Il suicidio è un atto di libertà? No, è proprio l’opposto

DisperazioneRispetto per la persona di Daniela Cesarini e per le sue sofferenze, la donna che ha scelto tragicamente di andare in Svizzera per il “suicidio assistito”. Nessuna legittimazione però per il suicidio, che Immanuel Kant definisce così: «il suicidio non è abominevole e inammissibile perché Dio lo ha proibito, ma al contrario Dio lo ha proibito perché, degradando al di sotto dell’animalità la dignità intrinseca dell’uomo, è abominevole».

Era in carrozzella ma non era malata, dicono gli amici, solo addolorata per la morte del figlio Diego. Aiutava i figli degli immigrati nei compiti perché tutti i bambini hanno diritto a un futuro decente, diceva. Come Mario Monicelli, come Lucio Magri, fondatore del quotidiano “Il Manifesto”, come Piera Franchini, colonna della sezione veneziana di Rifondazione Comunista, anche Daniela era comunista fin nelle vene: militanza nel Pci e poi in Rifondazione comunista, consigliere comunale e assessore di Jesi (Ancona), leader del circolo Karl Marx. Il binomio di comunismo (o post-comunismo) e suicidio sembra essere sempre più stretto, come spiega Camillo Langone.

Vite segnate dalla solitudine esistenziale, privata di qualcosa che desse senso alla morte del marito prima e del figlio dopo. Per quale significato, infatti, ostinarsi a continuare le battaglie politiche e costruire l’agognato “mondo nuovo” comunista quando tutto prima o poi si sfalda come burro, da un giorno con l’altro? Vittorio Messori lo ha detto in altre parole: «il dolore ha un valore, e altissimo, solo nella prospettiva di chi crede in quel Dolorante per eccellenza che è il Dio appeso sulla croce. Fuori di quella prospettiva la sofferenza è un flagello che, non potendo essere domato altrimenti, esige la radicalità della soppressione il più possibile “dolce” del sofferente» (Qualche ragione per credere, Ares 2008, pag. 188)

Il problema dell’eutanasia e del suicidio assistito è dunque un problema esistenziale, prima che etico e politico. Oggi nelle società post-cristiane è un problema opprimente: ci si libera dalla vita perché non si riesce a darle un senso adeguato. «Non voleva mai parlare della sua disperazione», spiegano le amiche. La di-sperazione è l’assenza di speranza, sola prospettiva per chi non crede alla vittoria sulla morte, alla “buona notizia” del cristianesimo. La presenza della morte in costante attesa dell’uomo è la tomba della speranza umana, l’uomo non cristiano -se coerente- può solo essere di-sperato, cioè senza speranza. Per lui la morte, cioè la distruzione di tutto quanto ha costruito in vita (affetti, carriera, passioni, progetti…), è sempre l’ultima parola sulla vita, così come è senza speranza un condannato nel braccio della morte in attesa che il secondino lo venga a prelevare.

Al circolo Karl Marx di Jesi, si spiega su Repubblica, si consolano della perdita di Daniela con una frase di una canzone di Francesco Guccini: «Ognuno vada dove vuole andare / ognuno invecchi come gli pare / ma non raccontare a me cos’è la libertà». Ed invece è bene capire cosa sia la libertà, perché questa parola viene spesso abusata quando si parla di queste tematiche.

Inutile giocare con le parole: suicidarsi non è un atto di libertà, ma è proprio il sintomo della mancanza di libertà. Quando uno è libero? Quando non deve più scegliere perché ha già trovato quel che lo rende libero. Per i cristiani la libertà è una dipendenza, cioè si è liberi solo se dipendenti da Dio. «Il Creatore ci ama e la nostra dipendenza è essere nello spazio del suo amore, in tal caso proprio la dipendenza è libertà», ci ha insegnato Benedetto XVI. Solo questa dipendenza rende liberi e permette di stare davanti al dolore e alla sofferenza arrivando a dire, come san Francesco d’Assisi, «lodato sii, mio signore per sorella morte».

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61 commenti a Il suicidio è un atto di libertà? No, è proprio l’opposto

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  1. Daniele ha detto

    Ecco allora perché la Nuova Evangelizzazione dei popoli è così importante: per far conoscere o ri-conoscere Cristo, cioè la Speranza, a questi di-sperati.

