Sinodo sulla famiglia: l’ingerenza dei media laici viola la laicità

Non praevalebuntOggi inizia l’atteso “Sinodo per le famiglie” voluto da Papa Francesco. Tante sono le tematiche su cui si confronteranno vescovi e cardinali, anche se in questi giorni è divampata un’ossessione mediatica per la comunione ai divorziati risposati.

Premettiamo la nostra posizione: essere cattolici significa riconoscere nel Pontefice e nella Chiesa il luogo storico in cui la Verità rimane incarnata nella storia umana. E’ perciò inutile esprimere un’opinione pro o contro sul magistero della Chiesa, attendiamo la fine del Sinodo e la soluzione che troveranno i vescovi sarà certamente quella giusta, ispirata dallo Spirito Santo, per meglio aiutare queste persone nel loro cammino. Chi ha dubbi su questo è perché ad essere dubbiosa è la sua fede. Allora il problema è un altro.

Ma oggi vorremmo parlare di quegli opinionisti dei quotidiani “laici” che fino a ieri proclamando la laicità condannavano le opinioni (definite “ingerenze”) del Papa o dei vescovi su tematiche la cui autorità dipende dallo Stato. Eppure oggi non si fanno remore a ficcare il naso in argomenti che riguardano esclusivamente la Chiesa e la sua dottrina. I più scatenati sono i moribondi comunisti del “Manifesto” che fanno della laicità la loro bandiera e che invece continuano a violarla con articoli denigratori verso i cosiddetti “vescovi conservatori” che non approvano la soluzione di far accedere ai Sacramenti i divorziati risposati. Per non parlare delle solite urla di Marco Politi e Alberto Melloni. Ma a loro cosa importa? Da quando si impicciano di sacramenti e dottrina della Chiesa? E così gli altri media, con opinioni e giudizi (non richiesti) di improbabili vaticanisti e commentatori (rigorosamente laici, almeno così si fanno chiamare).

Sono davvero interessati alle coppie divorziate? No, la questione che sta sotto crediamo sia il brivido d’eccitazione che la Chiesa possa modificare la sua dottrina, possa avere un cambiamento. Per loro sarebbe un segno di debolezza (ma perché mai?), significherebbe che il mondo riesce a piegare questa inedita istituzione secolare. Come giustamente ha osservato Antonio Socci, la questione sulla comunione ai divorziati risposati «è diventata “un simbolo”, cioè una bandiera ideologica. È una posta in palio nello scontro fra ciò che resta del cristianesimo in Europa e un neopaganesimo aggressivo. Tutti gli avversari del cristianesimo vorrebbero che la Chiesa capitolasse su questo punto. È molto importante sottolineare questo, perché davvero ciò che sembra premere agli innovatori non è tanto la condizione di sofferenza di certe coppie (in questo caso si percorrerebbero altre vie, già individuate), ma il ribaltamento di fatto della dottrina cattolica attraverso la cosiddetta “pratica pastorale”».

Su questo come su tantissimi altri temi (ordinazione donne, annullamento celibato per i sacerdoti, posizioni bioetiche ecc..), è infatti insopportabile per molti uomini che la Chiesa cattolica mantenga la stessa posizione di certezza da secoli, da sempre possiamo dire, anche quando la maggioranza degli uomini ha scelto una via più facile e anche quando tutte le altre chiese hanno ormai abdicato al “volere del popolo”. Il tentativo disperato dei media laici di modificare o azzoppare qualunque punto della dottrina cattolica è ultimamente mosso dall’invidia verso chi ha una certezza, un valore in cui crede, ed è capace di difenderla con valide ragioni. Anche se ha contro tutto e contro tutti, perché il metro di giudizio della Chiesa non è il capriccio degli uomini ma lo sguardo di Dio.

Come ha detto un vecchio missionario: «L’unica istituzione che non si fa piegare e che tiene testa, ferma sui veri valori dell’uomo, è la Chiesa Cattolica. Teniamo duro e non intorbidiamo la nostra fontana. Un giorno, quando saranno stanchi e assetati, tanti uomini sapranno dove trovare un po’ di acqua fresca». E’ già successo tante volte nella storia, succederà ancora.

La redazione

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