Ecco perché il feto umano è da considerarsi persona

Feto 11 settimane
 
 
di Stefano Bruni*
*pediatra
 
 

“Essere o non essere, questo è il problema”. Contesto, quello della tragedia shakespeariana, completamente diverso da quello in cui mi appresto ad addentrarmi. Ma domanda centrata: “Essere o non essere: questo è il nocciolo della questione!”: il feto è o non è un essere umano vivente, unico ed irripetibile, con coscienza di sé e dunque in quanto tale persona e perciò soggetto di diritti, in primis quello alla vita?

Sembra che di questi tempi tutti tranne che il feto abbiano diritti, e che ciascuno sempre di più ne reclami per se stesso (salvo poi dimenticarsi dei doveri che da questi diritti discendono e che dovrebbero essere la condizione per meritarsi i diritti stessi). Anche tra i più illuminati ben pensanti, un qualche generico diritto anche del feto viene accettato, ma questo è pur sempre subordinato, in second’ordine rispetto a quello della madre. Come dire: un diritto “parziale”, che c’è e non c’è ed è comunque limitato. Limitato dal fatto che il feto non è persona, si dice, e se non è persona non può essere soggetto di diritti.

Ma cosa vuole dire essere una “persona”? E perché il feto non sarebbe una persona? Non sono un filosofo né un teologo e nemmeno un giurista. Quello che voglio proporre è un’opinione che trae spunto da solide evidenze scientifiche.

Ormai anche gli abortisti più convinti (almeno quelli con un minimo di cultura e senso logico), hanno dovuto inchinarsi all’evidenza biologica-genetica-tassonomica che feto ed embrione umani sono un “essere umano vivente unico e irripetibile”. Dal punto di vista genetico l’uomo è diverso da qualsiasi scimmia, gorilla o macaco che sia (se si esclude una certa somiglianza tra questi primati e coloro che si ostinano a negare la suddetta evidenza scientifica!) e ogni uomo è diverso da qualsiasi altro uomo, gemelli inclusi. Un uomo non è il suo patrimonio genetico ma certamente il suo DNA lo caratterizza e lo distingue da tutti gli altri esseri viventi. Su queste evidenze dunque non mi soffermerò, avendolo tra l’altro già fatto in articoli e commenti precedentemente postati su questo sito.

Se dunque ogni embrione e ogni feto è un essere umano vivente unico e irripetibile, come si può giustificarne la soppressione senza che ciò configuri un omicidio e dunque un vero e proprio atto criminoso? Pare che la giustificazione risieda nel fatto che embrione e feto non sarebbero “persona” in senso giuridico e per questa loro condizione dunque non possano essere considerati titolari, soggetti di diritti, ivi incluso quello alla vita.

Ho letto molto spesso ed ho sentito dire altrettante volte che un pre-requisito essenziale della “personalità” è la “coscienza di sé”. E siccome, si sottolinea, il feto non ha coscienza di sé allora non può essere considerato persona e dunque soggetto di diritti. Una difesa del feto nei confronti dell’aborto non può prescindere quindi dalla soluzione di questo primo, originale (nel senso di: “che sta alle origini”) problema, cioè cosa sia la coscienza e se il feto sia cosciente o no. “Essere o non essere”, il dilemma ritorna.

Trovo che per definire la “coscienza” possa essere interessante leggerne la definizione che ne dà il CICAP, ente certamente non confessionale. È una delle più interessanti che ho trovato: “… uno stato soggettivo di consapevolezza sulle sensazioni psicologiche (pensieri, sentimenti, emozioni) e fisiche (tatto, udito, vista) proprie di un essere umano e su tutto ciò che accade intorno ad esso. La soggettività della coscienza è data dal fatto che ogni persona ha una propria modalità di rapportarsi alle esperienze e tale modalità dipende in gran parte da un determinato stile culturale di appartenenza. … In un individuo la consapevolezza di se stessi e dell’ambiente si struttura grazie ad un insieme di funzioni psico-fisiologiche come la percezione, la memoria, l’attenzione, l’immagazzinamento e l’elaborazione delle informazioni, tutte dipendenti l’una dall’altra e controllate dal cervello. Tutte le informazioni, sia esterne che interne, passano attraverso i nostri organi recettori (occhi, naso, recettori muscolari) e, dopo aver raggiunto il sistema nervoso, vengono da quest’ultimo elaborate.”

Un’interessante review di autori francesi pubblicata nel 2009 su Pediatric Research tenta di sostenere come tutte le reazioni identificabili nel feto con le moderne tecnologie siano in realtà probabilmente pre-programmate e con un’origine sottocorticale inconscia. Questi autori sostengono che il feto dorme per la maggior parte del tempo e si trova quindi in stato di incoscienza, in parte anche a causa dell’effetto di una sedazione endogena legata al basso livello di ossigeno del sangue fetale, all’effetto del pregnanolone e della prostaglandina D2 prodotta dalla placenta. Nello stesso articolo però gli autori citano due elementi che dal mio punto di vista indeboliscono la loro posizione. L’evidenza sperimentale che tentare di svegliare un feto con uno stimolo doloroso provoca un aumento della sedazione anziché il risveglio mi fa pensare che lo stato di sedazione, di abbassamento dello stato di coscienza abbia un effetto protettivo nei confronti del feto. Ma, mi chiedo, da cosa dovrebbe essere protetto il feto se non proprio da dolore e sensazioni spiacevoli che, se non avesse un qualche livello di coscienza non significherebbero nulla per lui? Dunque se la natura ha fatto in modo di proteggere il feto dal dolore significa che il feto può esserne cosciente.

In altre parole si tratta di uno stato di “ridotta coscienza” artificiale, esattamente come quella che mettiamo in atto con la sedazione palliativa nei malati terminali o più semplicemente nelle persone che devono sottoporsi ad un intervento chirurgico. Non è che queste persone non abbiano una coscienza; semplicemente l’abbiamo ridotta per evitare loro la sensazione spiacevole del dolore, fisico o psichico. L’altro elemento che trovo contraddittorio di questo articolo è che da una parte gli autori ammettono che il neonato ha un cervello in una fase di sviluppo “transizionale” che progressivamente evolve verso quello dell’adulto, mentre sembrano dimenticare che questo “continuum” di sviluppo ha in realtà origine molto prima della nascita del bambino. Se dunque, come gli autori ammettono, un neonato ha una propria coscienza, ancorché minima ed in evoluzione, perché mai questo non dovrebbe essere altrettanto vero anche per il feto?

In realtà, sempre più lavori originali stanno apparendo in letteratura riguardo l’esperienza sensoriale-intellettiva che un feto è in grado di costruirsi già in epoca molto precoce. Quell’esperienza che a nulla varrebbe se non potesse essere elaborata a livello cosciente e che invece è in grado di strutturargli addirittura una “memoria” propedeutica allo sviluppo successivo, durante la fase post-natale. Posso di seguito citare per brevità, a titolo meramente esemplificativo, solo alcune di queste evidenze scientifiche.

Oggi siamo in grado di  studiare la risposta del feto alla voce della sua mamma con metodiche funzionali non invasive e sappiamo che già dalla 19° settimana di gestazione è possibile osservare una risposta fetale come conseguenza di una stimolazione sonora. Il cuoricino del feto batte in maniera diversa quando ascolta la voce della sua mamma e questo accade già dalla 29° settimana di gestazione. Ma la cosa più bella è che questa sua capacità, con il progredire continuo delle competenze fetali, che segue la maturazione funzionale delle strutture cerebrali a ciò deputate, permette al feto di memorizzare e riconoscere, una volta che sarà nato, la voce della madre tra le tante voci che ascolterà, di provare interesse particolare nei confronti di canzoni o musica che gli siano state fatte ascoltare nel periodo prenatale, addirittura di dimostrarsi più attento e più incline ad imparare fonemi ascoltati in utero anziché espressioni linguistiche non proprie della sua mamma. È ormai assodato che il feto impara ad ascoltare e riconoscere, cioè elabora le sensazioni sonore che lo raggiungono e ne immagazzina nella memoria gli elementi essenziali che poi gli torneranno utili per il successivo sviluppo delle proprie competenze dopo la nascita. Questi ed altri studi suggeriscono una capacità di memorizzare esperienze e di imparare attraverso queste esperienze che, già nel feto, evidentemente devono fare riferimento ad un livello più alto di controllo (sottocorticale/corticale), rispetto a quello rudimentale del tronco encefalico.

Il feto presenta le papille gustative già alla 7° settimana di gestazione ed è dimostrato che l’esposizione in utero a sapori diversi (il feto deglutisce numerose volte nelle 24 ore il liquido amniotico e ne percepisce dunque il sapore che varia al variare dell’alimentazione materna) fa sì che il neonato ricordi e preferisca quei sapori che ha conosciuto in epoca molto precoce durante il suo sviluppo. I gusti del bambino perciò si formano anche grazie all’esperienza maturata nell’ambiente uterino. Anche l’olfatto fetale è già strutturalmente maturo entro il terzo trimestre di vita prenatale e alla nascita il bambino è in grado di riconoscere odori percepiti in utero attraverso il contatto del liquido amniotico con i suoi recettori olfattivi.