    L’atto umile di Papa Benedetto XVI, prima, e l’elezione di Papa Francesco, poi, sembrano essere, già dopo pochi mesi dal loro avvenimento, dei potenti motori (la cui benzina è lo Spirito Santo, che tutto ciò ci ha concesso come una Grazia) che stanno riaccendendo la Fede, la Speranza e la Carità in sempre più persone.

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    • Giacomot ha detto in risposta a Daniele

      La seconda parte del tuo commento sembrano le istruzioni per far partire una macchina xD…

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    • andrea ha detto in risposta a Daniele

      “Se rimarrete nelle Mie parole sarete veramente
      Miei discepoli, e conoscerete la Verità, ed Essa
      vi farà liberi” (Gv VIII,32).
      “IO sono la Via, la Verità, la Vita” (Gv XIV,6).

      Cristo è l’unica via per giungere alla Verità/Libertà
      Chi sceglie volontariamente di ignorarLo,
      sostanzialmente si suicida, anche se poi non
      compie l’atto materialmente, perchè priva la propria
      esistenza di qualsiasi senso.

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  2. edoardo ha detto

    Lo so che mi attirerò le critiche di molti adesso, ma, partendo da un dato di fondo ben consolidato:
    che il suicidio è COMUNQUE un male (unica eccezione che ammetto: il “suicidio” in ambito militare, alla Pietro Micca, per intenderci, con la logica del “ultimo uomo, ultima cartuccia”),
    parlo del suicidio “civile”, cioè un atto di viltà e di resa incondizionata, io trovo molto peggio l’aborto.
    Se devo scegliere tra i due mali, meglio il suicidio che l’aborto.
    Nell’ottica che è meglio il suicidio dell’omicidio.
    Con l’aborto strappo la vita ad un’altra persona che il …chiamiamolo destino, fa nascere x anni dopo la mia data di nascita, ma io sono una persona e quel bambino nel pancione è un’altra persona, e questo non è sindacabile allo stesso modo di come è insindacabile il fatto che una persona mi impiccia, ed io me ne sbarazzo uccidendolo.
    Col suicidio, in fin dei conti, uccido me stesso, e me ne assumo tutta la responsabilità DOPO, quando gli altri credono ci sia il nulla.
    Con l’aborto, io dimostro di essere talmente arrogante e pieno di me che mi investo del diritto di uccidere un’altra persona, che l’intervallo temporale tra la mia e la sua nascita fa sì che adesso lui sia inerme ed io “potente” di fronte ad un uomo o donna ancora non in grado di difendersi.

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    • Andrea. ha detto in risposta a edoardo

      Va bene, ma sta di fatto che se uno arriva al suicidio bene non sta; ed una Società che ne invochi l’istituzionalizzazione altrettanto, o peggio bene non vuol stare.

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    • Ottavio ha detto in risposta a edoardo

      Credo che trovare il male minore non sia un’attività cristiana degna di questo nome.

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    • Meister Eckhart ha detto in risposta a edoardo

      Concordo. Ci pensavo proprio in questi giorni: omicidio (aborto) e suicidio (o eutanasia) non possono in alcun modo essere messi sullo stesso piano. Chi afferma il contrario è soltanto un ipocrita, anche se si nasconde dietro a questioni di principio insindacabili.
      Comunque, dal triste racconto relativo alla signora in questione, a me pare che stiamo parlando di un semplice caso di depressione, certamente non di un malato terminale soggetto ininterrottamente a indicibili sofferenze (come purtroppo ne esistono tanti).

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    • a-theòs=a-éthos ha detto in risposta a edoardo

      Invece io credo che in base alla specie (suicidio o omicidio) le due cose non si distinguano, poiché si tratta sempre di un uso gravemente errato della libertà, anzi, il suicidio in un certo senso esprime una concezione teorica ancora più errata della libertà, perché significa proprio affermare esplicitamente che “io sono mio in toto, in assoluto” e questa è una ribellione più esplicita al Creatore.

      Ciò proprio in quanto superare il vincolo naturale che tutti abbiamo di attaccamento alla nostra vita, richiede uno “sforzo” contro-natura ancora più radicale del negare la vita ad un altro.

      Invece se si considerano le circostanze concrete, cioè le singole motivazione che stanno dietro ai casi avvenuti di suicidio, molto probabilmente si trovano più attenuanti morali nel suicidio, piuttosto che nell’omicidio, dato che quasi sempre il motivo del suicidio è, appunto, uno stato psichico alterato. Per intenderci: sono molto rari i suicidi puramente ideologici alla Kirillov (personaggio dostoievskjiano dei “Demoni”).

