Scuole paritarie: 44 deputati avvicinano l’Italia al resto d’Europa

Scuola paritariaCi ritroviamo abbastanza spesso a svelare le ipocrisie e l’irragionevolezza delle tesi del cosiddetto “mondo di Repubblica”, quel sottobosco culturale guidato dal quotidiano diretto da Ezio Mauro, quasi inesistente nella società reale ma il padrone di casa nel mondo mediatico.

In queste ore il “mondo di Repubblica” è in fibrillazione perché ben 44 deputati della maggioranza hanno osato inviare al premier Matteo Renzi una lettera aperta sul tema della buona scuola. E lo hanno voluto fare dal quotidiano “Avvenire”. I deputati hanno scritto: «Dall’unità nazionale in poi, si è discriminato l’accesso alla scuola pubblica non statale da parte delle famiglie meno abbienti, si è trasformata una scuola a vocazione comunitaria in una scuola per ricchi e si sono costrette le famiglie che decidono di optare per la scuola non statale a una doppia imposizione, quella della tassazione generale e quella delle rette».

Hanno anche ricordato l’enorme risparmio per lo Stato grazie all’esistenza delle scuole paritarie: «Ciononostante, la scuola paritaria accoglie ancora oltre un milione di alunni. Tale sistema costa allo stato solo 470 milioni di euro/anno, pari a circa 450 euro/anno/alunno per la scuola dell’infanzia e primaria, mentre lo stanziamento per le secondarie di I e di II grado è praticamente inesistente. Il resto è a carico delle famiglie e del volontariato delle comunità. Evidente il risparmio per la finanza pubblica, visto che il costo standard dello studente è stato calcolato dal Miur in circa 6.000 euro/anno, oltre ai costi dell’edilizia scolastica».

Nonostante siano passati 15 anni dall’approvazione della Legge Berlinguer, «che ha riconosciuto in Italia un unico sistema nazionale dell’istruzione pubblica, composto da scuole statali e paritarie», ancora oggi non esistono «strumenti concreti per favorire la parità scolastica». Per questo propongono «un sistema fondato sulla detrazione fiscale, accompagnato dal buono scuola per gli incapienti, sulla base del costo standard, potrebbe essere un primo significativo passo verso una soluzione di tipo europeo». I firmatari sono cinque di Area popolare, cinque del Centro democratico, uno di Scelta Civica, trentadue deputati del Partito Democratico tra cui Simona Malpezzi, tra i responsabili scuola del partito. La quale ha affermato: «Sono profondamente laica e credo che tutti debbano essere liberi di scegliere. Le paritarie quasi sempre suppliscono ai posti non creati dallo Stato. Non possiamo investire, come faremo, 100 milioni nelle materne e poi non consentire alle paritarie di fare la loro parte. Ho vissuto all’estero: in Francia la parità tra pubbliche e private è completo».

E’ comparso anche l’intervento di Luigi Berlinguer, ex ministro della Pubblica Istruzione che equiparò le paritarie alle statali: «I documenti europei dicono che l’Italia è fuori dall’Europa in fatto di pluralismo educativo. Che diventa indispensabile per stare al passo con i tempi, per rispondere alla quantità dei saperi che continuamente crescono e ai quali lo Stato non può rispondere. Perché lo Stato trasforma in carta, cioè in burocrazia, tutto quanto tocca. Cattiva è l’affermazione di chi contesta la parità economica fra tutte le scuole pubbliche, e dice che si tolgono soldi alla statale per darli a quella privata». In un’intervista ha dichiarato: «è davvero arrivato il tempo di chiudere questo conflitto del Novecento: scuole statali contro private. Non esiste, non è più tra noi, ci ha fatto perdere tempo e risorse. Basta guardarsi in giro e si scopre che l`insegnamento è pubblico, fortemente pubblico, ma può essere somministrato da scuole pubbliche, private, religiose, aconfessionali in una sana gara a chi insegna meglio».

Il sondaggio sul sito de “La Stampa” ha ancora una volta rivelato la schiacciante maggioranza a favore delle paritarie (77% vs 23% questa mattina). Non sapendo chi trovare, “Repubblica” ha fatto replicare ai ventenni comunisti dell’“Unione degli Studenti” che hanno definito l’iniziativa «offensiva». Ma come, il cavallo di battaglia dei piccoli marxisti in campo bioetico non è mica quello del “siamo lontani dall’Europa”? Perché allora non adeguarci al resto d’Europa per quanto riguarda la libertà d’educazione? Ipocrisie quotidiane del “mondo di Repubblica”.

La redazione

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