L’UAAR si dissocia dalla violenza dei suoi simpatizzanti

violenza ateaTorniamo ad occuparci dell’UAAR, l’associazione di atei integralisti italiani, notando i passi in avanti compiuti dopo che i dirigenti hanno dovuto affidarsi a consulenti d’immagine per risollevare la credibilità dell’associazione dopo gli innumerevoli scandali interni.

I professionisti a cui si è affidata l’UAAR hanno notato infatti che in essa «prevale l’atteggiamento di contrapposizione frontale anche aggressiva anziché una strategia di “seduzione” (“Esisto perché sono “contro” qualcosa e non perché sono “a favore di qualcos’altro””)». L’aggressività di molti soci e simpatizzanti dell’UAAR è nota a tutti, lo abbiamo più volte sottolineato domandandoci da dove nasce l’ira, l’odio e la discriminazione verso le persone di fede religiosa che aleggiano nei loro cuori.

Ma sono le problematiche delle associazioni atee in generale: anche Richard Dawkins, lo ricordiamo, è dovuto intervenire sul suo sito web e corrispettivo forum dopo essersi accorto dei continui e violenti insulti gratuiti che venivano rivolti ai credenti, in particolare cristiani. Allo stesso modo nel 2012 la dirigenza UAAR ha dovuto dissociarsi dal proprio forum ufficiale per una “questione d’immagine”, perché «il peso delle discussioni interessanti vs. caciara/OT/trollaggio/insulti/battibecchi è enormemente spostato verso questi ultimi».

In un recente articolo invece, il comitato di coordinamento Uaar” ha finalmente condannato la violenza contro i credenti che frequentemente si osserva nei commenti sotto gli articoli che vengono pubblicati sul loro sito web: «C’è infatti chi vorrebbe un’associazione esclusivamente impegnata nella denuncia delle malefatte della Chiesa, dagli abusi sessuali da parte di quelli che definisce “inculabambini” alla circonvenzione di quegli incapaci di intendere e di volere che sarebbero i credenti», si legge. «Un’associazione che ricorra a slogan quali “cloro al clero”, che diffonda pensieri quali “l’unica chiesa che illumina è quella che brucia”. Sono gli stessi che vedono con orrore, come una forma di tradimento, ogni possibilità di “dialogo” con le comunità religiose. Talvolta sembra quasi che questi commenti siano la maggioranza. Poi l’Uaar va a congresso e queste posizioni non emergono praticamente mai».

Si prendono dunque le distanze da chi «sputa contro la religione», anche perché facendo così si è «meno capaci di aggregare» nuovi adepti. Una sincera conversione al dialogo o una tattica per apparire più seducenti verso i non credenti moderati? La risposta sembra la seconda, anche perché si prosegue criticando i soci e sostenitori violenti che promuovono l’aggressione, «senza ragionare in alcun modo sul fatto che, paradossalmente, potrebbero essere proprio atteggiamenti antireligiosi come i suoi ad allontanare potenziali iscritti». La preoccupazione, almeno apparentemente, sembra dunque è questa: ingrossare le file a tutti i costi, andare oltre i 4000 tesserati (dopo anni di militanza quotidiana!), anche se questo comporta l’allontanamento dei più violenti anticlericali.

La moderazione dei toni è solo una nuova strategia d’attrazione, come i manifesti atei per le città? Ben venga in ogni caso. I cattolici sono sempre pronti ad un dialogo aperto e rispettoso, lo si può notare anche sul nostro sito web, dove felicemente ospitiamo riflessioni costruttive di persone non credenti. Gli stessi commentano liberamente sotto gli articoli che pubblichiamo senza ricevere insulti o sbeffeggiamenti per la loro posizione esistenziale, anche se spesso coinvolti in discussioni intense. Si provi a presentarsi come “credenti” nei commenti sul sito dell’UAAR e chiunque sperimenterà, purtroppo, il trattamento poco civile che viene loro riservato da parte di molti utenti.

La redazione

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