Sappiamo oggi (anche qui) che il feto prova dolore già in epoca molto precoce del suo sviluppo. Perché ci sia dolore occorre non solo che siano funzionanti i recettori che distinguono e raccolgono le sensazioni perifericamente, ma anche che ci sia una struttura centrale in grado di elaborare le varie sensazioni determinando una reazione emozionale. Studi su neonati anche gravemente prematuri dimostrano ampiamente come stimoli tattili o dolorosi evochino una robusta attività corticale e dunque una percezione cosciente del dolore. Così come prova dolore, il feto è capace di elaborare e ricordare anche le sensazioni piacevoli. Tra gli altri studi, molto interessanti sono quelli compiuti osservando le risposte alle coccole materne di neonati molto prematuri (dei feti, in pratica, che vivono e proseguono il loro sviluppo nell’utero surrogato che è l’incubatrice). La kangaroo-care, ad esempio, cioè tenere il piccolo prematuro a contatto della pelle della mamma, tra i suoi seni, sappiamo che tranquillizza il bimbo. È stato anche osservato come un prematuro riesca a concentrarsi sulle parole e le coccole della mamma tanto da essere distratto dal dolore provocato ad esempio da un prelievo venoso. In un bell’articolo pubblicato lo scorso anno gli autori sottolineano come lo sviluppo del feto sia una progressione di eventi all’interno dei quali si può individuare anche un’attività, ancorché rudimentale, di tipo cognitivo, correlata all’apprendimento.

Dunque non mi pare possano esserci dubbi su cosa, chi siano embrione e feto. Salvo voler negare le evidenze scientifiche, alla domanda se “sia o non sia” una persona umana vivente in formazione, unica e irripetibile, con una propria “esperienza” razionale di sé e dell’ambiente che lo circonda e quindi con un qualche livello di seppur minima “coscienza”, genetica, biologia, neurologia, neurobiologia, neuroradiologia, fisiologia, ricerca scientifica e medica e il semplice buon senso danno una risposta inequivocabilmente positiva. Una bella review scritta da un neonatologo intensivista italiano riassume così, nel titolo del suo articolo, l’evidenza: “Il feto è una persona? Un’evidenza clinica”.

Se dunque il Codice Civile Italiano recita che “La capacità giuridica si acquista dal momento della nascita. I diritti che la legge riconosce a favore del concepito sono subordinati all’evento della nascita (462, 687, 715, 784).” mi verrebbe da dire che alla luce delle scoperte scientifiche che, in maniera incrementale, stanno spostando sempre più precocemente l’evidenza di una “personalità” del feto, il Codice Civile dovrebbe essere rivisto. Fissare al momento della nascita il godimento di diritti relativi alla personalità dell’individuo umano è arbitrario, così come lo è fissarlo in un momento specifico dello sviluppo fetale. Limiti fissati sulla base delle conoscenze di ieri sono abbondantemente stati anticipati dalle evidenze disponibili oggi e probabilmente saranno ulteriormente anticipati col progredire della scienza medica e la conoscenza del feto.

Leibniz lo aveva detto, anche se riferendosi ad altro tema: “Natura non facit saltus”. Lo sviluppo dell’uomo è un continuum che inizia al momento del concepimento e continua per tutta la vita, prima intrauterina e poi alla luce del sole. E in questo sviluppo non si può individuare un “salto di qualità” che trasforma completamente una realtà in un’altra. Il feto è uno di noi, una persona; anche se debole e per certi versi “mancante” di alcuni attributi della maturità e del pieno vigore intellettivo (questo non vale forse anche per il prematuro? e per l’ammalato? e per l’anziano? eppure nessuna persona sensata si sognerebbe di dire che prematuro, malato e anziano non sono persone). In altre parole l’essere-uomo coincide con l’essere-persona. E questo non solo guardando la realtà dal punto di vista scientifico.

Ma se il feto è una persona, può essere legittimo un diritto della donna a sopprimere quello che certamente É un INDIVIDUO umano con una propria, ancorché preliminare, “esperienza razionale”? Ed ecco che ancora una volta torna l’amletico dubbio: “Essere o non essere: questo é il punto”. Cioé se sia o non sia un diritto per la donna sopprimere quell’essere umano capace di sentire suoni, gusti e odori, di vedere, di provare piacere e dolore, in altre parole di “assaporare” la vita nell’ambiente che dovrebbe proteggerlo e supportarne lo sviluppo e di crearsi un’esperienza propedeutica al suo adattamento alla vita extrauterina; se sia o non sia un diritto della donna interrompere, negare il diritto di nascere, “abortire” questo meraviglioso continuum che conduce ad un nuovo uomo o a una nuova donna. E, non volendo essere politicamente corretti, la risposta mi é molto chiara: non può esistere un diritto del più forte di sopprimere il più debole, non quando parliamo di uomo.

Spero di avere spiegato il mio pensiero e di avere fornito sufficienti elementi scientifici a supporto della mia opinione. Ho citato solo una piccolissima parte dei lavori presenti nella letteratura scientifica internazionale sull’argomento; chi volesse può approfondire il tema con una semplice ricerca su PubMed.

Il monologo di Amleto continua, dopo il celeberrimo incipit: “…se sia più nobile d’animo sopportare gli oltraggi, i sassi e i dardi dell’iniqua fortuna, o prender l’armi contro un mare di triboli e combattendo disperderli … Chi vorrebbe, se no, sopportar le frustate e gli insulti del tempo, le ingiustizie del tiranno, il disprezzo dell’uomo borioso, le angosce del respinto amore, gli indugi della legge, la tracotanza dei grandi, i calci in faccia che il merito paziente riceve dai mediocri, quando di mano propria potrebbe saldare il suo conto con due dita di pugnale? … Così ci fa vigliacchi la coscienza; così l’incarnato naturale della determinazione si scolora al cospetto del pallido pensiero. E così imprese di grande importanza e rilievo sono distratte dal loro naturale corso: e dell’azione smarriscono anche il nome…”. Quasi un involontario monito per chi, come me, crede fortemente nel valore della vita umana in ogni suo istante di sviluppo, a non schierarsi, per quieto vivere, dalla parte del “politicamente corretto” ma ad impegnarsi, per amore della vita, nella battaglia in sua difesa.

Condividi su:
  • Aggiungi su Facebook
  • Aggiungi su OKNOtizie
  • Aggiungi su Twitter
  • Aggiungi su Windows Live
  • Aggiungi su MySpace

88 commenti a Ecco perché il feto umano è da considerarsi persona

« nascondi i commenti

  1. GT ha detto

    Quindi in totale quante persone abbiamo ucciso con l’introduzione dell’aborto per tornaconto elettorale?!

    0
  2. Semelets ha detto

    A mio avviso l’articolo segue una linea pericolosa, perché mira a dimostrare che anche l’embrione, possedendo rudimentali capacità di coscienza e percezioni, è persona e perché afferma la coincidenza tra essere umano e persona. Se si fa il percorso inverso, è chiaro che un essere umano che non sia dotato di un livello minimo di coscienza o capacità percettive, non può essere considerato persona e di conseguenza nemmeno essere umano. E’ difficile peraltro sostenere che questi livelli minimi di coscienza esistano sin dal momento del concepimento, oppure in un essere umano privo del cervello.
    Il diritto alla vita è un diritto dell’essere umano, che viene prima (l’essere umano) dell’essere persona. Si potrebbe dire che l’essere umano ha diritto alla vita perché ha il diritto di diventare persona.
    Secondo me è meglio tenere distinto il termine “persona”, che ha più implicazioni filosofiche, dal termine “essere umano” e riconoscere che è dell’essere umano il diritto fondamentale alla vita.

    0
    • StefanoPediatra ha detto in risposta a Semelets

      Per inciso, la coincidenza tra essere umano e persona in cosa sarebbe sbagliata o pericolosa? Tra l’altro tale “coincidenza” viene sostenuta anche da una persona assolutamente preparata su questi temi come S.E. il Cardinal Carlo Caffarra, Arcivescovo di Bologna, ad un cui interessante scritto, che raccomando di leggere, si rimanda in un link del testo del mio articolo.

      0
      • Semelets ha detto in risposta a StefanoPediatra

        Ho letto l’intervento di mons. Caffarra. Il taglio mi sembra un po’ troppo specialistico per quelli che possono essere gli standard di un blog non specialistico. Ad ogni modo, senza entrare nel dettaglio di ogni argomento affrontato, mi limito ad una osservazione relativa al punto che più interessa la nostra discussione: si tratta del punto 2,2 relativo alla tesi secondo cui non ogni individuo umano è persona. Caffarra dice che “Per coerenza logica, chi sostiene questa tesi si vede costretto ad indicare la qualità che aggiungendosi all’individuo, lo eleva al grado di persona”. Ma questo è esattamente ciò che hai fatto tu nell’articolo, cercando di dimostrare che il feto è persona perchè possiede le caratteristiche che lo rendono tale.
        Ciò che Caffarra cerca di dimostrare come vero per ogni individuo, indipendentemente da quali siano le sue qualità in atto, nel tuo articolo ti si è rivoltato contro perchè hai accettato le premesse della controparte sulla definizione di persona in base alle qualità dell’individuo.

