La bioetica laica lo ribadisce: «è legittimo uccidere un neonato»

Consulta di BioeticaMolti ricorderanno le  dichiarazioni pro-infaticidio di Alberto Giubilini e Francesca Minerva, due responsabili della Consulta di Bioetica Onlus -ovvero l’avanguardia per la visione laicista della bioetica (Englaro e Flamigni come presidenti onorari)-, guidata da Maurizio Mori, pubblicate sul “Journal of Medical Ethics”.

I due ricercatori hanno sostenuto che ««uccidere un neonato dovrebbe essere permesso in tutti i casi in cui lo è l’aborto, inclusi quei casi in cui il neonato non è disabile». Essi ritengono lecito l’aborto post-partum finché il soggetto non è «in grado di effettuare degli scopi e apprezzare la propria vita». E’ questo che, secondo loro, significa diventare «persone nel senso di ‘soggetti di un diritto morale alla vita’». Tuttavia «i feti ed i neonati non sono persone, sono ‘possibili persone’ perché possono sviluppare, grazie ai loro meccanismi biologici, le proprietà che li rendono ‘Persone’». E’ lecito ucciderli perché «affinché si verifichi un danno, è necessario che qualcuno sia nella condizione di sperimentare tale danno».

L’indignazione è stata internazionale, anche se nel nostro articolo abbiamo sottolineato come tale pronunciamento da parte dei maggiori esponenti della bioetica laica, ovvero quella che si oppone legittimamente alla visione cattolica, dimostrano a loro volta l’aberrazione dell’aborto, dato che non vi è alcuna differenza di status morale tra un bambino il giorno prima della nascita e un giorno dopo: «Se pensiamo che l’aborto è moralmente permesso perché i feti non hanno ancora le caratteristiche che conferiscono il diritto alla vita, visto che anche i neonati mancano delle stesse caratteristiche, dovrebbe essere permesso anche l’aborto post-nascita», scrivono i due ricercatori. Il presidente della Consulta di Bioetica Onlus, Maurizio Mori, non ha voluto prendere le distanze da Giubilini e Minerva, sostenendo che «non si può, tuttavia, dire»ha affermato«che la tesi sia di per sé tanto assurda e balzana da essere scartata a priori solo perché scuote sentimenti profondi o tocca corde molto sensibili».

Ebbene, l’11 gennaio scorso all’Università di Torino, i due responsabili della Consulta di Bioetica hanno ribadito la loro posizione. Hanno ringraziato Maurizio Mori, direttore del master di Bioetica all’ateneo di Torino, per aver organizzato il dibattito e il loro maestro, il laicissimo Peter Singer, secondo il quale: «Nè un neonato nè un pesce sono persone, uccidere questi esseri non è moralmente così negativo come uccidere una persona […]. I feti, i bambini appena nati e i disabili sono non-persone, meno coscienti e razionali di certi animali non umani. E’ legittimo ucciderli». 

Tuttavia Giubilini e Minerva si sono spinti anche oltre: «noi abbiamo aggiunto solo un pezzetto: il fatto che non occorra che il neonato sia disabile per poterlo uccidere».  Inoltre, «non basta per esempio provare piacere o dolore, perché ciò avviene anche a un feto, serve uno sviluppo neurologico superiore, cioè avere degli scopi, delle aspettative verso il futuro, provare un interesse per la vita. E un neonato non li ha»Maurizio Mori, presente alla conferenza, ha aggiunto che la loro tesi è un  argomento degno di serio dibattito: «Siete troppo modesti. Non avete aggiunto solo un pezzetto, avete anche inventato un nome: aborto post-nascita».

In una situazione “paradossale” si è detto Giovanni Fornero, storico della filosofia e dichiaratamente laico: «la bioetica laica reagisca: come dice Bobbio, non lasciamo ai soli cattolici la prerogativa di combattere affinché il precetto di non uccidere sia rispettato». Presenti all’evento anche i cattolici Assuntina Morresi e Adriano Pessina, che ovviamente hanno smontato le assurde e criminali tesi della bioetica laica.

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149 commenti a La bioetica laica lo ribadisce: «è legittimo uccidere un neonato»

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  1. Alèudin ha detto

    – quindi si può uccidere nel sonno una persona adulta?
    – no certo sappiamo che quando si sveglierà proseguirà nei suoi scopi.
    – anche un neonato se gli lasciamo il tempo…

    mi sa che prima di andare a letto tra un po’ dovremmo mettere un post-it vicino al letto con scritto:
    “LA MIA VITA HA UN SENSO;
    STO SOLO DORMENDO TEMPORANEAMENTE;
    HO GIA’ IN MENTE UNA FIGATA DA FARE DOPO SVEGLIO;
    NON TERMINATEMI GRAZIE.”

  2. DSaeba ha detto

    Sparargli nel sonno, quindi, sarebbe lecito?

  3. manuzzo ha detto

    Qualcuno dovrebbe fermarli!

  4. domenico ha detto

    bè una cosa è certa: chiunque si dica favorevole all’aborto non può non essere d’accordo con questi due. Qualunque motivo si adduca per abortire durante i mesi della gravidanza valgono anche per il neonato.
    Ed infatti preferiscono tacere.

    • Alèudin ha detto in risposta a domenico

      e si, non possiamo accusarli di ipocrisia.

    • Giulio Quaresima ha detto in risposta a domenico

      Non sono d’accordo, per le motivazioni espresse qui sotto.

      • Alèudin ha detto in risposta a Giulio Quaresima

        a mio avviso invece sono coerentissimi in quello a cui credono, cioè nulla, o meglio credono nell’idolo dell’autodeterminazione estesa anche agli altri in questo caso, cioè credono nell’autodistruzione globale.

        Siccome NON c’è un momento in cui si può stabilire se il festo sia biologicamente o neurologicamente “persona viva” è molto semplice secondo loro, finchè non dimostra personalità è uccidibile in quanto non persona ma mero agglomerato biologico pulsante.

        io parlavo della “coerenza” di questi signori, tu hai degli scrupoli? ben vengano, lasciati guidare la loro, il fatto è che se guardiamo un feto di 12 settimane vedo ben pochi grumi di cellule.

        • Emanuele ha detto in risposta a Alèudin

          Aggiungerei che le stesse tesi sono state utilizzate dai nazisti. Infatti, per loro, disabili, malati, Ebrei, negri, etc. erano non persone e, dunque, sterminabili a piacimento.

          • Carmine ha detto in risposta a Emanuele

            Il partito nazista è stato il primo a legalizzare l’aborto e l’eutanasia, la fondatrice di Planned Parenthood è stata una spasimante di Hitler. Ci sarà un motivo, no?

          • Giulio Quaresima ha detto in risposta a Emanuele

            Intende forse le stesse mie motivazioni?

            • Emanuele ha detto in risposta a Giulio Quaresima

              …stavo aggiungendo alle osservazioni di Alèudin.

              Comunque non concordo neppure su le sue osservazioni circa le zone grige (almeno sull’etica)

          • gladio ha detto in risposta a Emanuele

            La differenza sta nel fatto che i nazisti che sostenevano queste tesi sono finiti tutti sulla forca a Norimberga (Karl Brandt, Alfred Rosemberg )mentre ora possono insegnare liberamente le loro aberrazioni nelle università dei paesi democratici, non solo, ma sono anche invitati, graditi ospiti, a conferenze e simposi internazionali.Ovviamente sono fermamente contrario alla forca (Il processo di Norimberga si è svolto in un contesto storico particolare). Questo però la dice lunga sullo stato di imbarbarimento della nostra società.

  5. beppina ha detto

    Per Peter Singer una cosa é “moralmente giusta quando massimizza la soddisfazione del maggior numero di esseri senzienti”. Per Singer un essere senziente é “qualsiasi forma vitale che soffre” (quindi anche gli animali) e, sempre secondo Singer, l’essere senziente in quanto sensibile alla sofferenza é “necessariamente destinato a lottare per non soffrire”. Singer é noto per essere sostenitore dell’eutanasia neonatale (sopprimere un bambino malato é preferibile perché da la possibilità di procedere subito alla programmazione di una nuova nascita…). L’uomo, secondo il signor Singer, é responsabile non solo di quello che fa ma anche di quello che ha deciso di non fare.

    Mi sono sempre chiesto se la speculazione filosofica possa o debba avere un limite, e mi son sempre detta che “ciò sarebbe un errore” perché l’uomo deve assolutamente sfruttare quella meravigliosa mente che Dio gli ha dato (pardon… non Dio ma la Natura, altrimenti irritiamo qualche suscettibile ateista).

    Certo é che quando sento certi ragionamenti, quando sento le relative auspicate conseguenze operative e quando sento che terze persone “pure” approfondiscono certe elucubrazioni emerse da cotanta “avanzata” speculazione filosofica mi chiedo: possibile che non si possa inventare una macchinetta, che operi ovviamente a livello neonatale, che sia in grado di anticipare le teorie che uno potrebbe sviluppare da “grande”? Non fatemi dire quale potrebbero essere l’utilizzo di questa grande scoperta scientifica (sempre per ridurre il dolore… ehh, non interpretate male).

