L’origine della morale: spiegazione scientifica e insegnamento della Chiesa

moralePer “psicologia evoluzionista” si intende il tentativo di spiegare il nostro comportamento estendendo la teoria di Darwin sull’evoluzione delle specie alla società e alla cultura umana. Correlato ad esso c’è il tema dell’origine della moralità presente nell’uomo e, accanto ad esso, il tema del rapporto tra cervello e coscienza.

E’ un campo davvero vasto, pesantemente viziato oltretutto da chi strumentalizza l’evoluzione biologica per fini ateistici e da chi, cogliendo una presunta pericolosità per il suo credo religioso, combatte le spiegazioni evolutive cercando di screditarne il valore. Bisogna quindi procedere con cautela evitando di cadere in uno dei due estremi.

Senza dubbio nessuno prende davvero sul serio la spiegazione che la nostra esperienza morale -cioè la capacità di valutare il bene e il male, ciò che è giusto e ciò che è sbagliato-, possa davvero essere il frutto solamente del risultato di una serie di casuali incidenti controllati dalla selezione naturale. Se davvero qualcuno ne fosse convinto, non potrebbe più ritenere affidabili i suoi giudizi morali, rendendosi impossibile la vita. In secondo luogo, come ha spiegato il filosofo della scienza Telmo Pievani, «per giustificare l’utilità di meccanismi adattativi così rigidi e immutabili da essere al tempo stesso preistorici e attivi ancor oggi, l’ambiente avrebbe dovuto essere uniforme e duraturo», ed invece «abbiamo vissuto in ambienti instabili e imprevedibili, dove, più che moduli di comportamento innati e rigidi, servivano al contrario flessibilità e innovazione comportamentale». Per questo possono essere definite «imbarazzanti spiegazioni evolutive».

Parlando più specificamente dell’origine della morale, non solo della spiegazione dei nostri comportamenti, anche in questo caso non vi è alcuna prova convincente che essa sia un prodotto dell’evoluzione biologica. Il biologo Jeff Schloss, docente presso la Westmon Academy, ha spiegato: «Manca una spiegazione evolutiva pienamente adeguata della morale e non abbiamo una proposta evolutiva plausibile per le credenze morali associate ai nostri comportamenti. Ho realizzato una revisione della letteratura più recente e non riesco a trovare alcuna spiegazione coerente per le convinzioni morali o le intuizioni anche soltanto normative».

Se è già decisamente controverso capire come dalla non-vita possa essere emersa la vita, ancora di più è comprendere come dalla non-morale possa essere emersa la morale e dalla non-coscienza la coscienza. Il celebre Charles Darwin, in “The Descent of Man, and Selection in Relation to Sex” (p.19), ha ipotizzato che come diverse razze di cani o cavalli hanno sviluppato capacità diverse, così gradazioni distinte di capacità morali si sarebbero sviluppate anche tra le razze umane. Aggiungendo comunque: «Un essere morale è un essere in grado di paragonare le sue azioni e le sue motivazioni passate e future e di approvarle o disapprovarle. Non abbiamo ragioni di supporre che qualcuno degli animali inferiori abbia queste capacità» (p.88).

Diversi evoluzionisti, come Francisco J. Ayala dell’Università della California, hanno sostenuto in modo convincente che «le norme morali sono prodotti dell’evoluzione culturale non di quella biologica, non esiste un comportamento morale negli animali» (F. Ayala, “L’evoluzione”, Jaca Book 2009, p.159). Molto interessanti, a questo proposito, anche le riflessioni di Mario De Caro, professore di filosofia morale presso l’Università Roma Tre: «secondo la pretesa naturalistica, la spiegazione biologica sarebbe in grado di dare conto delle origini evolutive della moralità e spiegare il contenuto stesso». Ma non è così, «le spiegazioni sono di tipo culturale non biologico» (in A. Lavazza, “Siamo davvero liberi?”, Codice Edizioni 2010, p.137). Tanto meno le convinzioni morali e la coscienza possono essere ridotte a epifenomeni del cervello, come spiegato dal filosofo Massimo Reichlin: «La spiegazione della moralità non si può spiegare solamente con gli elementi di base del sistema neurale» (M. Reichlin, “Etica e neuroscienze”, Mondadori 2012, p.139-143). Importante il recente lavoro del neurochirurgo Massimo Gandolfini intitolato appunto: “I volti della coscienza. Il cervello è organo necessario ma non sufficiente per spiegare la coscienza” (Cantagalli 2013).

Interessante il lungo elenco di ricerche in merito pubblicate nel volume “Esperienza religiosa e psicologia” (Elledici 2009) nel quale, oltre a confutare in modo ottimale la spiegazione di Sigmund Freud sull’origine della coscienza morale a partire dall’equilibrio dei divieti, si evidenzia come lo sviluppo morale è innato, indipendente dallo sviluppo cognitivo ed universale, tanto che Lawrence Kohlberg è riuscito a ritrovare in tutte le culture gli stessi aspetti o categorie di giudizio morale e di valutazione (confutando quindi il relativismo sociologico). L’argomento, come dicevamo, è dunque molto ampio e affascinante.

L’unica certezza è quella di poter tranquillamente escludere una spiegazione puramente evolutiva della morale. Al massimo, come evidenzia la pubblicazione in merito della Stanford Encyclopedia of Philosophy, è possibile sostenere che siamo influenzati dalle pressioni evolutive, ma sempre mantenendo da esse indipendenza e autonomia. Non ci sono affatto spiegazioni causali convincenti non solo per l’altruismo (ad esempio verso gli estranei o, addirittura, i nostri nemici), ma neppure per i comportamenti che tuttavia sembrano più radicati nel mondo naturale, come la cura verso la prole: «anche se è vero che le pressioni evolutive che favoriscono cura della prole hanno fortemente influenzato il nostro atteggiamento verso i nostri figli, non ne consegue che questa sia la spiegazione completa del perché crediamo di avere obblighi particolari di cura per i nostri figli e per il motivo per cui ci comportiamo così verso di loro. Essa può essere solo una parte della spiegazione».

«I nostri giudizi morali e i comportamenti che ne derivano», si spiega ancora, «non possono solo essere considerati semplici upshots causali di alcune forze biologiche e psicologiche, alla pari dell’attività di cooperazione delle api o del risentimento delle scimmie cappuccine dopo ineguali ricompense a parità di lavoro». Questo perché quando l’uomo emette un giudizio esso è il frutto, non dell’istinto, ma di un ragionamento complesso e astratto: «Tutto questo complica il progetto esplicativo in relazione ai pensieri, ai sentimenti e alle azioni degli agenti razionali». Concludendo: «è plausibile che mentre molti dei nostri giudizi morali più riflessivi e motivati ​siano sotto il dominio generale dell’intelligenza, molti altri giudizi morali, meno riflessivi, sono in gran parte attribuibili a influenze evolutive».