        0
        • StefanoPediatra ha detto in risposta a Semelets

          Caro Semelets, non ho affatto accettato le premesse della controparte: sono partito dalle premesse della controparte per dimostrare che sono comunque sbagliate. D’altra parte se non si fosse risposto, in tutti questi anni alle falsità che propagandate per giustificare l’aborto qualcuno ancora penserebbe che l’embrione è un grumo di cellule, un tumore che si sviluppa nell’utero materno o un girino con le branchie o un qualcosa che potrebbe evolvere come un cavallo con la coda.

          L’essenza dell’embrione non è diversa da quella del feto che non è diversa da quella dell’uomo adulto nel pieno possesso delle sue facoltà mentali.

          La coscienza del feto non è motivo sufficiente a dimostrare che non può essere abortito in quanto persona, uomo, essere umano (chiamiamolo come vogliamo)? Bene: intanto però diciamo a chi sostiene che il feto può essere abortito tranquillamente perchè non può fare esperienza di sè e non ha un ancorchè minimo livello di coscienza e non prova nemmeno dolore che tutto questo non è vero.

          Questo pone un limite innaturale e offre l’opportunità a qualcuno di dire che allora l’embrione o lo zigote possono essere abortiti tranquillamente perchè non hanno nemmeno queste caratteristiche di minima? Direi di no perchè, come ribadito nell’articolo, al feto si arriva attraverso lo sviluppo dell’embrione in un continuum di eventi di cui uno non esiste senza l’altro e quindi, dal punto di vista della dignita personale zigote=embrione=feto=neonato=uomo.

          0
    • Penultimo ha detto in risposta a Semelets

      Non ci sono implicazioni rilevanti”adequatio rei intellectus”.
      Si sposta il concetto di “anima vegetativa” al concepimento.

      « Dire di ciò che esiste che non esiste,
      o di ciò che non esiste che esiste,
      è falso,
      mentre
      dire di ciò che esiste che esiste
      e di ciò che non esiste che non esiste,
      è vero.[4] »

      E necessario essere concepiti per esistere.
      E necessario l’essere umano per essere persone.

      E necessario essere concepiti per vivere.
      E necessario vivere per essere persone.

      0
      • Penultimo ha detto in risposta a Penultimo

        Non si puo confendere la dinamicità con la staticità dei concetti.Tale confusione è falsa perchè chiama “il dinamico statico lo statico dinamico.”

        0
    • Emanuele ha detto in risposta a Semelets

      …non vedo un grosso pericolo.

      La dignità della persona non sta nel grado di coscienza, ma nella capacità di amare ed essere amato nella libertà. Per questo anche i malati in coma, i bambini detti acefali, le persone con gravi ritardi mentali hanno la stessa dignità di una persona sana, infatti nulla di ciò ostacola che siano amati. Anzi, proprio il loro bisogno di amore li rende ancora più degni, infatti Gesù si è sempre avvicinato in modo particolare a malati e sofferenti.

      Poi, dobbiamo ricordare che la loro situazione è transitoria. Una volta nella Gloria Celeste, la loro coscienza sarà libera come la nostra di esprimersi. E dobbiamo anche credere che queste persone abbiano anche il libero arbitrio; infatti, benché certamente salve perché senza colpa, dovranno poter scegliere (come tutti noi) se vogliono essere salvate o no. Dio infatti non potrebbe salvare nessuno se non lo vuole. Altrimenti rischiamo di dover riesumare il limbo…

      0
      • Semelets ha detto in risposta a Emanuele

        E’ sempre rischioso far derivare la dignità dell’essere umano da qualcos’altro. Non tutti gli esseri umani hanno la capacità di amare (l’amore è un atto della volontà, che presuppone la coscienza), nè d’altra parte l’essere amato può configurarsi come una capacità (un malato in coma non ha la “capacità” di farsi amare, non dipende da lui che qualcuno lo ami).
        La dignità dell’essere umano non deriva da nient’altro che dal fatto di essere un essere umano.
        C’è da dire inoltre che il tuo intervento si muove in una prospettiva cristiana, mentre l’articolo intende fondarsi su evidenze scientifiche.

        0
        • Emanuele ha detto in risposta a Semelets

          La prospettiva cristiana e la scienza medica non sono in contrasto. Entrambe ricercano la verità, pur con strumenti diversi. Essendo poi la verità unica, unico sarà il punto di arrivo.

          L’amore poi, secondo me, non dipende solo dal soggetto attivo, ma anche da chi riceve. Altrimenti, amare un oggetto, una pianta, un animale, etc. sarebbe la stessa cosa di amare un essere umano. Per amare abbiamo dunque bisogno di una “reazione” da parte della persona amata o quantomeno una richiesta di essere amato. Poco conta se questa “comunicazione” avviene attraverso i canali sensoriali o in altro modo. Per questo anche le categorie di persone ritenute prive di coscienza, a mio avviso, non sono prive della capacità di amare.

          Il rischio di rispettare la vita solo come essere umano, secondo me può portare a derive. Infatti, è giusto rispettare al vita anche di tutti gli animali e purtroppo la nostra cultura soffre di “animalismo”. Infatti, si cerca di vedere sempre più l’uomo come animale piuttosto che come essere a se, appartenente al mondo animale ma distinto da esso. Quello che invece ci differenzia dagli altri animali è proprio la capacità di amare e la libertà, per questo io insisto su queste capacità per definire la persona.

          Ridurre la tutela della vita al solo aspetto vegetativo, riducendo l’uomo ad un animale, può far ritenere giusto permettere alcune pratiche. Infatti, un animale sofferente è giusto sopprimerlo, allora sarebbe giusto sopprimere anche un uomo sofferente. Un animale può essere usato per fini di ricerca, allora è possibile utilizzare gli embrioni umani per lo stesso scopo, etc.

          Quindi, alle persone-uomo (a mio avviso entità inseparabili) non solo deve essere garantita la vita, come al resto del creato, ma una vita che rispetti la dignità della persona.

          0
          • semelets ha detto in risposta a Emanuele

            Il fatto che scienza e cristianesimo non siano in contrasto non significa che siano coincidenti. Le verità di cui si occupano sono relative ad ambiti diversi. Inoltre, mentre la scienza cerca la verità nel proprio ambito di indagine, il cristianesimo nella sua essenza non ricerca, ma afferma una verità rivelata. Dire che non sono in contrasto significa semplicemente che non c’è contraddizione nel fatto che un cristiano si occupi di ricerca scientifica, non che ricerca scientifica e cristianesimo abbiano gli stessi obiettivi.
            Per quanto riguarda la capacità di amare è difficile sostenere, con solide evidenze scientifiche, che uno zigote possieda tali capacità.
            Sono d’accordo quando dici che ciò che differenzia l’uomo dagli animali sono la capacità di amare e la libertà (+ l’autocoscienza), ma è evidente che non tutti gli individui umani hanno o hanno sviluppato queste caratteristiche (ad esempio lo zigote). Ciò che io sostengo è che se anche un individuo non ha o non ha ancora sviluppato queste caratteristiche, questo non inficia la sua appartenenza alla famiglia umana, mentre l’impostazione dell’articolo ti obbliga ad accettare questa conclusione, per i motivi che ho cercato di spiegare negli altri miei interventi.
            Il rischio della deriva animalista non esiste nel mio approccio, perchè non ho fondato la mia argomentazione su un generico principio di rispetto della vita.
            Il rispetto della vita è un principio generale che poi deve essere declinato: il rispetto che devo alla vita di una pianta non è lo stesso che devo alla vita di un animale e il rispetto per la vita animale non è uguale a quello che devo avere per l’essere umano.
            Ancora una volta è l’articolo che porterebbe alle conclusioni cui fai riferimento perchè, secondo la sua impostazione, lo zigote sarebbe certamente escluso dall’appartenenza alla famiglia umana, non avendo le caratteristiche accettate dall’autore per definire la persona, fatta coincidere con l’essere umano.
            Non è a me che dovresti rivolgere le critiche.

            0
            • StefanoPediatra ha detto in risposta a semelets

              Caro Semelets, nello scrivere l’articolo sono partito da un presupposto: smentire coloro che dicono che il feto è qualcosa di diverso da un essere umano anche perchè prima di venire al mondo non ha coscienza nè esperienza di se stesso. Sulla base di dati scientifici è possibile dire che questo non è vero. Certamente possiamo dire questo, per il momento, a partire da un certo momento, te ne do atto.

              L’articolo dice anche una cosa molto più importante però: dice che se c’è un continuum nello sviluppo dell’uomo (più evidente a tutti quello postnatale, meglio visibile ai tecnici quello prenatale) non si capisce perchè sia considerabile un essere umano con diritto di vita (una persona) solo l’uomo che conosciamo dopo l’evento della nascita e non l’uomo che si sta formando nel seno materno.

              In un altro punto dell’articolo faccio riferimento al fatto che se è degno di vivere e merita di non essere ammazzato un uomo ancorchè privo di coscienza a causa di un trauma o di una malattia, allora non si vede perchè pari dignità non abbia lo stesso uomo nelle fasi del suo sviluppo in cui si trova naturalmente in condizioni di minimo livello di coscienza o nullo livello di coscienza.

