Rosario Crocetta: «le unioni civili? Ci portano alle adozioni gay»

Rosario CrocettaCome ha spiegato Bruno Ferraro, presidente Aggiunto Onorario della Corte di Cassazione, le unioni civili tra persone dello stesso sesso non hanno alcun motivo di esistere. Ha quindi aggiunto che non esiste alcuna lacuna nel nostro ordinamento civile che discrimina coppie omosessuale e dunque «non c’è bisogno di scardinare la famiglia per dare ad omosex e transex i diritti di cui sono già oggi titolari».

Questo è uno dei motivi per cui rimaniamo contrari alle unioni civili per le coppie omosessuali, come abbiamo già chiarito. Uno degli altri motivi è che esse sarebbero semplicemente l’apripista verso il matrimonio omosessuale e la possibilità di adozione (tramite utero in affitto), come è avvenuto in Francia e in diversi altri Paesi in cui il piano è stato inclinato con le unioni civili. Questo non è affatto una forma di complottismo o un timore infondato, è invece un obiettivo ben dichiarato dai principali esponenti della comunità Lgbt italiana.

Ad esempio lo ha ammesso Josefa Idem (Partito Democratico), paladina Lgbt: «un progetto si deve costruire, studiare, conoscere il quadro nella sua totalità, e poi si procede. Io penso che serva una legge sulle unioni civili». E sulle adozioni per coppie gay? «Un passo alla volta». Un passo alla volta, dunque.

Ancora più chiaro è stato Rosario Crocetta, presidente della Regione Sicilia, uno delle decine di politici omosessuali italiani (ma non era una categoria discriminata?): «partirei con una legge sulle unioni civili. Una volta diffuso il modello di famiglia omosessuale, aprirei un dibattito sulle adozioni». Un passo alla volta in attesa che si “diffonda” il “modello di famiglia omosessuale”, dopo averlo creato a tavolino.

Il primo passo del progetto lo aveva rivelato l’on. Ivan Scalfarotto parlando della legge contro l’omofobia. Alla domanda: “Questo dibattito non allontana quello sui matrimoni gay, o sulle unioni?”, il politico omosessuale ha risposto: «Io direi che lo precede. Perché sono due cose diverse. E l’una viene logicamente prima dell’altra». Lo stesso concetto usato da Boris Dittrich, noto attivista omosessuale olandese: «Abbiamo pensato che sarebbe stato psicologicamente meglio introdurre prima le unioni registrate». Una volta istituite (1998) «le persone si sono abituate all’idea che due uomini o due donne se vanno in comune avranno il loro rapporto riconosciuto dalla legge. E la gente lo ha chiamato “matrimonio gay”. Il passo successivo è stato l’uguaglianza del matrimonio, è stato un passo logico». Un passo alla volta, aspettando che il popolo bue si abitui.

Si parte dall’omofobia, si passa alle unioni civili, poi al matrimonio gay e quando il pollo è cotto a puntino si arriva alle adozioni. Ognuno fa i suoi progetti, ci mancherebbe, ogni lobby ne ha. Chi ancora ragiona, però, non si faccia ingannare da chi propone le “unioni civili” come “male minore” o unica alternativa al matrimonio omosessuale. E’ un imbroglio.

La redazione

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72 commenti a Rosario Crocetta: «le unioni civili? Ci portano alle adozioni gay»

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  1. Francesco ha detto

    Le adozioni da parte di coppie di gay sono un falso problema, perchè nei paesi in cui è previsto l’affido o l’adozione anche per i single (infatti anche un genitore single è preferibile a lasciare un ragazzino in un istituto), questo problema non sussiste, giacchè si valuta la capacità affettiva ed economica per poter occuparsi di un minore e non vi può essere nessuna discriminazione riguardando il sesso dell’adottante, sia questo maschio o femmina o piacciano a questo i maschi o le femmine.

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    • Paolo Viti ha detto in risposta a Francesco

      Caro Francesco, rilevo che il tuo commento c’entra poco con l’articolo in quanto esso mostra come la legge sulle unioni civili nasconda un progetto già stabilito.

      Entrando nel merito del tuo commento, mi stupisco sempre di come si possa rivoltare la realtà con poche parole. Improvvisamente le adozioni gay sarebbero diventate un “falso problema” in quanto l’interesse del bambino sarebbe quello di crescere con una coppia omosessuale, a patto che sia affettiva e ricca. Vietare le adozioni gay sarebbe diventato discriminazione e dunque omofobia.

      Mi stupisco che sia nell’interesse del bambino crescere con due persone che non solo non sono suoi genitori biologici, come è sempre così in una coppia omosessuale, ma nemmeno simulino la condizione decisa dalla Natura per lo sviluppo del bambino: l’unione di un uomo e una donna. Questo è l’unico luogo ideale e l’interesse del bambino in caso di adozione sono le situazioni che più si avvicinano a tale ambito.

      Noto anche una contraddizione palese: pretendi di sostenere che i criteri validi per l’adozione siano la capacità affettiva e la capacità economica. Troppo facile farti notare che anche negli orfanotrofi i tutori dei bambini sanno offrire capacità affettiva e, all’interno di questi istituti, nessuno patisce la carestia. Ecco dunque che un ricco orfanotrofio in cui i tutori dei bambini siano affettuosi diventa il luogo ideale, molto di più che una coppia omosessuale. I tuoi criteri giocano contro di te, caro Francesco.

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      • Max ha detto in risposta a Paolo Viti

        Basterebbe anche ricordare che le coppie italiane disponibili per l’adozione sono decine di migliaia, mentre i bambini all’orfanotrofio considerati adottabili sono assai di meno. Quindi l’argomento “li volete lasciare all’orfanotrofio” e’ decisamente meno forte di quanto si pensi.

        Provate a chiedere a genitori che vorrebbero adottare un bambino tutte le difficolta’ prospettate all’adozione e di come sia loro consigliato, se non se la sentono di affrontare tali difficolta’, di lasciare il bambino all’orfanotrofio, dove comunque esiste una rete di relazioni ed affetti. Provate, provate…

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      • Francesco ha detto in risposta a Paolo Viti

        L’interesse di un bambino è quello di essere allevato da qualcuno che gli voglia bene che abbia i mezzi economici per garantirgli una vita dignitosa, che questo qualcuno sia uomo o donna, etero, gay, lesbica, di destra o di sinistra, grasso, magro, bianco, nero o giallo… non è un fattore determinate per la felicità del bambino.

        Riguardo gli istituti (gli orfanotrofi, come gli chiama lei, non esistono in Italia da quasi vent’anni) dimostra di conscere ben poco la realtà dei fatti: i bambini o i ragazzi che lì vivono sperano TUTTI nell’adozione da parte di una famiglia esterna oppure nel ritorno nella famiglia d’origine. Come fa ad affermare che invece sono più felici lì? Può citarmi alcuna fonte che suffraghi le sue parole?
        Seconda questione: tre quarti degli affidi sono giudiziari e solo un quarto avvengono con l’assenso della famiglia naturale, ma anche questi casi le posso assicurare sono sempre molto combattuti. Poi, di tutti questi affidi, quasi nella metà dei casi il minore rientra nella famiglia di origine perchè in un qualche modo si è riuscito a superare i motivi che avevano provocato l’allontanamento. Mi può quindi spiegare come il diritto all’adozione può essere visto come una forma di capriccio o di egoismo quando quasi nella metà dei casi la famiglia adottante sa che il minore ritornerà nella famiglia d’origine e molto probabilmente mai più lo rivedrà?

        Alla vista della sua esposizione, le consiglio di trattare temi di cui lei è competente, altrimenti finisce col disinformare al posto d’apportare un qualsivoglia contributo positivo.

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        • Paolo Viti ha detto in risposta a Francesco

          Caro Francesco, non hai colto la tua contraddizione ma, anzi, l’hai confermata.

          Se affermi che l’unico interesse del bambino è essere voluto bene e avere una vita dignitosa economicamente (tralasciando la conoscenza e il fondamentale rapporto con la diversità sessuale), allora qualunque istituto di minori riesce a garantire affetto (in abbondanza) e sussistenza economica. I tutori degli istituti amano i bambini a loro affidati e non fanno mancare loro nulla. Come vedi i tuoi (miseri) criteri per valutare l’opportunità di un luogo idoneo di crescita includono anche gli istituti per minori (o orfanotrofi).

          Mi fa piacere che non hai avuto il coraggio di replicare alla condizione naturale, dunque idonea, in cui i bambini naturalmente nascono (rapporto d’amore e di unione tra un uomo e una donna). Questo è l’unico luogo idoneo, in caso di adozione dovrà essere un luogo che più assomigli a questo e certamente non è la coppia con due papà o due mamme, dove viene censurata la diversità sessuale, viene impedito il beneficio dello sperimentare il diverso amore che possono dare il padre e la madre, proprio perché sono due generi completamente differenti, viene dato come esempio una relazione affettiva e sessuale in contraddizione con la corporeità dei due genitori e, quasi certamente, in contraddizione con l’orientamento sessuale del bambino. Queste (ce ne sono altre) violazioni e limiti intrinsechi nelle coppie omosessuali rendono tali luoghi non idonei per la crescita dei bambini, non è certo un caso di omofobia che la natura (ancora una volta va citata) non abbia previsto che l’amore omosessuale fosse fecondo ed aperto alla vita.

          Parli incredibilmente di “diritto all’adozione”, dunque ritieni che si possano e si debbano avere diritti sulle altre persone (i bambini, in questo caso). L’adottante ha diritto sull’adottato?

