La gravidanza giova alla salute della donna

 

di Valentina Sciubba*
*psicologa e psicoterapeuta

 

Uno studio australiano pubblicato sulla Rivista ”Age and ageing” ha trovato interessanti conferme ad un dato che fa parte della saggezza popolare: le gravidanze giovano alla salute della donna.

Lo studio ha seguito più di 1500 donne e più di 1200 uomini di età uguale o superiore ai 60 anni, per un periodo di 16 anni. In tale periodo il rischio di decesso per le donne con due o più figli è risultato inferiore a quello per le donne senza figli. In particolare per le donne con due figli il rischio di decesso è risultato inferiore del 17%, per quelle con tre del 20%, per quelle con sei o più figli di circa il 40%. Questo studio sembra porsi in linea con altri che evidenziano come un rispetto degli istinti e delle leggi naturali che hanno guidato l’evoluzione sia in generale benefico per la salute. E’ noto ad es. che l’allattamento al seno ha un’azione protettiva nei confronti del tumore alla mammella ed esiste un altro studio che ha trovato come in soggetti con figli i valori della pressione arteriosa (min e max) siano minori rispetto a quelli di non genitori.

Si è parlato di mortalità e di dati attinenti la condizione fisica, ma che dire sullo stato psicologico dei soggetti con figli confrontato a quello dei senza prole?  Vari studi hanno segnalato vari svantaggi per i genitori, comprese una maggiore depressione e insoddisfazione coniugale nelle donne, ma Sonja Lyubomirsky, professoressa di psicologia all’Università della California, Riverside, ritiene che le basi scientifiche di questi risultati siano inconsistenti.

S. Lyubomirsky ha di recente portato avanti tre studi in cui sono stati valutati  in gruppi di genitori e di non genitori i livelli di felicità, di soddisfazione nella vita e di percezione che la vita ha un significato. Nel primo studio il gruppo di genitori preso complessivamente ha fatto riscontrare maggiori livelli di felicità, soddisfazione e “senso nella vita” rispetto ai non genitori. Analizzando poi in base ad altre variabili si è trovato che mentre un maggior senso nella vita è stato dichiarato da tutti i genitori rispetto ai non genitori,  maggiori felicità e soddisfazione sono riferite solo dai padri tra i 26 e i 62 anni,  per le madri non c’è significativa differenza  mentre i giovani fino a 25 anni riferiscono minore felicità rispetto ai coetanei. Ciò rimanda probabilmente a diverse incombenze delle madri e dei padri  nella cura dei figli o, per la fascia di età fino ai 25 anni, a difficoltà economiche o bisogni evolutivi e culturali propri dei giovani. Il secondo studio ha confermato sentimenti di maggior benessere e “senso nella vita” nei genitori di ambo i sessi rispetto ai non genitori, soprattutto nei padri; il terzo studio ha evidenziato come  nei genitori tali sentimenti siano specificamente legati al prendersi cura della prole.

Bonnie Rochman, l’articolista che riferisce di questi studi in Time Health and Family, si domanda quali bisogni psicologici soddisfi un sentimento così forte come quello dei genitori verso i propri figli. Al di là di una soddisfazione istintuale, egli trova che i bambini sono divertenti, fiduciosi e innocenti, non toccati ancora dalle delusioni della vita, non cinici e ci ricordano la nostra stessa fanciullezza. Aggiungerei che i bambini per loro stessa natura hanno bisogno di molte cure, attenzioni, cibo, vestiti ecc.. Sono soggetti che richiedono da parte dei genitori un’enorme quantità di tempo, energie psico-fisiche e denaro per essere bene allevati. “Amor che nulla hai dato al mondo” canta Gianna Nannini proprio per sottolineare la disparità di impegno psico-fisico nel rapporto tra genitori e figli e nel contempo l’amore che li lega.

L’amore tra individui presuppone almeno due persone, quindi una relazione. L’amore è volto al bene, viene percepito come sentimento positivo e che cerca perciò il bene dell’altro, ma anche il proprio. Diversamente avremmo a che fare con sentimenti egoistici o masochistici che non rimandano a un’idea di “bene”. L’amore è probabilmente uno “scambio di beni”, di cose positive non regolato da rigidi e puntuali corrispettivi ma sostenuto appunto dal desiderio di ricerca della migliore condizione (benessere, felicità salute, salvezza ecc.) per sé e per gli altri. Il brano del Vangelo con gli  operai nella vigna (Mt 20,1-16)  ne è probabilmente una metafora.