              In altre parole le conclusioni dell’articolo non sono che il feto, l’embrione sono persona in quanto hanno una coscienza, ma che l’embrione e persino lo zigote sono persone perchè rappresentano l’inizio dello sviluppo di ciò che tutti noi individuiamo come persona. Mi cito:

              “Leibniz lo aveva detto, anche se riferendosi ad altro tema: “Natura non facit saltus”. Lo sviluppo dell’uomo è un continuum che inizia al momento del concepimento e continua per tutta la vita, prima intrauterina e poi alla luce del sole. E in questo sviluppo non si può individuare un “salto di qualità” che trasforma completamente una realtà in un’altra. Il feto è uno di noi, una persona; anche se debole e per certi versi “mancante” di alcuni attributi della maturità e del pieno vigore intellettivo (questo non vale forse anche per il prematuro? e per l’ammalato? e per l’anziano? eppure nessuna persona sensata si sognerebbe di dire che prematuro, malato e anziano non sono persone). In altre parole l’essere-uomo coincide con l’essere-persona. E questo non solo guardando la realtà dal punto di vista scientifico.”

              Ancora una volta: grazie per il tuo commento. 🙂

              0
              • semelets ha detto in risposta a StefanoPediatra

                Francamente trovo scivoloso anche questo utilizzo del “Natura non facit saltus”: tu stesso dici che lo sviluppo dell’uomo è un continuum che inizia al momento del concepimento, ma questo inizio è appunto un “saltus”, un salto di qualità che non è semplice trasformazione, ma origine.

                0
            • Emanuele ha detto in risposta a semelets

              Capisco le tue perplessità…

              Non concordo con il tuo inizio. Prima di tutto, anche il cristiano è in cammino.
              La rivelazione di cui parli tu è una cosa che richiede impegno e tempo per essere compresa. Infatti, una cosa è professare un dogma, un’altra capirlo.

              O Dio, tu sei il mio Dio, all’aurora ti cerco,
              di te ha sete l’anima mia,
              a te anela la mia carne,
              come terra deserta,
              arida, senz’acqua.

              Così nel santuario ti ho cercato,
              per contemplare la tua potenza e la tua gloria.
              (Salmo 63, 2-3)

              Anche per la scienza esiste la verità rivelata: l’universo (o creazione). Infatti, se la verità non fosse rivelata e quindi inaccessibile si cadrebbe nell’esoterismo.

              Non ha neppure senso parlare di verità in ambiti diversi. Infatti, se esistessero due verità diverse queste sarebbero in contraddizione e dunque non verità. Quello che possiamo affermare è che esistono varie manifestazioni dell’unica verità e che queste possono essere analizzate con strumenti differenti. Un sordo ed un cieco potranno assistere ad un medesimo film e capirne la trama, pur disponendo di strumenti diversi e imperfetti.

              Infine, ricerca scientifica e fede hanno lo stesso fine: la ricerca della verità (che abbiamo detto essere unica). Ma non solo, hanno in comune gli stessi strumenti, ossia la ragione. Non a caso Gesù afferma di se stesso:
              “Io solo la Via, la Verità, la Vita”
              Infatti, lui è il “Logos”, la ragione perfetta, la logica infallibile. Dunque lui è l’unico strumento (Via) per raggiungere la Verità. In Cristo, metodo e fine coincidono.

              Nel caso specifico, utilizzare il ragionamento teologico-filosofico e la ricerca medica non può che portare alla medesima conclusione, che appunto deriva dalla logica: L’essere umano è tale fino dal concepimeno e fino dal concepimento gli spetta la dignità di persona.

              Dignità che deriva in modo triplice da Dio: nella Creazione (“facciamo l’uomo a nostra immagina e somiglianza”), nella Redenzione (Dio ha innalzato l’uomo alla sua stessa dignità), e nell’Amore (Dio ha donato lo Spirito Santo che da la Vita).

              0
              • Semelets ha detto in risposta a Emanuele

                Sono d’accordo che il cristiano è in cammino, ma il confronto era tra scienza e cristianesimo.
                La scienza indica sostanzialmente un metodo di approccio conoscitivo relativo ad ambiti circoscritti.
                Gli ambiti della conoscenza umana sono molteplici (arte, musica, relazioni personali, filosofia, teologia,storia, ecc): il metodo scientifico non può dirci nulla della verità celata in un’opera d’arte.
                Le verità relative ad ambiti diversi non sono in contraddizione: la verità trasmessaci da un romanzo non è in contraddizione con quella che scopriamo attraverso un microscopio, semplicemente riguardano ambiti diversi; se io dico che Marco ha 17 anni e Luigi ha i capelli neri affermo due verità diverse che non sono in contraddizione. La contraddizione c’è se dico che Marco ha 17 anni e che ha anche 20 anni.
                Il cristianesimo ci rivela la verità sull’uomo, cosa che è fuori dalla portata dell’indagine scientifica.
                Il tuo approccio rischia di orientarsi verso una deriva scientista, perchè affermando che scienza e cristianesimo hanno il medesimo punto d’arrivo, cioè la medesima verità, conosciuta da entrambi grazie ad una rivelazione, rendi il cristianesimo qualcosa di accessorio e in fondo superfluo, essendo già la scienza in grado di conoscere la medesima verità rivelata.

                0
                • Emanuele ha detto in risposta a Semelets

                  In questo caso scienza e fede analizzano gli stessi fatti e cercano di rispondere alla stessa domanda: che cosa é un uomo.

                  Circa la deriva scientista non vedo il pericolo, perché senza riconoscere Gesù come Verità, la scienza arriverebbe molto vicino alla verità, ma mancherebbe dell’ultimo passo.

                  Ossia, la scienza, se applicata correttamente, conduce a Cristo e solo per Cristo, con Cristo ed in Cristo si può giungere alla Verità piena che è Dio.

                  Quindi scienza e fede, analizzando la rivelazione nelle sue molteplici forme, conducono alla Verità tramite Cristo.

                  0
                  • Semelets ha detto in risposta a Emanuele

                    La scienza non cerca di rispondere alla domanda “che cos’è un uomo”.

                    0
                    • Emanuele ha detto in risposta a Semelets

                      mi pareva stessimo discutendo se l’embrione fosse o no un essere umano ed avesse dignità di persona… Ho sbagliato articolo?

                      0
                    • semelets ha detto in risposta a Semelets

                      @ Emanuele

                      Se ripercorri la sequenza del nostro confronto, dovrai convenire che mi sono limitato a replicare ad affermazioni presenti nei tuoi interventi.
                      Se la discussione si è spostata su tematiche che si discostano dall’ argomento originale, non è colpa di nessuno e in un confronto è abbastanza normale. Inoltre è importante sapere se in una discussione gli interlocutori partono da una base comune.
                      Nel nostro caso evidentemente non è così, perchè tu pensi che scopo della scienza sia quello di rispondere alle stesse domande della fede, mentre io dico che l’indagine scientifica non può dire nulla su argomenti tipo peccato originale, salvezza eterna, dannazione eterna, etica, redenzione, ecc, così come il cristianesimo non ci dice nulla riguardo alla sfericità della terra. Ripeto che le verità di cui si occupano appartengono ad ambiti diversi, però ognuno può pensare ciò che vuole.

                      0
  3. lele ha detto

    Complimenti per la chiarezza espositiva!

    0
  4. Simone Emili ha detto

    “Secondo me è meglio tenere distinto il termine “persona”, che ha più implicazioni filosofiche, dal termine “essere umano” e riconoscere che è dell’essere umano il diritto fondamentale alla vita.”

    Concordo al 100%. Io ragiono nei termini seguenti: Pavarotti quando è nato non aveva la barba né la splendida voce che lo ha reso celebre, ma era già lo stesso Luciano Pavarotti che tutti abbiamo conosciuto e apprezzato. Ora, se Pavarotti settantenne, quarantenne o neonato era sempre lo stesso Luciano Pavarotti, non c’è ragione di pensare che non lo fosse già quando era feto di 3 mesi o zigote appena formato. Perchè avrebbe dovuto essere qualcos’altro? Perchè non aveva una coscienza? Ma la coscienza è un prodotto del corpo umano, specificamente dela corteccia cerebrale, quindi non sono uomo perchè ho una coscienza, casomai è vero il contrario: ho una cosceinza (umana) perchè sono un essere umano.

    0
  5. StefanoPediatra ha detto

    @Semelets e Simone. Anche per me l’essere umano ha diritto di vivere a prescindere da ogni altra considerazione di carattere scientifico. Quanto scrivo non aggiunge nulla a chi ha la mia e la vostra stessa opinione. Non è su questo piano che discuterei con chi fosse abbastanza onesto da sostenere quanto sopra. L’articolo vorrebbe rispondere, confutandole, alle obiezioni di coloro che cercano giustificazioni pseudo-scientifiche all’aborto e si arrampicano sugli specchi per trovare sempre nuove giustificazioni quando non sono più in grado di sostenere quelle già smentite anche sul piano scientifico. E vorrebbe anche far vedere com’è meraviglioso quel piccolo essere umano che si sviluppa e cresce nel ventre materno; essere umano in sviluppo che ogni giorno conosciamo sempre meglio grazie alla scienza medica.

    Quanto al livello minimo di coscienza, mi sembrava di essere stato chiaro qui come in precedenti miei commenti: anche qualora la coscienza di un essere umano fosse completamente soppressa (o anche quando nelle primissime fasi dello sviluppo embrionale una coscienza minima non è reperibile) un essere umano resta sempre un essere umano e non può essere soppresso.

    Quanto infine al continuum della vita umana, senza citare Pavarotti mi sembra di avere esattamente sottolineato nell’articolo gli stessi concetti.