    • unafides ha detto in risposta a beppina

      Quindi è da ritenere moralmente giusta l’idea di eliminare i “ricercatori” Gibilini e Minerva! Eliminando solo due persone, probabilmente incapaci di intendere e di volere, si ottiene un buon servizio per milioni di onesti cittadini…

      • beppina ha detto in risposta a unafides

        Era solo per dire dove possono portare (per assurdo) ragionamenti privi di ogni minimo senso di umanità. Una semplice ed estemporanea “battuta”…

        • unafides ha detto in risposta a beppina

          anche la mia era solo una battuta, ero serio solo quando parlavo della loro incapacità di intendere e di volere

    • edoardo ha detto in risposta a beppina

      “…..altrimenti irritiamo qualche suscettibile ateista…”

      E chi se ne frega?
      A te frega qualcosa forse?
      A me proprio niente. Si irritassero pure, so’ ca**i loro, mica miei.

  6. Daniele Borri ha detto

    Attendiamo il puntuale arrivo di Roberto Dara che, come è suo compito da avvocato laicista, cercherà di ridimensionare, ri-interpretare e difendere i due ricercatori. Parlerà per l’ennesima volta di minoranza, di autori non rappresentativi del pensiero laicista e altri slogan del genere. Potesse dire una volta: “anche se sono laicisti, sbagliano. Non sono per nulla d’accordo e Maurizio Mori e la sua combriccola sono controproducenti alla causa anti-cattolica” sarebbe la vittoria del libero pensiero!

    • Roberto Dara ha detto in risposta a Daniele Borri

      Ho detto più volte di essere contrario all’aborto, tranne in casi eccezionali e inevitabili. Mi sembra superfluo dover stigmatizzare i vaneggiamenti aberranti di questi due insignificanti personaggi a cui date peso solo voi. Sentite in proposito cosa ne pensa il vostro amato Fatto Quotidiano: http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/03/01/abortire-neonati-proposta-etica/194634/

      • Andrea ha detto in risposta a Roberto Dara

        Fatto quotidiano” che al solito condanna a parole chi eliminerebbe i malati terminali e poi appoggia l’eutanasia. Mah…

      • gladio ha detto in risposta a Roberto Dara

        Dal momento che la notizia è su tutti i giornali nazionali e stranieri significa che non siamo solo noi a dargli peso…
        Quanto al resto… non so se sia più aberrante il loro vaneggiamento o il fatto che siano ancora a piede libero

      • Emanuele ha detto in risposta a Roberto Dara

        Intanto la inviterei anche a leggere il tenore dei commenti postati sotto l’articolo in questione… la dice lunga dei lettori de Il Fatto a cui si rivolge la redazione.

        Secondo, l’autrice si spertica a mettere i puntini sulle i, dividendo in modo netto ciò che accade prima e dopo la nascita. Ossia ci spiega: prima della nascita, nessuna tutela; dopo la nascita, tutte le tutele. Ciò è un assurdo perché la data della nascita può variare di molto, con le attuali tecniche mediche da 22 a oltre 40 settimane di gestazione. Questo implica che solo la “fortuna” di nascere prima, metterebbe al sicuro alcuni feti che, in altri casi, potrebbero essere abortiti perché ancora in pancia.

        Quindi, alla faccia dell’uguaglianza, un bambino gravemente disabile nato di 23 settimane è da tutelare in modo esclusivo; viceversa un altro bimbo con gli stessi problemi potrebbe essere abortito a 30 settimane perché ancora non-nato. Ciò introduce una grave disriminazione tra una persona ed un’anltra.

        • Roberto Dara ha detto in risposta a Emanuele

          La questione è molto sottile, abortire un feto di 30 settimane è comunque una scelta estrema e di solito viene fatta quando le possibilità di vita del futuro nato sono praticamente nulle, e c’è un rischo molto serio di vita per la madre. Detto questo, che può essere discutibile, come tutto del resto, rimane il fatto, che viene interpretato anche a livello giuridico in questo modo da diversi secoli, che una persona acquista dignità giuridica (e quindi lo status di “persona” a tutti gli effetti) dal momento della nascita da vivo. Un nato morto, ad esempio, non ha personalità giuridica, con tutte le conseguenze di tipo, ad esempio, patrimoniale, che questo comporta. L’uomo ha stabilito questo da tempo, molto prima di quando sono state istituite le consulte di bioetica.

          • Woody85 ha detto in risposta a Roberto Dara

            E’ un punto di vista che sta venendo pian pianino modificato, come mostra le recente sentenza della Corte Suprema dell’Alabama: http://www.uccronline.it/2012/03/11/alabama-corte-suprema-riconosce-il-feto-come-una-persona-umana/
            D’altra parte occorre che anche i giuristi stiano al passo con i progressi dell’embriologia.

          • Emanuele ha detto in risposta a Roberto Dara

            Il fatto che si sia sempre sbagliato non implica che si deve continuare…

            Se tutti ragionassero come lei ci sarebbe ancora la schiavitù, la legge del taglione e la pena di morte sarebbe perfettamente legale (c’è sempre stata dal codice Hammurabi).

            Interessante poi come tu sia progressista e coservatore alla bisogna. Ad esempio, per il matrimonio omosessuale ti scagli contro chi difende le leggi sullo stato di famiglia e sul matrimonio tradizionale, invece per l’aborto diventi immediatamente reazionario…

            • Roberto Dara ha detto in risposta a Emanuele

              Io non ho detto affatto che sia giusto come la giurisprudenza consideri una persona. Ho solo fatto notare come questo tema sia stato affrontato da secoli in un certo modo. Che il feto fosse un essere umano, seppure non nato, lo sapevano pure i romani senza bisogno dell’embriologia, ma finché rimaneva nella pancia della madre non lo consideravano ancora individuo capace giuridicamente, e così è oggi. Del resto, la diatriba fondamentale, in tema di aborto, è l’arbitrarietà del periodo secondo cui tale pratica è lecita o no. Perchè entro una certa settimana e non oltre? Chi ha stabilito che prima l’aborto è lecito, perché viene soppresso un qualcosa che non è un individuo, e dopo no, pur essendo sempre nella pancia? Da un punto di vista puramente biologico, pertanto, i momenti in cui un essere umano possa essere considerato individuo umano a sé stante o meno possono solo essere due: il concepimento o la nascita. C’è chi considera l’uno e chi considera l’altro. Per me, il momento è il concepimento, per cui un aborto è comunque la soppressione di un individuo umano, che ha comunque delle caratteristiche specifiche, essendo in simbiosi con un altro individuo umano, cioè la madre, di cui bisogna tener conto. Pertanto, finché l’individuo umano feto si trova dentro il corpo della madre, deve essere quest’ultima a deciderne, in determinate e limitatissime circostanze, la eventuale soppressione.

              • Emanuele ha detto in risposta a Roberto Dara

                Simbiosi?

                L’embrione umano ha vita autonoma, indipendentemente dalla madre. Infatti, alcune tecniche di fecondazione in vitro prevedono l’impianto dell’embrione nell’utero dopo diversi giorni. Inoltre, i casi di nascite premature indicano che la permanenza in utero può essere accorciata in modo drastico (attuale limite 21 settimane contro 40 settimane di gestazione normale). Sommando i tempi, oltre il 50% del tempo necessario per lo sviluppo di una bambino potrebbe essere trascorso fuori dal corpo di una donna.

                Non è affatto vero che un embrione o un feto hanno bisogno necessariamente di una donna per potersi sviluppare durante tutte le fasi. Inoltre, tutti i tessuti utili all’embrione ed al feto sono i suoi: placenta, sacco amniotico, cordone ombelicale, etc. hanno il DNA del nascituro, non della madre. Infine, il corpo della madre non subisce nessuna modifica sostanziale permanente, né morfologica né biologica.

                Quindi, l’embrione è un essere dotato di vita autonoma, non un tessuto della madre o un essere simbiotico (infatti tutti i processi biologici sono autonomi). Inoltre, se accettiamo che una madre, “recidendo” anzitempo il cordone ombelicale, decide di sopprimere il figlio, allora dobbiamo consentire (come ipotizzato dai contestati autori) che una madre smetta di nutrirlo negandogli il seno, senza che alcuno possa intervenire. Infatti, è solo grazie alla medicina (o ad una balia) che il bambino potrebbe sopravvivere senza latte materno. Ma, in questo caso verrebbe violata la volontà della madre.

                P.S.
                Quali sono le circostanze determinate e limitatissime in cui, secondo lei, è ammissibile un aborto procurato volontariamente?

                • Roberto Dara ha detto in risposta a Emanuele

                  Tutti quelli in cui la madre, in conclamato e dimostrato pericolo di subire gravi danni per la sua salute, decide di farlo.

                  • Emanuele ha detto in risposta a Roberto Dara

                    con questa formula generica, in linea con la 194, si ammette l’aborto di un bimbo down ben oltre la dodicesima settimana per gravi disagi psicologici della madre.

                    Vede perché dico no all’aborto senza se e seza ma… Almeno evito la strumentalizzazione del relativismo.

                    • Roberto Dara ha detto in risposta a Emanuele

                      La legge 194 parla di salute fisica e psichica della madre, io limiterei i casi alla salute fisica.

                    • Emanuele ha detto in risposta a Emanuele

                      …ma allora sei contrario all’interruzione volontaria di gravidanza… in sostanza la pensi come la Chiesa, potevi dirlo subito…

                      Infatti, i casi in cui la madre è in pericolo di vita possono essere risolti con tecniche mediche che possono provocare la morte indiretta del feto (aborto indiretto).