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  3. Luca ha detto

    Stiamo parlando di una tragedia, ma il modo con cui viene letta qui mi pare un giochino di parole davvero triste e troppo comodo, mi fa davvero arrabbiare. La libertà é per definizione anche libertà di sbagliare o di rifiurtare l’idea di Dio. perciò il suicidio é un atto di libertà e deo più alti. Eccome se lo é.
    Si parla di solitidine esistenziale, allora l’unico punto di vista cristiano, l’unico atteggiamento che mi pare giusto non é quella di abbandonare la persona e lavarsene le mani ma di assumerci la nostra quota di responsabilità. Perché era sola ? Come mai non siamo stati capaci di testimoniare (creare intorno a noi) quello spazio di amore che come afferma l’articolo “crea dipendenza” ?

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    • Paolo Viti ha detto in risposta a Luca

      Come al solito il cattolico adulto non capisce, è troppo lontano ormai dalla Chiesa e la sua fede è troppo debole per capire.

      Non ti accorgi nemmeno di confondere libertà con libero arbitrio caro Luca, nemmeno ti accorgi di ragionare come il mondo per cui chi osa criticare una scelta è da mettere al rogo. Si chiama relativismo etico, tutto va bene e tutto deve andare bene, il cristiano è un povero cretino che chiuso nella sua stanzetta deve dire “pace e amore” a tutto senza più poter giudicare nulla.

      Il problema è che nella Chiesa cattolica oggi ci sono troppi Luca e troppi pochi Papa Francesco, per questo l’evangelizzazione dev’essere rivolta per primo a noi cattolici secolarizzati!!

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      • Luca ha detto in risposta a Paolo Viti

        Mi fa molta rabbia caro Paolo che tu risponda a quel che scrivo mettendo in fila una serie di pregiudizi che ricevo come un insulto. Sottointendendo quello che io ho espressamente negato nel mio intervento: che il suicidio sia un bene. E’ così che si discute e ci si interroga da queste parti ? Cercavo solo di essere di stimolo e di generare utili interlocuzioni. Con molti mi riesce, con altri no e va bene, é normale. Non si capisce però perché chi non ha voglia di discutere ma solo di insultare debba intervenire per forza. Quel che scrivo non ti interessa ? Benissimo, dovrebbe bastare lasciar perdere, mi pare. Vorrei farti riflettere poi con pacatezza su questo tuo strano assunto: che la Chiesa cattolica sia come per definizione quella fatta dalle persone che la pensano come te. Ti hanno fatto papa ?

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        • Paolo Viti ha detto in risposta a Luca

          Lo so, era molto duro il mio commento ma mi mette tristezza i cattolici che non capiscono di ragionare ormai come il resto del mondo, impauriti dal giudizio e dalla condanna di ciò che è sbagliato.

          In ogni caso per risponderti basta una frase: il libero arbitrio non coincide con il concetto di libertà. D’altra parte se l’uomo fosse già libero allora non ci sarebbe bisogno di Dio.

          Confondi inoltre il condannare un gesto come il suicidio come l’abbandonare la persona e lavarsene le mani. Invece è il primo atto di fratellanza verso queste persone!

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          • Luca ha detto in risposta a Paolo Viti

            Invece che fare il saccente e l’inquisitore, pianamente illuminaci. Illuminami su libertà e libero arbitrio, possibilmente sottolineando dove o con quale affermazion secondo te li confondo. temo non sia solo questione di durezza Paolo, ma proprio di disponibilità e apertura al dialogo. Non sei mica obbligato …

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            • Paolo Viti ha detto in risposta a Luca

              La differenza è ben descritta nell’articolo con cui concordo al 100%.

              Il libero arbitrio è la mera possibilità di scelta, la libertà è una condizione dell’animo umano.

              Disponibilità e apertura? Sono qui Luca, mi leggi?