Secondo l’insegnamento della Chiesa, «la legge naturale è iscritta e scolpita nell’anima di tutti i singoli uomini; essa infatti è la ragione umana che impone di agire bene e proibisce il peccato. […] Questa prescrizione dell’umana ragione, però, non è in grado di avere forza di legge, se non è la voce e l’interprete di una ragione più alta, alla quale il nostro spirito e la nostra libertà devono essere sottomessi. La legge naturale altro non è che la luce dell’intelligenza infusa in noi da Dio. Grazie ad essa conosciamo ciò che si deve compiere e ciò che si deve evitare. Questa luce o questa legge Dio l’ha donata alla creazione». Come si evince, non c’è alcuna contraddizione tra queste verità morali e le più recenti conclusioni scientifiche.

 

Qui sotto il recente intervento del filosofo Mauro Bonazzi, dell’Università di Milano, sull’anima e le neuroscienze

 

La redazione

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44 commenti a L’origine della morale: spiegazione scientifica e insegnamento della Chiesa

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  1. Luca ha detto

    Se consideriamo non l’uomo individuo ma l’uomo come “animale sociale” credo si possa legittimamente sostenere che l’altruismo o la cura verso i figli siano il risultato di comportamente evolutivi acquisiti nella prospettiva di rafforzare non la morale del singolo ma semplicemente la forza del gruppo o più in generale della specie.
    Come dice giustamente l’articolo E’ un campo davvero vasto, pesantemente viziato oltretutto da chi strumentalizza l’evoluzione biologica per fini ateistici e da chi, cogliendo una presunta pericolosità per il suo credo religioso, combatte le spiegazioni evolutive cercando di screditarne il valore.
    Bisognerebbe allora finalmente riconoscere come la fede consista alla fine in una libera scelta, altrettanto legittima e razionale della scelta atea. Non credo sia necessario continuare ad inseguirli sul loro terreno. La fede come libera risposta ad una chiamata se preferite, eppure senza nessun vincolo cogente sul piano logico. A meno di non cadere nello stesso errore di estrema presunzione degli atei, che sono portati a deificare la ragione. A me pare che non si dovrebbe presumere di capire come Dio abbia fatto ma semplicemente … arrenderci, riconoscere davanti a Lui i nostri limiti.
    Questo rende la nostra fede finalmente indipendente dalle opinioni degli atei e ci permette al contempo di accogliere e sfruttare appieno il loro contributo sul piano scientifico.

    • Vincent Vega ha detto in risposta a Luca

      Non sono d’accordo. Come ho già ripetuto tante volte (e come insegna la Chiesa Cattolica di cui anche tu, Luca, fai parte) all’esistenza di Dio inteso come Creatore intelligente e Causa Prima del mondo ci si arriva con la ragione, la Fede di cui parli tu è invece necessaria per accettare la rivelazione cristiana, ovvero la testimonianza apostolica.
      Per favore, non continuare a confondere le due cose.

      Il materialismo invece, la credenza che l’universo fenomenico sia incausato (non sto parlando dell’inizio temporale) o che si sia generato dal nulla è sbagliata, e lo è dimostrabilmente.
      Pertanto, se è vero che razionalmente non si è affatto costretti a riconoscere come vero il cristianesimo, è altrettanto vero che invece l’ateismo di razionale non ha nulla.

        • Vincent Vega ha detto in risposta a Luca

          Per Luca

          “Io penso che ci si possa arrivare con la ragione. Se uno é predisposto a cercarlo, se é sufficientemente umile.”

          Precisamente. Bravo Luca. La questione è tutta qui: umiltà. Il che non cambia di una virgola il fatto che l’ateismo sia dimostrabilmente irrazionale a rigor di ragione. Poi naturalmente c’è la libertà di essere atei, ma la libertà di essere atei non rende l’ateismo razionale. Calcola che gli induisti venerano l’uccello di Visnù http://youtu.be/OM5VACw_19E e le vacche, pertanto c’è libertà per tutti a questo mondo.

          Il punto a cui voglio arrivare è che il fatto che serva, come hai giustamente detto (ti ho anche messo un voto positivo) umiltà per accettare di essere creatura non toglie nulla al fatto che l’ateismo è contraddittorio e lo è dimostrabilmente.
          Sicchè, quando scrivi “Bisognerebbe allora finalmente riconoscere come la fede consista alla fine in una libera scelta, altrettanto legittima e razionale della scelta atea.” non posso concordare con te, perché l’ateismo di razionale non ha nulla.

          Poi come abbiamo già avuto modo di dire, l’essere teisti non implica ipso facto l’essere cristiani, perché a favore della Resurrezione di Gesù ci sono ottimi argomenti storici ma nessuno “conclusivo”, pertanto serve la Fede, Fede nel fatto che sia Dio, che sia Risorto, e che la Sua Chiesa ci guidi infallibilmente verso la Verità. Qua si che entra in gioco la Fede.

          “Altrimenti gli scienziati atei con i loro risultati scientifici diverrebbero irragionevoli, e così non é.”

          I risultati scientifici dello scienziato sono benvenutissimi, ma il loro ateismo è e rimane intrinsecamente irragionevole, e lo è sia che l’ateo sia Hawking sia che sia il metalmeccanico di Canicattì. Scrivere che l’universo può crearsi da solo, dal nulla http://www.nextme.it/societa/concept-e-design/925-hawking-qluniverso-non-lo-ha-creato-dioq è irragionevole, viola il principio di non contraddizione.

          • Luca ha detto in risposta a Vincent Vega

            Caro Vincenti il punto é che la ragione non può e non deve essere umile, proprio per definizione.
            L’ateismo secondo me può essere ideologico, arrogante, ma non irrazionale in sé. Non può dimostrare l’assenza di Dio così come noi non possiamo dimostrarne l’esistenza.
            Possiamo solo sforzarci di mostrare con le nostra vite la presenza dell’amore qui e oggi e possiamo rendere esplicito che per noi l’amore non é solamente un prodotto culturale dell’evoluzione ma quel principio generale della realtà che chiamiamo DIO. Dirsi cristiani é un passo ulteriore, é l’ammettere che DIO si é rivelato a noi incarnandosi (…)
            Se però dividiamo la nostra ragione da quella degli atei finiamo semplicemente per essere partecipi della loro arroganza e non rendiamo un servizio né alla ragione né alla fede.
            PS
            A me non da nessun particolard fastidio l’idea che l’universo si auto-generi. Sposta semplicemente la domanda ancora più in la: chi avrebbe messo nella realtà questa possibilità ?
            O in alternativa appoggia una visione paanteista, che come sai é anche implicita in una certa modo di pensare il cristianesimo (Dov’é Dio? Dio é in cielo, in terra e in ogni luogo)
            Il punto allora non é dibattere la sostanza scientifica di quest’idea (che nella fattispecie non conosco), ma combatterne l’uso ideologico ed arrogante, possibilmente senza cadere nel vizio speculare che il nostro articolo richiama.

            • Vincent Vega ha detto in risposta a Luca

              Lasciamo perdere, Luca. Buona giornata. 🙂
              Ci sarebbero mille obiezioni da farti, sul panteismo, la presunta razionalità dell’ateismo eccetera, ma sarebbe troppo lunga.
              http://www.documentacatholicaomnia.eu/03d/1225-1274,_Thomas_Aquinas,_Summa_Theologiae_(p_Centi_Curante),_IT.pdf

            • Vincent Vega ha detto in risposta a Luca

              “A me non da nessun particolard fastidio l’idea che l’universo si auto-generi. ”

              Al principio di non contraddizione invece da fastidio.
              Sai, quel principio che fa si che una cosa non possa essere e non essere al tempo stesso? Ecco, quello.