                      Ad esempio, nel caso di una gravidanza extrauterina l’unica possibilità di intervento è la rimozione del feto. Ma una cosa è intervenire alle primissime settimane, un’altra è aspettare il più possibile, dando al feto le maggiori possibilità di sopravvivenza.

                      Il feto, se troppo prematuro, potrebbe comunque morire, ma questo è moralmente accettabile (anche per la Chiesa). Infatti, non intervenendo si perderebbe sia madre che figlio (si sceglie il male minore). Inoltre, l’eventuale morte del feto non è né voluta né procurata (si è cercato di fare tutto il possibile per salvarlo).

                      Differente invece è il caso di un aborto alle primissime settimane, in vista di un potenziale pericolo per la madre. Infatti, qui l’eliminazine del feto è diretta e non conseguente ad altra pratica medica. Infine, al momento dell’aborto, la madre non è in pericolo di vita.

                      Gli stessi ragionamenti possono essere applicati a qualunque altro caso: operazioni della madre, incidenti, malattie che richiedono farmaci potenzialmente dannosi per il feto, etc. In tutti questi casi, infatti, si tutela la madre non contro la vita del figlio, ma cercando di salvare entrambi, per quanto la scienza medica ci permette di fare.

                      Quindi, la 194 è da abrogare. L’aborto volontario deve essere vietato in tutti i casi. Solo l’aborto indiretto può essere accettato.

                    • Roberto Dara ha detto in risposta a Emanuele

                      Infatti la mia posizione differisce da quella della Chiesa perché ritengo accettabile la scelta della madre di abortire anche in presenza di un pericolo non di vita, ma di salute fisica grave, anche nelle primissime settimane. La 194 secondo me è una buona legge, perché prevede anche dei sostegni alle madri in difficoltà, che va modificata in alcuni punti, ma soprattutto va applicata.

                    • Daniele Borri ha detto in risposta a Emanuele

                      Va applicata anche quando invita a pensare e sostenere a tutte le alternative possibili prima di abortire. Peccato che tu osteggi chi invece lo fa, come i pro life nei consultori, sostenendo che siano criminali che uccidano gli abortisti fuori dagli ospedali. Di certo la coerenza non è il tuo forte.

                    • Roberto Dara ha detto in risposta a Emanuele

                      Probabilmente sbagli persona perché io non ho mai detto ciò.
                      Gli omicidi a cui (presumo) ti riferisci si sono verificati negli USA da parte di criminali, alcuni dei quali (non tutti) hanno sostenuto di essere dei pro-life, e non nei consultori ma, in genere, in cliniche considerate abortiste.
                      La legge 194, viceversa, ha istituito dei consultori che hanno un importantissimo compito. All’interno dei consultori è lecito che ci siano anche dei c.d. pro-life che operino per cercare di convincere le donne a non ricorrere all’estrema ratio dell’aborto, purché (e mi auguro che ciò non accada mai) non ricorrano a strumenti coercitivi di tipo morale o psicologico.

  7. Mercuriade ha detto

    Una sola parola: AUSMERZEN.
    Consiglio anche il libro di Marco Paolini.

    Anche nel 1922 un medico e un giudice tedeschi pubblicarono un libro dal titolo “Il permesso di annientare vite indegne di essere vissute”.
    Stiamo attenti che, a furia di discuterne, qualcuno non pensi bene di mettere in pratica.
    300.000 vittime dal 1939 al 1945.
    Forse, proprio a ridosso della Giornata della Memoria, farebbe bene fare memoria anche di questi 300.000 disgraziati perché non accada mai più.
    http://www.youtube.com/watch?v=8E-31E_dy5I

    • Matteo ha detto in risposta a Mercuriade

      Ma no, ti diranno che è solamente un contributo speculativo al dibattito e alla riflessione… cose su cui si può ragionare sopra, pacatamente, secondo logica e razionalità, come fanno certi filosofi… assassini seri.

      • Mercuriade ha detto in risposta a Matteo

        Il problema è che i nazisti, a furia di filmati di propaganda, campagne martellanti nelle scuole e nelle università, compresi interventi di gente del calibro di Julius Hallervorden e Konrad Lorenz, sono riusciti a rendere tutto questo “normale”.
        Questa è la cosa allucinante, tanto che le infermiere del manicomio di Kaufbeuren, tra cui anche alcune suore, hanno potuto sopprimere un bambino di 4 anni senza batter ciglio.

    • Emanuele ha detto in risposta a Mercuriade

      …parole sante!

      Purtroppo sta già accadendo… quanti milioni di persone abbiamo sulla coscienza per causa dell’aborto?

      Che Dio ci perdoni!

  8. Vincenzo ha detto

    Agghiacciante. Fa ribrezzo constatare che i due “ricercatori”(?) insistano pervicacemente nell’enunciare pubblicamente i loro assurdi convincimenti. Non c’è neanche bisogno di confutare tale opinione, tanto è fuori dal mondo. Purtroppo bisogna ancora una volta prendere atto del fatto che la sola cultura , anche ad alto livello come si presume abbiano i due “ricercatori”, non è sufficiente ad impedire la formulazione di idee strampalate , se manca un minimo di saggezza e di buon senso comune.

  9. Luigi Pavone ha detto

    Non sapevo che per la bioetica laica uccidere un neonato è legittimo. Mi risulta che due ricercatori abbiano espresso questa opinione. Ma questi due ricercatori non sono la bioetica laica. Inoltre una bioetica che non fosse laica non sarebbe etica. Una bioetica religiosa, per esempio, non sarebbe una buona bioetica, dal momento che porrebbe come principi fondativi enunciati non universalmente condivisibili sulla basi razionali (propriamente in questo consisterebbe il suo non essere laica, o il suo essere religiosa).

    • Penultimo ha detto in risposta a Luigi Pavone

      Si e questa è una petizione di principio dunque non è razionale oltre che illogica è razista,in quanto quello che hai espresso non è un enunciato universale.

    • Salvatore ha detto in risposta a Luigi Pavone

      A me invece pare che i due esponenti siano membri e responsabili della Consulta di Bioetica Laica, ovvero l’avamposto italiano della bioetica laica, la quale ha come presidenti onorari Beppino Englaro e Carlo Flamigni.

      Concordo con la distinzione laica e religiosa, ovviamente per laica si intende laicista. Maurizio Mori ha infatti strumentalizzato il termine.

    • beppina ha detto in risposta a Luigi Pavone

      L’etica ha base speculativa e base “razionale” per definizione. Tra le varie etiche c’é anche quella cristiana che é prima di tutto “esercizio dell’amore verso il prossimo”. L’etica cristiana non può non dialogare con ogni altra etica perché é finalizzata soprattutto a “servire e liberare l’uomo dall’egoismo”. Certamente l’etica cristiana non può essere “cambiata drasticamente secondo il fluttuare di mode e modelli comportamentali, perché necessariamente ha il suo diretto riferimento nella parola di Gesù”. C’é ovviamente la bioetica cristiana (alla faccia del laicistico pensiero che farebbe pensare che ciò sia un controsenso) e pensare che la bioetica cristiana (come implicitamente fa supporre l’intervento) non possa essere anche una “buona bioetica” perché erroneamente ritenuta basata solo sulla “religione” é contestabile; la miglior riprova é constatare come la speculazione a base laicista riportata nell’articolo di fatto porti ad imboccare strade senza sbocchi.

    • Giulio Quaresima ha detto in risposta a Luigi Pavone

      Per quanto io sia all’incirca dalla sua stessa parte, Luigi, dubito fortemente che esistano dei principi etici “universalmente condivisibili su basi razionali”. Se fosse così, come in tutto il mondo ci si è messi d’accordo sulla matematica e sulla fisica, ci si sarebbe anche messi d’accordo da un pezzo su ciò che è giusto e ciò che è sbagliato.

      Il caso in questione, inoltre, dimostra come non bastino principi etici condivisi, perché tutti possiamo essere d’accordo sul principio “non uccidere nessuna persona”, ma poi ci si scontra su chi o che cosa si possa considerare una persona.

      • Pino ha detto in risposta a Giulio Quaresima

        questo dimostra che aveva ragione Norberto Bobbio quando sosteneva «La morale razionale che noi laici proponiamo è l’unica che abbiamo, ma in realtà è irragionevole. Io non ho nessuna speranza. In quanto laico, vivo in un mondo in cui è sconosciuta la dimensione della speranza» e poi Senza «l’etica cristiana non c’è convivenza». La conclusione di Bobbio è razionale, l’etica cosiddetta “laica” non si basa su valori assoluti ma relativi e pertanto apre la porta a posizioni come quelle citate nell’articolo. Senza l’etica cristiana non c’è più distinzione fra bene e male.

        • Emanuele ha detto in risposta a Pino

          Giusto, perché l’etica cristiana non è scritta dall’uomo, ma da Dio nella coscienza delle persone.

        • Luigi Pavone ha detto in risposta a Pino

          Non poteva non mancare la citazione a sproposito di Bobbio. Chiediamoci (anzi chiediti): perché Bobbio, ritenendo irragionevole la sua etica laica, non ha abbracciato un’etica religiosa? Evidentemente perché la riteneva, nonostante la sua irragionevolezza, qualcosa di più dell’etica religiosa. Che cos’è questo di più? Il suo essere consapevole della relatività dei propri valori. L’etica laica è preferibile all’etica religiosa perché la seconda è ingenua, crede che i valori che pone come assoluti siano davvero tali. In questo senso, per Bobbio l’etica religiosa è vitale come lo sono le illusioni per Leopardi.