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          • Luca ha detto in risposta a Paolo Viti

            Benché io continui a non apprezzare il carattere OT dei tuoi interventi ne approfitto perché metti in chiaro un aspetto che considero un pò la chiave di ciò che mi differenzia da UCCR. Scrivi infatti “mi mette tristezza i cattolici che non capiscono di ragionare ormai come il resto del mondo”. L’esigenza di separarsi dal mondo, di infingerso dei nemici la cui presenza sostanzierebbe un pò il senso del nostro credere é un poco quello che si legge ad ogni nuovo post ed in ogni discussione. Ebbene, hai ragione io non la penso affatto così. Per la verità non lo pensa nemmeno la stragrande maggioranza dei cattolici, con il benestare se non l’aperto incoraggiamento del magistero. Si legge infatti: “Le gioie e le speranze, le tristezze e le angosce degli uomini d’oggi, dei poveri soprattutto e di tutti coloro che soffrono, sono le gioie e le speranze, le tristezze e le angosce dei discepoli di Cristo, e nulla vi é di genuinamente umano che non trovi eco nel loro cuore” (GS1)
            Differenze dicevo che non mi impediscono minimamente di apprezzare il vostro lavoro, solo che forse, se dialogo deve essere e fruttifero, é bene riconoscersi reciprocamente e in modo piano come fratelli, indipendentemente dal modo di pensare la realtà.

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            • Paolo Viti ha detto in risposta a Luca

              Tu non ti trovi bene qui perché non ti trovi bene con la Chiesa cattolica. Infatti è proprio la Chiesa ad insegnarci a non conformarsi al mondo, quante volte lo ha ripetuto Benedetto XVI!!! Guarda qui: http://www.youtube.com/watch?v=nNqPg1mfntI ; http://www.vatican.va/holy_father/benedict_xvi/speeches/2012/february/documents/hf_ben-xvi_spe_20120215_seminario-romano-mag_it.html

              Devi mettere in discussione la tua fede e capire se ti sei costruito una tua personale cattolicità in camera tua oppure stai seguendo Papa Francesco e la Chiesa cattolica. Io ritengo la prima ipotesi per questo ai miei occhi sei un cattolico-fai-da-te, che ovviamente non riesce a condividere nulla di quanto dice la Chiesa.

              P.S.: io non sono UCCR e non faccio alcun lavoro, sono un semplice lettore come te.

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              • Luca ha detto in risposta a Paolo Viti

                Di nuovo l’inquisitore. Potresti per cortesia spiegarmi quali parole o concetti tra quelli che ho espresso ti sembrano in disaccordo con il cattolicesimo ? Se vuoi metterla su questo piano (che contunuo a trovare inopportunio e antipatico) sono pronto. Io non mi trovo male qui, come dici, ma trovo utile scambiare opinioni con chi la pensa diversamente da me senza che questo mi porti minimamente a sentirmi “diverso” da voi. Chiaro che se la cosa davvero non é reciproca dovrò prenderne atto, ma lo farei con dolore.

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                • Paolo Viti ha detto in risposta a Luca

                  Nessuna inquisizione caro amico, lasciamo perdere se possibile queste accuse retoriche. Hai tu stesso affermato che non condividi la mia accusa rivolta a te di “ragionare ormai come il resto del mondo”.

                  L’esigenza di separarsi dal mondo sarebbe la chiave che ti differenzia da me. Ebbene ti ho mostrato che l’invito a “non conformarsi” a come ragiona il mondo arriva proprio dalla Chiesa. Ti invito dunque ad una riflessione tra te e te.

                  Si parlava comunque di eutanasia, suicidio e libertà. Un saluto!

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                  • Luca ha detto in risposta a Paolo Viti

                    Un saluto anche a te, peccato non essere riuscito a capire in cosa consistesse il tuo dissenso, ma ci saranno forse altre occasioni.

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    • Alèudin ha detto in risposta a Luca

      anche io condivido il commento, seppur duro di Paolo Viti.

      Il suicidio non è un atto di libertà al contrario una ammissione di schiavitù della di-sperazione, cioè del non avere speranza.

      Uno sfregio.

      Il fatto di voler sdoganare l’eutanasia mi fa pensare alla sporcizia sotto al tappeto, invece di vedere il perchè e partire dall’inizio si preferisce “addolcire” la fine.

      Così con l’aborto, il divorzio etc.

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      • Luca ha detto in risposta a Alèudin

        Da dove deduci che io voglia sdoganare l’eutanasia Alèudin ? Io ho solo osservato come uno possa fare buono o cattivo uso della sua libertà, ma libertà resta (e ovviamente non c’entra con il libero arbitrio). Mi pare che gli argomenti tirati in ballo siano capziosi e fuorvianti, volti a stabilire che la libertà consista nell’adeguare il proprio comportamento al Bene ma non é così. Qualcuno può sbagliare, interpretare diversamente il bene, fingersi un fine diverso ma questa scelta é ciò che ogni persona ragionevole chiama libertà. Se così non fosse, se il Bene fosse predeterminato e chiaro a tutti senza possibilità di errore, allora non ci sarebbe responsabilità né giustizia nelle nostre scelte ma solo obbedienza senza possibilità di scelta. Un mondo deterministico e senza libertà. Proprio perché siamo liberi e responsabili, poiché accettiamo il fine e i mezzi della rivelazione possiamo solo domandarci “e noi dove eravamo” ? Non é che il bene si afferma così, per sua stessa forza, se noi non ci mettiamo la nostra parte.

