Il neonatologo Bellieni: «il feto si relaziona già prima del parto»

Cosa prova un feto? Quali capacità ha di rendersi conto della realtà prima ancora di venire al mondo? La moderna ricerca ha dato una risposta: il feto ha una vita carica di sensazioni. Nell’utero impara, ricorda, sogna. Esiste una “bacchetta magica” che lo fa diventare a un certo punto persona… oppure già lo è dal momento in cui spermatozoo e uovo hanno fuso i loro patrimoni cromosomici?

Queste le domande a cui ha dato risposta il neonatologo all’ospedale “Le Scotte” di Siena, docente di terapia neonatale alla Scuola di Specializzazione in Pediatria e autore di diversi studi pubblicati sulle riviste mediche internazionali, Carlo Bellieni nel libro “L’alba dell’io. Dolore, desideri, sogno, memoria del feto (Editrice Fiorentina 2004) «Il volume demolisce, con rigoroso scrupolo scientifico, una serie di luoghi comuni legati ad una concezione contemporanea della maternità che pare più attenta ad un certo narcisismo dei genitori per l’affermazione di sé come essere fecondo e per poter avere un figlio perfetto, piuttosto che ai reali diritti del nascituro». Lo studioso ha detto: «A 23 settimane il feto distingue la voce materna dalle altre, riconosce i suoni. Secondo uno studio pubblicato su Lancet, i neonati riconoscono le musiche delle telenovele ascoltate dalla mamma. Le melodie udite in utero calmano il pianto del bambino, che già sviluppa la memoria di odori e sapori. In generale, lo calma tutto ciò che riproduce la sua situazione prenatale: i figli delle ballerine per esempio vogliono essere cullati vigorosamente, abituati come sono al movimento». La recensione è presa dal sito Vita Prenatale.

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