Claudio Abbado, la morte di un laico credente

Claudio AbbadoCome sappiamo è morto nella sua casa a Bologna Claudio Abbado, uno dei più grandi direttori d’orchestra d’Italia e, dal 30 agosto scorso, senatore a vita, nominato da Napolitano. Da anni lottava contro il cancro e in questi giorni in molti, giustamente, lo stanno ricordando.

Tra essi anche don Giovanni Nicolini, ex direttore della Caritas di Bologna, parroco del carcere della Dozza, il prete che ha frequentato Claudio Abbado negli ultimi anni diventandone amico: «Sì, era povero», ha spiegato all’incredulo intervistatore, «perché per lui la vita non era possesso, ma ricerca. E lui cercava, sempre».

«Lo definirei un laico credente», ha spiegato l’amico sacerdote, «un laico che non cessa di essere laico ma nemmeno di interrogarsi. Se la fede è ricerca, lui, a suo modo, la fede l’aveva. Il resto è un mistero». «Ci vedevano spesso, lo andavo a trovare a casa, discutevamo. Gli ultimi anni li ha vissuti un po’ sul filo del rasoio, per colpa della malattia. Sentivo che aveva bisogno di parlare, anche se era sereno, circondato dai suoi familiari. Si interessava di chi ha bisogno». Non si tratteneva dal presenziare a iniziative concrete: «Abbiamo organizzato i concerti in ospedale e in carcere, cui lui teneva moltissimo. Abbiamo fondato un coro, si chiama Papageno, che unisce carcerati e uomini liberi. Anzi, domani mattina sarà qui, a cantare per il maestro davanti al suo feretro. Io dirò una preghiera quando la camera ardente sarà chiusa».

E’ stato don Giovanni ad ufficiare il rito funebre di Abbado nella basilica di Santo Stefano a Bologna. «Santo Stefano è sempre stato un luogo caro a Claudio: era proprio di fronte a casa sua e qui spesso sostava in silenzio. Abbiamo pregato perché abbiamo riflettuto sul mistero della vita e della bellezza».

La redazione

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11 commenti a Claudio Abbado, la morte di un laico credente

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  1. Li ha detto

    Non so granché di Abbado e non sono stata d’accordo con l’idea di farlo senatore a vita: ritengo che certi meriti vadano guadagnati.

    Comunque pace all’anima sua, e se era un uomo sempre in cerca era una buona cosa. Tutto sta però nel sapere in che verso girava la sua ricerca. che il Signore lo accompagni nel suo cammino, dopo aver sofferto tanto…
    Ho un amico che farà la stessa fine, e non posso non sentirmi partecipe.

    Un’ultima sonata:

    http://www.youtube.com/watch?v=5tcE0hM1Gtc

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  2. Enrico ha detto

    Effettivamente nemmeno io comprendo cosa significhino le parole di don Nicolini, “laico credente”: è un ateo che rispettava la fede cristiana, oppure uno di quei miliardi di cristiani che dicono di credere ma rendono Dio totalmente avulso dalla loro vita, oppure uno che credeva a modo suo (come Dalla)? Certo, è raro trovare una persona per cui la fede è un cammino da percorrere (quale veramente è), e non una prerogativa statica del cristiano “fedele”, titolato ma non convinto.
    Tuttavia, pur augurando ad Abbado di poter contemplare quanto prima il volto divino, mi chiedo: atei, laici, e qualsiasi altra persona che abbia delle determinate idee e un certo riguardo per la cristianità, perché non chiedono a Dio (pur non credendovi ancora o credendovi male, ma con un pizzico di umiltà e di pazienza) lo spirito per poter cominciare un serio percorso di fede?

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    • Li ha detto in risposta a Enrico

      A volte bisogna toccare il fondo, prendere delle bastonate spirituali o fisiche per vedere la verità e trovare/ritrovare la fede. L’uomo è un essere talmente imperfetto e volubile…almeno Dio è paziente.

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    • Andy ha detto in risposta a Enrico

      Da quanto ho capito era una persona senza il dono della fede, ma che non smetteva di cercarlo. Poi è sempre sbagliato a etichettare…il titolo dell’articolo è necessariamente mediatico ed è giusto così. Mi concentrerei di più sulla testimonianza di don Nicolini, ben più ampia del suo “laico credente”, piuttosto che sull’etichettare Abbado.

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  3. Gianfranco Ottolini ha detto

    Qualcuno mi potrebbe spiegare il significato di “laico credente”?
    Grazie

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  4. Andrea Mondinelli ha detto

    IL SEGUENTE COMMENTO DI DON NICOLINI E’ SCONCERTANTE:
    “Claudio voleva bene ai poveri. E lui stesso era povero in modo molto interessante; per povertà intendo il non voler possedere la “verità”, il non dare mai nulla per acquisito. Vale per la religione come per la musica. Sia per la musica che per la fede infatti non esiste una interpretazione definitiva. In ogni caso è sempre un avvicinarsi a qualcosa che comunque ci sfugge. Un progredire sapendo che mai si raggiungerà la meta (Hegel? ndr)….
    Chi si illude di aver trovato, di possedere una fede senza dubbio, in realtà possiede solo un idolo. Mentre la parola di Dio esige una ricerca incessante”.
    CHE PALLE QUESTO MODO DI RAGIONARE CHE SERVE SOLO A FARE CONFUSIONE E AD INSTILLARE IL DUBBIO METODICO…

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    • Li ha detto in risposta a Andrea Mondinelli

      Mah…la ricerca della felicità non è una cosa in cui tutti riescono:troppi sono richiamati dalle “sirene” e non sentono la voce di Dio.
      A volte si resta abbagliati da idoli che hanno lo scintillante luccichio del bene. E’ astuto il diavolo.

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    • beppina ha detto in risposta a Andrea Mondinelli

      Penso che il commento di Don Nicolini sia adeguato. “Avvicinarsi a qualcosa che comunque di sfugge…” é indicativo di qualcosa che si cerca ben sapendo che la “certezza” non ci può essere. Penso che “affrontare” i vari aspetti della vita voglia dire anche approffittare di eventuali certezze ma sempre consci che nelle stesse non é possibile trovare completa ed esaustiva giustificazione a tutti i molteplici aspetti della stessa vita; nel contempo si deve però ambire a qualcosa di superiore (perché permette di aspirare al senso totale delle cose) ma non immediatamente arrivabile, altrimenti si ricade nelle certezze precedenti e nelle corrispondenti limitazioni. Presunte certezze esplicative del tutto rischiano di farci “coincidere” col Giustificatore del tutto, perdendo però di vista quello che é la principale realtà del nostro essere: siamo limitati.

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      • a-theòs=a-éthos ha detto in risposta a beppina

        Mi dispiace il sacerdote, purtroppo, parla chiaro: povertà (intesa positivamente) = non pretendere di possedere la verità; per la fede non esiste interpretazione definitiva. Si tratta di assurdità eretiche in pieno stile post-VII…

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    • a-theòs=a-éthos ha detto in risposta a Andrea Mondinelli

      Quousque tandem abutere, Don Nicolini (e consimili), patientia nostra? Quamdiu etiam furor iste tuus nos eludet? Quem ad finem sese effrenata iactabit audacia?

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