«E’ più ragionevole credere in Dio, anche senza dimostrazione matematica»

Nel giugno 2016 abbiamo pubblicato l’invito alla lettura del libro Dio e l’ipercubo. Itinerario matematico del cristianesimo (Effatà Editrice 2016) che l’autore, Francesco Malaspina, docente di Geometria algebrica presso il Politecnico di Torino, ha voluto gentilmente inviarci. In questo secondo contributo, il matematico ha voluto precisare meglio le intenzioni del suo libro, rispondendo a possibili obiezioni da parte di ipotetici lettori credenti e non credenti.

 

di Francesco Malaspina*
*docente di Geometria algebrica presso il Politecnico di Torino

 

Può lasciare perplessi paragonare il credere e il non credere in Cristo a due assiomi, mettendoli sullo stesso piano. Nel mio precedente articolo su questo sito web e nell’introduzione del mio libro trovate infatti scritto: «Ad ogni modo, anche la via della non esistenza di Dio è percorribile senza inciampo né contraddizione e ha una sua logica. Si tratta insomma di due assiomi, evidentemente in contrasto tra loro, ma entrambi plausibili. Esattamente come accade con il quinto postulato di Euclide che non è deducibile dagli altri quattro; tuttavia si possono costruire teorie matematiche valide sia considerandolo (geometria euclidea) sia non considerandolo (geometria non euclidea)».

Non voglio dire che non si possa ragionare su quale dei due assiomi sia più convincente o che non valga la pena farlo. Dal punto di vista squisitamente matematico però non si hanno gli strumenti per argomentare davvero. La matematica ha dei limiti, ci sono proprio enunciati che non si possono né dimostrare né confutare. Questo suo limite ce la rende meno fredda e più simpatica. Si tratta di una signora appassionata che quando parla è inattaccabile ma su alcuni argomenti è costretta a tacere.

D’altra parte, crediamo in un Dio che ci lascia davvero liberi e non ci costringe a credere in Lui con una dimostrazione incontestabile. Non solo non si può usare la matematica per dimostrare che Cristo è risorto, ma è bello che sia così! A tal proposito si può vedere il libro di Antonio Ambrosetti, La matematica e l’esistenza di Dio (Lindau, 2009). In quanto matematico mi chiamo dunque fuori da un discorso apologetico pur riconoscendone l’importanza. Personalmente penso che sia non soltanto più bello ma anche più ragionevole crederema non voglio farlo dire alla matematica. Proprio perché la amo profondamente non voglio strumentalizzarla.

Il fatto che sia possibile conciliare matematica e cristianesimo è evidenziato dalla lunga lista dei matematici credenti, tra i quali Gauss e Eulero. Su quest’ultimo si veda il recente libro di Francesco Agnoli, Leonardo Eulero. ‘Il’ matematico dell’età illuminista. Un grande scienziato contro Voltaire e i philosophes materialisti (Cantagalli, 2016). Ci sono anche molti matematici non credenti ma è chiaro che si possono fare coesistere le due cose: lo è stato fatto molto concretamente nella vita reale di tante persone di varie epoche. Ecco allora che posso partire da questo presupposto senza curarmi di argomentare il fatto che non ci sia contraddizione nell’accostare questi due mondi apparentemente lontani.

Uno degli obiettivi del mio libro era quello di raccontare qualcosa sul pensiero cristiano e della sua bellezza a chi si sente lontano e non prenderebbe mai in mano un libro di teologia o di spiritualità, ma è incuriosito dalla matematica. In quest’ottica vale la pena evitare la tentazione di cercare di avere ragione. Sono partito da due assiomi sullo stesso livello, anche a costo di non essere troppo preciso, pur di essere in comunione con questo tipo di lettore. Nel terzo capitolo, mentre si parla del tema centrale Dio-Amore, si trova: «Va detto che anche l’amore di chi non si professa cristiano ha che fare con questa dinamica. Nell’ottica cristiana ogni gesto di amore autentico e disinteressato viene da Dio, proprio perché Dio è amore, anche quando non c’è l’intenzione né la consapevolezza. Quante volte riceviamo testimonianze meravigliose da chi si sente lontano da Dio o si professa ostile a ogni religione». Il desiderio di comunione viene dunque prima di quello di aver ragione proprio perché si vuole parlare del Dio dei cristiani, che è un Dio-Comunione.

Naturalmente la mia esposizione non è neutrale. Si fa un itinerario matematico nel cristianesimo dal punto di vista del credente. In fondo si vuole spiegare cosa pensa chi crede e poi, come potrei pormi in modo equidistante su qualcosa che coinvolge così intimamente la mia vita?

 

Qui sotto un’intervista al prof. Malaspina

 

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