E’ evidente come nel rapporto genitori-figli, durante tutto il periodo dell’allevamento, questo “scambio”, almeno dal punto di vista materiale, sia molto squilibrato: i genitori danno molto in termini di tempo, risorse economiche e psico-fisiche. E’ ragionevole perciò che, in linea col concetto di amore come scambio equilibrato di bene, il genitore si aspetti un grande ritorno affettivo dai propri figli e che proprio per questo il sentimento di amore tra genitori e figli sia particolarmente intenso. Tanto più si dà, tanto più ci si aspetta di ricevere. I bambini poi, quanto più sono piccoli, sono completamente dipendenti dai genitori e di regola restituiscono loro grande attaccamento e affetto.

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25 commenti a La gravidanza giova alla salute della donna

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  1. Gab ha detto

    “un rispetto degli istinti e delle leggi naturali che hanno guidato l’evoluzione”

    Ma davvero? Sciocco io a credere ancora che Dio ha creato tutte le cose. Perfino la Natura e le sue leggi. Guidare che cosa poi se l’essere umano è lo stesso da sempre, cioè da quando Dio lo ha creato?

    ” “Amor che nulla hai dato al mondo” canta Gianna Nannini proprio per sottolineare la disparità di impegno psico-fisico nel rapporto tra genitori e figli e nel contempo l’amore che li lega.”

    Calzante l’esempio della Nannini, cioè di una mamma nonna che ha violato ogni logica del buon senso e non ha neanche rispettato quelle leggi naturali di cui si parla. Davvero un esempio impeccabile per garantire una sicura “evoluzione” del genere umano.

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    • edoardo ha detto in risposta a Gab

      Loro non intendono evoluzione daewiniana in senso stretto.
      Non facciamo l’errore madornale di interpretare letteralmente come fanno i creazionisti protestanti USA, cioè che il mondo fu creato in sei giorni di ventiquattr’ore ed il settimo ci fu la pennica.
      Le scienze geologiche, la stratigrafia e la paleontologia ci danno dei riferimenti temporali e sequenze di sviluppo, ma ciò non inficia le Sacre Scritture.
      Ci sono stati articoli su questo sito che hanno discusso questo aspetto, e scritti da persone ben preparate sull’argomento.
      Anche perchè se uno dovesse seguire un’interpretazione esclusivamente letterale, dove sono andate a finire le specie estinte? E come mai i resti fossili di una certa specie compaiono da una certa età in poi?
      L’evoluzione genetica attraverso la selezione della specie che muterebbe per mutazioni genetiche casuali a lungo termine, come postulato da Darwin, presenta molte falle, ma allo stesso modo sostenere l’immutabilità delle specie del Creato conformemente all’interpretazione letterale del libro della Genesi, non è sostenibile oggi. Perchè il nostro pianeta ha quasi 5 miliardi di anni, e nell’ultimo miliardo si sono susseguite varie ricombinazioni di terre emerse e negli ultimi cinquecento milioni ci sono state numerose specie che ad un cero punto si sono sviluppate, hanno raggiunto il loro apogeo e poi sono estinte.
      Ci sono stati dei lunghi periodi in cui l’atmosfera terrestre non era nemmeno respirabile, e tutto ciò ha impiegato centinaia di milioni di anni a modellarsi.
      Testimoni dell’età della terra sono gli isotopi dell’uranio, che una volta avevano un rapporto diverso tra di loro, al punto da innescare una catena di fissione naturale circa 1,7 miliardi di anni fa. Illo tempore l’atmosfera terrestre conteneva poco ossigeno e solo alcune semplici forme di vita potevano esserci. Comunque questo è OT.
      Resta che l’interpretazione letterale della Genesi come fanno alcuni gruppi protestanti USA, oggi è smentita categoricamente.
      Questo non toglie assolutamente però un Ente Creatore che dirige i mutamenti nel corso del tempo, perchè la casualità fa acqua da tutte le parti, allo stesso modo del creazionismo letterale.
      Scusate la divagazione OT.

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      • Daphnos ha detto in risposta a edoardo

        Nulla da eccepire, resta il fatto però che almeno sulla seconda parte del suo intervento, anche se non era del tutto inerente all’articolo, Gab ha fatto centro di brutto.