          Io invece ti consiglio di insistere con le tue argomentazione che se prese alla lettera, come ho sottolineato, sono a favore del lasciare i bambini negli istituti se non possono essere adottati nel luogo più idoneo e naturale per loro. Sappiamo entrambi qual è, vero? Lo stesso in cui sei cresciuto tu.

          PS
          Dammi pure del “tu”, sono più giovane di quanto pensi. 😉

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        • Paolo Viti ha detto in risposta a Francesco

          Aggiungo: hai qualcosa da dire riguardo al tema centrale dell’articolo?

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          • Francesco ha detto in risposta a Paolo Viti

            Perchè insiste nel ripetere le stesse cose se è chiaro che non conosce minimamente la realtà degli istituti dove vengono ospitati i minori? Sappiamo tutti che ci sono operatori e strutture che svolgono il loro lavoro con grande dedizione, ma è chiaro che lei non conosce le casistiche e i problemi normalmente affrontati in quei luoghi. Ho l’impressione che lei, e gli altri che fanno discorsi come il suo, immaginiate che gli affidi e le adozioni in Italia riguardino solo bambini paffutelli di uno o due anni e che quindi il problema sarebbe praticamente risolto all’origine, niente più lontano dalla realtà…

            Riguardo invece le sue elucubrazioni su cosa sia il “vero amore” che deve ricevere un minore o quale sia “l’unico luogo idoneo” (incredibile che qualcuno pensi che ci sia “un unico luogo idoneo”) dove crescerlo, penso che la questione non meriti neanche risposta, è bastato infatti leggere che per lei all’interno di una coppia gay o lesbica “viene censurata la diversità sessuale” per capire che anche di questo lei non ha le competenze sufficienti.

            Segua quindi il mio consiglio: parli di argomenti che conosce, di tuttologi che passano le giornate intere su internet spacciandosi per grandi esperti, ce ne sono ormai troppi.

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            • Paolo Viti ha detto in risposta a Francesco

              Bene, anche tu riconosci che chi lavora negli istituti per minori lo fa con grande dedizione e affetto. Dunque un luogo ideale per crescere i bambini, secondo i tuoi criteri. Basta l’amore, no? Bene, negli istituti trovano l’amore. Se il discorso non ti convince forse è perché sono sbagliati i tuoi criteri…oltretutto tanto amore e una buona resa economica i bambini la troverebbero anche nelle famiglie poligamiche, ma anche con 56 mamme e 29 papà. Certamente la quantità di amore sarebbe ben superiore a quella di due soli genitori omosessuali. Non credi?

              E’ curioso che una coppia gay non censuri la diversità sessuale…sbaglio o in una coppia gay manca il genere femminile? Capisco che la realtà la puoi rigirare come vuoi a parole ma almeno sui punti base dovremmo essere d’accordo. Mi riesci anche a spiegare perché la natura ha deciso che soltanto l’amore uomo-donna sia fecondo verso nuova vita? Come mai vorresti che un bambino non beneficiasse della complementarietà dei sessi e come mai vorresti impedire ad un bambini di godere dell’amore di un padre o di quello di una madre?

              Francesco, i tuoi consigli e le tue provocazioni mi fanno solamente sorridere, è formidabile la capacità di affermare assurdità con la tua ingenua semplicità. Rischio di pensare che credi davvero alle sciocchezze che scrivi…

              PS.
              Hai qualche intelligente riflessione da fare anche sul tema centrale dell’articolo?

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              • Francesco ha detto in risposta a Paolo Viti

                Innanzitutto dovrebbe dimostrare un minimo di rispetto per chi ha molta più età ed esperienza di lei, la invito quindi a rivolgere i suoi insulti e le sue noiose divagazioni ai suoi simili. E’ chiaro che non solo è l’educazione ciò che le manca, ma anche un minimo di sale in zucca: se io le dico che esistono istituti con personale competente non significa che lì i ragazzi stiano meglio che accolti in una famiglia. Capisce? Solo una grave carenza di argomenti e di logica può far arrivare alla sua conclusione. Anche quando scrive che all’interno di una coppia omosessuale “viene censurata la diversità sessuale” dice un’autentica corbelleria: sarebbe come affermare che in una coppia costretta sulla sedia a rotelle viene “censurata la mobilità” e quindi anche i loro figli potrebbero soffrire gli stessi limiti dei genitori, magari non imparando a camminare correttamente. Per favore… anche qui la invito a fare uso del raziocino.

                Dato che sono sicuro che quelli come lei se non mettono l’ultima parola non sono contenti, la voglio informare che il mio lavoro mi ha portato ad avere per diversi anni rapporti con istituti e case famiglia, quindi se dico che lei non ha la minima idea di quanto accade in quei luoghi o di quale sia la loro reale utenza, significa che forse ho le mie ragioni. Sappia infine che mi piange il cuore trovare persone come lei, così malamente indottrinate e così attenagliate in battaglie senza senso, il cui unico scopo sembra voler allontanare dalla Chiesa quelle persone che con sforzo e impegno cercano ancora di tenere assieme questa società.

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                • Paolo Viti ha detto in risposta a Francesco

                  Caro Francesco come faccio a sapere la tua età? Di esperienza invece dimostri di averne ben poca, come ho già avuto modo di rilevare.

                  Vedo che non comprendi la tua contraddizione: se il criterio per definire un luogo idoneo ad accogliere un bambino, sostenuto dai sostenitori delle adozioni gay, è l’amore e una buona economia allora qualunque luogo in cui vi sia amore e buona economia è idoneo. Ecco dunque che anche gli istituti per minori corrispondono a questo profilo e non soltanto le coppie omosessuali. E’ logica, caro Francesco, e non riesci ad uscirne nemmeno se fingi di non capire.

                  Passiamo al tuo improbabile paragone tra la coppia omosessuale e la coppia in sedia a rotelle. Senza accorgerti stai paragonando l’omosessualità ad una malattia (chi è in sedia a rotelle è un disabile), paragoni un comportamento sessuale ad una condizione di malattia. Ne prendo atto.

                  Sinceramente mi sembrano due contesti assai diversi e imparagonabili. Confermo il fatto che al bambino affidato alla coppia omosessuale viene negato a prescindere il rapporto affettivo con la diversità sessuale (un padre o una madre), viene negato l’amore che un padre e una madre sanno dare, in modi differenti poiché sono due generi differenti, sarà condizionato nel suo rapporto con l’altro sesso avendo come riferimento due esempi in contrasto con il suo naturale orientamento fisiologico. Gli studi scientifici in cui si dimostra che gli adolescenti cresciuti con genitori omosessuali si dichiarano a loro volta omosessuali (in numero ben maggiore rispetto a quello di chi è cresciuto con una famiglia normale) si sprecano. Comincia da questo: http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/21057866

                  Non capisco infine la tua rabbia verso chi non la pensa come te e non accetta di far passare come ovvietà che adottare un bambino oggi sarebbe un diritto o che per creare una famiglia “basta l’amore”. Questo è il vero indottrinamento: arrampicarsi sugli specchi per trovare una giustificazione etica alle improvvise pretese sociali di una minoranza, anche se questo significa giocare con l’esistenza di altri esseri umani (guarda caso i più indifesi, i bambini) trattati come cavie da laboratorio e privati del diritto di una madre e di un padre per l’indottrinamento di qualche militante.

                  Se ti allontani dalla Chiesa perché i cattolici sono contrari all’adozione gay significa che le tue ragioni per seguire la Chiesa sono ormai sparite. Come ha affermato nel 2010 il card. Jose Mario Bergoglio (alias Papa Francesco): “Nelle prossime settimane, il popolo argentino si troverà ad affrontare una situazione il cui esito potrebbe nuocere gravemente alla famiglia. La posta in gioco è l’identità e la sopravvivenza della famiglia: padre, madre e figli. La posta in gioco sono le vite di tanti bambini che saranno discriminati in anticipo e privati del loro sviluppo umano con un padre e una madre, voluti da Dio. La posta in gioco è il rifiuto totale della legge di Dio incisa nei nostri cuori. Cerchiamo di non essere ingenui: questo non è semplicemente una lotta politica, ma è un tentativo di distruggere il piano divino. Non è solo un disegno di legge ma una “mossa” del Padre della menzogna che cerca di confondere e ingannare i figli di Dio”
                  http://www.ncregister.com/blog/edward-pentin/cardinal_bergoglio_hits_out_at_same-sex_marriage#ixzz2nvDtzfd9

                  Anche il Papa, deduco, avrebbe l’unico scopo di voler allontanare dalla Chiesa le persone.

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                • Paolo Viti ha detto in risposta a Francesco

                  Aggiungo per l’ennesima volta: hai qualcosa da dire sul tema centrale dell’articolo?

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            • Marco S. ha detto in risposta a Francesco

              Scusi sig.Francesco, se ho ben capito Lei, che ci guarda dall’alto in basso, e’ un operatore in questi istituti.

              Osservo poi come cambino “le mode”, anche quando investono il cuore del “futuro della specie”, cioe’ l’ambito in cui crescono i giovani.

              Quarant’anni fa e, ahime’ c’ero, sarebbe stato uno scandalo dire che poteva esistere qualche altro luogo “idoneo” alla crescita dei bambini, diverso da una coppia uomo-donna, in grado cioe’ di rappresentare o, almeno, emulare, i ruoli di padre-madre.
              Ora e’ uno scandalo, da far torcere le budella, sentir dire che “esiste un unico luogo idoneo” alla crescita dei bimbi.