              Dal nulla nulla proviene. Punto.

              Ad ogni modo ripeto, la questione è troppo lunga da trattare qui, studia la summa e vedrai che ti sarà chiaro il perché, ad esempio, il panteismo non sia ammissibile.

              • Vincent Vega ha detto in risposta a Vincent Vega

                Il link non funzionava, strano, perché io l’ho sempre aperto senza problemi. Forse è proprio una questione di link, non può essere linkato per qualche arcana ragione?
                Boh, riprovo.

                http://www.documentacatholicaomnia.eu/03d/1225-1274,_Thomas_Aquinas,_Summa_Theologiae_(p_Centi_Curante),_IT.pdf

              • Luca ha detto in risposta a Vincent Vega

                Carissimo,
                la contraddizione esiste solo se parti dal presupposto che l’Universo sia il tutto e sia l’unica realtà esistente. E’ chiaro che stiamo parlando di speculazioni e penso sia chiaro anche per chi le formula. Tuttavia se pensiamo quel che poteva esserci PRIMA dell’universo, cioé prima della materia, dell’energia e del tempo come li conosciamo oggi allora ammettiamo semplicemente che l’universo non é il tutto e la genesi di questa parte del tutto non coincide più con il problema Dio e creazione.
                Dal nulla non proviene niente.
                Bisogna immaginare che esista un tutto, ma al contempo bisogna ammettere che non abbiamo nessun accesso al tutto.
                Perciò continuo a non vedere che fastidio possano dare alla mia fede questi discorsi. Se vogliamo parlare di apologetica e fede cattolica, quello sì é un argomento interessante. Solo che molto più fastidiose delle ipotesi di Hawking provo disagio di fronte a cattolici che pensano sul serio come Hawking stesso, pensano cioé che queste ipotesi siano in grado di negare Dio. In prospettiva apologetica pare a me un atteggiamento pericoloso e da contrastare.
                La pace sia con te.

                • Vincent Vega ha detto in risposta a Luca

                  Luca, ribadisco i consigli che ti ho dato sotto, poi vedrai che ti sarà tutto chiaro. 🙂

                • Vincent Vega ha detto in risposta a Luca

                  Per Luca

                  “Bisogna immaginare che esista un tutto, ma al contempo bisogna ammettere che non abbiamo nessun accesso al tutto.”

                  Noi possiamo parlare di Dio solo per analogia con le cose del mondo, ed è dalle cose del mondo che possiamo risalire all’archè, al principio primo ed è per questo che la Chiesa insegna nel Concilio Vaticano I che la certezza dell’esistenza di Dio è raggiungibile con certezza attraverso il lume della ragione. La Fede è assolutamente necessaria, ma per essere cristiani, non per essere teisti.
                  Per l’Islam invece, la ragione non può dire nulla di certo su Dio, nemmeno arrivare alla certezza nella Sua esistenza, e adesso ti riporto un post vecchio che avevo scritto per hicetnunc.

                  Se l’uomo non può raggiungere in alcun modo la conoscenza dell’esistenza di Dio secondo le sue modalità razionali, come si può pensare che lo stesso Dio possa “parlare” all’uomo? Come si può credere, avere fede nel fatto, che si è DIRETTAMENTE RIVELATO un Dio che è TOTALMENTE TRASCENDENTE?

                  Se Dio HA PARLATO nella rivelazione all’uomo allora significa che lo stesso Dio SI COMUNICA MODALMENTE IN MANIERA UMANAMENTE COMPRENSIBILE!
                  Ma la fede islamica, invece, pretende un Dio COMPLETAMENTE TRASCENDENTE, cioè completamente IRRAGGIUNGIBILE DALL’UOMO in sensu strictu!

                  Ecco qui
                  “Per la dottrina musulmana Dio è assolutamente trascendente. La sua volontà non è legata a nessuna delle nostre categorie, fosse anche quella della ragionevolezza. In questo contesto Khoury cita un’opera del noto islamista francese R. Arnaldez, il quale rileva che Ibn Hazm si spinge fino a dichiarare che Dio non sarebbe legato neanche dalla sua stessa parola e che niente lo obbligherebbe a rivelare a noi la verità. Se fosse sua volontà, l’uomo dovrebbe praticare anche l’idolatria.”

                  Invece razionalmente è necessario che modalmente l’uomo abbia la possibilità di comprendere Dio nella sua esistenza nei modi che Dio intende comunicarsi, altrimenti è un assurdo credere che Dio “si sia rivelato”! E credere l’assurdo è credere al nulla, cioè nulla come credere, cioè non si crede affatto. E’ una parvenza del credere, ma non è una fede. E’ fideismo irrazionale.
                  E allora come risolvono gli islamici questa dicotomia per cui Dio non può dire nulla di Sè all’uomo (e questo per me è un bel limite… altro che Dio! ) eppure ha fatto pervenire il Corano?
                  Per tramite… il Corano è dettato da un intermediario (arcangelo Gabriele) che capisce la lingua di Dio e ne parla all’uomo.
                  Come dire che sia l’uomo SIA DIO DUNQUE DIPENDONO DA QUELL’INTERMEDIARIO per comunicarsi l’un l’altro. Un Dio che DIPENDE NON È DIO!

                  Ecco perché la religione islamica, pur essendo certamente più vicina alla verità rispetto, chessò, all’induismo, non regge al vaglio della ragione.

                  • hicetnunc ha detto in risposta a Vincent Vega

                    appena ho l’occasione mi piacerebbe discutere di questi temi su cui non ho alcuna certezza essendo rimasto più o meno a Cartesio,
                    Se mi puoi dire qualcosa su Cartesio, visto che non sta in piedi il libro “l’errore di cartesio”…

                • Vincent Vega ha detto in risposta a Luca

                  Pertanto Luca, quando scrivi

                  “Tuttavia se pensiamo quel che poteva esserci PRIMA dell’universo, cioé prima della materia, dell’energia e del tempo come li conosciamo oggi allora ammettiamo semplicemente che l’universo non é il tutto e la genesi di questa parte del tutto non coincide più con il problema Dio e creazione.”

                  Sbagli, perché sarebbe solo uno spostare il problema. Infatti abbiamo visto che il mondo fenomenico (il “tutto” a cui fai riferimento) o è incausato, oppure è causato da un principio non materiale, ma intellettivo. Ma la prima risposta è irrazionale: l’universo, con tutte le sue armonie e leggi, non è una realtà necessaria ma contingente, e quindi preso complessivamente non dà ragione di se stesso. La sua contingenza è evidente se consideriamo la sua distruttibilità (disorganizzazione), oppure il fatto che le sue leggi specifiche potrebbero essere state anche altre e che l’universo stesso potrebbe essere stato diverso da come è, anzi potremmo pensarlo “migliore” (per esempio senza la caducità inerente alla crescita complessiva dell’entropia). L’eventuale scoperta di nuove cause materiali della “genesi del cosmo” niente aggiungerebbe a quanto si è detto: per esempio, come ho già detto, se si venisse a scoprire che il Big Bang è solo un caso particolare di una legge più generale che coinvolge molti altri universi, o fosse dovuto a condizioni fisiche diverse da quelle oggi conosciute, comunque si rimarrebbe sempre sul piano fisico, il quale si manifesta complessivamente come una realtà che non dà una ragione ultima di se stessa.

