Scienza e fede, dove conduce la ragione?

Scienza e fedeDesideriamo portare all’attenzione un nuovo libro che si dedica alla tematica del rapporto tra scienza e fede e della ragionevolezza di quest’ultima. Si intitola Scienza e fede. Dove conduce la ragione (Schena Editore 2013).

L’autore è il dott. Carmine Curcio, cardiochirurgo di chiara fama nazionale e non, un uomo di scienza che però non si ferma alla semplice apparenza, al riduzionismo ma indaga l’uomo come creatura non solo biologica ma essenzialmente dotata di uno spirito superiore. Egli rifiuta il razionalismo e ricerca un collante tra scienza e fede senza il quale la seconda sarebbe relegata a semplice atto irrazionale, emotivo. Lo trova nella ragione che permette la conoscenza, comune ad ambedue.

«Il materialismo considera la fede incompatibile con la scienza», scrive l’autore nell’introduzione. «Io, pur partendo da una formazione laica, sono tra quelli che considerano questi due aspetti dell’esperienza umana compatibili tra loro». E ancora: «La relazione tra la scienza e la fede è sempre stata al centro di forti contrasti tra gli opposti dogmatismi. Io ho cercato di mantenermi a distanza dagli uni e dagli altri e, lasciandomi guidare dalla ragione, sono giunto a concludere che l’esistenza di un Dio Creatore e Padre Onnipotente è un’ipotesi plausibile e che la scelta di colmare con la fede il gap tra plausibilità e certezza è del tutto ragionevole».

Nella prima parte del libro viene affrontata la personale ricerca speculativa dell’autore su temi quali il rapporto tra fede, ragione e scienza, l’ipotesi della creazione dell’universo in contrapposizione a quella della sua genesi spontanea, la compatibilità tra fede ed evoluzione, il tema del dolore e della morte e molti altri aspetti della relazione tra l’uomo e Dio. La seconda parte è dedicata alla nota vicenda del caso Galilei, «una tappa essenziale per chiunque si proponga di esplorare il tema della ragionevolezza della fede e dell’origine del conflitto tra la scienza e la Chiesa».

Forse, proprio per l’importanza di questo episodio sarebbe stato preferibile affrontarlo da un punto di vista specificamente storico, tenendo conto della sua complessità e delle sue svariate sfumature, come ad esempio ha cercato di fare su questo sito il prof. Luigi Baldi, non riducendolo semplicemente ad un conflitto tra scienza e fede (o tra scienza e autorità della Chiesa, secondo il punto di vista dell’autore) La posizione della Chiesa fu molto articolata, i Gesuiti ad esempio accolsero le idee di Galilei e lo difesero dalle critiche degli aristotelici laici, le alte sfere della Chiesa, come il card. Bellarmino, non si dimostrarono mai pregiudizialmente contrarie al sistema copernicano e a Galilei, semmai scettiche a causa della mancanza di prove a sostengo. Non a caso il celebre epistemologo Paul Feyerabend scrisse addirittura che «la Chiesa dell’epoca di Galileo si attenne alla ragione più che lo stesso Galileo, e prese in considerazione anche le conseguenze etiche e sociali della dottrina galileiana. La sua sentenza contro Galileo fu razionale e giusta, e solo per motivi di opportunità politica se ne può legittimare la revisione» (“Contro il metodo, sono la pietra dello scandalo”).

Il volume in questione è in ogni caso un buon esempio di riflessione razionale e laica su Dio, la quale non arriva meramente alla conclusione che «il Dio di Galilei esiste e la sua presenza è riscontrabile nelle leggi che governano l’universo, le quali non sono orfane ma hanno un Padre. Non dunque un Dio calato dall’alto, o solo dall’alto, ma un Dio che si rivela dal basso, nelle leggi della natura». Ma va ben oltre, riconoscendo che «la scelta della fede non è un passo nel buio, come tanti atei sostengono, ma può essere, e io ritengo che debba essere, il risultato di un percorso argomentato del pensiero, in altre parole, una conquista della ragione». Non tanto verso il Dio dei deisti, perché «l’ipotesi di un Dio che crea un universo finemente sintonizzato su un preciso obiettivo, la vita, per poi abbandonarlo a se stesso, è del tutto priva di senso», ma piuttosto verso un Dio Creatore e d’amore, ed è dunque altrettanto plausibile «la divinità di Cristo, la Sua Resurrezione, l’immortalità dell’anima e tutto il resto, perché a un Dio Onnipotente e Padre, tutto è possibile».

La redazione

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