              Naturalmente non parlo nemmeno della reazione di allora a chi avesse anche solo prospettato matrimoni ed adozioni per gli omosessuali.
              Era una cosa talmente lontana dal novero di quelle che ci sembravano le “umane possibilita’” che, se me lo avessero prospettato, avrei dubitato che nella mia pur verdissima eta’, mi sarebbe bastata l’intera vita per arrivare a vedere tanto !

              Il mondo si evolve, anche se verso cosa non mi e’ tanto chiaro.
              Spero che Lei abbia le idee piu’ chiare, ma mi permetto di dubitarne.

              Buona serata.

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              • Francesco ha detto in risposta a Marco S.

                Buongiorno Marco, chiedo scusa se le ho dato quest’impressione ma mi lasci dire che sentire un ragazzo giovane, che immagino liceale o poco più, fare ragionamenti così campati in aria e sentirlo pontificare su cose di cui palesemente non sa niente, è cosa che farebbe venir l’orticaria a chiunque. Veniamo quindi a noi: quarant’anni fa esistevano vedove (vedovi ben pochi per la verità) che allevavano da sole i propri figli, io conosco una madre che dall’immediato dopoguerra ne ha tirati su otto, di cui due con certi problemi fisici, ed ha fatto tutto da sola senza che nessuno pensasse che casa sua fosse un “luogo non idoneo”. Quindi penso che la monogenitorialità non sia un problema che desti particolare preoccupazione, se non magari per alcuni risvolti pratici. Gli omosessuali invece quarant’anni fa erano ancora abbastanza nell’ombra, quelli che vivevano la loro condizione alla luce del sole si contavano sulle dita di una mano e si trovavano solo nelle grandi città, quindi in questo senso ha ragione lei: all’epoca certe proposte erano impensabili. La nostra società però è cambiata: oggi è multietnica, multirreligiosa, multiculturale e giustamente donne e uomini omosessuali possono vivere la loro condizione con maggiore libertà, questo è un dato di fatto che non possiamo negare. Sta a noi se cogliere questi cambiamenti o arroccarci nel nostro castello, ma temo che in questo secondo caso perderemo la sfida, anche perchè di rendita non si può campare per sempre.
                Cordiali saluti

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                • Max ha detto in risposta a Francesco

                  Probabilmente quella che si ritiene non-idoneità non deriva tanto dalla non presenza di un papà e di una mamma (che dire appunto dei genitori vedovi che continuano ad occuparsi dell’educazione dei propri figli), ma alla confusione/sovrapposizione/sostituzione/mistificazione dei ruoli.
                  Vi sono poi aspetti prettamente attinenti alla vita spirituale delle persone coinvolte (tutte le persone coinvolte) e alle loro conseguenze, che sfuggono ad un puro approccio “pragmatico”.

                  Per il resto eviterei di accettare l’eguaglianza nuovo=positivo semplicisticamente.

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                • Paolo Viti ha detto in risposta a Francesco

                  “L’esperto” Francesco ora afferma che “la monogenitorialità non sia un problema che desti particolare preoccupazione, se non magari per alcuni risvolti pratici”.

                  Era prevedibile: se basta l’amore anche una mamma single non avrà problemi a crescere un bambino (ma nemmeno 16 genitori, 4 papà e 7 mamme…tanto basta l’amore, no?).

                  Peccato che la letteratura scientifica dica da secoli esattamente l’opposto, e non solo perché la maggior parte di questi bambini vive un divorzio o una separazione dei genitori (“cosa vuoi che sia” dirà Francesco!). Guardiamo ai dati più recenti:
                  figli di famiglie monogenitoriali hanno: maggiori comportamenti anti-sociali (http://www.telegraph.co.uk/education/11084932/Children-raised-by-married-parents-are-better-behaved.html);
                  meno propensi a dichiararsi felici (http://www.esrc.ac.uk/_images/US_Summary_of_first_findings_spreads_tcm8-14755.pdf);
                  il doppio del rischio di andare male a scuola, problemi comportamentali, abbandono della scuola superiore, essere senza lavoro, mentre per le ragazze c’è il doppio del rischio di diventare madri adolescenti (http://www.nejm.org/doi/full/10.1056/NEJM199504063321422);
                  più probabilità di divorziare una volta adulti (http://www.jstor.org/discover/10.2307/2781025?uid=3738296&uid=2&uid=4&sid=21104439247361) eccetera…

                  La cosa preoccupante a che a dirlo è uno che si definisce “esperto”, pensiamo cosa possono pensare coloro che non lo sono!!

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                • Marco S. ha detto in risposta a Francesco

                  Caro Francesco, non cerchi simpaticamente di “farmi su”

                  Societa’ multietniche, multiculturali e multireligiose ci sono state anche in passato.
                  Alcune praticavano abbastanza diffusamente l’omosessualita’.
                  Non una di esse che si sia mai azzardata, anche lontanamente, di attribuire alle coppie omosessuali prerogative in qualche modo assimilabili al matrimonio (che, come ho ripetuto fino alla nausea, non e’ un diritto, quindi non puo’ essere nemmeno un “diritto negato”).

                  Pertanto inviterei a maggior prudenza coloro che non esitano a dirigere serenamente la nave della nostra societa’ verso “terre incognite” e si incazzano pure se l’uomo alla sonda osserva che, secondo lui, cosi’ facendo si andra’ “a scogli”.
                  Puo’ darsi che abbia ragione il timoniere, ma puo’ darsi anche che abbia ragione l’uomo alla sonda: non ci sono precedenti storici, si va, appunto, verso “terra incognita”.
                  Cosa sia la societa’ restando cosi’ lo sappiamo bene da 5000 anni di esperienza
                  Cosa sara’ altrimenti la societa’, non lo possiamo sapere.

                  Il fatto che poi siano da sempre esistite, per forza maggiore, anche situazioni anomale di vario tipo che, secondo me, non hanno comunque giovato al sereno sviluppo dei figli, non mi pare un motivo sufficiente per istituzionalizzare l’anomalia.

                  “I cambiamenti” di cui Lei parla sembrano fenomeni naturali, come il graduale spegnimento del Sole, l’entropia o le tasse.
                  “Sfide” con cui dobbiamo confrontarci: una frase suggestiva, frequentemente usata, che significa invariabilmente che dobbiamo accettare “sic e simpliciter” tutto il pacchetto.

                  Nel dire questo, Lei sembra quindi escludere che nella societa’ siano esistite ed esistano forze in grado di imporre gradualmente questi cambiamenti di costume.
                  In caso contrario non credo che sarebbe cosi’ antidemocratico ed illiberale da negare almeno il diritto di critica e di opposizione politica (che non comporta solo “arroccarsi”, ma anche contrattaccare sul piano dibattimentale: non mi sottovaluti).

                  Ma anche se questi cambiamenti che ci “sfidano” fossero un portato del tutto “naturale” dell’umana evoluzione, viva Dio siamo esseri raziocinanti, non dei lombrichi, con la facolta’, il diritto e forse anche il dovere di ragionare e decidere se debbano essere la ragione, il desiderio, l’istinto o il caso a governare le nostre vite.

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                • Dario* ha detto in risposta a Francesco

                  Caro Francesco, mi sento in dovere di fare una piccola precisazione iguardo alla monogenitorialità perché non mi sembra di averla letta scritta da altri (e se eventualmente fosse, repetita iuvant =P ).
                  Poniamoci, come inviti tu, nella situazione di un orfano di padre o di madre. Ora quel bambino sarà cresciuto, più o meno bene, dal genitore superstite. Quale sarà il punto di vista di quel bambino? Sarà: sono figlio di mio padre e di mia madre di cui uno dei due è morto. Un fatto tragico una gran sfortuna. Con chi se la prenderà quel bambino per questo? Con chi ha la colpa di tale decesso, se è individuabile, altrimenti col fato, con la società, col caso, con Dio o altro. Crescendo avrà modo di metabolizzare questa perdita, l’amore del genitore superstite potrebbe in qualche modo supplire almeno in parte.
                  Ora poniamoci nel caso di un bambino adottato da un single. Anche in questo caso si dovrà contemplare la sfortuna che ha avuto nell’essere sprovvisto di una madre o di un padre ma, a chi andrà la colpa di tale situazione se non all’egoismo dell’adottante? Si crea una situazione di conflittualità più o meno latente dovuta la fatto che il bambino amerà il genitore in quanto tale ma non potrà evitare di reputarlo responsabile del fatto che gli manchi l’altro genitore. Se permetti, crescere con un tarlo del genere è decisamente più difficile da metabolizzare.
                  Vogliamo far crescere i bambini nell’amore e proteggerli nei loro primi anni di vita o vogliamo fare di tutto per agevolare che coltivino turbe psichiche?
                  N.B. Io sono single, non ho prosepttive di matrimonio e mi piacerebbe avere dei figli, credo che avrei anche tanto amore da donare loro ma mai e poi mai mi sognerei neanche lontanamente di pretendere di adottarne.