                  Hai capito? Da qui non si scappa eh. Poi gli scienziati possono fare tutte le ipotesi che vogliono, ci mancherebbe, ma la realtà è questa.
                  Se hai altre obiezioni fammele pure, ma onestamente credo che si rischi di entrare in un loop nel quale si dicono le stesse cose.

          • pendesini alessandro ha detto in risposta a Vincent Vega

            …. « Io ho enorme rispetto per la scienza, ma la scienza pensa arrogantemente e follemente di potersi ergere ad unico vero sapere »….Vincent Vega DIXIT !

            Caro Vincent : la tua frase è evidentemente un ossimoro !
            Questo dimostra che tu ignori completamente (o fingi di non capire) in cosa consiste la deontologia e etica della severa metodologia scientifica, razionale per eccellenza !

            Vorrei inoltre ricordarti che la conoscienza scientifica non insegna la Verità grande V, ma propone dei modelli che possono essere convalidati o confutati tramite l’osservazione e l’esperienza. Non ha bisogno di una giustificazione ma di convalida e dimostrazione, riposa su un metodo universale che qualsiasi persona puo’verificare e ripetere a volontà !
            I discordi metafisici –o mitici- tuttavia, richiedono « un racconto » RAZIONALMENTE inverificabile come « giustificazione » delle origini !
            Detto diversamente : l’obiettivo della scienza è quello di avere una descrizione della natura che sia privo di giudizi di valore, vero e privo di illusioni.
            Ritengo inoltre che non c’è bisogno di « rivelazione divina » per pensare che rubare, violentare, stuprare, sfruttare, strumentalizzare e/o sottomettere ad un certo dominio delle persone –a volte oneste e di buona fede, sia immorale. Avrai probabilmente notato che la stragrande maggioranza delle persone incarcerate in Italia (ma non solamente) per delitti gravi, NON è atea come si vorrebbe far credere-, ma credente !

            • hicetnunc ha detto in risposta a pendesini alessandro

              Il sapere scientifico non è l’unico sapere altrimenti non avrebbe bisogno di severa metodologia scientifica per essere tale. La matematica contiene una base di metafisica o comunque di filosofia che non si può definire prettamente sapere scientifico. Comunque, al di la di questo, ipotizziamo che uno sappia tutto, più di quello che la scienza sa. Vorresti dire che se non lo traduce nel linguaggio della scienza il suo non è un vero sapere? Ammettiamo anche che il suo sapere sia scientificamente traducibile ma che non voglia farlo. Ora noi possiamo ipotizzare che un tale che sa tutto esista o che possa esistere: fare questa ipotesi non è nemmeno antiscientifico ed anche questa è una qualche forma di sapere. E se poi qualcuno credesse a colui che sa tutto il suo, di chi crede, non sarebbe un credere antiscientifico, purché non lo consideri, dal suo punto di vista di credente, qualcosa di paragonabile al sapere scientifico. Si può definire a-scientifico non antiscientifico. Questo secondo me è il sapere della fede che crede al sapere degli angeli dei profeti di personalità superiori. Sono due approcci al sapere che non si escludono necessariamente. E se accade che si escludano il credente ha sempre diritto di non credere ai suoi occhi che possono essere vittima di illusione o alle dimostrazioni che possono contenere errori volontari o involontari. Chi crede alla comunità scientifica fa comunque un atto di fede. La credibilità di una istituzione si misura su parametri soggettivi che possono essere più oggettivi o meno oggettivi rispetto alla media accettata dalla comunità scientifica. Anche il valore di quello che è in gioco con la fede è importante per decidere a chi credere.

              • pendesini alessandro ha detto in risposta a hicetnunc

                …..Chi crede alla comunità scientifica fa comunque un atto di fede…..
                @hicetnunc :
                Rispetto questa sua (strana) convinzione, ma spiacente di non poterla condividere :
                Credere nella comunità scientifica NON è –a mio umile parere- un atto di fede, come certi credono, MA DI RAZIONALITA !… Coglie la differenza ?
                La validità di un qualsiasi modello scientifico può esistere solo nella validazione delle ipotesi razionali, cosi come di solidi risultati sperimentali riproducibili da chiunque lo desidera. Ed è proprio questa caratteristica che distingue –ed evidenzia- la severa metodologia scientifica da un qualsiasi altro sistema, filosofico o metafisico che sia.
                Una scienza che ha confutato le ipotesi può ben essere considerata una scienza, ma come una scienza che ha torto !
                P.S. : l’umiltà dinnanzi ai fatti è ben più feconda che le false certezze…

                • Vincent Vega ha detto in risposta a pendesini alessandro

                  Per Alessandro Pendesini (mica Pendesini Alessandro, siamo mica in questura! 😀 )

                  “Credere nella comunità scientifica NON è –a mio umile parere- un atto di fede, come certi credono, MA DI RAZIONALITA !… Coglie la differenza ?
                  La validità di un qualsiasi modello scientifico può esistere solo nella validazione delle ipotesi razionali, cosi come di solidi risultati sperimentali riproducibili da chiunque lo desidera. Ed è proprio questa caratteristica che distingue –ed evidenzia- la severa metodologia scientifica da un qualsiasi altro sistema, filosofico o metafisico che sia.”

                  Bella questa, Alessandro. Hai un ottimo sense of humour, pertanto spero che le due notizie che sto per darti non ti sconvolgano troppo, in caso contrario fammi sapere che cercherò di rimediare:

                  1) Le scienze naturali (quelle soggette all’amata falsificabilità) sono esse stesse fondate su assunti metafisici (metalogici, metamatematici – a loro volta fondati sui principi primi es. p.d.n.c, principio di identità, p. di causalità etc.) che non sono ovviamente falsificabili. Quindi? Mandiamo tutto in vacca?

                  2) La falsificabilità non rende VERO alcunchè! Il metodo scientifico contemporaneo non è apodittico-deduttivo, bensì IPOTETICO-deduttivo. Ciò in ultima istanza significa che l’ipotesi non sarà mai “vera”, ma -al più- “non confutata”. Una bella differenza, no?
                  I “criteri” poi, lo ripeto, sono i principi primi su cui ogni corretto ragionare deve fondarsi, e sono principi infalsificabili, metafisici.

                  Buon proseguimento.

                • hicetnunc ha detto in risposta a pendesini alessandro

                  Credere nella comunità scientifica NON è –a mio umile parere- un atto di fede, come certi credono, MA DI RAZIONALITA !

