Carl Friedrich Gauss e la sua “ferma fede in Dio”

Carl Friedrich Gauss 
 
di Francesco Agnoli,
da Il Foglio, 07/03/14

 

Tra Ottocento e  Novecento l’università di Göttingen, in Germania, è la Mecca della matematica, e, in parte anche della fisica. Passano di qui, infatti, come alunni o come insegnanti, Carl Friedrich Gauss, Bernhard Riemann, Felix Klein, Arnold Sommerfeld, David Hilbert, Hermann Minkowski, Kurt Godel, ma anche Albert Einstein, Max Planck, Max Born…Una serie incredibile di geni, che hanno spesso qualcosa da dire anche al pensiero filosoficoteologico.

Vorrei parlare del primo, il celeberrimo Gauss, il “principe dei matematici”, considerato spesso il più grande matematico della modernità. Buona parte della sua vita la trascorre proprio a Gottinga, come studente, dal 1795 al 1798, e poi come docente (sino alla morte, sempre a Gottinga, nel 1855). La carriera del già brillantissimo alunno comincia molto presto, con una serie di contributi alle ricerche matematiche.

Il primo giorno del nuovo secolo, il I gennaio 180, l’astronomo italiano don Giuseppe Piazzi (“il Colombo dei piccoli pianeti”) scopre il primo asteroide, Cerere, ma ne perde in breve le tracce. Gauss predice il punto esatto in cui riapparirà, facendo uso del metodo dei minimi quadrati. Cerere riappare proprio nel punto indicato da Gauss il 1 gennaio 1802. Inizia così il ruolo del grande matematico anche in campo astronomico, tanto che nel 1807 viene nominato direttore dell’osservatorio e professore di astronomia proprio a Gottinga. In onore del sacerdote astronomo italiano, Gauss chiamerà un figlio Giuseppe. Con il tempo Gauss darà contributi nei campi più svariati: oltre alla matematica e all’astronomia, alla geodesia, all’ottica, al magnetismo…

Quanto al pensiero filosofico e religioso di Gauss, è possibile ricostruirlo soprattutto grazie alla biografia di Wolfgang Sartorius von Waltershausen, direttore del museo di mineralogia e paleontologia dell’università di Gottinga e grande amico di Gauss. Scrive il Sartorius, in un testo stampato a Lipsia nel 1856: “La idea inconcussa di una vita personale dopo la morte, la ferma fede in un Ordine ultimo, in un Dio eterno, giusto, onnipotente, onnisciente furono le basi della sua vita religiosa, in perfetta armonia con le sue ricerche scientifiche”.

Riporta anche alcuni pensieri espressi dal grande matematico: «c’è in questo mondo una gioia della mente che trova soddisfazione nella scienza, e una gioia del cuore che si esprime soprattutto negli sforzi dell’uomo per illuminare le preoccupazioni e i pesi l’uno dell’altro. Ma se il piano dell’Essere Supremo è quello di creare esseri su pianeti diversi e assegnare per loro godimento ottanta o novant’anni di esistenza, sarebbe in verità un piano crudele. Se l’anima vive 80 anni o 80 milioni di anni e poi deve un certo giorno perire, allora questa durata della vita è una mera dilazione del patibolo. Non conterebbe nulla. Uno è perciò portato alla conclusione che in aggiunta a questo mondo materiale ne esiste ancora un altro, puramente spirituale…». “Questa convinzione divina –chiosa Sartorius- fu cibo e bevanda per il suo spirito fino a quella mezzanotte silenziosa in cui  i suoi occhi si chiusero. ..”.

Sappiamo infatti che Gauss vedeva nella matematica un tentativo di leggere nel piano divino della Creazione, ma sapeva molto bene, d’altro canto, quali fossero i limiti del sapere umano. Narra sempre il Sartorius che in un’occasione lo sentì affermare: “è lo stesso per me se Saturno ha 5 o 7 lune. C’è qualcosa di più alto nel mondo”. Un altro biografo, il Dunnigton, riporta un’altra frase di Gauss: «Ci sono domande le cui risposte io porrei ad un valore infinitamente più alto che quello della matematica, per esempio quelle riguardanti l’etica, o il nostro rapporto con Dio, il nostro destino ed il nostro futuro; ma la loro soluzione resta irraggiungibile sopra di noi, fuori dall’area di competenza della scienza». Per questo leggeva, ogni sera, il Vangelo.

Altre notizie importanti sul credo di Gauss le troviamo nel suo epistolario con un caro ed intimo amico ungherese, il matematico Volfang Bolyai. Una lettera di Gauss, datata 3 dicembre 1802, si chiude così: «Ora mio caro, addio! Possa questo sogno che si chiama vita esserti soave, preludio alla vita vera nella propria patria nostra, dove i ceppi del corpo greve, le barriere dello spazio, i flagelli dei dolori terreni, il languore delle nostre misere e trepide brame non angustiano più lo spirito ridesto. Coraggio, e senza brontolii portiamo sino alla fine il nostro fardello; ma non perdiamo mai di vista la meta più alta. E, quando suona la nostra ora, rallegriamoci di deporre il carico e di vedere cadere il denso velame”. Quando Bolyai annuncia all’amico la nascita di un figlio, questi, dimostrando ancora una volta di possedere una visione religiosa dell’esistenza, dichiara: «Tu hai ora in mano i primi anelli della catena del destino di una esistenza eterna che si prolunga all’infinito. Grave e seria, ma dolce vocazione!».

Dispiace per l’ex seminarista Odifreddi, ma anche in questo caso è verificabile la famosa frase di Bacone, Boyle e Pasteur: “Poca scienza allontana da Dio, ma molta scienza riconduce a Lui”.

Diversi pensieri religiosi dei principali scienziati esistiti è possibile trovarli nel nostro apposito dossier.

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