          • Giulio Quaresima ha detto in risposta a Luigi Pavone

            Io credo che non abbia abbracciato un’etica religiosa perché semplicemente non credeva in Dio. Non si può fingere con se stessi di credere. Penso che l’ateismo sia un privilegio per pochi, una roba da iniziati: nelle mani sbagliate, l’ateismo può fare più danni di qualsiasi religione.

            • Luigi Pavone ha detto in risposta a Giulio Quaresima

              e dov’è la differenza?

            • Pino ha detto in risposta a Giulio Quaresima

              bravo, proprio così, infatti io non ho citato il passo di Bobbio in cui dice esattamente quello che dici tu. Lui non era credente e quindi sarebbe stato incoerente se avesse aderito all’etica cristiana ma si rendeva conto che l’etica laica era irragionevole.

              • Matyt ha detto in risposta a Pino

                Non così irragionevole da dover essere abbandonata.
                E, a giudicare dalla vita di Bobbio, se dobbiamo valutare un albero dai frutti che genera, mi pare che un’etica laica, per quanto priva di basi esplicite, non funzioni proprio così male.

                • Pino ha detto in risposta a Matyt

                  non si può giudicare il valore di un’etica dal caso particolare avendo l’etica carattere generale. E’ questo che voi laici non riuscite a capire. Se l’etica non si basa su valori oggettivi ma cade nel soggettivismo allora le etiche diventano milioni. Nell’ambito dei milioni di etiche ci sono anche quelle positive ma abbiamo anche quella di Alberto Giubilini e Francesca Minerva, anche la loro è un’etica.

                  • Matyt ha detto in risposta a Pino

                    E, il problema dell’esistenza di milioni (aggiungerei miliardi… una per ogni abitante del pianeta) quale sarebbe?

                    • Pino ha detto in risposta a Matyt

                      significa che non c’è più un’etica, perchè una regola per essere tale deve avere il carattere dell’eteronomia, deve cioè arrivare dall’esterno, non può essere autonoma, avere cioè un carattere interno altrimenti non è più una regola. E senza regole non esiste etica. Ma voi laici avere una logica razionale?

                    • Matyt ha detto in risposta a Matyt

                      Crede?
                      Kant obietterebbe che un’etica eteronoma non può essere universale, in quanto richiede:
                      1. Un’autorità che fornisca un beneficio a colui che si comporta in modo morale.
                      2. Che tale autorità debba essere necessariamente riconosciuta da tutti.

                      Condizioni che, oggettivamente, non sono universalizzabili.

                  • Luigi Pavone ha detto in risposta a Pino

                    L’etica religiosa è per l’appunto intrinsecamente soggettiva, perché se si fondasse su valori oggettivi non sarebbe più religiosa, ma laica.

                    • Pino ha detto in risposta a Luigi Pavone

                      ahahahahaah questa è la barzelletta più divertente dell’anno, hai ragione infatti i 10 comandamenti, che stanno alla base dell’etica religiosa sono soggettivi

                    • Matyt ha detto in risposta a Luigi Pavone

                      Penso che quello che Pavone stesse tentando di dire è che l’etica religiosa non è “esportabile” se non a quelli che condividono totalmente il corpus di dogmi che una morale di questo tipo si porta dietro.

                    • Luigi Pavone ha detto in risposta a Luigi Pavone

                      L’interpretazione di Matyt è quella giusta.

                    • Laura ha detto in risposta a Luigi Pavone

                      Credo di capire il discorso e di condividerlo, infatti la posizione bioetica della Chiesa si basa sulla ragione naturale, condivisa da tantissimi laici, non religiosi e diversamente religiosi.

                      Una domanda: quale sarebbe il “corpus di dogmi” di cui parlate?

                    • Matyt ha detto in risposta a Luigi Pavone

                      Per quanto mi riguarda, la conoscibilità del Vero.

                      Da quel punto di vista, sono brutalmente popperiano: la Verità esiste, ma data la limitatezza dell’esperienza umana (nello spazio, nel tempo, e nella capacità computazionale della mente) non è conoscibile.
                      O meglio, ci si avvicina, ma senza mai collimare in modo perfetto.

                    • Boomers ha detto in risposta a Matyt

                      Come fa a esistere la verità? Chi ha deciso che debba esistere? Se esiste dunque esiste a priori dell’uomo. Come si fa a credere nell’esistenza della verità e non credere a Dio? Misteri…

          • Pino ha detto in risposta a Luigi Pavone

            sbagliato, invece di scrivere castronerie dovresti prendere esempio, in questo caso, da Quaresima che ha dato la risposta giusta.

            • Luigi Pavone ha detto in risposta a Pino

              La dimostrazione che la mia presentazione del punto di vista di Bobbio sia corretta (incluso il confronto con Leopardi) e che tu, parlando di Bobbio, non sai di che parli è data da quanto scrive lo stesso Bobbio:

              “La ragione profonda del riferimento a una visione religiosa del mondo non sta tanto nell’esigenza di fondare un sistema morale, quanto nell’esigenza, praticamente e socialmente ben più rilevante, di favorirne l’osservanza, il che deve indurre, tra l’altro, a riflettere sulla ragione per cui le etiche religiose hanno socialmente (si badi bene nella maggioranza delle società sinora esistite) un’autorità molto maggiore di quelle laiche. Ciò che è assolutamente necessario a ogni convivenza pacifica non è solo l’esistenza di regole di condotta ben fondate, ma è soprattutto la loro osservanza. É di per se stesso evidente che l’appello a Dio serve, e la storia dimostra che serve molto bene, non tanto per giustificare l’esistenza di norme di condotta da osservare quanto per indurre coloro a cui sono destinate a osservarle”

              • Pino ha detto in risposta a Luigi Pavone

                e allora? Bobbio ha anche detto quello che ho riportato io, per lui l’etica laica era irragionevole, e non può essere altrimenti non avendo alcun fondamento, contrariamente all’etica cristiana.

                • Luigi Pavone ha detto in risposta a Pino

                  NOOOOO! Per Bobbio, nemmeno l’etica religiosa ha fondamento. La differenza è che l’etica laica lo sa, l’etica religiosa no, per questo la prima è superiore alla seconda, e la seconda più potente della prima.

                  • Giulio Quaresima ha detto in risposta a Luigi Pavone

                    Però, proprio perché non lo sa, chi crede si pone in un atteggiamento umile e di fiducia nell’insegnamento morale, che per lui è un faro indiscutibile. Chi non crede, invece, deve essere particolarmente evoluto intellettualmente e moralmente per fondarsi in quella legge morale che, pur non essendo assoluta, avendo come guida la scienza e la razionalità, e come scopo il bene comune, non rischia di lasciarsi andare verso derive autarchiche. Per questo dicevo che l’ateismo non è per tutti.

                    • beppina ha detto in risposta a Giulio Quaresima

                      Dubito che una eventuale etica laica possa avere come “scopo” il cosidetto “bene comune” cioé il bene rapportato a “tutte le persone”; se non altro perché per un laico é difficile concretamente definire “tutte le persone” e soprattutto “stare fermo” sulla corrispondente definizione.

                    • Giulio Quaresima ha detto in risposta a Giulio Quaresima

                      Certo, beppina, è molto difficile. L’importante per me è mantenere un atteggiamento dialettico e non soffermarsi in dogmi che pre definizione sarebbero privi di qualsiasi fondamento.

                    • Luigi Pavone ha detto in risposta a Giulio Quaresima

                      Non credo che per Bobbio dal non sapere derivi l’umiltà. Anzi, era fortemente critico nei confronti di qualsiasi etica laica che degenerasse in laicismo: come a dire: se anche l’etica laica diventa religiosa, allora qui siamo fritti. Ma questa è l’opinione di Bobbio, che non è la mia. Dal mio punto di vista il credente è nelle condizioni di vedere che la verità della sua etica può essere violenza per chi non ha fede. Egli ha il dovere morale di vedere questo. Ha il dovere morale di vedere che la verità non è un valore assoluto, e che un valore altrettanto importante è il riconoscimento di essa, e che all’interno della fede questo riconoscimento non può essere oggettivo. Inoltre, un problema che vedo nell’etica cristiana è una sua certa deriva per la quale essa tende a perdersi in certe diavolerie, onde, per esempio, qualche secolo fa, S. Agostino si interrogava sulla purezza delle vergini violentate, dichiarando che la concupiscenza non è contagiosa a patto che le donne non avessero goduto; oppure, se il peccato originale è ereditato, allora l’anima dovrebbe derivare dai propri genitori e non direttamente da Dio. Lo stesso atteggiamento lo si vede oggi, molti secoli dopo, quando si fanno interrogazioni parlamentari sull’uso della ru846, quando si afferma che un ovulo fecondato ha un’anima, o forse, in alcuni casi, addirittura due etc. In altre parole l’etica cristiana tende ad essere superstiziosa, fanatica, ad entrare in ogni orifizio della vita delle persone, ma la superstizione non è ad essa essenziale, e può liberarsene. E’ lo strumento della liberazione dalla superstione è sempre lo stesso, da millenni: la filosofia.

