Il ginecologo abortista ammette la crisi: «ho la nausea, vorrei diventare obiettore»

obiezione di coscienza e abortoOgni tanto compaiono articoli che lasciano letteralmente scioccati. Quello del Corriere della Sera del novembre scorso è uno di questi, si tratta dell’intervista al dott. Massimo Segato, vice primario di Ginecologia all’ospedale di Valdagno (Vi).

L’oggetto delle domande è l’aborto e l’obiezione di coscienza, ma sono le parole del ginecologo abortista a lasciare esterrefatti. Da radicale, socialista e ateo (ma rispettoso), il dott. Segato inizia con il ricordo di un’interruzione di gravidanza non riuscita: «Avevo aspirato qualcosa che non era l’embrione, avevo sbagliato. Una mattina ritrovai quella donna, aveva appena partorito. Mi fermò e mi disse: si ricorda di me dottore? Lo vede questo? Questo è il suo errore». «La madre sorrideva», ricorda il ginecologo, che al tempo procurava 300 aborti all’anno. «Fu lì che ho avuto la mia prima crisi di coscienza». E ripete: «L’errore più bello della mia vita. Il bambino cresceva intelligente e vivace. Un giorno la signora arrivò anche a ringraziarmi del mio errore. Cioè, ringraziò il Cielo. Quando nacque invece voleva denunciarmi».

E’ il destino di tutte le madri, nessuna si è mai pentita di aver deciso di portare a termine la gravidanza e non uccidere la vita nel suo grembo. Quel giorno ha segnato la vita del ginecologo abortista: «Ogni volta che uscivo dalla sala operatoria avevo un senso di nausea. Cominciavo a chiedermi se stavo facendo davvero la cosa giusta. Quanti bambini mai nati potevano essere come quel piccolo? Ma mi rispondevo che sì, che era giusto. Lo era per quelle donne». E’ il problema delle leggi che legittimano l’aborto: una vita umana vale meno del (presunto) diritto della donna a non voler portare avanti la gravidanza (diritto inesistente, come affermato dal giurista Vladimiro Zagrebelsky).

«Continuavo solo per impegno civile, per coerenza», afferma nell’intervista. «Qualcuno doveva fare il lavoro sporco e io ero uno di quelli e lo sono ancora. É come per un soldato andare in guerra. Se lo Stato decide che si deve partire ci dev’essere chi parte». Se lo Stato decide, bisogna obbedire. Parole terribili. Oggi il dott. Segato non opera quasi più aborti, «se posso evito e sono contento. Lo so, dovrei diventare anch’io obiettore ma non lo faccio per non avvilirmi rispetto alla decisione iniziale. La verità è che più vado avanti con gli anni e più sto male e intervengo così solo per emergenze. Se succede però non sono sereno. Come non lo sono le mamme che in tanti anni sono passate dal mio reparto. Non ne ho mai vista una felice del suo aborto. Anzi, molte sono divorate per sempre dal senso di colpa. Quando le ritrovo mi dicono “dottore, ho sempre quella cicatrice, me la porterò nella tomba”. Poi pensi e ripensi e ti dici che per molte di loro sarebbe stato peggio non farlo e vai avanti così, autoassolvendoti». Un’assoluzione illusoria, però, perché sopprimere una vita umana per soddisfare un desiderio a non avere un bambino è un crimine morale, e lo dimostra proprio il profondo disagio di questo ginecologo.

Le parole e l’onestà del medico vicentino sono quasi commoventi per chi si batte per i diritti dei bambini non ancora nati. Ci sentiamo di ringraziarlo, così come un ringraziamento va al giornalista Andrea Pasqualetto che lo ha intervistato. Le sue parole ricordano molto quelle di una sua collega, anche lei abortista, Alessandra Kustermann, ginecologa e primario di ostetricia e ginecologia della Mangiagalli di Milano: «So benissimo che sto sopprimendo una vita. E non un feto, bensì un futuro bambino», ha ammesso nel 2011. «Ogni volta provo un rammarico e un disagio indicibili».

