Adozioni gay, risposta a Dacia Maraini

Dacia MarainiDopo Roberto Saviano, ritorna in scena un’altra storica avversaria del diritto naturale, la tuttologa 75enne Dacia Maraini. Anche lei ha tentato in modo maldestro un endorsment all’agenda LGBT, anche lei -come Saviano- sprovvista di un argomento serio e razionale a sostegno, tanto che è arrivata perfino a prendere in giro, inconsapevolmente, la Costituzione italiana, che per il laicismo dovrebbe invece rappresentare una sorta di regolamento divino.

La Maraini, anticlericale di lungo corso, ha sempre voluto assumere posizioni in contrasto con i cattolici, arrivando puntualmente ad affermare un’infinità di sciocchezze. Ad esempio nel suo libro Un clandestino a bordo (Rizzoli, Milano 1996, p. 14), difendendo l’aborto è arrivata a sostenere che il bambino non ancora nato sarebbe un «intruso che vuole accampare diritti», un «prepotente che pretende di vivere» a spese della madre.

Nel suo nuovo articolo sul Corriere della Sera  ha affermato che «due uomini o due donne che abbiano fra loro rapporti omosessuali, sono capaci di nutrire, curare e fare crescere un bambino o una bambina senza portarli alla depravazione e al suicidio, come teorizza qualcuno». Ancora una volta si vorrebbe convincere sull’adozione gay basando il ragionamento sul sentimento, come se bastasse essere capaci di crescere un bambino senza portarlo alla depravazione e al suicidio per essere genitori adottivi. Questo è il livello degli argomenti della società colta italiana?

Occorre sottolineare ancora una volta che «non è qui in discussione la capacità di cura che possono avere le coppie omogenitoriali», come ha spiegato lo psicoterapeuta Domenico Simeone«Di fatto», ha continuato il filosofo Adriano Pessina, «ci sono bambini equilibrati che sono stati allevati da famiglie poligamiche, o che sono cresciuti in orfanotrofio. Il problema resta un altro: qual è il contesto ideale nel quale pensare lo sviluppo della persona?». Senza contare che decine di studi scientifici contraddicono l’opinione della Maraini sulla presunta bontà nel crescere con due genitori, di cui uno finge di fare quello che non è. Anzi, attualmente non ve n’è nessuno valido scientificamente che sostenga il contrario, come ha dimostrato quest’estate Loren Marks, della Louisiana State University.

 

“Argomento nuove famiglie”: la Maraini ha fortunatamente evitato di usare a suo sostegno “l’argomento dell’orfanotrofio”, usato invece incautamente da Saviano, optando per sottolineare come il concetto di famiglia sarebbe cambiato nel corso della storia, nuove tipologie si sono succedute: dalla famiglia contadina a quella industriale, e così via. Per questo dovremmo accettare i nuovi cambiamenti, e dunque le famiglie gay. E’ un altro argomento chiave dei militanti LGBT, ma anch’esso difettoso: nessuna di queste tipologie di famiglie ha mai preteso di stravolgere la struttura naturale della famiglia, sempre fondata da uomo e donna con la prole (anche se contadina o industriale), al contrario di quello che pretendono fare le unioni omosessuali. Come ha spiegato la storica Lucetta Scaraffia, professore ordinario presso La Sapienza di Roma, «il matrimonio non è solo un contratto come tanti altri che può funzionare o meno, ma è il legame istituzionale alla base di una famiglia, è l’istituzione nata per proteggere e garantire la filiazione, stabilita in modo da determinare i diritti e i doveri che passano fra le generazioni. Dal momento che una coppia omosessuale non prevede la filiazione, è una realtà diversa». 

In ogni caso a questo classico argomento ha risposto perfettamente Marta Cartabia, ordinario di diritto costituzionale all’Università di Milano Bicocca, confutandone le fondamenta: «Qualcuno potrebbe obiettare che non esiste un concetto universale di famiglia, perché l’istituto familiare è cambiato nel corso della storia: la famiglia patriarcale, la famiglia matriarcale, la famiglia allargata e così via. In questa obiezione c’è del vero: vi sono aspetti della famiglia che sono stati profondamente influenzati da fattori culturali, economici, sociali. Tuttavia non è difficile individuare un nucleo invariabile nel concetto di famiglia, dato dall’unione di un uomo e di una donna in vista della procreazione. Possono cambiare le forme e le dimensioni, i rapporti interni, il ruolo dei coniugi e molti altri aspetti ancora. Ma vi è un dato costante nel tempo e nello spazio che ci permette di ricondurre all’idea di famiglia esperienze pur molto diverse fra loro. È a questo nucleo costante nel tempo e nello spazio che la Costituzione rinvia quando usa l’espressione società naturale».

 

Proprio sulla Costituzione è caduta la Maraini, la quale ha affermato: «qualcuno si acciglia e ripete testardamente che la famiglia è fatta “per natura” di un padre, una madre, un marito e dei  figli». Questo “qualcuno”, occorre ricordarlo alla nostra amica laicista, è proprio la Costituzione italiana, quando parla di «società naturale fondata sul matrimonio». Ha spiegato infatti la prof.ssa Cartabia: la Costituzione riconosce «un dato che precede logicamente e storicamente il diritto, a un concetto generalmente condiviso di famiglia, che fa riferimento all’unione di un uomo e di una donna in vista della nascita dei figli. Non è un caso che nel testo della Costituzione italiana subito dopo l’articolo 29 vengano gli articoli 30 e 31 che immediatamente ricollegano la famiglia alla procreazione e alla educazione dei figli […] È a questo nucleo costante nel tempo e nello spazio che la Costituzione rinvia quando usa l’espressione società naturale. Invocare un’interpretazione evolutiva della Costituzione per far rientrare nella tutela dell’art. 29 nuove forme di convivenza non mi pare corretto. Il valore più importante del richiamo alla famiglia come società “naturale” è che esso indica che la famiglia non è creata artificialmente dallo Stato o dall’ordinamento giuridico. Il diritto e la legge ci offrono una disciplina per regolare i rapporti familiari, ma non è loro compito creare la famiglia. La Costituzione non crea la famiglia, ma la riconosce, la tutela, la sostiene, la regola, la disciplina. La famiglia preesiste allo Stato, al diritto e alla Costituzione, perciò si dice che è una società naturale»

La Maraini, infine, si è dimostrata anche incompetente sulla famiglia naturale, oltre che sulla Costituzione, sostenendo una vulgata purtroppo radicata la quale ritiene che «proprio da quando la stabilità viene imposta come un dovere, la famiglia tradizionale è diventata un luogo pericoloso per donne e bambini». Quante volte abbiamo sentito questa affermazione? Peccato che gli studi mostrano proprio l’opposto, ovviamente, cioè che le donne sposate subiscono minor violenze di quelle conviventi o single. Le persone sposate stabilmente, inoltre, presentano una migliore salute mentale e fisica dei loro coetanei non sposati e hanno meno probabilità di sviluppare malattie croniche rispetto alle persone vedove o divorziate, secondo un recentissimo studio pubblicato sul Journal of Family Psychology.

L’editorialista de Il Corriere si lamentava in un’intervista di non essere riuscita ad essere «considerata un modello delle nuove generazioni». Vorremmo tranquillizzarla: riusciremo comunque a sopravvivere!

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