                    • Leonardo ha detto in risposta a Giulio Quaresima

                      @Pavone:

                      “Ha il dovere morale di vedere che la verità non è un valore assoluto”

                      Ma che cavolo parli ancora? Ogni tua ulteriore parola è un continuo sconfessare questa tua stessa frase. E’ falsa in se stessa, non puoi dirla e credere di continuare ad essere credibile.

                    • Luigi Pavone ha detto in risposta a Giulio Quaresima

                      @Leonardo

                      dubito che un chiarimento possa servirti, ma col dire che la verità non è un valore assoluto si intende dire nel mio commento che non è il solo valore che conta, e che insieme alla verità c’è anche il valore del riconoscimento della verità, e inoltre un tale riconoscimento che si costituisse all’interno della mera fede è meramente soggettivo, onde non si può pretendere di presentare, tanto meno imporre attraverso leggi dello stato (tendenza tipicamente cattolicista), come verità ciò che non è riconoscibile come tale anche fuori della fede. Auguri!

                    • Salvatore ha detto in risposta a Giulio Quaresima

                      Vabbè, quando Pavone non sa più cosa dire cerca di stenderti e addormentarti con tautologie e retorica varia, è un classico.
                      Divertente il neologismo “cattolicismo” 🙂

                  • Pino ha detto in risposta a Luigi Pavone

                    l’etica religiosa non ha un fondamento? Bobbio sapeva benissimo che l’etica religosa ha un fondamento, infatti ha dichiarato che l’etica laica è irragionevole, perchè non ha alcuna base, mentre si è ben guardato dal dire la stessa cosa per l’etica religiosa perchè sapeva benissimo che essa ha basi solidissime, ed ha le stesse fondamenta da migliaia di anni. Che poi uno non sia credente è altra cosa.

                    • Matyt ha detto in risposta a Pino

                      Ti sbagli.
                      Bobbio non parla affatto di fondamento, ma di “consenso”.
                      Ergo, non riconosce affatto all’etica religiosa uno status superiore ad una qualunque etica laica, ma semplicemente la riconosce come uno degli attori in gioco nella creazione dialettica di un corpus di diritti condiviso nel modo più universale possibile.

                      Questa, mi pare un’analisi ben fatta.
                      http://www.juragentium.org/topics/wlgo/it/rigon.htm#h1-3

                    • Salvatore ha detto in risposta a Matyt

                      Probabilmente non conosci Bobbio e non conosci quel che dice: http://www.uccronline.it/2011/02/25/intervista-inedita-al-laico-norberto-bobbio-%C2%ABnon-posso-non-dirmi-cristiano%C2%BB/

                      E ancora: «la morale razionale che noi laici proponiamo è l’unica che abbiamo, ma in realtà è irragionevole […] Io non ho nessuna speranza. In quanto laico, vivo in un mondo in cui è sconosciuta la dimensione della speranza»: http://www.uccronline.it/2010/06/01/il-laico-norberto-bobbio-la-morale-razionale-laica-e-irragionevole/

                    • Matyt ha detto in risposta a Pino

                      no, probabilmente tu leggi (o capisci…) quello che di Bobbio ti fa più comodo, o è affine a ciò che tu pensi sia giusto.

                    • Giulio Quaresima ha detto in risposta a Pino

                      Ma perché si deve sempre sempre stare a fare battaglie ermeneutiche su chi è la legittima interpretazone di questo pensatore o di quell’altro? Tanto Bobbio non potrà più venire qui a dire qual è il suo vero pensiero. Quel che conta è ciò che pensate VOI!

                    • Salvatore ha detto in risposta a Pino

                      @matyt

                      Io non interpreto nulla, io leggo solamente: “la morale razionale che noi laici proponiamo è l’unica che abbiamo, ma in realtà è irragionevole. Io non ho nessuna speranza. In quanto laico, vivo in un mondo in cui è sconosciuta la dimensione della speranza»

                    • Luigi Pavone ha detto in risposta a Pino

                      E l’etica religiosa, per Bobbio, oltre ad essere irragionevole, ignora di esserlo. Sembrerebbe che per Bobbio la cosa più ragionevole sia abbandonare l’etica, senonché questo abbandono è, per altri aspetti, che riguardano la coesione sociale etc., pure irragionevole. A me pare che di irragionevole ci sia soltanto la terminologia equivoca usata da Bobbio.

                • Nemo ha detto in risposta a Pino

                  Pino hai perfettamente ragione e, se ben ricordo, anche Pasolini la pensava allo stesso modo di Bobbio.

    • Daniele Borri ha detto in risposta a Luigi Pavone

      @Luigi

      Guarda caso loro sono d’accordo con te e con il tuo concetto di utilitarismo. Tu giustifichi l’aborto perché l’embrione non è persona. Loro concordano: “serve uno sviluppo neurologico superiore, cioè avere degli scopi, delle aspettative verso il futuro, provare un interesse per la vita”. Ma anche un neonato non ha questo sviluppo neurologico e dunque non sono loro a sbagliare, sei tu ad essere incoerente perché ancora di infastidisce l’infanticidio, che però dovrebbe essere direttamente legato a chi vuole uccidere l’embrione -come te- in quanto non capace di essere persona.

      • Emanuele ha detto in risposta a Daniele Borri

        Esatto, secondo me hai colto nel segno.

        Ammettere l’infanticidio serve proprio allo scopo di superare i paradossi e le incongruenze della posizione abortista. Infatti, la scienza ha dimostrato che l’embrione, fino dal concepimento, è un essere umano a se stante capace di comunicare e interagire con l’ambiente e la madre che lo ospita. Inoltre, la fecondazione in vitro ha dimostrato che l’embrione è in grado di vivere anche fuori dal corpo materno (almeno per qualche giorno). Infine, i progressi della neonatologia permettono di salvare bambini sempre più prematuri (attualmente circa 22 settimane).

        Tutto ciò fa cadere i falsi miti scientifici con cui si rendeva accettabile l’aborto… allora si deve alzare la posta: sono esseri umani ma non persone. Ossia la dignità di vivere si pone sul piano degli obiettivi da realizzare, piuttosto che sul semplice fatto di esistere.

      • Luigi Pavone ha detto in risposta a Daniele Borri

        Dov’è che io ho scritto che l’aborto è giustificato perché l’embrione non è persona? Sei pregato di riportare ciò che io avrei scritto al riguardo. Altrimenti la conclusione che parli a vuoto diventa inevitabile.

  10. Giulio Quaresima ha detto

    Sconcertante. Non capisco in base a quali evidenze gli autori possano sostenere questa tesi. Posso capire lo sforzo di coerenza, ma non le sue paradossali conseguenze.

    In realtà, per me, esiste una “zona grigia” tra l’embrione di poche cellule, che faccio molto fatica a considerare una persona, e il feto in avanzato stato di sviluppo, con un encefalo funzionante. Ritengo che questa zona grigia non si dovrebbe in alcun caso oltrepassare.

    Gli autori di questo articolo provocatorio dovrebbero dirci a che età, secondo loro, un bambino è “in grado di effettuare degli scopi e apprezzare la propria vita”. A 6 mesi? a 2 anni? a 6 anni? Conosco persino degli adulti che non corrispondono a questa descrizione.

    • Daniele Borri ha detto in risposta a Giulio Quaresima

      Appunto, e infatti la giustificazione dell’aborto secondo la tesi “utilitarista”, tanto cara a Luigi Pavone, è una colossale pagliacciata.

      L’embrione è essere umano/persona fin dal momento del concepimento, istante in cui comincia gradualmente ad avviarsi verso la vecchiaia. La vita umana comincia lì, non al momento del parto, e termina con la morte naturale. Non esistono zone grigie tra l’embrione e il neonato, come non ne esistono tra il neonato e l’adulto.

      • Giulio Quaresima ha detto in risposta a Daniele Borri

        D’accordo con il primo assunto. Non si può giustificare l’aborto in termini utilitaristici.

        Per quanto riguarda il resto, secondo me le zone grigie esistono, il mondo ne è pieno. Tutti utilizziamo le parole collina e montagna, ma qual’è il limite tra una collina e una montagna? Solo per convenzione si può decidere, eppure i due concetti funzionano.

        Per fare un esempio più pregnante, io da ateo non credo nello status privilegiato dell’uomo, quindi mi pongo il problema dei diritti degli animali. E, per me, esiste una zona grigia enorme tra un lombrico ed un primate: non ho problemi ad uccidere un lombrico, ma non potrei mai uccidere uno scimpanzè. Eppure, se dovessi dire qual’è il limite nell’immensa zona grigia che li separa, non lo saprei dare.

        • Daniele Borri ha detto in risposta a Giulio Quaresima

          La stessa esistenza della zona grigia in realtà dovrebbe indurti alla prudenza. Se non sai quando inizia di preciso la notte, dopo il giorno, allora eviti di indicare un momento e ti astieni dal prendere una decisione. Così dovrebbe essere per l’embrione.

          In ogni caso è scientificamente accertato che l’embrione è un essere umano homo sapiens, dunque l’abortista è certamente favorevole all’uccisione di un essere umano. Pavone è d’accordo ma usa il trucco di dire che però esistono esseri umani non persone, e lì rimane incastrato ed incoerente perché non riesce a spiegare la differenza tra embrione/feto e neonato, e tuttavia condanna l’infanticidio.

      • Luigi Pavone ha detto in risposta a Daniele Borri

        Dov’è che io ho giustificato l’aborto su base utilitaristica?