    Grazie per i vostri commenti. 🙂

    0
    • semelets ha detto in risposta a StefanoPediatra

      La pericolosità dell’impostazione dell’articolo consiste nel fatto che il tentativo di confutazione “dall’interno” ha come risultato soltanto lo spostamento del limite entro cui è legittimo sopprimere un essere umano.
      In pratica si accettano le premesse della controparte per definire il confine che definisce una persona (coscienza e percezioni), con l’intento di mostrare che anche il feto è persona, ma successivamente si afferma l’dentità tra essere umano e persona, il che ha come conseguenza logica quella di racchiudere tutto l’essere umano nei confini di cui sopra, lasciando fuori coloro che quelle caratteristiche non possiedono.
      So perfettamente quali sono le tue convinzioni in materia, ma l’articolo, così com’è impostato, si tira sostanzialmente la zappa sui piedi.

      0
    • Simone Emili ha detto in risposta a StefanoPediatra

      Ancora una volta concordo in pieno con Semelets:è la stessa impressione che ho avuto io.

      0
  6. Enrico Medeghini ha detto

    A dire il vero l’articolo mi è piaciuto, ma trovo confusionario parlare di persona in senso giuridico del nascituro. Pur essendo profondamente contrario all’aborto, che è un malcelato omicidio aggravato dai futili e abietti motivi e dallo stretto rapporto di parentela, al contempo non posso non notare come il concetto giuridico di persona (come centro di imputazione di diritti e doveri) non possa essere riconosciuto al nascituro, per la difficoltà concreta di attribuire a chi nn è ancora nato una serie di rapporti giuridici, oltre a determinare difficoltà dal punto di vista della successione ereditaria, dal momento che mentre la nascita si può conoscere con certezza il momento esatto del concepimento del concepimento no…Il problema è che il diritto alla vita è il diritto dell’uomo, non come persona fisica dal pdv del diritto, e quindi sebbene non lo si possa definire persona, lo si può certamente definire UOMO ed in quanto tale deve essere tutelato dal diritto. Questo concetto di persona che molti propongono è ingannevole per il motivo suddetto, ma il concetto di uomo supera quello di persona (ricordiamo che alla stregua del diritto anche lo Stato ed altri enti privati e pubblici sono PERSONE come centri di imputazione di diritti e doveri).L’art.575 C.P. definisce l’omicidio come l’aver cagionato la morte di un UOMO, non c’è quindi da domandarsi se sia persona o no, ma se sia uomo e quest’ultimo concetto è palese a chiunque

    0
    • Emanuele ha detto in risposta a Enrico Medeghini

      …secondo me anche l’aspetto giuridico è interessante perché svela varie contraddizioni, solitamente trascurate.

      Prima di tutto, tale definizione giuridca risente del fatto che, quando fu scritta, le conoscenze mediche erano molto più limitate. Infatti, per risalire alla parternità si doveva aspettare che il padre riconoscesse il figlio (da qui i problemi di eredità). Oggi, invece, la paternità può essere accertata dal principio e senza errori tramite il DNA.

      Secondo, in quella definizione vi è una palese discriminazione. Mia figlia è nata prematura, fortunatamente ora sta bene. Se fosse morta dopo qualche settimana, in quel periodo avrebbe goduto di tutti i diritti di una persona. Viceversa, se fosse morta in utero alla stessa età gestazionale della morte “in culla” non avrebbe goduto di nessun diritto durante lo stesso periodo.

      In questo caso, l’unica differenza, era essere dentro o fuori dell’utero di sua madre, visto che il suo sviluppo fetale era il medesimo. Nessuno ha infatti sindacato le sue facoltà mentali. Ma la cosa ancora più grave è che addirittura sarebbe potuta essere stata abortita… allora si tratta solo di fortuna: un bambino disabile nato prematuro e tutelato al 100%, lo stesso bambino, se ancora all’interno della madre, può invece essere soppresso.

      Quindi, la Giustizia vorrebbe che, indipendentemente dall’età gestazionale, i bambini dentro o fuori dell’utero godessero degli stessi diritti.

      0
    • StefanoPediatra ha detto in risposta a Enrico Medeghini

      Caro Enrico, quella del Codice Civile era ovviamente una provocazione. Ciò che rende persona un essere umano per me non è la nascita ma lo è già il concepimento.

      0
      • Daniele Borri ha detto in risposta a StefanoPediatra

        Non “per te”, caro Stefano. Non è un’opinione! E’ un dato scientifico!!!!

        «Lo sviluppo umano inizia al momento della fecondazione, cioè il processo durante il quale il gamete maschile o spermatozoo si unisce ad un gamete femminile (ovulo) per formare una singola cellula chiamata zigote. Questa cellula totipotente altamente specializzata segna il nostro inizio come individuo unico […]. Un zigote è l’inizio di un nuovo essere umano (cioè, l’embrione)»
        (“The Developing Human: Clinically Oriented Embryology”, 2003, K.L. Moore, pp. 2,16)

        0
  7. Luigi Pavone ha detto

    Quando si dice che lo zigote è un essere umano non si intende dire che è un uomo, per cui chi dice che lo zigote è un essere umano verrebbe con ciò a dire che esistano uomini che non sono persone. Lo zigote non è né persona né uomo. Lo zigote, propriamente parlando, credo non si possa definire neanche animale; e dunque come potrebbe darsi la specie (uomo) se non si dà nemmeno il genere (animale)?

    ps. Pare che la dottrina cattolica stia sempre più sviluppando l’idea secondo la quale la sessualità sia intrinsecamente caratterizzante l’uomo, a tal punto che la differenza sessuale sia anche e soprattutto spirituale, cioè risiederebbe in qualche modo nell’anima. Poiché lo zigote è in potenza un ente che in potenza è maschio e femmina, è difficile conciliare questa incontestabile osservazione con la tesi che lo zigote sia dotato di un’anima e che questa sia in qualche modo sessuata.

    0
    • Emanuele ha detto in risposta a Luigi Pavone

      1. uno zigote umano ha DNA perfettamente umano e non può essere confuso con nessun altro animale o essere vivente. Che sia un essere umano lo dice la “matematica”, non la filosofia:
      Essere vivente + DNA umano = essere umano.

      2. Il sesso è scritto nel DNA, mai sentito parlare di cromosomi XX e XY? …Una visitina a Wikipedia prima di postare eviterebbe banalità…

      3. L’anima dello zigote può dunque essere “sessuata” e il Beato Giovanni Paolo II può riposare tranquillo.

      …altre osservazioni incontestabili?

      P.S.

      Io aspetto ancora la risposta relativa al tuo post della volta scorsa:
      http://www.uccronline.it/2013/02/09/che-importa-se-laborto-termina-una-vita-umana/#comment-109253

      0
      • Luigi Pavone ha detto in risposta a Emanuele

        Intendevo dire che lo zigote è in potenza maschio o femmina (non entrambe le cose, naturalmente). Alcune cose sono tali da poter accogliere entrambi i contrari (o l’uno o l’altro), altre sono tali da poter accogliere uno solo dei contrari, ma questo non vuol dire che lo zigote sia maschio o femmina prima di diventarlo. Lo zigote non è né maschio né femmina. Una certa configurazione cromosomica condurrà, sulla base di ferree leggi biologiche, al sesso maschile o femminile.

        0
        • Emanuele ha detto in risposta a Luigi Pavone

          È il cariotipo a distinguere maschi da femmine, non gli organi sessuali o gli ormoni. Infatti, in gravi casi di ermafroditismo gli individui X vengono identificati come femmine, quelli Y come maschi, nonostante i caratteri esterni ed ormonali porterebbero a considerarli diversamente.

          Quindi uno zigote é dal principio maschio o femmina a tutti gli effetti. Lo é in atto, perché ha già tutte le caratteristiche essenziali per essere identificato.

          Possiamo dire che io, quando embrione, ero ingegnere in potenza, ma ero già in atto come uomo, moro, di corporatura media, con il naso un po’ storto e via dicendo… Infatti, tutte queste informazioni erano già in me e non potevano essere modificate (DNA).

          0
    • Leonardo ha detto in risposta a Luigi Pavone

      Mah, con un approccio molecolare risali fino ai genitori, altro che “non si da nemmeno il genere(animale)”. Poi oh, se vuoi restare nel ‘900 pre DNA fai pure, ma il mondo e la scienza vanno avanti.

      Che tra l’altro il gene re di Homo Sapiens è Homo, Animali corrisponde al Regno.

      Il che da un po’ la misura delle tue competenze come biologo.

      0
      • Leonardo ha detto in risposta a Leonardo

        E, aggiungo, basterebbe un microscopio per attribuire ad uno zigote umano il regno di appartenenza, senza nessuna difficoltà; basta solo sapere cosa cercare.
        E credo che sia la parte relativa al Sapere, in effetti, quella che ti frega.

        0
        • Luigi Pavone ha detto in risposta a Leonardo

          Lo zigote è un organismo, che date certe condizioni, per ferree leggi biologiche, diventerà un individuo appartenente alla specie homo sapiens. A rigore non è classificabile nemmeno come animale. Perché non lo è. Non è un animale. Tanto meno un uomo.

          0
          • Piero ha detto in risposta a Luigi Pavone

            e che cos’e’, un minerale?