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    • beppina ha detto in risposta a Luca

      La libertà é per definizione anche libertà di sbagliare o di rifiurtare l’idea di Dio. perciò il suicidio é un atto di libertà e deo più alti. Eccome se lo é

      Il suicidio é la negazione della possibilità di salvezza che ci consegna Gesù, possibilità che attraverso la fede é destinata a diventare la massima forma di libertà. Se c’é la fede non c’é alcuna giustificazione al prendersi la vita e il suicidio non potrebbe comunque essere un atto di libertà perché tale gesto espliciterebbe una costrizione e non un atto libero. Anche laicamente il suicidio non può essere ritenuto una scelta libera (giusta o sbagliata che sia) perché in ultima analisi comporta la perdita di qualcosa che ne permette l’attuazione.

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      • Luca ha detto in risposta a beppina

        Sono daccordo, ma io non ponevo il problema della moralità dell’atto, quanto quello della libertà. Se io decido di rinchiudermi in prigione, negando a me stesso un monte di possibilità, può essere o no un gesto di libertà ? Forse anche no se é condizionato da qualche manipolatore esterno o da qualche strana ideologia, ma se fosse una scelta lucida con obiettivi precisi ?
        “Libertà vo cercando, ch’è si cara, come sa chi per lei vita rifiuta” scrive Dante nel Purgatorio. Parla di Catone, che si suicida per non sottostare alla dittatura di Cesare. Un suicidio dunque in nome di un ideale che considera più grande della sua vita stessa e che si augura di tramandare ai posteri. Oppure c’é il suicidio di aperta ribellione di certi atei che sulla scorta di Nietzsche lo ritengono estrema affermazione del proprio io. Penso che questo tipo di libertà distorta, condannabile e mal indirizzata debba essere rispettata.

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        • beppina ha detto in risposta a Luca

          Sono daccordo, ma io non ponevo il problema della moralità dell’atto, quanto quello della libertà.

          Appunto. Come ho fatto io.

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        • Leonardo83 ha detto in risposta a Luca

          Mi sembra che Paolo ti abbia già spiegato la differenza tra libero arbitrio e libertà intesa come soddisfazione di un desiderio (o del Desiderio). “Ciascun confusamente un bene apprende nel qual si queti l’animo, e disira; per che di giugner lui ciascun contende” questo “quieti l’animo” è la definizione di libertà.

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          • Luca ha detto in risposta a Leonardo83

            Io non so Leonardo perché tutti continuino ad assumere senza ombra di dubbio che quel che scrivo discenda per forza da una misinterpretazione di libertà e libero arbitrio. Vorrei tanto che si potesse discutere senza pregiudizi, partendo esclusivamente dalle parole che uno scrive. Allora provo a ripartire da zero. Socrate (Atene, 399 a.c.), Catone Uticense (Utica, 46 a.c.), Jan Palach (Praga, 1968), 9 monaci tibetani (Tibet, 2011): sono tutte persone che si sono suicidate IN NOME della libertà (!!). Davvero pensi che possiamo irridere i loro atti come frutto di una costrizione esterna ? Poi c’é tutta una corrente di pensiero inaugurale da Nietzsche che fa del suicidio l’unica possibile affermazione del proprio io contro la schiavitù della vita imposta da Dio. Questo lo rende sicuramente un atto blasfemo, ma perché non libero ? Infine ci sono tragicamente quotidiani i suicidi per disperazione. Ecco, di fronte a tutto questo se devo dire quel che penso é che trovo inaccettabile (e poco cristiano) classificare gli atti di altre persone in astratto, a prescindere dalle loro motivazioni e dalle loro persone (che solo Dio può giudicare). La tragedia vera del suicidio é che lascia noi vivi, ad interrogarci sui significati e questo a me pare l’unico compito possibile ed etico di fronte a questi atti. Solo questo volevo sottolineare con il mio messaggio iniziale.