        • Daniele Borri ha detto in risposta a Luigi Pavone

          Ogni volta che dici che sostieni l’esistenza di esseri umani non persone, ne abbiamo parlato a lungo ora non cadermi dalle nuvole 🙂

  11. Pino ha detto

    forse sarebbe cosa sensata abolire la legge Basaglia e riaprire i manicomi

  12. Gab ha detto

    E come usano la parola “uccidere” con tanta facilità….

    Hitler è ancora vivo e vegeto. Il nazismo non è bastato all’umanità. Vuole di più!

  13. edoardo ha detto

    Io sarei curioso di sapere quanti saranno i sacerdoti che durante l’omelia, nel corso di un anno, hanno tuonato e/o tuoneranno contro questo diabolico infanticidio.

    • Gab ha detto in risposta a edoardo

      Mah .. oramai sentire una omelia o andare in piazza da Grillo è quasi la stessa cosa. E’ da tempo che non sento un commento al Vangelo.

  14. gladio ha detto

    La Chiesa Cattolica stà sbagliando completamente tattica.
    Anzichè opporsi strenuamente ad aborto, eutanasia, adozioni gay e altra porcheria “progressista” li dovrebbe invece sostenere con convinzione e veemenza, divulgandoli con toni da crociata attraverso sermoni e carta stampata. Anche il Papa all’ Angelus potrebbe fare la sua parte.
    Scommetto la testa che assisteremmo ad un ritorno in massa ai “valori tradizionali”,da Pannella alla Bonino,da Hollande a Zapatero.

    • Gab ha detto in risposta a gladio

      No .. ahimé ci sarebbero solo forti applausi e vari “finalmente!”. Come in alcuni casi è già accaduto.

    • Emanuele ha detto in risposta a gladio

      …potrebbe essere un idea 🙂

      • Emanuele ha detto in risposta a Emanuele

        …un’idea… 🙁

      • Daphnos ha detto in risposta a Emanuele

        Sapete come la penso? Non so se i vari cervelloni reagirebbero come suggerisce Gladio oppure Gab. Ma, se accadesse ciò che predice Gab, subito dopo il “finalmente!”, si scatenerebbe un’altra campagna anti-cattolica per sottolineare come siano stati necessari anni o secoli per arrivare a queste illuminanti conclusioni, in modo tale da gettare ulteriore diffidenza.

        Naturalmente, se la parte laicista e la Chiesa si trovassero, su alcuni punti, d’accordo fin dal principio (tipo sull’accoglienza verso gli immigrati), allora i primi imbastirebbero COMUNQUE una campagna anti-cattolica, magari prendendo a pugni la realtà, come quando sostengono che le strutture della Chiesa sbattono la porta in faccia ai poveri immigrati, oppure che la Chiesa è ricca e non li aiuta, o ancora che la Chiesa è fascista quindi razzista quindi per lei gli immigrati sono inferiori… tanto, chissenefrega?

        Certe persone non hanno vergogna della loro incoerenza, vogliono solo impedire che esista qualcuno che osi ribadire un pensiero diverso. Deve pensarla così quell’Armando, il cui commento all’articolo di Saviano è comparso, in ritardo, pochi minuti prima della chiusura, che tonante sentenzia: CATTOLICI ARRIVERA’ LA VOSTRA ORA! Non so se ridere o preoccuparmi.

  15. francesco ha detto

    Fuga di cervelli o cervelli in fuga?

    Sul muro del bagno del mio liceo classico campeggiava la scritta: “La filosofia è quella cosa con la quale o senza la quale si rimane tale e quale” ebbene…, niente di più falso! L’articolo sull’eliminazione dei neonati di due “studiosi” Alberto Giubilini ( o Giùibambini dalla rupe) e Francesca Minerva (o Chiminnervaloelimino) dimostra quanto la filosofia può essere pericolosa, soprattutto per i bambini, in particolare se con qualche imperfezione.
    Mi rivolgo ai genitori: oltre alle solite raccomandazioni impartite ai vostri figli, dovete aggiungere anche quella di non accettare caramelle dai filosofi (usano in genere quelle al gusto di cicuta extastrong).
    Francamente davanti a tesi così assurde e per fortuna non ancora maggioritarie non saprei come iniziare la confutazione: si potrebbero usare frasi tipo “certi filosofi andrebbero eliminati da piccoli” (ma sarebbe scendere al loro stesso sotterraneo livello…), o ancora “riscrivete l’articolo sostituendo le parole “neonati” e “bambini” con”Alberto” e “Francesca”, etc.
    Risponderò invece con qualche verso:

    L’Albertino e la Francesca, l’hanno scritta proprio grossa,
    voglion prendere i bambini e buttarli in una fossa;
    i disabili, i malati, quelli che saranno un peso
    ma anche i sani e i “fortunati”, se non ricchi come Creso.
    Perché, affermano i sapienti, il neonato è non – persona
    non progetta, non ha i denti, mangia, beve e non ragiona.
    Certo qui nessuno nega quanto costi un bel bambino
    gli omogeneizzati Plasmon, ogni cambio un pannolino,
    ma filosofi- scienziati, lo diceva anche Platone,
    lo sbocciare di una vita, vale assai più di un milione!
    Un consiglio ve lo diamo : non vi piacciano i bambini?
    occupatevi di fiori, di canguri o di pinguini,
    ma lasciateci far crescer con amore i nostri figli,
    che nel prato della vita sono tutti come gigli.

    francescogiovannelli@gmail.com

    • gladio ha detto in risposta a francesco

      Quello che trovo sconvolgente è che questa gente dovrebbe trovarsi a buon diritto in galera a scontare l’ ergastolo anzichè in un’ università a sparare cazzate. Qui siamo di fronte ad istigazione all’ omicidio di massa e per fini eugenetici per giunta!Altro che balle!! Ed invece…tutti belli e pimpanti in giro per il mondo, applauditi e riveriti!

  16. edoardo ha detto

    Questo infanticidio dopo la nascita è una cosa di una gravità immane.
    Uccidere un adulto sarebbe meno grave, in quanto che un adulto può difendersi, entro certi limiti.
    Uccidere un neonato è un atto vile e squalifica chi lo fa.
    Se questi sono i ricercatori che “vantiamo” all’estero, è meglio non averne.
    Mi auguro, comunque, che la chiesa cattolica nel suo insieme faccia quadrato contro questo crimine, che dichiari COLPEVOLI DI ASSASSINIO i medici che attueranno questa pratica, ed i genitori che acconsentiranno a far uccidere i loro bambini. ASSASSINI SENZA ALCUNA SCUSANTE.
    Certa gente mi fa schifo.
    Un guerriero della jihad lo considero migliore di loro.
    Un nemico da cui difendersi con gli strumenti appropriati dettati dalla situazione, ma un nemico migliore di giubilini e minerva e di TUTTI COLORO CHE LI SEGUONO.
    Che la chiesa cattolica faccia quadrato assieme a tutti i cattolici, e la pianti di fare la cogliona, CHE SAREBBE PURE ORA!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!
    Il prossimo luglio, a fine mese, sarò a Brno per esporre ad un convegno internazionale un mio lavoro di ambito geochimico-minerario. Lo giuro, mi vergogno di poter essere considerato connazionale di giubilini e minerva.

    • Emanuele ha detto in risposta a edoardo

      Lei ha ragione, però tutti si stracciano le vesti per questa storia, ma l’aborto non crea problemi a nessuno.

      Infatti, le teorie dei due ricercatori sono la logica conseguenza dell’aborto. Loro stessi, infatti, utilizzano le stesse motovazioni per giustificare l’infanticidio.

      Ma questa “teoria” ha un fondo di verità: non c’è nessuna differenza tra esseri umani in utero e fuori.

    • alessandro pendesini ha detto in risposta a edoardo

      @Edoardo :

      Aux armes citoyens !!!

  17. edoardo ha detto

    Riconfermo quanto ho detto sopra: Bin Laden, il mullah Omar e Bani Sadr (quello dei miliziani sunniti di Baghdad che ha dato non poco filo da torcere agli Americani, come cavolo si chiama?), be’, insomma, questi personaggi, per me, sono moralmente migliori di quei due vermi italioti. Ma molto migliori, non poco!

  18. Andrea ha detto

    “Aborto post-partum“?!?

    Questa è Neolingua!

  19. Penultimo ha detto

    Certo e tutto questo caos solo perchè fanno il sofisma che l’uomo non è un persona ideologicamente non logicamente.Basta prendere e cominciare a confutare questo sofisma.

    Tutte queste affermazioni:
    “I due ricercatori hanno sostenuto che ««uccidere un neonato dovrebbe essere permesso in tutti i casi in cui lo è l’aborto, inclusi quei casi in cui il neonato non è disabile». Essi ritengono lecito l’aborto post-partum finché il soggetto non è «in grado di effettuare degli scopi e apprezzare la propria vita». E’ questo che, secondo loro, significa diventare «persone nel senso di ‘soggetti di un diritto morale alla vita’». Tuttavia «i feti ed i neonati non sono persone, sono ‘possibili persone’ perché possono sviluppare, grazie ai loro meccanismi biologici, le proprietà che li rendono ‘Persone’». E’ lecito ucciderli perché «affinché si verifichi un danno, è necessario che qualcuno sia nella condizione di sperimentare tale danno».”

    Avvengono per il semplice fatto che si è diviso arbitrariamente (illogicamente il termine “uomo” dal termine “persona”)

    E sono prive di significato.