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      • Marco Comandè ha detto in risposta a edoardo

        Io avevo già suggerito di sostituire “evoluzione lenta”, termine darwiniano, con “mutazioni del DNA di generazione in generazione”, termine post-darwiniano. Darwiniano: “Evoluzione casuale” – Postdarwiniano: “Distribuzione probabilistica delle mutazioni del DNA”. Darwiniano: “Un’evoluzione che si snoda per un lunghissimo periodo” – Postdarwiniano: “Lunghi periodi di stasi biologica, accompagnati da velocissimi salti rivoluzionari nelle ere geologiche”. A dire il vero quest’ultimo assunto è gouldiano, che parte dall’evidenza fossile.
        Come si vede le presunte “falle” che Edoardo affibbia a Darwin sono state tappate con le scoperte successive allo scienziato. Ma in questo sito mi sono abituato ai giochi di parole, ai cambi di interpretazione, ai voltafaccia. Stephen Jay Gould andava bene finchè criticava Dawkins, poi la sua teoria dimostrò che era fattibile il salto per deriva genetica dalla scimmia all’ominide, e così fu accantonato. Piattelli è andato bene finchè confutava la selezione ambientale ma ora lo si sta riconsiderando perchè la sua teoria dice letteralmente che l’isolamento riproduttivo che porta alla formazione di nuove specie (e quindi dall’antenato scimmiesco alla nuova specie ominide) non può avere una causa casuale bensì ha una sua “intensionalità”.
        Insomma tutte le teorie post-darwiniane danno per scontato che l’homo sapiens e le attuali scimmie hanno un antenato comune. Perchè mai dovremmo accettare l’evoluzione geologica della vita per poi sottintendere che la comparsa dell’uomo sia stata una “miracolosa” eccezione alla regola? Nel cristianesimo i miracoli non sono la parte fondamentale della fede, anzi i vangeli escludono che lo scopo della religione sia produrre miracoli, addirittura Gesù chiedeva a coloro che guariva dalle malattie di non diffondere la notizia, nel suo viaggio per predicare la parola di Dio cercò di evitare i villaggi dove si era sparsa la voce. “Va’, la tua fede ti ha salvato”. Insomma, si potrebbe coerentemente evitare di parlare di “miracolo” per la comparsa dell’homo sapiens sulla terra e ritornare alla teoria dell’evoluzione che a sua volta si evolve?

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      • Marco Comandè ha detto in risposta a edoardo

        Ma per tornare all’istinto materno, non vedo niente di male nel dire che si tratta di un istinto “egoista”. Il comportamento di tutte le specie viventi è finalizzato alla sopravvivenza del DNA, la parte immortale di ognuno di noi. E’ per questo motivo che esiste la vecchiaia e quindi la morte, la salute va bene finché si è giovani e in piena età riproduttiva, ma poi la natura smette di selezionare e quindi quei difetti genetici che tutti portiamo divengono evidenti e portano alla cessazione dell’esistenza.
        Detto in altro modo, chi non sopravvive alla giovinezza non si riproduce e quindi il fatto diventa evidente nella generazione successiva (dei figli), chi non sopravvive alla vecchiaia si è già riprodotto e quindi la sua patologia genetica non lascia traccia nella generazione successiva.
        L’istinto materno è egoista. Ma già prevedo l’obiezione romantica dei dogmatici. Eppure non c’è contraddizione. Mangiare è un atto egoista, procreare è un atto egoista, lavorare è un atto egoista perchè serve a sopravvivere, gli istinti non sono quella brutta bestia che viene descritta. Appartengono alla condizione fisiologica di ogni essere vivente. Quello che si può dire dell’homo sapiens è che ogni figlio è importante, quindi non si può sfornarlo senza preoccuparsi del suo futuro. Una madre fa dei calcoli e decide se procreare o se astenersi (castità, contraccezione, vita celibe). Un figlio voluto è ben educato, negli altri casi iniziano i problemi che la legge laica risolve in base alle casistiche: se il bimbo è nato, viene dato in adozione o mantenuto dallo Stato, se è solo concepito la donna può rivolgersi ai consultori familiari per risolvere i problemi, se non è ancora concepito la società mette a disposizione metodi contraccettivi. Naturalmente questa casistica non è onnicomprensiva, ma semplicemente indicativa. La conclusione è che non c’è niente di male nel dire che un figlio si fa quando è “desiderato”.

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      • Gab ha detto in risposta a edoardo

        “Anche perchè se uno dovesse seguire un’interpretazione esclusivamente letterale, dove sono andate a finire le specie estinte? E come mai i resti fossili di una certa specie compaiono da una certa età in poi?”

