece, sgorga naturale, non è vero che necessita di uno sforzo sovrumano come afferma il sociologo polacco. Tant’è che l’obiezione più comune è proprio che Dio possa essere una risposta inventata dall’uomo per soddisfare questa sua inestirpabile tensione all’infinito. Eppure rimane sempre misteriosa e inesplicabile l’esistenza di questa stessa tensione. Da dove nasce? Perché ogni uomo se la trova al suo interno? Perché niente sembra bastare mai? Perché è impossibile da ignorare, a parte distrarsi fino a quando essa non riemergerà?

Secondo il francescano inglese Guglielmo di Occam «a parità di fattori la spiegazione più semplice è da preferire», ovvero è inutile formulare più ipotesi di quelle che siano strettamente necessarie per spiegare un dato fenomeno quando quelle iniziali siano sufficienti. Si potrebbe usare questa semplice osservazione: perché teorizzare ipotesi tanto sofisticate e irrazionali (cioè non gradite alla ragione umana), come la miracolosa (questa si!) opera del “caso”, quando è pienamente ragionevole e adeguata (“attraente”, dice Bauman) all’esigenza della ragione la possibilità di un Creatore. Non parliamo di un Creatore astratto, ma molto concreto: Gesù Cristo ce lo ha reso conoscibile, un Padre vicino e corrispondente a ciò che ogni uomo attende.

Noi riteniamo che il bisogno di compimento che ogni uomo sperimenta per tutta la vita non sia un sadico inganno di una natura emersa dal caso, ma una griffe infusa dal Creatore. Un’ancora di salvezza. Perché ogni uomo, qualunque strada prenda, non si allontani troppo da Lui (cioè dal suo destino).

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13 commenti a L’ipotesi di Dio è la più attraente, per questo potrebbe essere vera

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  1. Sono contento per Bauman, ma la realtà è un’altra. Dio non è l’ipotesi più plausibile, non è la miglior spiegazione di tutto. Dio è necessario, e dunque tutte le “ipotesi” alternative sono sbagliate ed inammissibili. Questa è l’unica posizione filosoficamente sostenibile, in particolare se uno è cattolico.

    http://edwardfeser.blogspot.it/2014/07/wheres-god.html
    http://edwardfeser.blogspot.it/2010/05/id-versus-t-roundup.html
    http://edwardfeser.blogspot.it/2012/07/cosmological-argument-roundup.html

    • Dario* ha detto in risposta a Francesco Santoni

      Dio è l’unica ipotesi che porta ad una spiegazione, l’alternativa è attendere un’ipotetica futuribile nuova ipotesi e nel frattempo acconentarsi del fatto che niente abbia un senso (da una certa ottica lo si potrebbe definire masochismo).
      Quelle che attualmente vengono definite “ipotesi alternative” in realtà non rispondono alla domanda ma la rigirano semplicemente in altri termini…

    • Flavio ha detto in risposta a Francesco Santoni

      E’ vero quanto dici, ma nel confronto con gli uomini diversamente credenti trovo errato partire da “la tua posizione è sbagliata e inammissibile”. Occorre scendere necessariamente al condizionale (e accettare che per tanti uomini Dio sia solo un’ipotesi) se si vuole impostare un dialogo, anche ben sapendo che per noi il condizionale è sbagliato.

  2. Luciano ha detto

    A mio parere l’uomo è l’unica specie ad avere delle caratteristiche che pochissime altre hanno (immaginazione creativa, linguaggio simbolico, capacità razionali, intuizioni morali, ecc…) all’ennesima potenza, e nessuna spiegazione darwiniana riesce a mostrare il perché.

    Un’ipotesi di creazione divina, magari tramite meccanismi naturali, mi sembra la più logica ed ammissibile dal punto di vista razionale.
    Accettare questo però provoca forti reazioni dal punto di vista emotivo ed esistenziale, e per questo alcuni si ostinano a rifiutare ciò che la ragione mostra anche al più ingenuo primitivo.