                  Per quanto riguarda le coppie gay il discorso di cui sopra si complica esponenzialmente e spero ci si possa arrivare anche senza doverlo descrivere per esteso

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                  • Dario* ha detto in risposta a Dario*

                    Aggiungo una cosa che potevo esprimere meglio:
                    – orfano: situazione di dolore e svantaggio inevitabile (non abbiamo potere sulla morte)
                    – adottato da single (o peggio): situazione di dolore e svantaggio provocata con dolo e facilmente evitabile
                    E’ grave che non si arrivi a cogliere la differenza tra i due casi. Un single che adotti in soldoni non vuole il bene del bambino o quantomeno non interamente, la priorità è focalizzata sul proprio bisogno di essere genitore, è egoismo ed è proprio la prima cosa verso cui gli assistenti sociali dovrebbero stare in guardia (purtroppo in questa società malata e perversa non è così)

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  2. beppino ha detto

    Per la Redazione: mi pare che nell’articolo ci sia qualcosa che non va quando si parla di poligamia….

    Passando all’argomento: unioni civili portano alle adozione gay. Questo é sicuro come é sicuro che le varie coppie omosessuali italiane che vorranno un bambino certamente non aspetteranno eventuali integrazioni legislative dopo l’introduzione delle unioni civili.
    Ormai non c’é limite al “facciamo quel che vogliamo” e se gli altri non sono in grado di dire la loro ma solo subire o prendere atto dell’acquisito, una volta venuti al mondo, “se ne dovranno fare una ragione…”.
    Quanto al resto della società civile c’é solo da vergognarsi: giudici che abusano del loro potere e decidono ciò che è lecito o meno in assenza di leggi specifiche, sindaci che adottano pratiche di registrazione illegittima (facendo inoltre becera politica sfruttando la posizione di potere “amministrativo” delegata a loro dai cittadini…) in pieno dispregio alle normative attuali che le vietano, coppie omosessuali che ammettono candidamente che il prossimo passo é “adottare bambini negli Stati in cui é permesso per poi ritornare in Italia e ricominciare la caciara per arrivare a legalizzare la registrazione dei figli”, ecc…
    Ha ragione il Papa, resta solo la Testimonianza e il ritorno alle origini cercando di circoscrivere con bacelli etici quel poco che resterà della famiglia.

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  3. gladio ha detto

    Certo che se il buon Crocetta prodigasse lo stesso entusiasmo e la stessa serietà con cui si impegna per ” il conseguimento e la tutela ” dei diritti dei gay anche per il conseguimento e la tutela del sacrosanto diritto dei suoi amministrati a vivere in una Regione civile anzichè in una landa devastata da mala amministrazione, mala sanità, malaffare e quant’ altro, a quest’ ora la Sicilia sarebbe una piccola Svizzera.

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    • Max ha detto in risposta a gladio

      Da siciliano, mi accontenterei piu’ che si dedicasse full-time alla riforma della cattiva macchina amministrativa della Regione Sicilia, con l’abolizione di sprechi e clientele, piuttosto che parlare di adozioni alle coppie dello stesso sesso. D’altra parte,la cattiva politica in Sicilia e’ una cosa che va avanti da decenni e ci vorra’ una vita per smantellarla. In questo (solo in questo) non c’entra Crocetta.

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      • gladio ha detto in risposta a Max

        Capisco benissimo , caro Max , che Crocetta non è resposabile dei ” mali antichi ” che affliggono la tua bella isola.

        Ho l’ impressione però, a giudicare dal suo operato, che non sia granchè al corrente della situazione socio- economica in cui versa la Regione che amministra ( cosa gravissima per un Governatore), così non fosse saprebbe che i pensieri che quotidianamente angosciano i siciliani non sono sicuramente i matrimoni e le adozioni dei bambini alle coppie gay, ti pare?

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        • Daphnos ha detto in risposta a gladio

          Chiaramente un militante dell’altra sponda ti risponderà: “e allora chi decide cosa è urgente e cosa non lo è? ” oppure “invece là detto anke saviano ke l’adozione dei gay e 1 priorita!!!! 1! 1!!”. Ma il punto è proprio questo: perché parlare di unioni gay anziché di questioni legate all’amministrazione e al lavoro? Forse perché, casualmente…, i più convinti sostenitori etero delle politiche di Crocetta, Marino e company appartengono a categorie, come quella dei pennivendoli sinistrati, che con il lavoro hanno ben poco a che fare?

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          • gladio ha detto in risposta a Daphnos

            Lo informerei subito il militante dell’ “altra sponda”o dell” altra parrocchia” che dir si voglia su chi è che detta le priorità:

            1) Il sig. Stomaco ( che è vuoto per via del lavoro che manca )

            2) il sig. Malato che non riesce a curarsi per via della malasanità

            3) la sig.ra Famiglia che, nonstante sia ancora uno dei pochi pilastri sani a sostenere questo disgraziato Paese, viene costantemente bastonata e ignorata.

            4) i sig.ri Genitori che si vedono tolti i buoni bebè dalle stesse amministrazioni che patrocinano le varie schifezze arcobaleno.

            Ecco chi sono i soggetti che dovrebbero essere presi in considerazione per stabilire le “priorità”, non quattro depravati che agitano stracci arcobaleno o arancione! Che Dio li strafulmini tutti quanti!
            E che mi diano pure dell’ omofobo che tanto non me ne frega niente!!!

            Ps:scusate lo sfogo ma quando ci vuole ci vuole..

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          • Sophie ha detto in risposta a Daphnos

            No il punto è che i convinti sostenitori etero delle politiche di Crocetta, Marino e company e dei vari lorsignori arcobaleno sono tutto tranne che etero. Queste persone che hanno quest’ossessione per i diritti gay in realtà sono omosessuali e non lo sanno.

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  4. Andrea ha detto

    se non vi dispiace, visto che siamo in tema, vorrei porre una domanda a cui nessuno è mai riuscito a rispondermi.

    mi spiegate la differenza tra il matrimonio e le unioni civili? com’è possibile arrivare attraverso una logica razionale alla concezione di “unione civile”? qual’è stato nel mondo il primo governo ad introdurre questa “svolta di innovazione” nella propria agenda politica?

    insomma, non pensate anche voi che l’istituzione del matrimonio come lo conosciamo oggi, renda inutile le unioni civili come le unioni civili rendono inutile l’istituzione del matrimonio? che senso hanno queste fantomatiche unioni civili? tenendo presente quello che accade in Olanda, immagino che abbiano un senso solo per alcune persone coinvolte in casi “eccezionali” come relazioni omosessuali, incestuose o poligame. ma per le classiche coppie eterosessuali che senso hanno? in Giappone hanno persino permesso ad un tizio di sposarsi con un personaggio dei fumetti.. che morale c’è in tutto questo? che morale c’è nelle unioni civili? immagino per la semplice soddisfazione dei soliti capricci morali.

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    • No_name ha detto in risposta a Andrea

      Tra matrimonio civile (non quello religioso, che è tutta un’altra cosa) e unioni civili non c’è una differenza sostanziale, il modello tedesco (quello che sarà adottato in Italia per intenderci) è uguale al matrimonio tranne che per l’adozione congiunta di minori, dove i conviventi possono comunque adottare i figli naturali e adottivi del partner. L’anno scorso però la consulta tedesca ha dichiarato ammissibile anche l’adozione congiunta, eliminando quindi di fatto le differenze tra unioni tra omosessuali e matrimonio civile.

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  5. Attilio ha detto

    Dopo aver reso precario il lavoro, dopo aver resi precari gli affetti, dopo aver reso precaria la vecchiaia (la pensione) la cultura dominante sponsorizzano i matrimoni omofili vuol rendere precaria e confusa agli adolescenti la propria naturale sessualità’ . No grazie!

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    • No_name ha detto in risposta a Attilio

      Naturale sessualità? Ma le unioni gay servono appunto per stabilire il principio che ognuno ha diritto alla propria naturale sessualità!

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      • Jack ha detto in risposta a No_name

        Quindi si è scoperto il gene gay? Ah, non lo sapevo!! Chi l’ha scoperto? Si nasce gay…è dunque ereditario, se la genetica non è un’opinione. Posso sapere cosa c’è di naturale in un comportamento che contraddice l’orientamento anatomico e fisiologico del proprio corpo?

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        • Leo ha detto in risposta a Jack

          La Genetica non è il suo forte, se lo lasci dire :D. L’orientamento sessuale è essenzialmente un carattere genetico multifattoriale, come moltissime altre caratteristiche umane (come ad esempio l’altezza di un individuo); cioè dipende dall’espressione di un insieme di loci genici combinata con interazioni ambientali. Non si tratta chiaramente di un carattere mendeliano, determinato univocamente da una singola variante allelica, come ad esempio l’Acondroplasia. Suggerisco quindi di lasciare perdere aspetti come l’ereditarietà del carattere, molto complessi da trattare e di abbandonare il concetto di “gene Gay”, che è chiaramente contradditorio. I loci genici “responsabili” dell’insorgere del carattere non sono ancora noti, cosa che non deve sorprendere dato la complessità della questione e considerando che vale lo stesso per una enormità di altri caratteri multifattoriali. Questo detto, gli screen genetici condotti negli anni hanno individuato una serie di loci che sembrano avere una significativa rilevanza statistica, sparsi per il corredo cromosomico. Quando si avranno maggiori dettagli (é solo una questione di tempo chiaramente) sarà possibile studiare nel dettaglio ogni singolo allele, la sequenza di basi, individuare le sequenze codificanti, studiare i prodotti funzionali per cui le basi codificano e come questi interagiscono a livello biochimico e fisico per arrivare ad esprimere il carattere. Sarà assolutamente affascinante. Il materiale scientifico, compresi i Paper storici degli anni 90, sono disponibili sul portale NCBI, della United States National Library of Medicine, ramo del National Institutes of Health. è il punto di riferimento usato anche in facoltà (studio Medicina e Chirurgia).