        Scusa ma cosa c’entra questo? Si chiamano ESTINTE per un motivo. NON CI SONO PIU’. Oppure sono io che non capisco l’italiano?

        La Genesi è un testo che caso mai conforta ciò che è possibile osservare scientificamente. E cioè che l’evoluzione non esiste. Sui numeri chi fa una interpretazione letterale è solo uno sciocco, non conoscendo l’utilizzo della numerologia ebraica.

        Piuttosto sarebbe il caso di finirla una buona volta nel fare confusione tra il concetto di SELEZIONE NATURALE (che conferma il dato sul fissismo della specie) e l’invenzione della evoluzione. Le due cose SI ESCLUDONO a vicenda. Basta studiare la Fisiologia per capire questo.

        Comincia ad accoppiare 2 cani e a selezionarli nel tempo. Ti dirò: non otterrai mai 2 gatti o 2 maialini. Rimarranmo cani fino alla fine dei tempi.

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        • Gab ha detto in risposta a Gab

          ovviamente rimarranno*

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          • Marco Comandè ha detto in risposta a Gab

            Se uno parte dal presupposto che il bianco è nero, non c’è verso di fargli cambiare idea. E’ quello che è successo a Galileo relativamente al fatto che solo secoli dopo la Chiesa ha chiesto scusa. Ora tu poni il problema che le specie estinte non ci sono più. Io ribatto che la matematica non è opinione. La Terra ha avuto cinque grandi estinzioni di massa, in cui più del 50% delle specie si sono estinte. Allora come mai i fossili, in seguito, risultano appartenere a più specie rispetto a quelle estinte in precedenza? E’ uno dei motivi per cui la documentazione fossile fu studiata da Stephen Jay Gould, per cercare una spiegazione del fenomeno. E ha dato una risposta che poi Pievani ha rimodernizzato: le specie nuove si formano continuamente dalle vecchie, o meglio si aggiungono per via dell’isolamento riproduttivo, poi ogni tanto arrivano catastrofi o processi di selezione e solo alcune delle nuove specie sopravvivono, con le mutazioni date. Un processo così alla lunga fa inevitabilmente derivare che le nuove specie appaiono completamente diverse dopo un milione di anni: vedi la molteplicità di canidi o di felidi.

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          • Manuzzo ha detto in risposta a Gab

            Quasi mi sbizzarrisco a raccontare storie di pesci (magari mi invento un pesce rosso che lo fa e che c’è l’ho io nascosto in cantina!) che partoriscono uomini. Anassimandro lo pensò, e in virtù della libertà di pensiero con cui gli hooligan ultralaicisti (n.b. non si intenda: tutti i non credenti!) ci scherniscono di continuo, io quasi vorrei raccontare queste storie, essendo libero di pensare ciò che voglio ( a meno di un nuovo governo dittatoriale sulla scia di Pol Pot, Lenin, e queste altre brave persone che recitavano il Rosario due volte al giorno…). Purtroppo la verità sull’origine non la sappiamo con certezza scientifica (dove per scienza si intende studiare fenomeni CHE SI POSSONO REPLICARE, non quello che dice qualcun’altro perché è uno scienziato ergo ha ragione!), e sinceramente fino a qualche mese fà credevo che Darwin avesse ragione nel dire che discendiamo dalla scimmia. Ma perché allora nessuna scimmia si è trasformata in qualcos’altro nel corso dei diecimila anni (+ o -) che l’homo sapiens ricorda? sarebbe stato un evento sicuramente registrato da qualcuno, ma… nothing. Lo stesso cane, è un lupo addomesticato, ma non ha mai cominciato a scrivere: replica i comportamenti di branco con la famiglia umana con cui vive ma camminerà sempre a 4 zampe, esemplari addomesticati a parte. Mi dispiace ragazzi, pur rispettando e ritenendo “plausibile” l’idea Darwiniana, non riesco più ad essere così sicuro che un neonato umano si sia attaccato al capezzolo di una scimmia dopo essere uscito dalla vagina dell’animale. Mi risulta uno sforzo psicologico molto pesante. Se uno scienziato riuscisse a replicare una scimmia che partorisce qualcosa di ben più simile all’uomo di un’altra semplice scimmia, allora rivisiterò la mia posizione, altrimenti saprò sempre il perché ci siamo (servire, glorificare e godere di Nostro Signore) ma non il “come” sono nati i primi uomini (P.S. non sono creazionista, diciamo che sulla questione “non posso sapere e non m’interessa”, una sorte di “AGNOSI sulla creazione dell’uomo”).