                  La scienza si autocorregge se ha delle basi per farlo e queste basi sono non scientifiche, come l’onestà, l’epistemologia, la matematica ecc. ad esse si può credere o non credere ma se non si è onniscienti si deve o credere o non credere, o un po’ e un po’, consultando retractionwatch.com, dato che sembra le riviste non ritrattano gli articoli che pubblicano per cui la maggiorparte degli errori è già finito nelle citazioni dei divulgatori di mezzo mondo

                  sull’umiltà non è questione di umiltà perché l’uso del ragionamento è umile se non pretende di sapere tutto quando non è così. Vera umiltà non è qualcosa da chiedere solo agli altri perché questa è appunto l’arroganza, esaltare l’umiltà degli altri, il cui vero nome è invece soggezione. Rispettare l’ignoranza altrui questo è umiltà, soprattutto quella ineliminabile (non l’ignorantaggine!)

            • hicetnunc ha detto in risposta a pendesini alessandro

              una descrizione della natura che sia privo di giudizi di valore, vero e privo di illusioni.

              se qui identifichi valori e illusioni: allora anche il valore della scienza è illusione

              se per vero intendi che ogni altro è non vero o non del tutto vero o inesistente perché gli manca qualcosa come la scienza questo significa spingersi oltre la scienza, è positivismo, metafisica: se intendi che non è scientifico non è conoscibile con quel metodo questo è tutto quello che puoi dire

              diverso è il discorso per le affermazioni antiscientifiche

              • pendesini alessandro ha detto in risposta a hicetnunc

                ….allora anche il valore della scienza è illusione….
                @
                1° -Vorrei farle notare che nessuna branca scientifica è considerata esatta, ed ancora meno assoluta –matematica inclusa !
                2°-Tutte le nostre senzsazioni sono soggettive. La scienza nasce da questo atteggiamento d’umiltà : non affidarsi ciecamente alle proprie intuizioni, le quali ci dicono che il sole gira attorno alla terra…che i colori esistono nella natura…che il dualismo cerebrale, l’anima –o spirito- esiste indipendentemente dal corpo inteso come materia barionica…ecc..ma noi sappiamo che NON è cosi !
                3°-L’invenzione della scienza ha cominciato a far luce sulle falsità delle conoscenze e dei ragionamenti intuitivi –sovente illusori- riguardanti l’Universo –uomo incluso-, ovvero come e perché i fatti della natura e della vita, biologicamente intesa, accadono nel modo in cui accadono.
                4°-La scienza non ha la pretesa di conoscere la Realtà che ovviamente esiste ma resta –per motivi evidenti- inaccessibile alla ragione umana : il nostro encefalo NON è di natura istruzionista ma selezionista ; non ha evoluto per descrivere la Realtà, ma per evitare di essere divorati, ad esempio, da potenti predatori circa due milioni di anni orsono !

                NB : Anche una conclusione che sembra solida e ben dettagliata può essere messa in discussione da nuove prove. Una perenne rimessa in discussione è eccellente. Questo permette ai creazionisti di sostenere che la teoria dell’evoluzione è solo una “ipotesi”. Certamente (anche se direi «è un dato di fatto »). Ma questa è una ipotesi sostenuta da montagne di prove, mentre non c’è nessuna prova a favore del creazionismo, o la sua variante più sottile, il design “intelligente” !

                • Gennaro ha detto in risposta a pendesini alessandro

                  Pendesini, le ricordo che l’ottocento scientista è morto e defunto da secoli. Si rinnovi 🙂

                  • pendesini alessandro ha detto in risposta a Gennaro

                    Caro Gennaro:
                    La sua risposta è tinta da un certo cinismo…Sembra essere una scappatoia di gente che non hanno argomenti ad hoc per poter rispondere…
                    Non mi ritengo responsabile se lei non sa leggere, o interpretare cio’ che scrivo (sia pure in un pessimo italiano che conosco a livello elementare; sono di lingua francese!)
                    Vorrei inoltre confermarle che non ho minimamente l’intenzione di convincere chichessia, ma di fare riflettere gente convintissima della loro Verità assoluta, inalienabile e/o indiscutibile ! Punto

                    • hicetnunc ha detto in risposta a pendesini alessandro

                      benvengano le persone oneste intellettualmente

                      umiltà : non affidarsi ciecamente alle proprie intuizioni, le quali ci dicono […]…che il dualismo cerebrale, l’anima –o spirito- esiste indipendentemente dal corpo inteso come materia barionica…ecc..ma noi sappiamo che NON è cosi !

                      questa mi è nuova: come lo sapete?

            • Vincent Vega ha detto in risposta a pendesini alessandro

              Dici bene Alessandro, la scienza non insegna quella che tu chiami “la verità grande V” ma questa considerazione dovresti rivolgerla a scienziati che si improvvisano filosofi come Hawking, non a me.
              Poi io continuo a dire che dicendo l’esistenza o l’inesistenza di Dio non sono dimostrabili” si continua a far confusione sul significato di dimostrabile.
              Se per dimostrabile s’intende “dimostrabile scientificamente”, allora è vero che né l’esistenza né l’inesistenza di Dio sono dimostrabili, perché il canone galileiano pretende la sperimentabilità dell’oggetto, mentre Dio per definizione è trascendente, fuori dello spazio e del tempo.

              Però non esiste soltanto la dimostrabilità galileiana delle scienze naturali. Ci sono, per esempio, la metafisica e la matematica, nelle quali la dimostrazione è, secondo il canone aristotelico, la derivazione logica delle conseguenze di assiomi giudicati evidenti. Così, la proposizione geometrica “la somma degli angoli di un triangolo è un angolo piatto” non è dimostrabile scientificamente (ci ha provato invano Gauss nel 1820, con le tre cime intorno a Gottinga), essendo anche i triangoli oggetti fuori dello spazio e del tempo. Ma essa è un teorema derivato logicamente dagli assiomi di Euclide. E nessuno mette in dubbio i teoremi della matematica senza metterne in dubbio gli assiomi fondativi.

              Se, in metafisica, assumiamo evidente l’assioma “nihil ex nihilo”, l’esistenza di un mondo contingente dimostra l’esistenza di Dio: “Signore Dio di verità, hai fatto tutte l’Universo in misura, numero e peso! Non c’è nessuna verità? Per me è più facile dubitare di essere vivo piuttosto di credere all’inesistenza della verità, che è visibile e dimostrabile dalle cose che vediamo” (Agostino, Le confessioni).
              Se respingiamo quell’assioma, ritenendo più plausibile che qualcosa come l’Universo sia venuto dal non essere all’essere così per caso, senza causa, allora l’esistenza di Dio non è dimostrabile logicamente (né la sua inesistenza), ma per fare ciò occorre abiurare alla ragione.

              • pendesini alessandro ha detto in risposta a Vincent Vega

                Mi sia concesso far notare che esiste un criterio per verificare se un’opinione è ragionevole, se « tiene la strada » o no, poiché sappiamo che non tutte lo sono. Basta dimostrare con argomenti razionali che lo è, invece di pretenderlo come avviene sovente su questo sito. Il problema sorge quando una opinione pretesa arbitrariamente ragionevole, senza l’ombra di una prova, vuole irragionevolmente e con insistenza essere –stranamente- imposta a tutti.
                P.S.-La fede si trova di fatto al di sopra dell’intelligenza, della ragione e conoscenza razionale. Certi dicono…La verità esiste in quanto tale, e se è indiscutibile, inscritta per sempre in un dogma, è per la sua stravaganza, ma anche per la sua assurdità, che afferma essere la Verità.