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            • Leonardo83 ha detto in risposta a Luca

              Palach, i 9 monaci tibetani e Nietzche non sono certo i miei riferimenti etici. Chi si suicida in nome della libertà è come chi mangia sushi in nome della dieta mediterranea, è un errore nonostante tutte le buone intenzioni che tu sottolinei. E’ evidente che c’è una confusione sul concetto di libertà, la stessa che si riscontra nei tuoi commenti (ben poco cristiani a mio avviso). Oggi tutti ritengono che la libertà sia fare quel che pare e piace, in realtà non è così. La grande questione della bioetica si basa su un’errata concezione di libertà. Utile approfondimento: http://www.ilgiudiziocattolico.com/1/97/corretta-ed-errata-idea-della-libert%C3%A0.html

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              • Luca ha detto in risposta a Leonardo83

                Non sono nemmeno i miei riferimenti etici, eppure se dovessi pensare (come mi pare faccia “il giudizio cattolico”) che “libertà” “bene” “giustizia” o sono cattolici o non sono … se la fede é sottratta alla responsabilità personale per divenire un obbligo (scientifico, filosofico, etico) allora davvero siamo in due sfere non comunicanti. Io non credo che una visione di questo tipo (se ho interpretato bene la vostra) regga ad un minimo di critica. Ciao

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                • Leonardo83 ha detto in risposta a Luca

                  O sono cattolici o non sono? Obbligo di fede? La nostra visione? Ma cosa stai dicendo, sei partito per la tangente? Ma perché non provi a riflettere su te stesso e metti da parte i libri di Vito Mancuso? Guarda che il mondo non ce l’ha con te, stai tranquillo. Differenza tra libero arbitrio e libertà, questo rimane il tuo problema.

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            • Leonardo ha detto in risposta a Luca

              Luca, ma il problema non è essere liberi di fare tutto, ma se questo fare tutto è un vantaggio per il soggetto in questione, se è un atto giusto.
              Uno è libero di suicidarsi, come di mangiare feci o entrare con in tir in una classe di asilo.
              Ma sono azioni che ti rendono libero?

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              • Luca ha detto in risposta a Leonardo

                Anche salire in croce non era un vantaggio per il soggetto Gesù, eppure é quello che ci chiede di fare (in questo io credo). Anche Jan Palach come Gesù non pensava al suo vantaggio ma ad un bene che considerava più grande della sua persona. Al suo posto non l’avrei fatto ma non me la sento proprio di irridere quella che resta una grandissima testimonianza di libertà interiore.

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                • andrea ha detto in risposta a Luca

                  La libertà (una delle parole più inflazionate)
                  consiste nel fare la Volontà di DIO; in ciò
                  consiste la nostra gioia.
                  Ma solo chi segue CRISTO può comprendere.

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                  • Luca ha detto in risposta a andrea

                    Io penso Andrea che stiamo parlando di un Dio storicamente incarnato in un uomo e che per questo stesso fatto si sottrae all’idea antica del Dio giudice fatto di leggi astratte dalla realtà. Perciò la libertà che dici ha bisogno della responsabilità individuale, della possibilità di scegliere, persino quella di rifiutare. Alrtrimenti esattamente come nel senso comune, non é libertà ma solo obbedienza ad un condizionamento esterno (esattamente ciò che gli atei ci rimproverano). “Cristo ci ha liberati perché restassimo liberi; state dunque saldi e non lasciatevi imporre di nuovo il giogo della schiavitù. “Cristo ci ha liberati perché restassimo liberi; state dunque saldi e non lasciatevi imporre di nuovo il giogo della schiavitù. (…) Non avete più nulla a che fare con Cristo voi che cercate la giustificazione nella legge; siete decaduti dalla grazia.” (Gal 5, 1-4)

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                    • andrea ha detto in risposta a Luca

                      Obbedire a DIO significa porsi nella
                      possibilità/grazia
                      di ricevere la Sua Vita; LUI solo è il Vivente,
                      noi ci realizziamo nella misura in cui
                      Lo amiamo/conosciamo.