            0
            • Penultimo ha detto in risposta a Piero

              Proprio è ridicolo mi rammarica che lo chiamino filosofo:

              HA ragione Platone nessuno è più stolto del sofista.

              0
              • Penultimo ha detto in risposta a Penultimo

                Nota che usa la parola “diventerà”.Che è come dire l’insieme x diventa un elemento di x anxie è un singolo x.Tipo un calciatore diventera la squadra.Come fa una squadra insieme di più elemnti a diventare un elemento il calciatore?

                0
          • Paolo Viti ha detto in risposta a Luigi Pavone

            Lo zigote umano appartiene certamente già alla specie homo sapiens dal momento del concepimento, infatti si chiama zigote umano e da quello zigote non arriverà mai un esemplare di cinghiale, ma soltanto un bambino e poi un uomo.

            Lo zigote è un essere umano e dunque necessariamente persona, dato che non è filosoficamente sostenibile l’esistenza di un essere umano non persona. A te l’onere della prova e dovrai spiegare quando si diventa persone (a che ora, possibilmente) e grazie a che cosa si diventerebbe persone.

            Continuare a dire “lo zigote non è nessuno”, “io odio lo zigote”, “abbasso lo zigote” è un comportamento da sciocchi. Altro sarebbe sostenere le proprie posizioni, cosa evidentemete che non sei in grado di fare senza contraddirti.

            0
            • Emanuele ha detto in risposta a Paolo Viti

              …mi pare che aveva elaborato la teoria della “zona grigia” per sottrarsi alle domande come quella che gli hai fatto tu…

              0
          • Emanuele ha detto in risposta a Luigi Pavone

            “Appartengono al regno animale tutti gli organismi eucarioti, con differenziamento cellulare, eterotrofi e mobili durante almeno uno stadio della loro vita”

            …vedi tu se ci stiamo o no.

            0
          • Leonardo ha detto in risposta a Luigi Pavone

            Come non è un animale?
            Ma cosa stai dicendo?

            E’ con ogni evidenza scientifica un animale!
            Ha caratteristiche cellulare e un DNA tipico di un animale!
            E’ generato da animali.
            E’ il primo stadio di un animale.

            Non capisco se mi stai perculando o se sei davvero convinto delle tue fantasie.

            Lo Zigote è una cellula che, nelle condizioni normali si svilupperà(è assolutamente perfetta per questo, non ha nulla che le manca per farlo) fino a formare un organismo adulto.

            Anche te sei un organismo vivente ma solo a determinate condizioni ambientali. Sai che a date condizioni diventi cenere.

            0
            • Leonardo ha detto in risposta a Leonardo

              Rettifico la frase “E’ il primo stadio di un animale. ” in “E’ un animale nel suo primo stadio di vita”.
              Dimenticavo che abbiamo a che fare con un bambino, bisogna cautelarsi ogni oltre ragionevole misura per evitare incidenti.

              0
  8. Carlo ha detto

    la bonino è come hitler. poi se posso dire una cosa, a me pensare di praticare un aborto mi farebbe sentire uno schifo.
    indipendentemente da questo articolo, che dimostra che quanto pensavo e avevo già sentito, è giusto, capisco anche che mettersi nella mente di un abortista, sia anche solo il medico, sta a significare uccidere una vita.
    per quanto io sia contrario all’eutanasia, la vedo meno peggiore.
    se una persona mi chiede di ucciderla, io non ce la farei, ma è pur sempre una richiesta di una persona (poi anche lì l’alterazione dello stato percettivo farebbe fare qualcosa di sbagliato alla persona – che andrebbe contro uno degli istinti di conservazione – in natura solo l’uomo fa questo), mentre l’aborto è uccidere qualcuno che sarebbe sicuramente voluto nascere.

    0
  9. Emanuele ha detto

    Ricordo a tutti quelli che non l’hanno ancora fatto di sottoscrivere l’iniziativa “Uno di noi”:

    http://www.uccronline.it/2013/02/20/uno-di-noi-firme-per-il-riconoscimento-giuridico-dellembrione/

    0
  10. Penultimo ha detto

    @Luigi Pavone

    1.Quando si dice che lo zigote è un essere umano non si intende dire che è un uomo
    2.per cui chi dice che lo zigote è un essere umano
    3.verrebbe con ciò a dire che esistano uomini che non sono persone.
    Conclusione:
    Lo zigote non è né persona né uomo.

    Ovvero

    Tutti gli zigoti non sono umani
    Lo zigote non è un essere umano
    L’Uomo non è un persona
    Lo zigote non è nè un uomo nè persona

    Fallacia dei quattro termini:Uomo,essere umano,zigote,persona.

    Vuoi corregere il sofisma?

    0
  11. Penultimo ha detto

    “Uomo” sistema dinamico o statico?
    E’ un sistema dinamico.Vedere teoria degli insiemi.La condizione valevole per ogni t è “specie homo sapiens sapiens”

    Ovvero equièparato il termine a un segmento:

    Dato il segmento AB

    A…….C………B

    In ciascuno dei punti è della specie homo sapiens sapiens.Non è assolutamente vero affermare che prima di C non era un uomo e dopo C è un uomo.
    AC non sarebbe stato un uomo mentre CB lo è?

    E come è possibile che dal non essere uomo venga l’essere uomo?Dal non è viene l’è,ma questo è falso e contradditorio.

    0
    • Penultimo ha detto in risposta a Penultimo

      Non credo che AC non appartenga ad AB nello stesso modo in cui non credo che lo zigote non appartenga alla specie uomo.

      0
  12. Penultimo ha detto

    “Lo zigote è un organismo, che date certe condizioni, per ferree leggi biologiche, diventerà un individuo appartenente alla specie homo sapiens. A rigore non è classificabile nemmeno come animale. Perché non lo è. Non è un animale. Tanto meno un uomo.”

    Pavone stai diventando ridicolo.Ma che a rigore non farmi ridere.Dunque infatti da quel zigote vengono scoiatoli?Dunque la specie umana genera scoiattoli.

    0
    • Emanuele ha detto in risposta a Penultimo

      …ma siamo sicuri che non stia confondendo zigote con gamete?

      0
      • Leonardo ha detto in risposta a Emanuele

        Ah, boh, cavoli suoi.
        Io, e penso tutti gli altri qui, parliamo con cognizione di causa.
        Se usa parole senza saperne il significato è un problema esclusivamente suo.

        0
  13. Jacques de Molay ha detto

    In risposta a questo post vorrei commentare che ho sempre tratto sollazzo da coloro che tentano di utilizzare le Scritture a mo’ di manuale delle giovani marmotte.

    Comunque, se è per questo, si sarebbe potuto fare di meglio e citare le parole del Cristo stesso, riferito all’Iscariota, quando disse “sarebbe meglio per quell’uomo se non fosse mai nato” (Mt 26:24), ma va beh, non chiedo tanto.

    E quindi? L’aborto approvato dallo stesso Redentore? Anatema!

    Ma mi faccia il piacere…

    0
  14. beppina ha detto

    Siamo stati TUTTI zigoti per qualche settimana. La “condizione” di zigote si abbandona o perché si viene soppressi (accidentamente o volutamente) o perché si passa ad una “condizione” successiva nel percorso della vita. NON C’E’ ALTRO DA DIRE se non la fondamentale caratterizzazione degli avverbi “accidentalmente” e “volutamente”.

    E’ assurdo affermare che lo zigote non é “umano” altrimenti per “avere” una persona lo zigote sarebbe solo “necessario” e/o solo “sufficiente” e non, come é, “necessario e sufficiente”. Infatti se fosse solo “necessario” sarebbe una tappa in cui conterebbe poco avere “significatività umana” immediata ma condizionerebbe la “significativa umana” successiva, mentre se fosse solo “sufficiente” non ci porremmo il problema che abbia o no una “significatività umana” ma saremmo comunque condizionati dalla “significatività umana” successiva.

    La condizione umana non é fatta di momenti “uno fine a se stesso” ma é fatta di momenti ognuno con la sua specificità e (necessariamente) interdipendenti; poiché ogni processo fisico-biologico é temporalmente “unidirezionale” l’unica cosa importante é il fatto che non può esserci “senziente” se non c’é uno stadio precedente “non senziente”/”senziente” (quest’ultima qualificazione di fatto irrilevante perché quello che é importante é la “condicio sine qua non” di quello che “é” dopo).

    In definitiva eliminare volutamente l’embrione non può non essere caratterizzato come atto di soppressione di una vita umana proprio perché si elimina “la” causa sufficiente e necessaria della stessa vita umana (laicamente intesa).

    0
    • Luigi Pavone ha detto in risposta a beppina

      Eliminare una causa sufficiente di qualcosa x non significa eliminare x, significare eliminare la condizione sufficiente di x. Comunque lo zigote non è sufficiente per il suo sviluppo, occorrono altre condizioni. Quando si dice che lo zigote è umano non si intende dire che esso è un uomo. Si intende dire che dallo zigote si svilupperà un uomo. Non può essere un uomo (specie) perché non è nemmeno il genere (animale).

