Alcuni privilegi degli omosessuali

Immaginiamo l’imbarazzo di quei cybernauti specializzati nella consultazione di offerte di lavoro sul web quando si sono ritrovati a leggere l’annuncio apparso su music-jobs.com lo scorso 25 aprile, con il quale Play Gay Italia «ricerca personale ambosessi assolutamente gay». Proprio così: aspiranti impiegati/e, web-designer, programmatori, tecnici, addetti all’ufficio stampa ed altri profili tecnico-amministrativi ai quali si offrono «assunzione a norma di legge con contratto a tempo indeterminato, 14 mensilità annue, retribuzione netta annua di euro 17.000» purché rigorosamente…omosessuali! 

Lasciando da parte le facili e becere battute da bar – l’omosessualità deve essere dichiarata nel Curriculum o comprovata durante il colloquio? (…), l’offerta in oggetto si presta ad alcune considerazioni serie che non possono essere taciute. Il soggetto che la propone, a cui fa capo una web-tv nonché il più importante portale del mondo gay europeo, fa sul serio e arriva a puntualizzare che «non verranno presi in considerazione i curricula di chi non appartiene al mondo gay» dimenticando soltanto che è vietato, per espressa disposizione di legge, porre in essere discriminazioni basate sull’età, sulla religione e sull’orientamento sessuale. Per intenderci: emarginare gli omosessuali impedendo loro l’accesso al mondo del lavoro è profondamente sbagliato e ingiusto, ma consentire la discriminazione a danno degli eterosessuali nell’accesso ad una posizione lavorativa è ancora più deleterio.

Tutto questo riporta alla memoria le politiche “redistributive” di Google, azienda estremamente attenta e sensibile verso il mondo omosessuale, che dal 2010 corrisponde ai suoi dipendenti omosessuali un aumento di stipendio unitamente ad un compenso maggiore rispetto ai colleghi eterosessuali sposati. Ciò al fine di controbilanciare le maggiori imposte sul reddito che gli omosessuali sono costretti a pagare per coprire le spese dell’assicurazione sanitaria dei loro partner. Una scelta pagata da Google che è libera di utilizzare i propri utili come meglio crede, ma l’effetto ottenuto è identico: per favorire i dipendenti omosessuali, si penalizzano quelli eterosessuali.  Ma nel caso di Play Gay Italia c’è un altro aspetto ancora più paradossale: i promotori di questa singolare offerta vantano, sin dalla prima riga, una copertura politico-istituzionale, addirittura un’approvazione ufficiale di questa insolita iniziativa imprenditoriale che sarebbe «supportata dall’ausilio della Regione Lombardia e Progetto Italia». Atteso che ciò sia vero e che questo progetto imprenditoriale si avvalga di risorse pubbliche, saremmo curiosi di leggere gli atti amministrativi che giustificano questo finanziamento. Potremmo ipotizzare magari un progetto finalizzato a contrastare l’omofobia – finalità meritoria, non si discute, ma per fare ciò è proprio necessario generare altre iniquità che si rivelano ancora più odiose, specie di questi tempi caratterizzati dalla drastica riduzione delle opportunità di lavoro?

Giusto per restare in tema di uso di denaro pubblico in rapporto alle iniziative proprie di una presunta cultura omosessuale, apprendiamo di un corposo finanziamento di 500mila euro per una rassegna cinematografica conclusasi da poco a Torino, dal titolo «Da Sodoma a Hollywood». Si resta perplessi nell’apprendere che il programma della rassegna in questione ha contemplato, in mezzo a pellicole che trattano del tema dell’omofobia, tra le altre cose, la proiezione del documentario “La Coccinelle-sceneggiata transessuale” in cui «quattro transessuali e artisti della canzone neomelodica in drag si dividono tra i vicoli di Napoli, dove si prostituiscono». Ancora più inquietante appare la trama del cortometraggio messicano “A Rapel” dove si parla di un uomo che «prova una forte attrazione per il nipote» e cerca in ogni modo di «sedurlo». Giunti a questo punto, ci chiediamo se sia consentito questo utilizzo di denaro pubblico per iniziative che, magari, dal lato dell’amministrazione pubblica sono destinate ad una finalità di rilevante interesse pubblico – e la lotta all’omofobia, lo ribadiamo, lo è sempre – ma che poi si risolvono in proposte controverse che, al contrario, finiscono con il dare ragione a quelle accuse che vengono levate contro il mondo omosessuale, raffigurato come una umanità “ a perdere” in preda ai bassi istinti, dedita unicamente al disordine morale e sessuale.

Tutto ciò nuoce certamente all’immagine e alla dignità delle persone omosessuali, quelle stesse persone verso le quali la Chiesa si impegna quotidianamente perché sia loro evitato ogni marchio di ingiusta discriminazione (in Italia e all’estero). Iniziative come quelle che abbiamo preso in esame, lungi dal promuovere l’integrazione e la lotta dalla discriminazione, finiscono con il sortire l’effetto opposto, cioè esasperare una presunta diversità del mondo omosessuale rispetto a quello eterosessuale. Viviamo fin troppe divisioni in questo travagliato anno 2012: non è il caso di aggiungerne altre o di esasperare ulteriormente quelle già esistenti.

Salvatore Di Majo

Condividi su:
  • Aggiungi su Facebook
  • Aggiungi su OKNOtizie
  • Aggiungi su Twitter
  • Aggiungi su Windows Live
  • Aggiungi su MySpace

83 commenti a Alcuni privilegi degli omosessuali