    • Emanuele ha detto in risposta a Penultimo

      Sono d’accordo, ma ai loro occhi tutto ciò ha una logica: quella di giustificare l’aborto.

      Infatti, come ho scritto sopra, grazie alla ricerca scientifica sono venuti meno tutti i cavalli di battaglia degli abortisti. Per questo motivo é necessario spostare il dibattito su un piano “metafisico”.

      Infatti, ontologicamente non c’è nessuna differenza tra un essere umano in utero o fuori, per questo devono sostenere queste tesi che sono logiche conseguenze dell’aborto.

      Non solo, dividendo i concetti di persona e uomo ed inserendo il concetto utilitaristico, creano una “teoria unificata” che giustifica anche eutanasia, soppressione dei disabili, eugenetica, etc.

      • Penultimo ha detto in risposta a Emanuele

        Ma non è logico poi possono afferire quanto li pare è piace che è “logico”, tanto quanto non è logico afferire che l’uomo non sia una persona.Infatti queste discussioni cessano quando si considere l’embrione come uomo (secondo la specie Homo sapiens),il termine “persona” sussiste perchè sussiste l’homo sapiens,forse vogliono affermare che un embrione non è l’embrione di un homo sapiens sapiens?

        Dunque se l’embrione è della specie homo sapiens sapiens è anche una persona.

        Se non è cosi e il termine persona dipende dalla staticità di un atto di un termine devono

        Dimostrare che i sassi sono persone.

        Infatti quando inferisco il termine uomo inferisco un termine che è dinamico,e che ha un principio di identità stretta (X=X) con il terime persona

        1)L’Homo è una persona e anche la persona è un Homo

        Indipendentemente dai fattori biologici.

        Tutti gli uomini sono persone.
        Rioberto è un uomo.
        Roberto è una persona.

        Il silogismo rispetta non solo i criteri di validità ma di corretezza,ed ha una portata di universalità (TUTTI)

        La condizione è sufficente e necessaria.

        Le preesse sono vere e la conclusione è vera,in quanto è del tutto privo di senso deffinire il termine homo afferendo che (se homo non ha un braccio non ha un homo)

        dato che è un’idea universale che ingloba tutta l’evoluzione vitale.

        Infatti quando asserisco “uomo” non asserisco un termine statico,ma asserisco un termine dinamico e evolutivo per la quale l’inferenza persona,è una propietà discendente dal termine uomo.E segue aderendo al termine ogni fase di sviluppo.

        Persona è uomo stanno in relazione di “congruenza”.

        Vaneggiano quando affermano che la persona (dunque l’homo) dipende dal suo sistema celebrale:

        Il sistema celebrale dipende dai geni.

        Spieghino il salto stupidissimo che fanno dall’asserire che il cervello si forma senza che prima ci sia un embrione anzi ,andando oltre, senza che prima non ci sia un codice genetico dala quale si possa differenziare un sistema nervoso.

        • Emanuele ha detto in risposta a Penultimo

          …lei ha ragione da vendere!

          Purtroppo dobbiamo confrontarci con persone che da tutta la vita non sono abituate a ragionare. E’ ovvio che la persona può esistere solo in relazione all’uomo, infatti non esistono persone-scimmie, persone-cani, etc.

          Non scordiamo poi che c’è un forte legame tra agnosticismo e relativismo, ossia tutte le affermazioni, anche le più assurde tipo “un neonato non è una persona”, non essendo verificabili come giuste o sbagliate (agnosticismo) possono diventare vere o false a seconda del caso (relativismo). Ben capiamo che utilizzare la “nostra” logica con queste persone è un’impresa veramente ardua…

          Dunque, come Aristotele e Platone impararono a padroneggiare la sofistica proprio per combattere i sofisti; così noi dobbiamo “imparare” il relativismo per combattere sullo stesso piano. Infatti, in questo modo è possibile portare i sostenitori del relativismo alla auto-contraddizione (infatti al principio di contraddizione non possono sfuggire neppure loro). Credo sia l’unica arma a nostra disposizione…

          • Penultimo ha detto in risposta a Emanuele

            Esatto fra l’altro il relativismo etico (attenzione a non scambiarlo per il “relativismo” teoria fisica di Einstein) è gia pluriconfutata, ma si pensi per esempio a Euclide padere della geometria,che dimostra per assurdo (quindi logicamente) LA CONTRADDIZIONE DI QUESTA AFFERMAZIONE:

            A — Dovresti rispettare le credenze di C, perché tutte le credenze sono di uguale validità e non si possono rigettare.(relativismo etico)
            B — Ammettiamo che tu abbia ragione; ma allora, se io dico che esistono credenze da rigettare, la mia è una credenza da rigettare? Se tutte le credenze devono essere accettate come ugualmente valide, allora la mia non può essere rigettata. Segue allora che è altrettanto valido che sia giusto accettare tutte le convinzioni e che sia giusto non accettarne alcune: le due affermazioni sono in contrasto fra loro, quindi dalla tua ipotesi si genera una contraddizione; segue allora che la tua ipotesi è falsa. In particolare, esistono credenze che possono essere rigettate e quella di C potrebbe essere fra queste.

            Non è possibile afferire in forza logica l’ipotesi A.

            o a San Tommaso:

            Che confuta per via logica lo sceticismo dogmatico,in sostanza,riprendendo dagli antisofisti,specie Aristotele,che è il filosofo (si differenziavano i filosofi dai sofisti)che è lo stesso scopritore delle prime fallacie logiche.

            Prendi questa:

            Siccome non c’è una legge allora bisognava affidare il bambino alla famiglia X omosessuale proprio perchè non c’era la legge.

            Fallacia ab ignorantiam:

            Si conclude che una certa conclusione è vera SOLO sulla base della premessa che essa non è stata dimostrata falsa o che una certa conclusione è falsa solo sulla base di una premessa che non è stata dimostrata vera.

            • Penultimo ha detto in risposta a Penultimo

              Ma l di là di questo ci sono interessi di potere per mantenere il termine uomo diverso dal termine persona ,ma che libertà e libertà:

              Persona è anche la General Motors.Cosa succede se il sofisma cade?Cade l’economia delle multinazionali che considerano le loro strutture persone giuridiche,nonostante non pare proprio abbiano un sistema nervoso centrale.

              Contraddizione della società moderna.Un ente artificiale ha i diritti di una “persona giuridica” un’ embrione umano no.

            • Emanuele ha detto in risposta a Penultimo

              hai ragione, ma secondo me la loro “logica” é ancora più perversa… Le credenze non sono ritenute tutte valide in modo statico, ma si evolvono a seconda del gusto del momento.

              Così oggi posso essere pro-aborto, domani contro, a secondo di come mi conviene. Ovviamente, tutta la scala di valori varia in modo caotico e fluido.

              Ecco perché dicevo che con la logica si combina poco, perché abbiamo a che fare con persone illogiche… Temo cioè che la dimostrazione di Euclide farebbe poca presa. Ossia, convince me e te di una cosa di cui siamo già convinti, ma credo che non convinca un relativista.

              Forse la strategia é utilizzare la loro stessa illogocità… Combatti il fuoco con il fuoco.

  20. GT ha detto

    L’etica laica non è naturale, come quella religiosa, è artificiosa per questo è destinata a fallire!

    • andrea ha detto in risposta a GT

      Proprio così, GT. L’etica laica non ha basi oggettive, essendo basata su quel “nulla” da cui sarebbe nato l’universo.
      “Il nulla”, “il caso”, sono le colonne (si fa x dire) portanti dell’ateismo.

      • Matyt ha detto in risposta a andrea

        Perchè l’etica cattolica ha basi oggettive?
        Non si appella al “senso morale” interno, che penso sia ciò che di più soggettivo possa esistere in questo mondo?

        • Caspian ha detto in risposta a Matyt

          Non è per nulla oggettivo, tant’è che lo hai citato parlando al singolare implicando dunque che è presente in maniera uguale in tutti gli uomini, dal bianco al nero, dall’eskimese al portoghese. Il senso morale interno è qualcosa di oggettivo, così come lo è l’appello alla ragione naturale.

          • Matyt ha detto in risposta a Caspian

            deduco volessi scrivere soggettivo…
            Beh, penso che basti riconoscere come il mio senso morale interno contempli la scelta del suicidio (assistito, o non) come moralmente accettabile, e tu non lo faccia.

            Due sensi morali, due sensi morali diversi, due soggetti diversi.

            • Caspian ha detto in risposta a Matyt

              Ma tu accetti il suicidio degli altri per un’idelogia sbagliata, eppure il tuo senso morale è profondamente contrario al suicidio, così come lo è quello di tutti gli uomini (e infatti chi tenta il suicidio viene subito portato in ospedale per curarsi).

              Il senso morale è oggettivo e uguale in tutti. Tutti siamo contro la morte, tutti desideriamo la giustizia, la verità, la felicità, la bellezza, l’amore, condanniamo l’odio, la violenza, l’ingiustizia, l’egoismo ecc.

        • Emanuele ha detto in risposta a Matyt

          …no, si appella a Dio.

          La sostanza del peccato originale (e di tutti i peccati) è proprio questa: “io uomo decido da solo cosa è bene e cosa è male”. Ora, siccome da Dio può venire solo il bene, rifiutare il piano di Dio può portare solo al male.