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          • Attilio ha detto in risposta a Leo

            Se non basta la genetica che lei dice complessa c’è, l’anatomia e la fisiologia umana. La vera, razionale e feconda sessualità e’ quella tra uomo e donna. Vi sono poi forme di libidine violenta che è bene siano tenute lontane dai giovani, dalle donne e dai vecchi. Si da importanza a teorie di incerta se non fumosa definizione su cui si vuole legiferare per imporre concetti e costumi estranei alla maggioranza delle persone.

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          • Dario* ha detto in risposta a Leo

            Senza fare sperpero di paroloni, seguiamo un semplice filo logico attenendoci al paragone che fai con l’altezza: un gigante di 2,50m potrà caratterialmente sentirsi minuscolo quanto vuole ma questo non cambierà mai la realtà dei fatti che è che è un individuo molto alto. Analogamente un uomo potrà sentirsi effeminato quanto vuole ma questo non cambierà mai il fatto che sia un maschio (discorso analogo per le donne). La realtà sancisce l’ordine naturale delle cose, non i voli pindarici o l’abuso di concetti astratti e terminologia astrusa.

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            • Leo ha detto in risposta a Dario*

              Noto un notevole livello di confusione in questo, così come in altri, commenti; in particolare questo parallelismo con l’altezza di un individuo mi pare decisamente mal posto. Come dicevo l’altezza è un parametro determinato dall’espressione di una molteplicità di geni, i quali grossolanamente delimitano un certo range entro in quale l’individuo si svilupperà. Un individuo oltre i 2 metri avrà quella specifica altezza e il “come” questo stesso individuo si possa sentire è irrilevante nel contesto. Una persona il cui corredo genetico preveda varianti alleliche che determinano l’insorgenza del carattere “omosessualità”, date le condizioni ambientali (per chiarezza, nel caso si intendono elementi come l’esposizione ormonale in ambiente uterino durante lo sviluppo prenatale / controllo epigenetico), svilupperà tale carattere e si sentirà, spontaneamente, sessualmente e sentimentalmente attratto ad individui del suo stesso sesso. Non mi è chiaro cosa abbia a che fare l’effeminatezza con tutto questo. Un uomo omosessuale non si sente una donna, né intende o vorrebbe esserlo e non è ne più né meno effeminato rispetto al resto della popolazione (non esistono dati statistici rilevanti a riguardo).

              La sessualità di un individuo è fortemente influenzata da substrati biologici, in particolari riguardanti il sistema nervoso centrale. Persino da un punto di vista neuroanatomico ci sono alcuni dati interessanti a riguardo : differenze strutturali nel terzo nucleo interstiziale anteriore ipotalamico, la cui attività è associata alla regolazione sessuale e che presenta dimorfismo sessuale nella nostra specie; o ancora, nucleo soprachiasmatico anteriore ipotalamico, asimmetria emisferica, commessura anteriore telencefalica. Questi sono solo alcuni dati, alcuni dei quali non chiari né pienamente confermati, che, però, sommati a screening genetici ed esami statistici portano a dimostrare ciò che dicevo precedentemente : l’omosessualità si presenta come carattere genetico multifattoriale. Questa è una posizione su cui esiste “consenso scientifico”, in attesa di ulteriori dati. Lo studio di questi elementi è incredibilmente complesso e la situazione è resa ancora peggiore dalla tendenza dei geni umani ad andare incontro a processi di splicing alterenativo (ogni gene codifica per ~4 prodotti funzionali differenti, che possono agire a loro volta sull’espressione genica, ecc).

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              • Paolo Viti ha detto in risposta a Leo

                Che l’omosessualità sia una predisposizione genetica non ci sono dubbi, che l’omosessualità sia “determinata” dai suoi geni fin dalla nascita è un altro paio di maniche. Simon LeVay lo ha ormai capito, Leo no. Siamo tornati al determinismo genetico…incredibile!!

                Occorre far notare le decine di studi su gemelli omozigoti, cresciuti in condizioni prenatali uguali, hanno chiaramente e definitivamente dimostrato che l’omosessualità non è causata da fattori genetici o condizioni prenatali. I più noti sono gli studi del dott. Neil Whitehead, il quale ha rilevato che se un gemello identico ha attrazione per lo stesso sesso i casi in cui il co-gemello ha la stessa attrazione sono solo circa l’11% per gli uomini e il 14 % per le donne. Ciò che “crea l’omosessualità” in un gemello identico e non nell’altro -concludono gli studi- devono essere fattori post-parto. Dunque il contesto educativo, familiare e ambientale.

                Leo Parla di “consenso scientifico”, mentre la politicizzata Lgbt “American Psychological Associatian” afferma: “Non vi è consenso tra gli scienziati circa i motivi esatti per cui un individuo sviluppa” un orientamento omosessuale. http://www.apa.org/topics/lgbt/orientation.pdf

                Come è stato ben spiegato: “i geni sono importanti per tutti i comportamenti umani complessi, ma non ne determinano nessuno […] poiché non sono noti comportamenti umani complessi in cui i geni rendono incapaci di resistere all’esecuzione di un comportamento, l’argomento genetico non dovrebbe essere usato come base per le valutazioni morali. I geni forniscono una fonte di influenza ma il loro ruolo nella produzione di eventuali comportamenti complessi è lontano dal determinismo”: http://www2.psych.ubc.ca/~heine/docs/geneticessentialism.pdf

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                • Leo ha detto in risposta a Paolo Viti

                  Guardi che il mio non è affatto determinismo genetico (biologico) in quanto sono il primo a riconoscere l’importanza “dell’ambiente”, nella sua più ampia definizione; il solo ruolo del controllo epigenetico è assolutamente fondamentale nello sviluppo di un organismo e certamente ancora non pienamente compreso. Le faccio inoltre notare che non esiste alcuna contraddizione fra quanto da me sostenuto e ciò che sostiene l’APA, in quanto la comunità scientifica nel suo complesso, pur non comprendendo finemente le cause, riconosce (attualmente) al carattere una chiara impronta genetica e un contributo nucleotidico al suo sviluppo. Tutti gli screen genetici condotti hanno individuato loci genici statisticamente legati al carattere e anche gli studi sui gemelli omozigoti (che proprio uguali non sono, ma non voglio farle un corso di Genetica universitario) hanno evidenziato che la probabilità che entrambi sviluppino il carattere aumenta all’aumentare della condivisione del patrimonio genetico.

                  Dall’abstract di uno dei più recenti Paper :

                  “[…] Recently, a wide search of the genome has given significant or close to significant linkage values with regions 7q36, 8p12 and 10q26, which need to be studied more closely. Deviation in the proportion of X chromosome inactivation in mothers of homosexuals seems to favor the presence of genes related with sexual orientation in this chromosome. There is still much to be known about the genetics of human homosexuality.”

                  O ancora, un altro paper :

                  “The origins of the phenomenon have long been the subject of scientific study. In this chapter, we will review the evidence that sexual orientation has biological underpinnings and consider the involvement of epigenetic mechanisms. We will first discuss studies that show that sexual orientation has a genetic component. These studies show that sexual orientation is more concordant in monozygotic twins than in dizygotic ones and that male sexual orientation is linked to several regions of the genome.”

                  Le pare che contraddicano ciò che sto sostenendo?

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                  • Paolo Viti ha detto in risposta a Leo

                    Qul che dici è simile alla la mia posizione, espressa qui: http://www.uccronline.it/2014/10/30/rosario-crocetta-le-unioni-civili-ci-portano-alle-adozioni-gay/#comment-149555

                    L’omosessualità non è genetica, è predisposizione sulla quale l’ambiente e l’epigenetica giocheranno il ruolo determinante. Tu affermi che sarebbe “fortemente influenzata”, invece l’espressione corretta è che l’omosessualità è semplicemente influenzata ma non determinata.

                    Interessante il primo studio che citi (http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/19961060), dove si legge: “Human sexual orientation is a complex trait, influenced by several genes, experiential and sociocultural factors. These elements interact and produce a typical pattern of sexual orientation towards the opposite sex. Some exceptions exist, like bisexuality and homosexuality, which seem to be more frequent in males than females”. Dunque i ricercatori da te citati considerano l’omosessualità un’eccezione al normale orientamento sessuale.

                    Poi continuano: “In order to identify the importance of genetic and environmental factors in this aggregation…” dunque ecco la concordanza tra fattori genetici e ambientali (nessun “gene gay” dunque, che tu giustamente non hai mai sostenuto).

                    Passano ad una rassegna storica: “In 1993, linkage between homosexuality and chromosomal region Xq28 based on molecular approaches was reported. Nevertheless, this was not confirmed in later studies. Recently, a wide search of the genome has given significant or close to significant linkage values with regions 7q36, 8p12 and 10q26, which need to be studied more closely”. Concludendo con un perentorio: “There is still much to be known about the genetics of human homosexuality”.

                    Il secondo studio che citi (http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/25172350) parla invece dell’orientamento sessuale in generale, accennando solamente all’omosessualità come eccezione. Non è quindi da prendere in considerazione dato che non è un paper specifico sulla genesi dell’omosessualità.