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                • Leonardo83 ha detto in risposta a Luca

                  Il mio omonimo ha risposto perfettamente e tu hai sei ancora una volta sgusciato via con metafore cristiane che non c’entrano nulla. Gesù sapeva bene che la croce era obbedienza a Dio e questo lo rendeva libero davanti ai soldati che lo sbeffeggiavano. Confusione tra libero arbitrio e libertà…

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              • Luca ha detto in risposta a Leonardo

                Non ho mai pensato che la libertà sia essere liberi di fare tutto ed il tuo ribadirlo non fa che dimostrare per l’ennesima volta il pregiudizio e l’incapacità delle persone in questo sito di ascoltare quel che una persona esterna e pronta al dialogo si sforza di raccontare loro. Penso invece che moltissime persone anche fuori dal cristianesimo possano riconoscere nella realtà dei principi e dei valori in sé più grandi ed importanti della loro vita. Questa constatazione rafforza la mia fede anziché indebolirla e genera in me ammirazione.

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                • Leonardo83 ha detto in risposta a Luca

                  Le persone di questo sito? Ma io frequento anche il sito di cucina di mia moglie, di quale sito faccio parte allora? Se intervengo di li sono sempre persona di questo sito? E tu non sei persona di questo sito?
                  Ora ti è comodo far passare chi ti ha risposto come fondamentalista contrapponendo la tua infinita bontà, la tua gioiosa apertura al dialogo e la tua immensa capacità d’ascolto. E’ un giochino retorico di chi non ha più nulla da dire e non vuole ascoltare le risposte, il tuo problema è confondere libertà con libero arbitrio, come ti è già stato detto fin dal primo commento e da infiniti altri cattivi terroristi che frequentano solo questo sito, compreso me.

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                • beppina ha detto in risposta a Luca

                  Non ho mai pensato che la libertà sia essere liberi di fare tutto ed il tuo ribadirlo non fa che dimostrare per l’ennesima volta il pregiudizio e l’incapacità delle persone in questo sito di ascoltare quel che una persona esterna e pronta al dialogo si sforza di raccontare loro.

                  Sarebbe interessante sapere un esempio di pregiudizio presente in questa discussione. Di necessità solvolo sull’incapacità… tema un tantino più delicato.

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  4. controinformato ha detto

    una tristezza infinita…

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  5. Umberto P. ha detto

    Ogni religione ha una ricetta per rassicurare i fedeli sulla giustizia e serenità dopo la morte. Io credo che nascano proprio per questo motivo.

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    • Katy ha detto in risposta a Umberto P.

      Quelle che tu reciti è una teoria antica, che puzza di muffa. E’ già stato fatto notare da secoli che il cristianesimo, ad esempio, rende giustizia e serenità in QUESTA VITA, e non tanto dopo la morte. Da qui nasce la scommessa di Pascal: l’ateo, in ogni caso, perde sempre. Chi diventa cristiano lo fa per essere felice QUI E ORA, innanzitutto.

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      • Gab ha detto in risposta a Katy

        Si certamente. Anche se non dobbiamo negare il potente messaggio di Speranza della Fede. Altrimenti sarebbe solo un momento del presente, passeggero. Mentre investe l’eternità. Il passato ritorna ad avere un senso, il presente viene vissuto con maggior ottimismo e il futuro viene visto con speranza. La disperazione, una tentazione grandissima che è stata presente anche nei più grandi santi (come san Pio da Pietrelicina ad esempio), è qualcosa che il cristiano può avere la forza di scacciare dal proprio animo a differenza di persone che, non trovando più nessun senso alla vita, pensano che la morte possa semplicemente annullare la propria esistenza.

        Ahimé la Chiesa dovrebbe tornare però a parlare con maggior vigore delle conseguenze di tale atto estremamente grave e che non può essere “attenuato” in nessun modo. Il rifiuto della vita è il rifiuto del dono di Dio, ne consegue il rifiuto di Dio stesso. Chi rifiuta Dio non va in Paradiso. Su questo non si può transigere, e quello stile che “tende la mano” invece che rimanere fermi sulla questione non può che arrecar danno e produrre maggior confusione.

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        • andrea ha detto in risposta a Gab

          Esatto, sig Gab.
          I Novissimi, la Vita Eterna (che consiste nel conoscere
          DIO “prima che il mondo fosse”)-Gv XVII,5-, dovrebbero
          essere in primo piano: senza il fine eterno per il
          quale DIO ci ha creati, non si capisce nulla.

