Che differenza c’è tra darwinismo e la teoria di Darwin?

Eugenie Scott 
 
di Enzo Pennetta*
*docente di Scienze naturali

 

Eugenie Carol Scott è un nome che non è noto al grande pubblico, si tratta di un’antropologa che è direttore esecutivo del National Center for Science Education (NCSE), l’ente statunitense che dovrebbe promuovere l’educazione scientifica ma che sin dal suo logo si dichiara più che altro in difesa del darwinismo e della tesi del Global Warming Antropico.

E.C.Scott ha recentemente annunciato che entro la fine dell’anno si dimetterà da direttore esecutivo del NCSE, una posizione dalla quale ha promosso una visione dell’evoluzionismo che ha avuto, e ancora avrà, importanti ricadute in ambito scolastico negli USA. Se da un lato la Scott può essere annoverata tra i più decisi sostenitori della teoria darwiniana e una delle più accese nemiche del creazionismo, al tempo stesso la stessa può essere certamente presa come esempio di una presenza critica interna al darwinismo che recepisce una delle principali obiezioni che da sempre giungono dal versante antidarwinista.

Eugenie Scott ha infatti affermato che non si dovrebbe più chiamare la biologia evoluzionistica con il temine “darwinismo” in quanto ormai i cambiamenti sono stati così tanti rispetto alla teoria iniziale che l’utilizzo di tale termine ostacola la corretta comprensione dello stato attuale della materia. Ma non solo, la dott. Scott ha dichiarato che l’utilizzo del termine darwinismo per via di quella desinenza in “-ismo” diventa uno strumento in mano ai creazionisti che in questo modo rappresentano l’evoluzione come “una pericolosa ideologia, un -ismo, che non deve trovare posto in una aula di scienze“.

Su una cosa siamo d’accordo, la teoria dell’evoluzione è oggi così diversa da quella di Darwin che non ha più senso chiamarla “darwinismo”, ma su chi ne tragga vantaggio da tale situazione c’è qualcosa da dire. Il darwinismo inteso come ideologia non è un termine inventato dagli avversari della teoria, è un’importante realtà storica che andrebbe insegnata come tale e che non andrebbe confusa con la teoria dell’evoluzione di Darwin che ne è stata, e ne è tuttora, la “giustificazione” scientifica. A differenza di quanto sostiene E. Scott, il termine darwinismo non deve quindi essere eliminato, al contrario, dovrebbe essere mantenuto ma non per indicare la teoria dell’evoluzione, bensì quell’ideologia che interpreta la società umana in termini di “conservazione delle razze favorite nella lotta per la vita“, come recita il titolo dell’opera principale di Darwin.

Chiarito questo punto va detto che, a differenza di quanto sostenuto dalla Scott, non è ai creazionisti che fa comodo usare il termine “darwinismo” per fuorviare il dibattito, sono infatti i sostenitori della teoria neo-darwiniana che hanno tutto l’interesse a fuorviarlo cercando anche pretestuosamente lo scontro con i “creazionisti”. Riducendo infatti ogni critica alla teoria ad una posizione creazionista, e quindi antiscientifica, si mette in atto un espediente che ha come scopo quello di evitare di riconoscere come legittime le  critiche e quindi di dover dare delle risposte.

Eugenie C. Scott, nonostante il suo importante incarico,  con ogni probabilità resterà dunque inascoltata, il nome di Darwin e tutti i termini da esso derivati costituiscono di fatto un marchio internazionale, un vero e proprio “brand” sul quale da un secolo e mezzo si è investito facendone un prodotto di successo. E nessuno rinuncia ad un famoso marchio di successo. Neanche se ormai è una scatola vuota.

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