Rammarico, disagio, disgusto, nausea…queste le sensazioni sperimentate dai medici abortisti quando interrompono una vita umana. Questa è l’unica risposta a chi domanda, maliziosamente, il perché quasi l’80% dei ginecologi ha deciso di non praticare più l’aborto, sospettando chissà quale guadagno economico o ipocrisia nascosta. No, è pura consapevolezza: «che sto sopprimendo una vita. E non un feto, bensì un futuro bambino», secondo le parole della ginecologa Kustermann. Vanno avanti, tuttavia, convinti di fare il bene di qualcuno anche se -ha ammesso il dott. Segato-, «non ne ho mai vista una felice del suo aborto. Anzi, molte donne sono divorate per sempre dal senso di colpa».

La redazione

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14 commenti a Il ginecologo abortista ammette la crisi: «ho la nausea, vorrei diventare obiettore»

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  1. beppino ha detto

    Complimenti per l’articolo. Finalmente anche il punto di vista di chi si “sporca effettivamente le mani” per permettere ad altri di non prendersi le proprie responsabilità.
    Una donna, se vuole, puo’ essere assistita nella sua gravidanza in struttura pubblica con conseguenze economiche trascurabili se non addirittura nulle e in pieno anonimato; una donna, se vuole, puo’ partorire in ospedale col massimo di assistenza e sempre in pieno anonimato; una donna, se vuole e senza giustificazione impegnativa, puo’ disconoscere il bambino partorito sempre in pieno anonimato. Nel 2017, ancor più rispetto ai tempi della 194 dove l’aborto legale era permesso solo quando la donna era a rischio di vita o interessata da traumi da stupro, l’IGV legale non ha senso. Come non ha senso parlare “di libertà di scelta” se poi questa libertà, nella stragrande maggioranza dei casi, é l’anticamera dei sensi di colpa. L’IGV serve solo ai maschi, serve solo alle patite del “faccio quello che voglio” o a qualche genitore a garanzia dell’immancabile “se capita a mia figlia…”.

    • Max ha detto in risposta a beppino

      Le femministe ti direbbero “quello che succede nel mio utero e’ affare mio”. Non che sia d’accordo con loro, ci mancherebbe. Ma solo per illustrare le risposte che ancora oggi si sentono alle obiezioni sull’aborto (vedi in UK).

  2. Non so perché, ma temo che il celeberrimo ginecologo Saviano sia rimasto alquanto contrariato da questa iniezione di realtà nella carta stampata italica…

  3. Lupo ha detto

    Il problema è presto risolvibile: la medicina è piena di rami. Sei obiettore? Non scegliere il ramo di ginecologia.
    Cosa direste di un calzolaio bravo a risuonare, ma che rifiuta di riparare tacchi? Io gli avrei consigliato di fare il sarto. E voi?

    • andrea g ha detto in risposta a Lupo

      Obiezione risibile: a meno che tu sia convinto che il ginecologo
      è tale solo se fà abortire.

    • lorenzo ha detto in risposta a Lupo

      Dal giuramento di Ippocrate:
      “… Non somministrerò ad alcuno, neppure se richiesto, un farmaco mortale, né suggerirò un tale consiglio; similmente a nessuna donna io darò un medicinale abortivo…”

      • Francesco ha detto in risposta a lorenzo

        il giuramento di ippocrate oramai non viene più recitato da nessuno, secondo la formula originale almeno. Proprio perchè in italia l’aborto è consentito.

    • Mari ha detto in risposta a Lupo

      direi che un calzolaio può benissimo essere tale senza riparare tacchi se quella mansione equivarrebbe a una piccola percentuale del suo lavoro

  4. Ettore ha detto

    Occorre più coraggio per denunciare a tappeto, sulla maggioranza dei media ancora onesti, che il suicidio di massa legalizzato coincide con gli stermini di massa, i genocidi del xx secolo. Sarà un caso che la 194 viene promulgata proprio nel secolo scorso? Ormai è anacronistica e da archiviare per sempre, il peggior risultato della “mascherata” emancipazione femminile, un liberticidio sessuale frustrante spacciato per progresso

    • lorenzo ha detto in risposta a Ettore

      Forse hai fatto un lapsus freudiano: probabilmente pensavi che l’omicidio di massa legalizzato causa il suicidio della società ed hai scritto “suicidio di massa legalizzato.

  5. Francesco ha detto

    Questo articolo, una perla!
    l’unica domanda che ci si può porre per cui è, perchè, nonostante questo, c’è chi abortisce e chi pratica l’aborto?

  6. Max ha detto

    Proposito di aborto, qualcuno puo’ intervenire qui?

    https://giulianoguzzo.com/2017/01/11/laborto-e-una-carie/

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