    • hic et nunc ha detto in risposta a Luca

      Perdona il periodare conciso.
      Se per legittimare la diversità di idee devi presumere (” a me pare” dici) che non si debba presumere di capire il mondo il tuo è un difetto di realismo perché si tratta di mettere d’accordo con te persone che presumono di conoscere…, non persone che, come te, si accontentano di conoscere (meno di tutto) e che devono presumere che nessuno conosca, per non ammettere che qualcuno abbia diritto o se lo possa prendere, presumendo di avere la ragione di farlo, sempre per la sua presunzione di conoscenza, di non accettare il mistero… e non ammettere di stare delegando a qualcuno il compito di difendere le ragioni della fede e il diritto alla fede, che non è scontato (dato anche che non tutte le fedi sono ben tollerate o ammesse, tranne la totalità di quelle intimistiche, soprattutto se non sono giudicate credibili e forse per evitare che lo diventino). (E questo credo sia la ragione vera di questo sito.) C’è al mondo molta gente che presume di conoscere, che ignora (?) di vivere nel mistero. Per fargli venir meno la presunzione (se c’è, se non è malafede) la devi confutare o difenderti da varie e spesso pericolose confutazioni/accuse o devi delegare agli altri il compito e solo allora potrete vivere in pace concorde nel mistero del mondo (il quale comporta pur sempre il limite del pluralismo delle fedi e di conseguenza delle morali) una pace che non sia semplicemente mediata da terzi per interessi loro. Per ora la legge sull’omofobia è stata fermata. Ma faranno quella sull’ateofobia. Perché se ti capita di essere quello che possiede la verità devi esercitare tolleranza solo se la tua morale lo prevede…
      Nel caso invece che le presunzioni “gnostiche” atee (o religiose, esistono anche quelle) non siano scientifiche e/o filosofiche ma solo politiche o per interesse (non siano in buona fede ma in malafede) in tal caso può bastare vivere i propri valori pacificamente e dare testimonianza di umiltà e di non arroganza. Ma ciò che da forma ai ragionamenti non lo puoi vincere con la sola non arroganza . Se poi identifichi ragionamento e arroganza allora stiamo zitti tutti quanti. Arroganza è usare i ragionamenti in modo scorretto perché significa maltrattare la stessa ragione.

  2. Vincent Vega ha detto

    Senza contare la sparata “dato che esiste la legge di gravità l’universo può crearsi da solo, dal nulla” è roba da mettersi le mani nei capelli sul serio perché è addirittura auto contraddittoria .

    Se, infatti, vi era il nulla, non vi sarebbe stata la legge di gravità, ma dal nulla nulla proviene, come è ovvio alla ragione.
    Se, quindi, vi era qualcosa prima del big bang si ritorna al solito discorso del passaggio degli enti dalla potenza all’atto che dimostra come l’universo, il mondo materiale, non possa darsi da se, visto che gli enti fenomenici cominciano ad esistere, pervengono all’esistenza e non è possibile che una cosa sia causa efficiente di se stessa altrimenti sarebbe prima di se stessa, cosa impossibile, e siccome non è possibile procedere all’infinito nella serie delle cause (perché senza una causa prima non vi sarebbe nè l’intermedia nè l’ultima) occorre una prima Causa Efficiente incausata.

    Due enormi contraddizioni in una sola frase, per il povero Hawking Se questi sono i new atheists non ho alcun dubbio: fatevi wiccan, molto più razionale come religione. 😀 😀 😀
    Io ho enorme rispetto per la scienza, ma la scienza pensa arrogantemente e follemente di potersi ergere ad unico vero sapere, facendo poi queste figure che definire barbine è un eufemismo! 😀

    • Vincent Vega ha detto in risposta a Vincent Vega

      P.s: ma che bella fi……gliola questa Wiccan! 😉
      http://youtu.be/1Y_pjYp1tHE

      Peccato che giochi con cose più grandi di lei, visto che dietro alla Wicca c’è Lilith, un demone. Purtroppo il neopaganesimo porta questi frutti, e gli esorcisti ormai non sanno più che pesci pigliare.

    • Luca ha detto in risposta a Vincent Vega

      Non ci capisco gran ché ma temo tu la metta giù troppo semplicistica. Per quanto ho capito Hawking non pensa al nulla metafisico, pensa semplicemente cosa potesse esserci prima del Big Bang – quando cioé non esisteva il tempo – arrivando alla definizione del cosiddetto “stato di Hartle-Hawking”. Per la logica +1 -1 = 0, ovvero 0 (il nulla) = +1 -1. Dov’é il problema ? A me pare che il problema sia semplicemente “psicologico”. I credenti si sono affezzionati per troppo tempo all’idea che il Big Bang corrispondesse all’atto della creazione, ma questo evidentemente non deve essere così per forza (ci vuole appunto umiltà). La scienza ha tutto il diritto (forse anche il dovere) di domandarsi senza alcuna umiltà cosa potesse esserci “prima” del tempo, nel cosiddetto “tempo immaginario”. Evidentemente siamo nel campo della purissima speculazione, chi scrive cose del genere sa benissimo che non sta trattando della realtà fisica, che sta solo formulando ipotesi che potrebbero fruttare risultati (oppure anche no …). Non mi permetto però di giudicarne la logica perché non conosco le premesse (meccanica quantistica, modello standard e quant’altro …)

      • Vincent Vega ha detto in risposta a Luca

        Ma è perfettamente possibile che ci sia qualcosa prima del big bang, e in tal caso si tornerebbe alla constatazione del passaggio degli enti fenomenici dalla potenza all’atto, e siamo daccapo.
        Il fatto che il big bang possa non essere l’inizio non cambia assolutamente nulla, anche perché il problema dell’origine dell’universo non ha nulla a che vedere col suo inizio temporale.
        Temporalmente potrebbe anche essere sempre esistito, ma non potrebbe MAI essere incausato.

        Pertanto non cambierebbe di una virgola la questione.

        • Luca ha detto in risposta a Vincent Vega

          Io non credo che una persona razionale come Hawking consideri le sue speculazioni come l’ipotesi di una realtà incausata, penso al contrario che cerchi di spingersi molto in là con la ricerca delle cause. Il problema è che né io né te abbiamo chiaro cosa sia il tempo per un fisico, non conosco la teoria della relatività né lo spaziotempo né un buco nero né tantomeno cosa si debba intendere per “tempo immaginario”. Non credo nemmeno di aver bisogno di studiare o ripassare S Tommaso, semplicemente ritengo la questione dell’Universo delle origini – con buonapace degli atei – di nessuna rilevanza per la mia fede. Non ho difficoltà particolari a immaginare Dio facendolo coincidere ad esempio con l’Universo stesso (in grado percià di auto-generarsi), anche se non penso si tratti di questo. Come mi indica la Chiesa credo in un Dio che ci ha fatto “a sua immagine” ma appunto é semplicemente un atto di fede. Mi pare di nessuna rilevanza per la fede cattolica occuparsi delle speculazioni dei fisici e mi dispiace che l’ateismo militante pensi invece che lo sia. Cosa c’entra con l’origine della morale ?