          Infatti, la proibizione divina di non mangiare dell’albero della conoscenza del bene e del male (o per meglio dire della consapevolezza) non era per limitare l’uomo, ma per evitargli di allontanarsi da Dio scegliendo il male.

          Le conseguenze del peccato non sono punizioni, ma auto-esclusioni. L’essenza del peccato è infatti negare la bontà di Dio… ma fuori da Dio non esiste bene, dunque chi nega l’amore di Dio si nega il bene.

          Certamente Dio, infinitamente buono, ha dotato l’uomo degli strumenti per riconoscere il bene ed attuarlo (la coscienza). Da qui derivano le leggi morali condivise da tutti. Tali “leggi” però non hanno natura umana, ma divina.

    • Giulio Quaresima ha detto in risposta a GT

      L’etica religiosa è “naturale”? Quindi Dio = natura?

      • Pino ha detto in risposta a Giulio Quaresima

        non facciamo confusione sul termine “naturale”. La legge naturale è ciò che la ragione umana può cogliere o dalla natura delle cose (legge naturale fisica) o dalla natura degli uomini (legge naturale morale).
        La natura provvede ogni persona di tre risorse essenziali: il corpo, la ragione e la volontà. Il progetto inscritto in ogni essere dotato di ragione e volontà è costituito da due principi:
        1) bisogna conoscere il bene
        2) si deve fare il bene conosciuto ed evitare il male
        Come fa una persona a scoprire i beni conformi alla natura umana?
        La ragione umana desume (non senza difficoltà ed errori) ciò che è conforme a quattro inclinazioni inscritte nella natura umana stessa:

        1) la tendenza alla conservazione della propria esistenza
        2) la tendenza alla procreazione
        3) la tendenza a vivere in società
        4) la tendenza a conoscere la verità

        Mentre la legge fisica esprime una funzione “esecutiva” (per esempio, l’albero, se ci sono le condizioni, è obbligato a seguire le leggi della sua natura ), la legge morale prevede una funzione “applicativa”, infatti la persona può applicare la legge o non applicarla.
        Per legge morale naturale, dunque, non si intende un elenco di regole già belle e pronte ma la tendenza generale dell’essere umano a conoscere il bene e a fare il bene conosciuto.

        • Giulio Quaresima ha detto in risposta a Pino

          Volendo, lei ha appena istituito un programma che non presuppone necessariamente la fede in Dio, perché funzionerebbe benissimo come fondamento di un’etica laica.

          • Emanuele ha detto in risposta a Giulio Quaresima

            Non può funzionare…

            Infatti al punto 4) è citata la tendenza a conoscere la verità. Quindi deve esistere una verità unica ed immutabile per avere un’etica condivisa.

            Tale verità non può essere interna all’uomo (perituro e mutevole), ma deve essere esterna. Tale verità noi la chiamiamo Dio (non a caso Gesù dice di se stesso: “Io sono la Verità”).

            L’alternativa (negare la verità esterna) porta al relativismo o all’agnosticismo che impediscono il fondamento di una qualunque etica laica. Infatti, ognuno cercherà dentro di se la propria verità e su quella imposterà la sua vita, indipendentemente dalle esigenze altrui.

            Il credente, invece, sostiene che esiste una verità esterna e che questa è conoscibile (rivelazione) con i mezzi della fede e della ragione (non in contraddizione, perché anelano alla stessa meta).

      • semelets ha detto in risposta a Giulio Quaresima

        La natura dell’etica può essere sintetizzata nelle formule “devo”, “non devo”, “è lecito”, “non è lecito”. Queste formule però hanno senso solo in relazione a un riferimento trascendente. Senza questo orizzonte i principi etici non possono essere altro che “opinione” e nessuna opinione può avere di per sè la pretesa di maggiore autorevolezza rispetto a un’altra opinione.
        L’etica laica si illude di esistere perchè ha vissuto di rendita sulla scorta dell’etica cristiana, ma appena inizia a muovere i passi da sola diventa come una bussola impazzita, dove tutte le indicazioni sono equivalenti e dunque irrilevanti.
        Credo che l’affermazione “l’etica naturale è quella religiosa” debba essere intesa in questo senso: la natura dell’etica, la sua essenza (come ha ben spiegato a-theos in un post dei giorni scorsi) è quella di poggiare su un riferimento trascendente.
        Non dunque Dio=natura, ma esattamente il contrario e cioè: all’interno del mondo naturale non è possibile trovare un fondamento etico, dunque il fondamento dell’etica dev’essere al di fuori della natura e quindi trascendente; dunque la natura dell’etica è di ordine trascendente (o religioso, se non sottilizziamo troppo sulla terminologia).
        In sostanza le posizioni dei ricercatori citate nell’articolo confermano quanto sia tragicamente vera l’affermazione di Ivan Karamazov: “se Dio non esiste, tutto è permesso”.

  21. Eaglet ha detto

    Parlando di nazisti, oltre ad essere pro aborto ed eutanasia, molti erano anche gay, vegetariani e animalisti.
    Guarda caso tutte queste cose ora sono diventate dei dogmi…

    • Andrea ha detto in risposta a Eaglet

      Il nazismo altro non era se non lo sfogo dei peggiori lati della personalità umana.

      Aggiungerei anche che idolatravano la propria Cultura d’appartenenza, erano gnostici ed esoteristi, volevano l’autoritarismo ed agitavano il popolino spacciandolo per popolo strictu senso. Ora queste cose sono passate più in mano agli islamisti che non a caso li hanno pure in considerazione, ma diciamocelo: il problema non era forse tanto il nazismo, bensì siamo noi che non vogliamo liberarci dei nostri mali istinti. Semplicemente il nazismo ne era l’espressione più estrema.

    • Matyt ha detto in risposta a Eaglet

      Se ti piace crederlo…
      Per quanto riguarda i gay, tendenzialmente veniva loro ordinato di vestire un triangolo rosa e venivano portati sistematicamente in quel posto ameno che si chiama Birkenau.

      • Eaglet ha detto in risposta a Matyt

        Dai una letta qua, magari trovi qualcosa di interessante per aprirti la mente:
        http://signal-it.blogspot.it/2012/04/nazismo-e-omosessualita.html

        Perseguitavano gli omosessuali più effeminati. Erano per un’omosessualità più virile.
        Poi se è per questo Hitler era di origine ebrea, ma ciò non gli ha impedito di sterminare milioni di ebrei.

        • Matyt ha detto in risposta a Eaglet

          http://it.wikipedia.org/wiki/Storia_degli_omosessuali_nella_Germania_nazista_e_durante_l%27olocausto

          Ti scongiuro, non diciamo idiozie.

          (E non citiamo blog di dubbia provenienza…)

          • Penultimo ha detto in risposta a Matyt

            Per questo bisogna far parte del partito più grande d’Italia “Un voto democratico:non votare)

            Contemporaneamente, in URSS, dopo l’iniziale tolleranza e il sostegno al movimento di Magnus Hirschfeld, con l’abolizione delle leggi repressive del periodo zarista, nel 1934, per intervento diretto di Stalin, viene introdotta una legge che punisce l’omosessualità con una reclusione fino a otto anni. La stampa intraprese una dura campagna contro l’omosessualità, definita come un sintomo della “degenerazione della borghesia fascista” cui seguì una persecuzione molto vicina a quella contemporanea in Germania, con la deportazione di migliaia di omosessuali in Siberia[4].

            Ma notare su wiki che c’è scritto sull’URRS:

            Religioni preminenti Ortodossia
            Religione di Stato ATEISMO(fino marzo 1990)

            libertà di culto (1990-1991)
            Religioni minoritarie Islam, protestantesimo, ebraismo

            Per fortuna nessuno qua parla di deportazione.Addiritura viene inserito come RELIGIONE di Stato.

          • marlin ha detto in risposta a Matyt

            Eaglet esagera, ma è vero che il capo dell’ala “rivoluzionaria” del nazismo della prima ora, Rohm (l’equivalente di Italo Balbo) era omosessuale, e con lui molti membri delle SA. E’ un “effetto collaterale” abbastanza comune dei gruppi militari fanatizzati: pensate agli spartani e ai samurai…

            • angelo ha detto in risposta a marlin

              Oltretutto pochi sanno che Hitler induceva all’omosessualità gli zingari (togliendo loro le donne) perché non si riproducessero e non entrassero più in Germania.

  22. Marco ha detto

    sento puzza di zolfo……

  23. Linda ha detto

    Questi sono i “cervelli” italiani che esportiamo e che ci danno lustro agli occhi del mondo.
    Ma Francesca Minerva ha dei bambini? Dormono tranquilli?

    • edoardo ha detto in risposta a Linda

      E’ brutto dirlo, ma tutta quella gente lì è meglio che non abbia bambini.
      E’ una autodifesa della natura, se così vogliamo vederla, che tutta la gente balorda, chi in un modo chi in un altro, viva la vita senza far figli e propagare la propria balordaggine tra le generazioni.

  24. Azariel ha detto

    Mi chiedo cosa ci sia nella mente di persone che arrivano a giustificare l’omicidio di un neonato. E’ un orrore!

    • edoardo ha detto in risposta a Azariel

      …e te lo chiedi pure? Metti da parte le scuse opportunistiche, tipo la sovrappopolazione, la scarsità delle risorse, e bla-bla. Guarda in fondo al loro percorso, dove punta….cosa puoi intravedere? Il Cristo o l’anticristo? Vedi un po’ te.

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