  3. ben adam ha detto

    Certo ipotesi attraente, facile ed appagante che non necessita di “orecchie per capire” o di alcun “cercare”, ma questi chiedeva Gesu. E’ una “stoltezza” che purtroppo solo il fato-necessita’ che le apocalissi tutte hanno cercato di mostrarci riuscira’ a correggere. Ma coloro che tradiscono il Logos- Verbo unico, “meglio non fossero mai nati” dice Gesu”.

    • Flavio ha detto in risposta a ben adam

      Non ho ben capito cosa intendi dire. Il fatto che “l’ipotesi di Dio”, per restare sul condizionale, sia la più “ovvia” non significa affatto che non implichi una ricerca, una fatica, un’ascesi. Tra l’esistenza di Dio e la capacità di aprirmi a Lui la via è stretta, anzi strettissima. Molto più comodo e facile abbandonarsi al dio caso.

  4. beppino ha detto

    Penso che avvicinarsi alla trascendenza possa considerarsi “anche” un gesto di umiltà: o ci si arriva da soli o prima o dopo arriva sicuramente l’occasione che in qualche modo “obbliga” ad affrontare questa “possibilità che ci offre la vita”.

    L’eventuale riuscita di questo eventuale “obbligo” penso sia direttamente proporzionale alla disponibilità ad aprirsi al Mistero, cercando di non farsi condizionare dalle paure o dai preconcetti.

    Del resto una visione “deterministica” della vita é in antitesi con una visione “casuale” della vita, nel senso che l’una non può ricomprendere l’altra (e viceversa). Anche per questo la “possibilità che ci offre la vita” andrebbe accolta, coltivata e soprattutto affrontata.

    Dopodichè, ad ognuno la sua strada. Per chi vuole la Comunità dei credenti c’é sempre… pur con tutte le limitatezze correlate alla natura umana delle persone che la compongono.

  5. borg ha detto

    ma pensare di non sapere (per ora)quale sia la Causa, vi sembra proprio una posizione assurda? altro che caso.

    • Dario* ha detto in risposta a borg

      Non sapere la causa significa non poter dare neanche un senso a tutto. Io personalmente di una vita senza senso non saprei che farmene

    • Dario* ha detto in risposta a borg

      P.S. Riguardo al “per ora” poi puoi star certo che altre cause non si troveranno, sono migliaia e migliaia di anni che miliardi e miliardi di uomini cercano senza schiodarsi dallo stesso esito, sono piuttosto certo che non troveranno altro neppure nel corso della manciata di anni che mi resta da vivere

    • beppino ha detto in risposta a borg

      ma pensare di non sapere (per ora)quale sia la Causa, vi sembra proprio una posizione assurda? altro che caso.

      Il discorso del “caso” sottintende il punto di arrivo di tutte le speculazioni di natura agnostica o atea. E il “caso” non ha senso… soprattutto in ambito scientifico.

      Benché sia una posizione altrettanto rispettabile personalmente penso che sia proprio assurdo “pensare di non sapere (per ora)…”.

      Se infatti la “fata turchina” arriva e ci spiega il perché del tutto (la scienza, una civiltà superiore, una entità superiore… quello che vuole purchè “limitata” e non coincidente con dio) che senso ha che l’uomo/questa entità/ecc… sia arrivato dal nulla (materia inorganica) fino addirittura a capire il tutto? E’ chiaro che se una entità finita “capisce il tutto” non potrebbe che coincidere che con dio “ad originem”. O no?

      • andrea g ha detto in risposta a beppino

        “Il discorso del “caso” sottintende il punto di arrivo di tutte le
        speculazioni di natura agnostica o atea”.
        Condivido in pieno. Il pensiero ateistico non può che condurre lì,
        all’affermazione che x caso dal nulla sia nato qualcosa.

  6. Fabrizia ha detto

    “Inquietum est cor nostrum, Domine, donec requiescat in te.” Agostino da Ippona

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