Fondi alle scuole paritarie: sconfitti Rodotà ed Il Fatto Quotidiano

BolognaReferendum a Bologna sul finanziamento alle scuole paritarie: solo il 17% si è detto contrario alla collaborazione tra comune e istituti paritari.

 

Ai cittadini bolognesi è stata offerta la possibilità di lanciare un segnale al governo locale (e a quello nazionale): se non siete d’accordo con il sistema attuale scolastico che prevede il finanziamento statale alle scuole paritarie, recatevi alle urne ed esprimetevi attraverso un referendum.

Ebbene, il 70% dei cittadini è rimasto a casa evidentemente non intenzionato a modificare la collaborazione tra il Comune e gli istituti paritari, mantenendo dunque lo status quo. L’affluenza, come è stato fatto notare, è stata la più bassa nella storia recente delle consultazioni popolari cittadine: 90% per quella sul traffico, 65% per l’acqua pubblica, 36% per le farmacie e per la nuova stazione, 28,71% stavolta.

Il 28% (meno di 86mila abitanti su 300mila) si è invece recato alle urne, il 41% ha votato a favore del finanziamento, mentre il 59% (circa 50.700 persone, 15.000 in più dei “si”) ha votato contro. Possiamo dunque affermare che a Bologna ci sono circa 51 mila persone che non vogliono finanziamenti alla scuola privata, a tutti gli altri aventi diritto di voto va invece bene il sistema attuale, tanto che non hanno colto l’occasione per modificarlo. Una vittoria della parità scolastica e infatti il sindaco Virginio Merola non ha alcuna intenzione di tenere conto del responso: «non ci penso neanche, su trentasei milioni di budget, uno lo giro alle paritarie, come facciamo da vent’anni. Accolgono 1500 ragazzi. Noi con un milione in più ne ospiteremmo 150», ha detto. In ogni caso, anche se il referendum non fosse stato consultivo, il quorum non sarebbe stato raggiunto: per ottenerlo sarebbe servito il 50% dei votanti, ed invece è stato raccolto il consenso di meno del 17% degli elettori.

Un fallimento dunque per Stefano Rodotà che su questo referendum ci ha giocato la faccia e per la cultura laicista che fa riferimento al Fatto Quotidiano. Nemmeno la loro ossessiva campagna è riuscita a convincere i bolognesi a recarsi al voto, eppure si era schierato tutto il purpourì anticattolico italiano: sconfitto Piergiorgio Odifreddi (“le scuole cattoliche bisognerebbe chiuderle, semplicemente, per manifesto, doloso e dannoso anacronismo”, ha scritto), sconfitto Marco Politi e le sue sciocche aggressioni alla Chiesa che si approfitterebbe della gente povera, sconfitta Silvia Truzzi (l’unica rimasta, poverina, a cercare qualche connessione tra papa Francesco e la dittatura argentina). Ha fallito Corrado Augias, ha fallito la popolarità immeritata di Margherita Hack, ha fallito l’aver reclutato estranei al dibattito come Gino Strada, Riccardo Scamarcio, Isabella Ferrari, Amanda Sandrelli, Valeria Golino, Neri Marcorè e ha fallito Michele Serra.

Ha vinto il buon senso e la ragione, ha vinto la libertà d’educazione e ha perso l’ideologia. Hanno vinto tutti gli studiosi e i docenti universitari (ma anche il Resto del Carlino, quotidiano di Bologna) che si sono schierati a fianco della Chiesa e dei partiti politi moderati, già elencati in questo articolo. Ad essi si sono aggiunti in un questi ultimi giorni: Luisa Ribolzi, ordinario di sociologia all’Università di Bologna; Andrea Pasquali, presidente della scuola steineriana di Bologna; Graziano Delrio, ministro degli Affari regionali; Gabriele Toccafondi, sottosegretario all’Istruzione e Luigi Guerra, preside della facoltà di Scienza della formazione dell’Università di Bologna.

A velocizzare il pensionamento dei post-comunisti anticattolici citati anche un cliccatissimo sondaggio online sul sito de La Stampa: su 139mila votanti, il 70% ha scelto di continuare a finanziare le scuole paritarie. Chi ha proposto il referendum bolognese dovrebbe anche accollarsi le spese di questo inutile tentativo: perché Rodotà e i suoi amici hanno voluto sprecare 300mila euro, togliendole dalle tasche dei cittadini bolognesi?

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