          • Vincent Vega ha detto in risposta a Luca

            Invece un ripasso di San Tommaso ti farebbe bene, Luca.

            “Non ho difficoltà particolari nemmeno ad immaginare Dio facendolo coincidere ad esempio con l’universo stesso”

            Se è per questo io non ho difficoltà nemmeno a pensare che esistano teiere che gravitano su Marte. E’ la REALTA’ che fa principio di verità.
            Esistono gli enti reali e quelli di ragione.
            Vincono sempre gli enti reali poichè quelli di ragione sono come fotocopie sbiadite di una creazione a colori.
            Quello è il vero per noi, Luca.

            Fidati, riprendi in mano Tommaso.

            Ad ogni modo chiudiamo l’ot qui, io i consigli che potrebbero rispondere a parecchie domande che hai fatto qui te li ho dati, vedi tu.

            Buona giornata, carissimo. 🙂

          • hicetnunc ha detto in risposta a Luca

            proprio la buona fede dello scienziato obbliga a non fermarsi all’umiltà di atteggiamento nei confronti delle sue verità

            nei casi di verità meno che scientifiche e/o filosofiche cioè solo politiche o dettate da interessi (che non sono appunto in buona fede ma in malafede, strumentali) in questi casi può bastare vivere i propri valori e dare testimonianza di umiltà e di non arroganza. Ma ciò che da forma ai ragionamenti non lo puoi vincere con la sola non arroganza, devi dimostrare tu stesso qualcosa

            oppure scegli (e ammetti, per onestà) di delegare ad altri l’evitare che con dette verità si presuma di conoscere tutto il conoscibile che conta conoscere per decidere tutto

            se per legittimare la diversità di idee devi presumere (” a me pare” dici) che non si debba presumere di capire il mondo il tuo è un difetto di realismo perché si tratta di mettere d’accordo con te persone che presumono di conoscere tutto ciò che conta per decidere tutto, non persone che, come te, si accontentano di conoscere meno di tutto

            • Vincent Vega ha detto in risposta a hicetnunc

              Per Hicetnunc

              “oppure scegli (e ammetti, per onestà) di delegare ad altri l’evitare che con dette verità si presuma di conoscere tutto il conoscibile che conta conoscere per decidere tutto
              se per legittimare la diversità di idee devi presumere (” a me pare” dici) che non si debba presumere di capire il mondo il tuo è un difetto di realismo perché si tratta di mettere d’accordo con te persone che presumono di conoscere tutto ciò che conta per decidere tutto, non persone che, come te, si accontentano di conoscere meno di tutto.”

              Concordo perfettamente Hicetnunc.

      • Vincent Vega ha detto in risposta a Luca

        Sei una persona intelligente Luca. Leggi la summa. Scrivi “summa theologiae” pdf su google e apri il primo risultato che trovi in alto. Decisamente più comodo che comprare i millemila libri come ho fatto io. 😉

      • Vincent Vega ha detto in risposta a Luca

        Come propedeutico ti consiglio l’introduzione a Tommaso D’Aquino della Vanni Rovighi, ed “elementi di filosofia volume 2:metafisica” sempre della Vanni Rovighi.
        Poi vediamo cosa mi dici. 😉

  3. hic et nunc ha detto

    Quando si parla di concetti molto astratti come “morale” c’è il pericolo (evitabile) di vedere svanire le specificità cui quei concetti devono fare riferimento, con due possibili esiti: di ridurre le specificità reali a pura astrazione e di abbassare troppo il livello di astrazione cui si riferiscono al livello dell’esperienza terra terra. Resi funzionali l’uno all’altro, astrazione vuota ed esperienza terra terra possono dare spunto a qualcuno per delle magie come rendere rendere “reale” un fantasma e “razionale” ciò che è terra terra. Kant direbbe intellettualismo e sensualismo…
    Se io dico lo sviluppo del feto dura nove mesi indipendentemente da sviluppo cognitivo e da coordinate sociali e culturali non pretendo con questo affermare che poi i bambini sono tutti uguali o che, grazie all’identico inizio, sia auspicabile per essi un identico fine: che siano biondi e con gli occhi azzurri. Non confondo l’essere con il dover essere come insegna Hume.
    Se io dico lo sviluppo morale è indipendente da sviluppo cognitivo e da coordinate sociali e culturali dunque la morale cristiana ha una sua ragion d’essere oltre a confutare il valore della specificità della morale cristiana che non potrebbe, così, vantare il titolo di reginetta delle morali, non ho fatto niente più che ri-stabilire quello che della morale cristiana non sa che farsene: un assioma scientifico che può essere supportato empiricamente.
    Ossia ho ridato una definizione universale di morale in quanto poi si riscontra con essa qualcosa di comune a tutti i popoli che si può definire comportamento morale: un minimo denominatore di tutte le morali. E quale sarebbe? Sarebbe quello che descrive l’articolo: il comportamento che paragona le sue azioni e motivazioni passate con quelle future e in grado di approvarle e disapprovarle. Quel comportamento che gli animali non avrebbero. Ma da qui a dire che una morale è buona e giusta non basta l’acqua di tutti i fiumi, a farla scorrere. Per le specificità morali evolute in società complesse in alcuni casi si potrebbe anche tirare in mezzo Freud se non si pretende di farne una scienza di tipo empirico. Freud (ma prima di lui tutto il pensiero filosofico) di fatto separa (ovvero li identifica separandosene con un nuovo giudizio di tipo scientifico come lui crede in buona fede) i due momenti: il paragonare azioni e motivazioni passate e future e giudizio morale. Mentre il paragonare lo fanno anche le scimmie essendo una metacognizione comune all’uomo e alle scimmie (e, parentesi, poiché questo paragonare potrebbe generare una frustrazione che è già una sorta di giudizio morale capace di determinare una scelta di comportamento non escludo che una morale così intesa sia comune anche alle scimmie e ad altri animali) il giudizio non è conseguente al paragonare ma in esso entrano in gioco fattori cognitivi nuovi tra cui quelli socialmente imposti e quelli, nel migliore di casi, frutto di una elaborazione culturale e, perché no, individuale. Poiché per Freud la cultura è al suo massimo grado quella scientifica ecco perché la sua psicanalisi giudica la morale delle culture prescientifiche come un oggetto: in quanto essa rientra nei comportamenti prescientifici il giudizio scientifico le si deve opporre rivalutarla sotto gli aspetti che ritiene opportuni. Anche questo rientra nei comportamenti morali innati: giudicare sorpassata una morale.
    Aggiungo che con questo io non intendo farmi portavoce della scienza semplicemente osservo i fatti e li descrivo.