      0
      • Piero ha detto in risposta a Luigi Pavone

        evidentemente non sei stato attento (come capita spesso).
        Ti e’ stato spiegato che e’ possibilissimo capire che e’ un animale (a proposito, il genere e’ Homo, la specie e’ Sapiens, il Regno e’ animale), ed e’ ancora piu’ possibile capire che e’ Homo.
        Quante volte sei stato bocciato per disattenzione e testardaggine?
        Non sei manco capace di distinguere una cellula animale da un minerale…

        0
        • Luigi Pavone ha detto in risposta a Piero

          Di alcune cose si può capire che sono animali dalle cose che scrivono. Per Piero, le cellule animali sono animali 😀

          Ripeto, questa storia dello zigote = persona è la più grande sciocchezza materialistico-riduzionistica che si possa sostenere. Lo zigote umano è un organismo di un certo tipo. Non è né un animale (a meno che non si voglia sostenere che le cellule animali sono animali, come pensa Piero, in tal caso noi saremmo un composto di animali), né un uomo.

          ps. “genere” e “specie” sono concetti relativi. Neanche questo sai? 😀 E vuoi spiegarmi le cose? Mah

          0
          • Piero ha detto in risposta a Luigi Pavone

            eh gia’ tutto e’ relativo, come diceva Einstein…
            quanto al livello di sofismo raggiunto dallo pseudo-filosofo pavone…
            quando proporrai che ogni capra debba avere un rasoio e un dopobarba, visto che tutte le capre hanno la barba?
            mamma mia a che livello infimo di sofismo…
            da impallidire…

            0
          • Paolo Viti ha detto in risposta a Luigi Pavone

            Puoi ripetere quello che vuoi, ma non è ripetendo alcune affermazioni che riesci a toglierti dall’imbarazzo di doverle sostenere filosoficamente.

            1) Sostenere l’esistenza di esseri umani non persone non è possibile. In ogni caso a te l’onere della prova.
            2) Devi mostrare perché lo zigote non è persona, perché l’embrione non lo è, perché il feto non lo è e perché il neonato lo è.
            3) Devi spiegare anche quando si diventerebbe persone (a che ora, possibilmente) e che cosa renda persone.

            Finché non affronti razionalmente i tuoi capricci non riuscirai a diventare un ometto.

            0
          • Leonardo ha detto in risposta a Luigi Pavone

            Pavone, nel momento che riconosci nello Zigote un “organismo” non puoi non classificarlo che come Animale.
            Non stiamo parlando di una cellula somatica di animale, che nessuno si sognerebbe ne’ di chiamare organismo ne’ di chiamare animale.
            C’è un abisso tra una cellula somatica di un animale e tra uno zigote.
            La prima è arrivata in quello stadio a seguito di una cascata di eventi cellulari di specializzazione che l’anno portata ad assumere la forma che ha al momento, per svolgere determiate funzioni etc…
            La seconda è la prima cellula di un organismo che darà origine ad una cascata di eventi mitotici e di specializzazioni cellulari che darà origine ad un organismo adulto.

            Se vuoi, e può esserti d’aiuto, una grossa differenza tra uno zigote e una cellula somatica, della stessa specie, puoi trovarla nel cosa c’è prima di quella cellula.
            Prima della cellula somatica c’è un’altra cellula somatica, che deriva da un’altra cellula, etc… fino a risalire allo zigote.

            Prima dello zigote invece non c’è nessuna cellula somatica, troviamo due cellule aploidi, i gameti, che prese singoarmente non sono nulla, sono cellule germinali di altri due organismi ma che, unitesi, fomrmano lo zigote che non può essere ricondotto esclusivamente a nessuno dei due organismi che ha prodotto uno dei due gameti.

            Boh, non so, sembra di parlare con uno che non ha alcuna nozione di biologia, salvo due tre frasette estrapolate a caso e malcomprese.
            Davvero, non ti reputo un interlocutore degno.
            Se rispondo è solo per evitare che qualcuno, leggendo, creda alle tue non verità.

            E vorrei far notare come tutto questo non è un dioscorso religioso ma sta semplicemente sul piano scientifco.

            0
      • Daniele Borri ha detto in risposta a Luigi Pavone

        Secondo il filosofo autodidatta Pavone lo zigote “non può essere un uomo (specie) perché non è nemmeno il genere (animale)”

        Secondo il “The Developing Human: Clinically Oriented Embryology” (2003), di K.L. Moore, “Lo sviluppo umano inizia al momento della fecondazione, cioè il processo durante il quale il gamete maschile o spermatozoo si unisce ad un gamete femminile (ovulo) per formare una singola cellula chiamata zigote. Questa cellula totipotente altamente specializzata segna il nostro inizio come individuo unico […]. Un zigote è l’inizio di un nuovo essere umano (cioè, l’embrione)”.

        Chi avrà mai ragione???

        0
      • beppina ha detto in risposta a Luigi Pavone

        Qui c’é un po di confusione. Non stiamo parlando di “una causa sufficiente di qualcosa” ma dell’essenza stessa del qualcosa; non capisco il senso della sua prima frase…

        Il fatto che lo zigote non é sufficiente per il suo sviluppo é una ovvietà, come é altrettanto ovvio che se un uomo adulto non mangia “muore” e quindi anche un uomo adulto non é “sufficiente” per il suo sviluppo.

        Quanto alla classificazione in specie (indipendentemente se intende specie biologica, genetica, cronologica o altro…) va detto come la stessa sia riferibile sia allo zigote, che al neonato che all’adulto in quanto la caratterizzazione zoologica é indipendente dallo stato di sviluppo.

        0
        • Piero ha detto in risposta a beppina

          oh tu sei nuova non lo conosci…
          E’ una pura e semplice arrampicata sugli specchi, la sua, come sempre succede.
          E’ divertente, non hai mai visto un pavone arrampicarsi su una parete liscia?
          succede di continuo qui…

          0
          • beppina ha detto in risposta a Piero

            Si può sempre cadere in piedi… l’importante é non farsi male. 🙂

            0
            • Piero ha detto in risposta a beppina

              ma lui prende delle musate continue… soltanto che, visto che e’ un filosofo sofista, dice che quelle musate sono baci, e quindi non gli fanno male, e continua imperterrito come prima… povero lui… e povera la generazione studentesca che lo deve sopportare…

              0
        • Luigi Pavone ha detto in risposta a beppina

          Il processo di formazione di un individuo è qualitativamente diverso dal suo processo di crescita. La crescita implica l’esistenza di un individuo formato. La formazione invece è un processo che ha l’individuo umano come risultato. Penso che anche Piero potrebbe capirlo.

          0
          • Luigi Pavone ha detto in risposta a Luigi Pavone

            Ovviamente, come qualsiasi processo di formazione, anche quello dell’uomo ha un inizio, che è lo zigote.

            0
          • Piero ha detto in risposta a Luigi Pavone

            e tanto per buttarla in vacca, quand’e’ che l’individuo si ferma e dice “adesso mi sono formato! basta processo di formazione! adesso cresco!”
            sofista da quattro soldi?

            0
            • Luigi Pavone ha detto in risposta a Piero

              Monello monello! 😀 Sembrerebbe che per Piero valga il teorema secondo cui tutto ciò che non sa trovare non esiste. Dunque, se Piero non trova le chiavi di casa, è sbagliato concludere che Piero dovrebbe cercare meglio, ma che le chiavi non esistono. Analogamente, seguendo il Piero-teorema, siccome non siamo in grado di stabilire esattamente il tempo in cui si passa dalla formazione alla crescita, allora quel tempo non esiste e “formazione” e “crescita” significano la stessa cosa. Povero Piero! Analogamente, siccome non siamo in grado di individuare il tempo esatto in cui un uomo diventa calvo, allora Branduardi è in realtà calvo e Collina capelluto. 😀

              0
              • Leonardo ha detto in risposta a Luigi Pavone

                Pavone, ma affrontare le domande che ti vengono poste piuttosto che rifugiarti in paragoni e in ragionamenti che non entrano mai nel merito scientifico della questione no?

                Ma almeno ti rendi conti che stai svicolande da una marea di questioni che apri e che non sai risolvere?
                Ti rendi conto che di biologia, salvo due frasi fatte imparate a memoria non hai gli elementi minimi per portare avanti un discorso?
                Ti rendi conto che ogni volta devi rifugiarti in discorsi astratti e che l’unico mezzo che hai è fare paragoni che, ovviamente viste le tue competenze in ambito scientifico, non calzano e sono sempre parziali e inesatti?

                0
          • Penultimo ha detto in risposta a Luigi Pavone

            Non pare tu abbia ancora spiegato:

            Perchè un essere umano non è un uomo?Nel senso che tu puoi essere e non essere un uomo nel medesimo istante?

            La specie è relativa.Questa poi è di una imbecillità senza confronti.

            A quale codice genetico è relativa?

            Tale è il sofista che spaccia l’ignoranza per saccenza e la seccenza quella di un genetista per ignoranza.

            0
          • Leonardo ha detto in risposta a Luigi Pavone

            “Il processo di formazione di un individuo è qualitativamente diverso dal suo processo di crescita.”

            Con questo intendi che un’organismo in formazione è qualitativamente diverso da un organismo in crescita?
            Ti ricordo che fino all’adolescenza un essere umano non è pienamente formato.
            Ciò rende un unidicenne un essere umano non persona?

            Più ti leggo più mi redo conto che usi dei concetti che non hai per nulla compreso.
            Non sai nulla di speciazione cellulare. O se sai, ometti in modo fraudolento.