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      • EquesFidus ha detto in risposta a Katy

        Soprattutto, trovo curioso questo continuo cercare di ridurre (anche tra molti cattolici) il cattolicesimo solo alla pratica religiosa, riducendolo de facto soltanto ad un insieme di norme etiche, morali e liturgiche e non, soprattutto, all’incontro con il Risorto. Nelle religioni, infatti, la sequenza usuale per accedere al “premio” finale è convertiti->pentiti->ottieni il “premio”, ovverosia in buona sostanza ci si salva da soli. I riti sono volti non a rendere gloria ed onore a Dio, bensì a piegare la divinità al proprio volere. Invece, nel cristianesimo la sequenza è esattamente invertita: comprendi di essere peccatore->pentiti->convertiti->arriva a Dio (il Paradiso non è il fine, è una conseguenza, il fine è giungere al Creatore). Il rito non è più qualcosa da fare altrimenti Dio si incattivisce e punisce (l’Inferno è stato di separazione volontario dell’anima da Dio), poiché Dio è sempre vicino all’uomo (casomai è quest’ultimo che si allontana, tramite il peccato) bensì qualcosa per adorarLo e lodarLo, riconoscendolo come proprio Signore e Salvatore. Pertanto, il cristianesimo trascende la religione tradizionalmente definita, giungendo a chiamare il Creatore già nel primo verso preghiera insegnataci dal Cristo Padre. Non Padrone, o Re, bensì Padre; e questa è la differenza totale e radicale rispetto alle religioni da cui discendono tutte le altre (come quando il Cristo dice che non ci ha chiamati servi, bensì amici, o il fatto che sia morto in croce per noi).

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  6. Valdo ha detto

    Bene, non suicidatevi, se non vi piace. Qual è il problema?

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    • domenico ha detto in risposta a Valdo

      ecco un’altro che se vede un uomo buttarsi dal ponte se ne va via senza intervenire o chiamare soccorso perchè deve rispettare la sua autodeterminazione…

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  7. Chissenefrega ha detto

    libertà va cercando ch’è sì cara
    come sa chi per lei vita rifiuta

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    • beppina ha detto in risposta a Kosmo

      Resta sempre un mistero del perché persone come la signora Gross nel percorso intrapreso per attuare una propria convinzione debbano sempre richiedere alla Comunità di cui fanno parte l’esplicitazione formale che dia giustificazione giuridica del proprio modo di vedere la vita, più che del gesto in se.

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      • domenico ha detto in risposta a beppina

        su questa donna in salute i radicali non faranno nessun filmino.

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      • Gab ha detto in risposta a beppina

        per far vedere che in fondo non c’è nulla di male..

        così come quell’orribile film che stanno facendo vedere a Cannes .. il fatto che poi sia italiano denota quanto squallore abbia ormai raggiunto l’Italia da un pò di anni a questa parte

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  8. Alcuni altri utenti (Andrea e Meister Eckhart) più sopra disputavano sulla gravità del suicidio in paragono all’omicidio, concludendo ad una minore gravità del suicidio.

    Invece io credo che in base alla specie (suicidio o omicidio) le due cose non si distinguano, poiché si tratta sempre di un uso gravemente errato della libertà, anzi, il suicidio in un certo senso esprime una concezione teorica ancora più errata della libertà, perché significa proprio affermare esplicitamente che “io sono mio in toto, in assoluto” e questa è una ribellione più esplicita al Creatore.

    Ciò proprio in quanto superare il vincolo naturale che tutti abbiamo di attaccamento alla nostra vita, richiede uno “sforzo” contro-natura ancora più radicale del negare la vita ad un altro.

    Invece se si considerano le circostanze concrete, cioè le singole motivazione che stanno dietro ai casi avvenuti di suicidio, molto probabilmente si trovano più attenuanti morali nel suicidio, piuttosto che nell’omicidio, dato che quasi sempre il motivo del suicidio è, appunto, uno stato psichico alterato. Per intenderci: sono molto rari i suicidi puramente ideologici alla Kirillov (personaggio dostoievskjiano dei “Demoni”).

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  9. geminitolk ha detto

    @Luca un suicidio non è mai una libera scelta, esattamente come l’omicidio.
    Pensa bene: quanti preferirebbero privarsi della loro vita, se essa fosse più soddisfacente, ricca e vera?
    Quindi questa loro decisione è frutto di delusione, esasperazione, tristezza, odio; tutti sentimenti negativi che influenzano la persona… questa non è libertà!
    Un cristiano, un buddhista, un musulmano, un ateo, devono avere a cuore il bene dell’uomo. Non devono lasciar meno la libera realizzazione dell’individuo, vale a dire: gioia, amore, amicizia, bellezza…, ma anzi incoraggiarla e sottrarre l’uomo disperato dai suoi agenti del caos che lo portano alla violenza. La violenza non è mai un bene. E’ sempre un compromesso con il male.

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