                    Esiste anche un recente studio che parla di ereditarietà dell’omosessualità che la identifica come prodotto del “malfunzionamento” degli epi-marcatori sessualmente antagonisti che dovrebbero proteggere i genitori da livelli di testosterone troppo alti e qualche volta passano ai figli, causando omosessualità nel figlio di sesso opposto: http://www.jstor.org/stable/10.1086/668167

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                    • Leo ha detto in risposta a Paolo Viti

                      Nel mio primissimo commento all’articolo ho chiaramente affermato che l’orientamento sessuale è generalmente considerato un carattere multifattoriale, il che implica una componente genetica associata ad una complessa serie di interazioni ambientali (come più volte ho sottolineato), fra cui regolazioni epigenetiche (che fondamentalmente agiscono sul genoma). E ciò che ho scritto è completamente valido, come dimostra la letteratura. Al contrario è in errore chi esclude, o sottovaluta fortemente, la componente genetica e/o chi crede che la sessualità di un individuo sia una libera scelta o puramente frutto di un contesto educativo, come spesso si sente dire. Non esiste evidenza scientifica per sostenere queste posizioni. Questo è quanto.

                      PS : il mio “fortemente influenzato” è associato ad un discorso più ampio. I substrati biologici a cui facevo riferimento vanno ben oltre l’espressione genica e riguardano anche interazioni biochimiche, morfologia delle reti neuronali / connessioni sinaptiche diencefaliche ecc, una volta che il carattere è “destinato” a manifestarsi.

                      Trovo inoltre “divertente” il fatto che lei evidenzi espressioni che probabilmente ritiene dispregiative negli abstract da me indicati, forse allo scopo di sottolineare una componente negativa o un’alienazione fisiologica nell’omosessualità. Se sapesse per quante casistiche simili espressioni possono valere probabilmente avrebbe evitato. Mi scusi se ho frainteso le sue intenzioni.

                      Interessante è anche il fatto che un carattere con impronta genetica, così antico dal punto di vista filogenetico, ancora si conservi in molte specie a dispetto dell’apparente svantaggio che esso comporta per l’individuo da un punto di vista riproduttivo. Ennesima dimostrazione di quanto poco ancora sappiamo sull’argomento.

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                    • Dario* ha detto in risposta a Paolo Viti

                      Leo, ai miei orecchi questa suona come una parziale ritrattazione,il “carattere genetico multifattoriale” è già stato ridimensionato a “carattere multifattoriale”. Può sembrare una banalità ma, visto che i tuoi interventi si basano molto sulla precisione del lessico e dei termini scientifici, io credo che non lo sia. Non so come sia la scienza di cui sei pratico tu ma quella di cui sono pratico io non ammette imprecisioni, le imprecisioni sono errori. Ma dato che la genetica si basa sulla statistica e sul calcolo delle probabilità e queste di per sé non sono una scienza esatta, capisco bene come i nostri punti di vista possano differire tanto

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                    • Paolo Viti ha detto in risposta a Paolo Viti

                      Credo che abbiamo raggiunto un buon compromesso, la genetica è importante ma mai scadere nel determinismo (e tu lo hai evitato).

                      Riguardo alla sottolineatura di “espressioni dispregiative” era una frecciatina a No_name che ha introdotto questo confronto volendo paragonare l’orientamento naturale dell’essere umano con l’omosessualità, la quale -affermano i ricercatori da te citati- è invece un’eccezione alla regola. Come è giusto che sia definita e come è giusto che l’eccezione non sia paragonata alla regola.

                      Rispetto al “vantaggio evolutivo” ti ricordo ancora una volta di non scadere nel biologismo: più che “impronta genetica” parlerei di semplice predisposizione e questo spiega anche perché l’omosessualità permane nella società e aumenta quando essa è più predisposta ad essa (il numero di persone che si definisce omosessuale aumenta all’aumentare dell’accettabilità dell’omosessualità nella società).

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                    • Leo ha detto in risposta a Paolo Viti

                      Dario*, Intendo la stessa identica cosa. Esistono i caratteri mendeliani e quelli multifattoriali. Entrambi hanno a che vedere con la genetica ed il termine che precede è semplicemente una abitudine che ho acquisito dai miei docenti (di Genetica, appunto). Come saprai il metodo scientifico comporta una continua messa in discussione del sapere e non possiede verità assolute, neanche numeriche. Lo studio di sistemi complessi, quali organismi viventi “superiori”, richiede talvolta l’utilizzo di elementi matematici e statistici, ma non è *propriamente* il metodo di indagine principale in ambito genomico. La statistica (e l’incertezza) è alla base della Fisica moderna ovviamente, e per quanto possa sembrare assurdo ed incomprensibile questi caratteri sembrano essere caratteristiche intrinseche del reale. La biologia si mantiene su un piano a noi più vicino, forse anche perchè, per quanto riguarda la comprensione del corredo cromosomico e dei suoi meccanismi di regolazione, siamo ancora in una fare infantile del sapere. Non ho dubbi che il futuro chiarirà molti degli aspetti di cui abbiamo parlato.

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                    • Dario* ha detto in risposta a Paolo Viti

                      Leo, come avrai capito, la biologia non è il mio ramo anche se, in modo meno approfondito di te, mi ci sono scontrato. Sono d’accordo con te che ci sono branche della fisica che fanno ancor più uso della statistica ma lo studio del genoma ne resta pesantemente influenzato perché questa è alla base dei sistemi informatici senza i quali lo studio del DNA sarebbe non solo impossibile ma anche inimmaginabile. Quando ad esempio si afferma che il genoma umano è stato interamente sequenziato in realtà sarebbe più corretto dire che se ne ha una ragionevole approssimazione, dato che il procedimento con cui questo viene fatto è estremamente impreciso e trova la sua ragion d’essere solo nell’accorpamento di ingenti quantità di dati ridondanti.
                      Senza entrare comunque troppo nello specifico, visto che non è ciò a cui volevo arrivare, mi pare di capire che, pur partendo da punti diversi, sembriamo d’accordo nell’affermare che, allo stato attuale, lo studio della genetica è ancora acerbo ed impreciso.
                      Ora, partendo da questo presupposto, non sembra anche a te che sia sintomo di incoscienza mettere a repentaglio la qualità della vita di un numero più o meno alto di persone sulla base di teorie ancora lontane dall’essere dimostrate? (sempre ammesso che si dimostreranno corrette con gli studi a venire)
                      Mi spiego meglio. Da un punto di vista squisitamente asettico, il diffondersi dell’omosessualità non può essere visto come un fatto positivo per il genere umano perché in netta opposizione alla sopravvivenza della specie (non lo sarebbe per nessuna specie, il discorso è generico). Da un mero punto di vista biologico quindi sarebbe bene per qualsiasi specie porre un limite al dilagare di questa tendenza in quanto in netto contrasto con la naturale sussistenza della specie stessa.
                      Quello che si fa con le adozioni gay è l’esatto contrario di quanto sopra: si mettono i bambini nella condizione maggiormente favorevole per sviluppare le proprie potenziali tendenze omosessuali o per crearne ove non ci siano. Tutto questo in netto contrasto con il bene della specie ed il bene dei bambini in questione. A prescindere quindi da quali e quante siano le possibili cause che possono portare a sviluppare l’omosessualità in una persona, è giusto fare di tutto per agevolarle per il solo fatto di voler mettere i capricci (abbiamo almeno l’onestà intellettuale di non chiamarli diritti) di alcuni adulti davanti al bene dei bambini (e dei loro reali diritti) e, più in generale, della specie stessa? A me sembra contro ogni logica e noterai che non sono affatto entrato nel merito di faccende soggettive come la moralità o la religione

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              • Dario* ha detto in risposta a Leo

                Mi sembra che la questione dell’altezza di un individuo invece sia perfettamente pertinente in quanto trattasi realmente di un carattere genetico mentre i gusti sessuali non lo sono. Mi spiego con un altro esempio visto che il precedente è stato, più o meno volutamente, travisato. Se a me piace il nero ed ad un altro piace il blu, non lo dobbiamo certo alla genetica, si tratta di tratti che si formano via via come “imprinting” nel corso della vita (in modo tanto più influente quanto più l’età dell’individuo è piccola). Le sinapsi si connettono mano a mano che l’individuo cresce e sperimenta, le variabili che le condizionano sono innumerevoli ma non andrei a scomodare la genetica se non in presenza di patologie.
                Per quanto riguarda l’altro esempio che mi si contesta, so anche io la differenza tra essere attratti dal medesimo sesso ed il sentirsi di sesso diverso dall’effettivo reale. Cerchiamo di estrapolare il concetto e non fermiamoci all’esempio in sé come chi fissa il dito di chi indica la luna…

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          • Danilo ha detto in risposta a Leo

            Concordo:Non esiste un solo gene del “comportamento umano” mi sembra che il metodo usato in certi studi è la stesso che usava l’ombroso per dedurre i comportamenti criminali dall’anatomia del cranio umano,studi tutti infondati.E questo perchè nel D.N.A non ci sono “geni di un vissuto che ancora non ha vissuto.”
            E questo è un’altro punto epistemico si parla della “rilvenza statistica” ma è proprio questo il punto che la rilavanza statistica non è che sia un metodo che restituisca nulla di diverso “probabilmente è cosi.”
            Sopratutto non è scientifico rimandare all’infinito verso un futuro presunto le conseguenze.
            Tale metodo che lei posta è morto con il positivismo logico,infatti basta trovarsi un caso contrario per inficiare lo studio stesso.