  4. hicetnunc ha detto

    devo salvarmi le risposte che censurate immoralmente
    legittimamente ma immoralmente visto il contenuto

    • hicetnunc ha detto in risposta a hicetnunc

      Quando si parla di concetti molto astratti come “morale” c’è il pericolo (evitabile) di vedere svanire le specificità cui quei concetti devono fare riferimento, con due possibili esiti: di ridurre le specificità reali a pura astrazione e di abbassare troppo il livello di astrazione cui si riferiscono al livello dell’esperienza terra terra. Resi funzionali l’uno all’altro, astrazione vuota ed esperienza terra terra possono dare spunto a qualcuno per delle magie come rendere rendere “reale” un fantasma e “razionale” ciò che è terra terra. Kant direbbe intellettualismo e sensualismo…
      Se io dico lo sviluppo del feto dura nove mesi indipendentemente da sviluppo cognitivo e da coordinate sociali e culturali non pretendo con questo affermare che poi i bambini sono tutti uguali o che, grazie all’identico inizio, sia auspicabile per essi un identico fine: che siano biondi e con gli occhi azzurri. Non confondo l’essere con il dover essere come insegna Hume.
      Se io dico lo sviluppo morale è indipendente da sviluppo cognitivo e da coordinate sociali e culturali dunque la morale cristiana ha una sua ragion d’essere oltre a confutare il valore della specificità della morale cristiana che non potrebbe, così, vantare il titolo di reginetta delle morali, non ho fatto niente più che ri-stabilire quello che della morale cristiana non sa che farsene: un assioma scientifico che può essere supportato empiricamente.
      Ossia ho ridato una definizione universale di morale in quanto poi si riscontra con essa qualcosa di comune a tutti i popoli che si può definire comportamento morale: un minimo denominatore di tutte le morali. E quale sarebbe? Sarebbe quello che descrive l’articolo: il comportamento che paragona le sue azioni e motivazioni passate con quelle future e in grado di approvarle e disapprovarle. Quel comportamento che gli animali non avrebbero. Ma da qui a dire che una morale è buona e giusta non basta l’acqua di tutti i fiumi, a farla scorrere. Per le specificità morali evolute in società complesse in alcuni casi si potrebbe anche tirare in mezzo Freud se non si pretende di farne una scienza di tipo empirico. Freud (ma prima di lui tutto il pensiero filosofico) di fatto separa (ovvero li identifica separandosene con un nuovo giudizio di tipo scientifico come lui crede in buona fede) i due momenti: il paragonare azioni e motivazioni passate e future e giudizio morale. Mentre il paragonare lo fanno anche le scimmie essendo una metacognizione comune all’uomo e alle scimmie (e, parentesi, poiché questo paragonare potrebbe generare una frustrazione che è già una sorta di giudizio morale capace di determinare una scelta di comportamento non escludo che una morale così intesa sia comune anche alle scimmie e ad altri animali) il giudizio non è conseguente al paragonare ma in esso entrano in gioco fattori cognitivi nuovi tra cui quelli socialmente imposti e quelli, nel migliore di casi, frutto di una elaborazione culturale e, perché no, individuale. Poiché per Freud la cultura è al suo massimo grado quella scientifica ecco perché la sua psicanalisi giudica la morale delle culture prescientifiche come un oggetto: in quanto essa rientra nei comportamenti prescientifici il giudizio scientifico le si deve opporre rivalutarla sotto gli aspetti che ritiene opportuni. Anche questo rientra nei comportamenti morali innati: giudicare sorpassata una morale.
      Aggiungo che con questo io non intendo farmi portavoce della scienza semplicemente osservo i fatti e li descrivo.

  5. Corrado Luciani ha detto

    Sostanzialmente ci sono tre posizioni:
    1) Atea: tutto ciò che non può essere inquadrato nel metodo scientifico non esiste, al più è una mera illusione.
    2) Agnostica: non possiamo esprimere giudizi corretti su tutto ciò che non è inquadrabile nel metodo scientifico.
    3) Ciò che percepiamo ma che non può essere inquadrato nel metodo scientifico non solo è reale ma è una realtà al di sopra di quella materiale.
    Da ciò consegue un approccio molto diverso nel definire fenomeni come coscienza, libero arbitrio, sentimenti e giudizi morali. Da una parte si ritiene di dimostrare che siamo meri automi, degli zombie, frutto di un impasto casuale di energia-materia. Dall’altra si ritiene che l’energia-materia sia espressione di quei fenomeni non inquadrabili nel metodo scientifico, quindi si produce da una coscienza universale infinita e si evolve in infinite coscienze individuali. Un ateo (Douglas Hofstadter) dice che la coscienza è una mera illusione causata da neuroni che vanno “in tilt” quando percepiscono se stessi, una sorta di “loop” percettivo, giacché la materia non ha la coscienza e quindi quest’ultima non può generarsi dal nulla. Un credente ribatterebbe che è proprio il fatto che la materia deriva da una coscienza universale (Dio) che permette la nascita della coscienza. Vi sono scienziati (atei) che enfatizzano il fatto che determinate alterazioni del cervello causano aggressività, ma per fortuna ve ne sono altri che mettono in evidenza che il cervello può essere “addestrato” consentendoci di modificare il nostro carattere e i nostri difetti. Interessante poi la ricerca fatta da uno psicologo, Jonathan Schooler, che ha scoperto che persone a cui venivano mostrati filmati che affermavano l’inesistenza del libero arbitrio avevano una maggiore propensione a comportarsi scorrettamente rispetto a quelle a cui venivano mostrati filmati che invece affermavano il contrario.
    Ritengo quindi di essere qualcosa di più di un ammasso di materia e/o macchina e credo anche che il crederci o non possa decidere il nostro destino. Libero arbitrio significa anche questo: decidere se essere una macchina o qualcosa di più, la plasticità del nostro cervello ci consente di trasformarci in quello che vogliamo. Più che la posizione del singolo a preoccuparmi è la cultura dominante, che deciderà il futuro della nostra umanità. Spero tanto che si scelga la terza posizione.

    • hicetnunc ha detto in risposta a Corrado Luciani

      altri che mettono in evidenza che il cervello può essere “addestrato” consentendoci di modificare il nostro carattere e i nostri difetti… la plasticità del nostro cervello ci consente di trasformarci

      Se poi lo si fa a causa di scelte fatte senza addestramento è un circolo vizioso. Anche le scimmie possono riconoscere i propri errori. Quello che non sanno fare è “giudicare” i propri errori sulla base di motivazioni più complesse che ricevere una banana in cambio del riconoscimento dell’errore, o della bastonata non presa. (PS Sono contrario gli esperimenti sugli animali) Se la morale è premi e punizioni allora chi decide è qualcosa che non ci consente di trasformarci ma che ci trasforma.

  6. nicola ha detto

    Qualsiasi siano o saranno i modelli a cui la fisica farà capo per descrivere il Big Bang, la forza di gravità o il tempo, e per tutto il tempo che resteranno ipotesi inconfutate, il sapere complementare a quello fisico-naturalistico parla e pensa un Dio oltre ogni tempo:
    “… un giorno come mille anni, mille anni come un giorno (…)” (2 Pt 3,8).

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