Anche questa volta nessuna omofobia: tutti assolti al “Just In”

Finta omofobiaE nemmeno i fatti accaduti alla discoteca «Just In» di Germignaga nel 2012 furono dettati dall’omofobia. I buttafuori che allontanarono dal locale quattro omosessuali sono stati tutti assolti perché «il fatto non sussiste». Il tribunale di Varese ha verificato non li minacciarono, non li offesero e ovviamente non li picchiarono. Ne avevamo parlato anche noi, scoprendo già allora che si trattava della solita messinscena Lgbt.

Eppure i quattro, due ragazzi e due ragazze, denunciarono di essere stati scaraventati giù da un cubo dai bodyguard, perché due di loro si erano baciati. Uno dei due ragazzi era Marco Coppola, presidente dell’Arcigay di Verbania e membro della segreteria nazionale. Così disse: «Urlava finocchi, froci andate a prenderlo da un’altra parte; ci hanno portato fuori a scarpate, con pugni e calci e spingendo, insultando anche le ragazze presenti con termini non riportabili». Qualcuno urlò: «Ora chiamo Repubblica e vi combino un bel casino».

L’Arcigay parlò di una «gravissima aggressione omofoba. I ragazzi stavano solo ballando su un cubo tra di loro quando, “identificati” come omosessuali, sono stati costretti a scendere, insultati, brutalmente pestati e infine allontanati dal locale». Ha quindi invocato l’intervento della politica, la legge sull’omofobia, ha ricevuto la solidarietà della miriade di associazioni Lgbt a tutta stampa e tutto il resto della retorica a cui ci hanno abituati. Il titolo dell’articolo: «Grave atto di omofobia: 7 ragazzi pestati in discoteca a Luino. Dov’è il legislatore?». Il legislatore è intervenuto assolvendo i buttafuori e Coppola e i suoi amici sono stati denunciati dal proprietario della discoteca per diffamazione a mezzo stampa e calunnia. Proprio Coppola, che aveva scritto una testimonianza strappalacrime dell’evento inventandosi il pestaggio: «le varie contusioni mi fanno chiedere in quale paese viviamo. Perchè il nostro paese non ha ancora una legge contro l’omofobia? Perché questo governo, seppure con altre priorità, non decreta urgentemente l’estensione della legge Mancino? Ovviamente procederemo tutti con le querele di parte. Queste persone devono pagare». Ed invece l’unico ad essere stato querelato è lui (e sarà lui a pagare per le menzogne).

Infatti, «dal video registrato dalle telecamere non appare nemmeno una percossa», mentre un buttafuori fu «morso alla coscia interna da uno dei due ragazzi, ricevendo un calcio in faccia dalla ragazza del gruppo, con piena confessione della stessa in udienza», ha spiegato Fabio Margarini, difensore di due dei tre buttafuori. Il prefetto Francesco Cirillo, vice del capo della Polizia ha spiegato: «abbiamo scoperto che l’orientamento sessuale non c’entrava. Erano stati i gay a provocare».

Pochi giorni fa è stata smascherata un’altra bufala Lgbt che ha invaso i media per parecchi giorni quest’estate, ovvero il caso di presunta discriminazione verso una insegnante dell’Istituto Sacro Cuore di Trento per il sospetto che fosse lesbica. Il presidente della Provincia, Ugo Rossi, dopo una verifica del caso ha confermato i fondi alla scuola paritaria poiché «è emerso un esito assolutamente confortante sia dal punto di vista formativo che da quello del clima interno». Si è anche scoperto che l’insegnante ha interrotto la sua collaborazione, non perché fosse lesbica, ma perché era già previsto dal momento che aveva già portato a termine il numero massimo di contratti a termine nella stessa scuola.

Si arricchisce così il nostro dossier sull’omofobia, dove attraverso dati e statistiche abbiamo dimostrato la sua inesistenza come fenomeno (al di là di sporadici fatti, che coinvolgono purtroppo tutte le minoranze). I pochi casi riportati sulla stampa sono stati tutti smascherati, come quest’ultimo della discoteca di Varese. Altri esempi: il ragazzo 15enne di Roma che si è suicidato impiccandosi a casa sua, che però non era omosessuale (novembre 2012); il caso del giovane Andrea (gennaio 2013) che anche lui non era affatto omosessuale; il tentato suicidio del sedicenne di Roma (maggio 2013) che ha spiegato non essere motivato dall’omofobia; il caso di Roberto, l’adolescente omosessuale suicidatosi quest’estate gettandosi dal terrazzo di casa per un disagio esistenziale non legato all’omofobia (ottobre 2013) ed infine l’attentato al liceo Socrate noto istituto gay-friendly, rivelatosi invece una vendetta per una bocciatura. L’Osservatorio per la sicurezza contro gli atti discriminatori (OSCAD), istituito presso il Dipartimento di Pubblica Sicurezza del Ministero dell’Interno, ha rilevato soltanto 28 segnalazioni (non atti, ma segnalazioni) all’anno di omofobia in Italia e il prestigioso “Pew Research Center” ha collocato l’Italia tra i Paesi del globo aventi i maggiori tassi di accettazione dell’omosessualità (ottavo posto).

La redazione

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