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            • Danilo ha detto in risposta a Danilo

              E si basa su inferenze tutte infondate banale esempio:

              In una popolazione esistono molti atei quindi è stato sviluppato un gene dell’ateismo.
              In un’altra popolazione esiste molti buddisti quindi è stato svilupato un gene del buddismo.
              Oppure in una popolazione dove si mangia una certa cosa non esiste un gene che faccia mangiare quella cosa piuttosto che altra.

              Il determinismo biologico/genetico e la sociobiologia NON sono SCIENTIFICHE.

              NON e che non esiste un “gene Gay” e che il concetto sia privo di senso solo per una persona omosessuale,non esiste nessun gene del comportamento: è indeducibile.

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              • Dario* ha detto in risposta a Danilo

                Appunto, quindi geneticamente non c’è nulla che distingua un uomo eterosessuale da uno omosessuale, il che equivale a dire che l’orientamento sessuale non è un fatto genetico, cosa che invece Leo sosteneva

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                • Danilo ha detto in risposta a Dario*

                  Esatto e come potrebbe esserlo,è come fare un analisi generica a un’infante epoi fare lo sciamano e predirre:tu diventaerai omosessuale.INfatti sono asserto tutti non falsificabili.

                  E considerata PSEUDO/SCIENZA.

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                  • Dario* ha detto in risposta a Danilo

                    Allora se siamo d’accordo mi sfugge come tu faccia a dar ragione a Leo che afferma in buona sostanza il contrario =)

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                    • Danilo ha detto in risposta a Dario*

                      Li do ragione che se OVVIAMENTE il gene omosessuale non ha senso,ma li contesto anche allo stesso modo che ovviamente tutto il resto non ha senso.Concordo con la’sserto di senso non concordo su quelli senza senso.

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                    • Dario* ha detto in risposta a Dario*

                      Ok, ora tutto torna, avevo frainteso 😉

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                  • Danilo ha detto in risposta a Danilo

                    Sottolineando che il progetto genoma umano ha sconfessato il determinismo genetico e biologico.Il resto è cacciara alla Vannoni.

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                • Leo ha detto in risposta a Dario*

                  Stando a tutto ciò che la scienza medica, nelle sue branche biologiche e genetiche, ha osservato fino ad ora : sei in errore. Ho provato a rispondere in maniera più esaustiva nel commendo al di sopra di questo.

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                  • Paolo Viti ha detto in risposta a Leo

                    Come sempre la “scienza medica” viene citata come corpo unico a sostegno delle proprie tesi.

                    La tua “risposta esaustiva” si scontra fin da subito con la politicizzata Lgbt “American Psychological Associatian” la quale spiega che non esiste alcun consenso sull’origine dell’omosessualità e, tuttavia, si esclude categoricamente che la causa possa essere un fattore genetico determinante: http://www.apa.org/topics/lgbt/orientation.pdf

                    L’origine dell’omosessualità non è determinata da biologica e genetica ma è possibile che si sviluppi all’interno di un preciso contesto ambientale e sociale, ammesso che vi sia una forma di predisposizione.

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            • Klaud ha detto in risposta a Danilo

              Forse aveva ragione Freud nel pensare che l’omosessualità sia una nevrosi; per chi porta invece come prova che l’omosessualità sia diffusa anche tra gli animali come argomento per affermare la sua naturalezza, non fa che affermare che anche gli animali siano nevrotici.
              — Danilo: L’ombroso…!? 😆

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              • Danilo ha detto in risposta a Klaud

                Mai affermato:

                http://www.filosofico.net/Antologia_file/AntologiaP/POPPER_%20COME%20NACQUE%20IL%20CRITERIO%20.htm

                Dunque cortesemente non veneggiare e se possibile esprimiti in maniera che abbia un senso.

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              • Danilo ha detto in risposta a Klaud

                Io non ho fede in Freud per la sdgeuente ovvia ragione:

                K. R. Popper, Congetture e confutazioni, trad. it. di G. Pancaldi, Il Mulino, Bologna, 1972, pagg. 63-66

                Fu durante l’estate del 1919 che cominciai a sentirmi sempre piú insoddisfatto di queste tre teorie: la teoria marxista della storia, la psicanalisi e la psicologia individuale; e cominciai a dubitare delle loro pretese di scientificità. Il mio problema dapprima assunse, forse, la semplice forma: “che cosa non va nel marxismo, nella psicanalisi e nella psicologia individuale? Perché queste dottrine sono cosí diverse dalle teorie fisiche, dalla teoria newtoniana, e soprattutto dalla teoria della relatività?” […].

                Riscontrai che i miei amici, ammiratori di Marx, Freud e Adler, erano colpiti da alcuni elementi comuni a queste teorie e soprattutto dal loro apparente potere esplicativo. Esse sembravano in grado di spiegare praticamente tutto ciò che accadeva nei campi cui si riferivano. Lo studio di una qualunque di esse sembrava avere l’effetto di una conversione o rivelazione intellettuale, che consentiva di levare gli occhi su una nuova verità, preclusa ai non iniziati. Una volta dischiusi in questo modo gli occhi, si scorgevano ovunque delle conferme: il mondo pullulava di verifiche della teoria. Qualunque cosa accadesse, la confermava sempre. La sua verità appariva perciò manifesta: e, quanto agli increduli, si trattava chiaramente di persone che non volevano vedere la verità manifesta, che si rifiutavano di vederla, o perché era contraria ai loro interessi di classe, o a causa delle loro repressioni tuttora “non-analizzate” e reclamanti ad alta voce un trattamento clinico.

                L’elemento piú caratteristico di questa situazione mi parve il flusso incessante delle conferme, delle osservazioni che “verificavano” le teorie in questione; e proprio questo punto veniva costantemente sottolineato dai loro seguaci. Un marxista non poteva aprire un giornale senza trovarvi in ogni pagina una testimonianza in grado di confermare la sua interpretazione della storia; non soltanto per le notizie, ma anche per la loro presentazione – rilevante i pregiudizi classisti del giornale – e soprattutto, naturalmente, per quello che non diceva. Gli analisti freudiani sottolineavano che le loro teorie erano costantemente verificate dalle loro “osservazioni cliniche”. Quanto ad Adler restai molto colpito da un’esperienza personale. Una volta, nel 1919, gli riferii di un caso che non mi sembrava particolarmente adleriano, ma che egli non trovò difficoltà ad analizzare nei termini della sua teoria dei sentimenti di inferiorità, pur non avendo nemmeno visto il bambino. Un po’ sconcertato, gli chiesi come poteva essere cosí sicuro. “A causa della mia esperienza di mille casi simili” egli rispose; al che non potei trattenermi dal commentare: “E con questo ultimo, suppongo, la sua esperienza vanta milleuno casi”.

                Mi riferivo al fatto che le sue precedenti osservazioni potevano essere state non molto piú valide di quest’ultima; che ciascuna era stata a sua volta interpretata alla luce della “esperienza precedente”, essendo contemporaneamente considerata come ulteriore conferma. Conferma di che cosa, mi domandavo? Non certo piú che del fatto che un caso poteva essere interpretato alla luce della teoria. Ma questo significava molto poco, riflettevo, dal momento che ogni caso concepibile poteva essere interpretato alla luce della teoria di Atler, o parimenti di quella di Freud. Posso illustrare questa circostanza per mezzo di due esempi assai differenti di comportamento umano: quello di un uomo che spinge un bambino nell’acqua con l’intenzione di affogarlo; e quello di un uomo che sacrifica la propria vita nel tentativo di salvare il bambino. Ciascuno di questi casi può essere spiegato con la stessa facilità in termini freudiani e in termini adleriani. Per Freud, il primo uomo soffriva di una repressione, per esempio, di una qualche componente del suo complesso di Edipo, mentre il secondo uomo aveva raggiunto la sublimazione. Per Adler, il primo soffriva di sentimenti di inferiorità determinanti forse il bisogno di provare a se stesso che egli osava compiere un simile delitto, e lo stesso accadeva al secondo uomo, che aveva bisogno di provare a se stesso di avere il coraggio di salvare il bambino. Non riuscivo a concepire alcun comportamento umano che non potesse interpretarsi nei termini dell’una o dell’altra teoria. Era precisamente questo fatto – il fatto che dette teorie erano sempre adeguate e risultavano sempre confermate – ciò che agli occhi dei sostenitori costituiva l’argomento piú valido a loro favore. Cominciai a intravedere che questa loro apparente forza era in realtà il loro elemento di debolezza.

                Nel caso della teoria di Einstein, la situazione era notevolmente differente. Si prenda un esempio tipico – la previsione einsteiniana, confermata proprio allora dai risultati della spedizione di Eddington. La teoria einsteiniana della gravitazione aveva portato alla conclusione che la luce doveva essere attratta dai corpi pesanti come il sole, nello stesso modo in cui erano attratti i corpi materiali. Di conseguenza, si poteva calcolare che la luce proveniente da una lontana stella fissa, la cui posizione apparente fosse prossima al sole, avrebbe raggiunto la terra da una direzione tale da fare apparire la stella leggermente allontanata dal sole; o, in altre parole, si poteva calcolare che le stelle vicine al sole sarebbero apparse come se si fossero scostate un poco dal sole ed anche fra di loro. Si tratta di un fatto che non può normalmente essere osservato, poiché quelle stelle sono rese invisibili durante il giorno dall’eccessivo splendore del sole: nel corso di un’eclissi è tuttavia possibile fotografarle. Se si fotografa la stessa costellazione di notte, è possibile misurare le distanze sulle due fotografie, e controllare cosí l’effetto previsto.