            0
  15. gianfranco56 ha detto

    ..le interruzioni volontarie di gravidanza ( aborti ) in Italia, sono circa 130.000 ogni anno…vedere dati ISTAT ( ISTAT aborti in italia ) praticamente una strage di stato….
    fate dunque il conto, dall’anno in cui è stato depenalizzato e legalizzato l’aborto volontario ( legge n° 194/78 ) sono passati da allora 34 anni x 130.000 = 4.420.000 bambini mai nati…. una catastrofe e, solo in italia.

    0
  16. Sophie ha detto

    Grazie per l’articolo doctor! 🙂

    0
  17. beppina ha detto

    Il processo di formazione di un individuo è qualitativamente diverso dal suo processo di crescita. La crescita implica l’esistenza di un individuo formato. La formazione invece è un processo che ha l’individuo umano come risultato. Penso che anche Piero potrebbe capirlo.

    Come sono d’accordo sulle prime due frasi… Sapesse quante persone adulte che conosco che hanno “formazione” molto inferiore rispetto ad un qualsiasi “lattante”. 🙂
    A parte gli scherzi… riveda da dove é partito il discorso; mi sembra che qui si cambino continuamente le carte in tavola. E comunque, anche “divagando” per seguire il suo ragionamento, mi saprebbe dire quando c’é l’individuo “cresciuto”? Chi decide in che momento é finita la crescita? Quando ci sono le condizioni per iniziare il percorso che porta all’individuo “formato”? Se non può esserci “formazione” se non dopo la “crescita” per quale motivo una “crescita” dovrebbe essere impedita? Ecc… ecc…
    Certo che facciamo, come razza umana, una bella figuretta. In natura almeno c’é la cosidetta selezione naturale (con leggi deterministiche ben precise); ovviamente l’Uomo, nella sua grande intelligenza, non può che fare di meglio… far diventare la nascita un banale e stocastico lancio di dadi. Accidenti, é vero, mi ero dimenticata… c’é l’egoismo che ci differenzia dalle bestie; siamo salvi.

    0
    • Luigi Pavone ha detto in risposta a beppina

      Mi sapresti dire quando esattamente (l’ora esatta, come dice qualcuno sopra) in cui Claudio Bisio è diventato calvo? Dalla nostra incapacità di rispondere alla domanda non segue che Bisio è stato sempre calvo. L’esistenza di un sistema nervoso centrale in grado di implementare ciò che chiamiamo percezione, coscienza, sentimento del dolore e del piacere, credo sia condizione necessaria. La primissima condizione necessaria è che lo zigote perda la sua capacità di differenziarsi in due individui (il caso dei gemelli omozigoti).

      0
      • beppina ha detto in risposta a Luigi Pavone

        “Sapere” l’ora esatta in cui Bisio diventa calvo può essere di importanza relativa. E’ sicuramente relativa in confronto al problema della sua “esistenza”; cosa ben più rilevante perché se non esistesse non avrebbe senso domandarsi quando é diventato calvo. Sapere l’ora esatta dell’inizio della calvizia é inoltre relativamente importante, nel caso di Bisio 🙂 , perché il saperlo o il non saperlo (in termini di “modalità o mezzo”) é irrilevante e non comprometterebbe ne agevolerebbe una eventuale decisione circa la sua eliminazione (in termini di “fine”). L’essere umano non può essere considerato essere umano in base a presunte sensazioni o fantomatiche tappe, in base a psicologie più o meno recondite, da quando inizia a fare pipi o altro; l’essere umano é essere umano in quanto “esiste”, non c’é un prima e un dopo, c’é solo un continuo divenire del suo essere dalla nascita alla morte. Se noi mettiamo paletti creiamo solo presupposti per avere disastri. La cosa può essere vista anche da un altro punto di vista: é importante quando l’Uomo “ha” coscienza ma é altrettanto importante che l’Uomo “possa” trovarsi nelle condizioni di avere coscienza di se (non puoi negare a priori una causa adducendo a motivazione la mancanza di un effetto). L’embrione é inoltre generatore di sentimenti umani (ad esempio le aspettative pre-nascita) ed é quindi, implicitamente, portatore di diritti. Se viceversa viene considerato un peso e diventa oggetto da eliminare si innesca la classica prevaricazione del più forte sul più debole e, in ultima analisi, diventa solo carburante per il motore dell’egoismo; il che, come detto in precedenza, é uno dei più importanti aspetti che ci diversifica dagli animali (da cui il problema del Male, ma questo é un altro discorso…).

        0
      • Leonardo ha detto in risposta a Luigi Pavone

        Altro paragone inesatto e sbagliato.
        Pavone, rispondi alle domande!

        Da quando Claudio Bisio esiste?
        Io lo so.
        So che esiste un istante dove prima no e dopo si.
        C’è.

        Rispondi!

        0
      • Paolo Viti ha detto in risposta a Luigi Pavone

        Concordo con le obiezioni, l’argomento di Pavone è inconsistente.

        Pavone ricicla l’argomento dei gemelli omozigoti, al quale è già stata data risposta: http://www.disf.org/Voci/56.asp, in particolare: “Qualunque sia il processo che porta alla formazione dei gemelli monozigoti, non si tratta comunque della divisione di un organismo in due organismi identici, tale che il primo non sussista più e al suo posto ne esistano due, discontinui e indistinguibili per rapporto al primo. Al contrario, la separazione di un blastomero o di una massa cellulare da un embrione per dare origine ad un secondo embrione lascia l’embrione originario – fosse ora anche composto da un solo blastomero – nella propria identità fisica e spazio-temporale, anche se non nell’integrità morfologica cui lo sviluppo unitario lo aveva condotto. E si creano contemporaneamente le condizioni per la formazione di un nuovo embrione individuale, che inizi la propria esistenza biologica con il costituirsi di un secondo “piano di sviluppo”

        Da notare poi la sua pericolosa contraddizione: lui sostiene che una persona dovrebbe avere “percezione, coscienza, sentimento del dolore e del piacere”, ovvero qualità assenti in uno zigote, ma anche in un neonato e in un disabile grave. Dunque per lui anche questi non sarebbero persone.

        0
  18. Luigi Pavone ha detto

    @beppina

    d’accordo, è più importante stabilire da quando Bisio esiste che non stabilire da quando egli è calvo. Tuttavia, il mio proposito non era quello di stabilire gerarchie di importanze, ma di mostrare come la nostra incapacità di stabilire l’ora esatta in cui il feto diventa un uomo non è affatto un argomento contro la teoria della animazione ritardata, che è una mediazione tra le due balle estreme, e cioè la teoria della animazione postnatale e la teoria della animazione immediata. Entrambe sono delle balle, perché, tra le altre cose, dell’anima ci forniscono una interpretazione fantastica, quella di un fantasma nel corpo, rifiutando quella aristotelica di forma sostanziale. Vi immaginate Paolo Viti che chiede a Tommaso d’Aquino: ciao Tommaso, mi sai dire l’ora esatta in cui all’anima sensitiva subentra l’anima razionale? Se non sei in grado di farlo, allora la tua teoria è una sciocchezza, ti rendi conto? Lasciamo Paolo Viti ai suoi gingilli, compreso quello che i neonati non avrebbero percezione e sentimento di piacere e dolore (Paolo Viti, ma che c***o dici?). Dirò di più, l’uomo non solo deve possedere le qualità che chiamiamo “superiori” (coscienza, percezione etc., anche in forme primitive), ma deve possedere anche quelle “inferiori”, cioè deve essere bipede. Ma già immagino Paolo Viti, Leonardo e Piero a starnazzare dicendo che allora per me un mutilato di guerra non sarebbe una persona. Vallo a spiegare a costoro che c’è differenza tra “negazione” e “privazione”, e che mentre lo zigote non è bipede, il mutilato invece lo è anche se è privo di gambe.

    0
    • Ateofago ha detto in risposta a Luigi Pavone

      Ma che c***o dici Pavone!! Un uomo è uomo a prescindere dalla sua animazione, specialmente se di anima razionale si parla. Se guardi uno zigote vedi che internamente è tutto un susseguirsi di funzioni vitali quindi È animato! E perfino un morto è un uomo morto tant’è che ha ancora dei diritti residui (per esempio il rispetto o che la sua memoria non sia infangata).

      Ma secondo te un neonato sa dove si trova? Comprende che a farlo piangere è il dolore? Capisce l’amore che riceve? È a conoscenza di chi sia? Non sono forse queste percezioni che distinguono un uomo? Eppure il neonato gode di tutti i diritti di cui gode un essere umano e gli stessi diritti li deve avere anche lo zigote, a prescindere da cosa dice un intellettuale o sedicente tale.

      Spiegami: perché un mutilato sarebbe bipede anche senza gambe? Non è forse scritto nel suo DNA che lui le debba avere? E se fai involvere una gamba, non puoi forse localizzare la cellula che moltiplicandosi (crescendo) è diventata tutta gamba? Quella cellula non è forse la gamba dell’embrione? E se fai involvere quella cellula non trovi forse il segmento di DNA che è stato processato divenendo cellula della gamba? E quel segmento di DNA non è forse già presente nello zigote? È quella la gamba dello zigote! Lo zigote è bipede! Uno zigote contiene già tutte le informazioni biologiche che contiene un uomo adulto!

      0
« nascondi i commenti