                Ora, la cosa che impressiona in un caso come questo è il rischio implicito in una previsione del genere. Se l’osservazione mostra che l’effetto previsto è del tutto assente, allora la teoria risulta semplicemente confutata. Essa è incompatibile con certi possibili risultati dell’osservazione – di fatto, con i risultati che tutti si sarebbero aspettati prima di Einstein. Si tratta di una situazione completamente differente da quella prima descritta, in cui emergeva che le teorie in questione erano compatibili con i piú disparati comportamenti umani, cosicché era praticamente impossibile descrivere un qualsiasi comportamento che non potesse essere assunto quale verifica di tali teorie.

                K. R. Popper, Logica della ricerca e società aperta, Antologia a cura di D. Antiseri, La Scuola, Brescia, 1989, pagg. 49-52

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          • Paolo Viti ha detto in risposta a Leo

            Concordo con tutti, in particolare con Dario. La questione, come ha spiegato bene Leo, è molto complessa e il comportamento sessuale (lascerei perdere il termine “orientamento” che è viziato da una fama di immobilismo) non è innato anche se risente certamente di una predisposizione. Il fattore decisivo, come sempre si è affermato, è l’ambiente e la cultura in cui esso è contestualizzato e si sviluppa.

            Anche per questo motivo è essenzialmente errato fare dei (presunti) “diritti omosessuali” il paragone con i “diritti dei neri” o “degli ebrei”.

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            • No_name ha detto in risposta a Paolo Viti

              Ciao Paolo, vedo che oggi sei esperto di adozioni e ieri, sotto il nome di Flavio eri esperto di storia. Questo pomeriggio nuovamente esperto, però in astrofisica. Un nickname, una specialità… dev’essere un lavoro molto duro gestire così tante identità e così tante competenze, magari se ti centrassi in una sola riusciresti a dire cose più interessanti e forse anche a dialogare in maniera più costruttiva, non credi? Ti auguro una buona serata e attendiamo domani per conoscere la tua ennesima competenza… sicuro non ci deluderai.

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              • Paolo Viti ha detto in risposta a No_name

                Caro No_name, mi scuso in anticipo se intervengo cercando di esprimere le mie idee. Capisco che tu non abbia molti argomenti per replicare e perciò ti riduci ad accusarmi di cambiare nickname e essere un tuttologo. E’ una forma di difesa e capisco l’estremo il tentativo.

                Oltre a questi commenti, riesci anche ad entrare nel dibattito in modo adeguato ed intelligente? Un saluto da Flavio 😀

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                • No_name ha detto in risposta a Paolo Viti

                  Tu conosci la verità e sai che puoi forse ingannare gli altri ma non te stesso.

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                  • Paolo Viti ha detto in risposta a No_name

                    Come ci ha insegnato Papa Francesco nessuno possiede la verità, la Verità è un incontro che ti si fa incontro. Tu probabilmente non hai avuto ancora la grazia di questo, forse è per questo che ti riduci a sterili commenti piuttosto che cercare un confronto come ha fatto, in questo articolo, Leo.

                    Senza Verità la vita è sopravvivenza anonima, non è un caso che tu abbia scelto il tuo nickname.

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                    • No_name ha detto in risposta a Paolo Viti

                      La “Verità” è truccare la partita? Allora devi essere messo molto male, ragazzo mio…

                      La scelta del mio nickname è dovuto al fatto che tu, come moderatore, hai cancellato i miei commenti, in un occasione hai addirittura alterato il contenuto del mio testo, modificando un link. Così facendo, hai impedito il mio diritto a replica, come immagino avrai fatto con altri, obbligandomi quindi a cambiare identità, da lì la scelta del nick No_name.

                      Tu invece non hai nuessuna necessità di firmarti una volta come Paolo Viti, una volta come Flavio o una volta come Pinco Pallino, se non per operare con inganno.

                      E poi dall’alto del tuo pulpito ci vieni a parlare di Verità…

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                    • Dario* ha detto in risposta a Paolo Viti

                      Non entro nel merito della moderazione, non parlo di fatti che non conosco. Per il resto stai accusando Paolo di fare una cosa che hai fatto anche tu per tua stessa ammissione e senza che nessuno ti abbia ripreso per questo.
                      Premesso questo, cosa cambia l’identità di chi scrive qualcosa? Quello che conta non è il contenuto del post? Tu hai diritto di replica sia che tu risponda a Flavio che tu risponda a Paolo, dov’è il problema?
                      Per quel poco che so non mi risulta che sia successo che Paolo abbia scritto qualcosa e poi, per rafforzarlo, si sia dato ragione con altri account fake. Ha cambiato nick? Fatti suoi, si vede che il precedente non gli piaceva più… Hai mai cambiato avatar su facebook?

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                    • Paolo Viti ha detto in risposta a Paolo Viti

                      Io sarei un moderatore??? E avrei manomesso tuoi commenti? Se le accuse avessero rilievo penale potrei denunciarti. Ovviamente non dici nulla di compromettente per la mia persona, ma la falsità delle tue affermazioni è spiazzante. Se non sbaglio ti ho anche picchiato quando eravamo piccoli. Giusto?

                      La mia contro-replica è che tu hai appena suonato al mio campanello e poi sei scappato prima che rispondessi. Se vuoi puoi rispondere con altre inventate accuse di questo genere.

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              • Dario* ha detto in risposta a No_name

                Diceva un tale “Cosa c’è in un nome? Ciò che chiamiamo rosa anche con un altro nome conserva sempre il suo profumo.”
                Tu accusi Paolo di spacciarsi per tanti fantomatici esperti ma io non gli ho mai letto scrivere cose tipo “sono dottore in astrofisica” oppure “sono cardiochirurgo al Gemelli” o “a tempo perso dirigo il CERN”. Come te Paolo è un utente che esprime le proprie opinioni la cui autorevolezza non è certo data da un particolare nickname o altro quanto dal loro contenuto.
                Il tuo sembra tanto il classico alzare un polverone di chi si vede alle strette e non sa più come ribattere. Hai finito gli argomenti e quindi cambi il tema della discussione dall’oggetto in questione alla persona del tuo interlocutore?

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                • Paolo Viti ha detto in risposta a Dario*

                  Ti ringrazio Dario, anch’io ho riconosciuto in questo attacco un tentativo di sviare l’argomento creando confusione. Capita con chi non ha argomenti, non a caso Leo -che di argomenti ne ha- non ha dovuto ricorrere a questi stratagemmi.

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          • lorenzo ha detto in risposta a Leo

            La tua dotta disquisizione sul fatto che talune forme di omosessualità siano un “carattere genetico multifattoriale” di origine prevalentemente epigenetica al pari della coprofagia, della fobolagnia, del frotteurismo, dell’ipossifilia, della necrofilia…, tanto per citarne alcune, non spiga le problematiche insorgenti in una persona che, pur continuando a produrre ovuli o spermatozoi, prova attrazione sessuale per persone dello stesso sesso.

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  6. Drew ha detto

    Omologaytion

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  7. Max ha detto

    Al di la’ del merito della questione, volevo ringraziare Leo che ci ha portato una interessante discussione di genetica e biologia.

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    • Dario* ha detto in risposta a Max

      Sono d’accordo, quando le discussioni si basano su fondamenti validi finiscono sempre per arricchire chi vi partecipa a prescindere dalle rispettive posizioni e Leo ha sicuramente dato il suo prezioso contributo in tal senso

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  8. Li ha detto

    Adozioni ai gay? Voglio proprio vedere!
    Dopo aver letto quest’altro articolo su Tempi…

    http://www.tempi.it/francia-marsiglia-sabrina-hout-donna-socialista-musulmana-nozze-gay-omofobia#.VFTNY2eGeuo

    …ho pensato, “ecco le prime avvisaglie di chi darà filo da torcere alla comunità gayofila”.

    Era da mo’ che lo dicevamo noi cristiani.

    Crocetta ha ragione, e attendo di vedere come si svilupperà la questione e vedere le reazioni dei “nuovi italiani”.

    Questo mi porta a dirvi che secondo un documento ONU (“Replacement Migration: is it a solution to declining and ageing populations?”) nel 2050 dovrebbero esserci circa 120 mlioni. Si analizzano i movimenti degli stranieri in Europa. Perchè ve lo dico? Perchè voglio proprio vedere quanto durerà questa lotta gayofila contro lìislam che avanza lento e inesorabile.

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    • Marco S. ha detto in risposta a Li

      Non credo sia opportuno auspicare l’islamizzazione dell’Europa per fermare queste derive.
      A mio giudizio si tratterebbe di un male usato per combatterne un altro.
      Ritengo che i “gayofili”, come Lei li chiama, e il risorgimento islamista siano due fenomeni che si puntellano a vicenda.

      L’esistenza dell’islam permette ai laicisti di bollare i cattolici come “talebani” o “ayatollah”, mettendo in parallelo una cultura da cui pure discendono, con un’altra con la quale c’entrano nulla.

      L’islam che era in declino fino agli anni ’70, al punto che la quasi totalita’ dei paesi islamici aveva praticamente adottato idee, categorie e costumi degli occidentali, ha secondo me ricevuto nuova linfa dalla graduale corruzione del mondo ex-cristiano, veicolata e diffusa con efficacia finora inedita tramite i moderni mass media.

      E’ chiaro quindi che, da un punto di vista di vista cristiano, laicismo ed islam sono due facce della medesima medaglia.

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