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            • Marco Comandè ha detto in risposta a Manuzzo

              Ce n’è di che sbizzarrirsi sulle mutazioni nei tratti morfologici: mai sentito parlare di freaks? fenomeni da baraccone, elephant man, uomini con le branchie, uomini senza arti o con più arti…
              http://fantasticando.blogfree.net/?t=2453157
              Il volto dell’uomo è molto simile a quello di un cucciolo di scimmia. Semplicemente, quando la scimmia cresce il suo muso si allunga e il pelo diventa folto. Possiamo addirittura affermare che l’ominide è una scimmia con la sindrome della crescita ormonale:
              http://www.afadoc.it/wp/?page_id=663
              L’isolamento riproduttivo, altra causa della separazione tra la scimmia e l’uomo, è un fatto che in natura viene documentato in continuazione. Asino + cavallo = mulo o bardotto sterile
              Gli incroci tra specie diverse, nei pochi casi in cui sono possibili, producono generalmente prole sterile. Quindi anche 65 milioni di anni fa, quando si estinsero i dinosauri, i piccoli mammiferi poterono colonizzare il globo e differenziarsi maggiormente, attraverso l’isolamento riproduttivo. Ed è da questi piccoli mammiferi che discendiamo.

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      • EquesFidus ha detto in risposta a edoardo

        Tutti i torti non hai, però debbo annotare due cose che poi utilizzerò per contestare le tesi di Gab esposte successivamente. Anzitutto, non tutte le specie hanno lasciato discendenti diverse, inoltre le specie si originano a partire dalle popolazioni all’interno di una specie e non (a meno che non vi sia un numero d’individui molto ridotto) dall’intero totale degli individui. Detto questo, alcuni animali (come ad esempio i Dinocaridi del Cambriano-Ordoviciano, o anche certuni tipi di pesci) non hanno corrispettivi odierni, poiché si sono semplicmente estinti. Ma è pacifico che, della totalità dei viventi esistenti ed esistiti, siano una minoranza coloro che hanno discendenti odierni: basti vedere le grandi estinzioni di massa (come quella del limite K/T e quella P/Tr, dove in quest’ultimo caso la vita eumetazoa arrivò davvero vicino all’estinzione totale, con il 96% delle specie marine estinte).
        Inoltre, bisogna stare ben attenti a fare un distinguo tra Intelligent Design ed evoluzionismo teista. Il primo, da te esposto, altro non è che una forma di creazionismo rimaneggiato, poiché si sposta Dio da una creazione istantanea ad una creazione prolungata nel tempo, ma il concetto è uguale. Nell’evoluzionismo teista, invece, Dio fissa le regole e le scale temporali e permette l’evoluzione senza intervenirvi direttamente per lo più, intervenendo (la Divina Provvidenza) per portarla all’obiettivo da Lui prefissato. Anche perché, se le estinzioni di massa sono volute da Dio, non si capisce perché Lui, la cui Volontà è immutabile ed infallibile, abbia voluto “correggere degli errori”, ed in questo fallisce l’Intelligent Design e trionfa l’evoluzionismo teista, poiché non si può accettare l’ID senza violare il principio di onnipotenza divina e di bontà della creazione.
        Detto questo, l’evoluzione esiste eccome. Sebbene confutare i creazionisti (della Terra giovane o vecchia che sia) sia ormai palesemente una perdita di tempo, poiché chi non vuol vedere non vedrà neppure con tutte le prove del mondo (ricordate quell’episodio de “I Simpson” dove Ned Flanders rigetta un pesce che sta cercando di emergere dall’acqua nell’acquario pur di rifiutare di accettare l’evoluzione? Ecco, di solito così funziona pure nella realtà). L’evoluzione è stata osservata nel record paleontologico per molti animali, e dal vivo anche per alcuni uccelli (le nettarine), lattuga di mare e moscerini. Poi, che il modello darwiniano abbia più buchi di una forma di groviera è assodato, poiché non è solo con modelli semplicistici di causa ed effetto (la selezione naturale com’era stata concepita) e di casualità che si può spiegare l’evoluzione (consiglio a chi vuole saperne di più di leggere “Gli errori di Darwin” di Palmiri-Piattelli e Fodor, ove si presenta l’evo-devo come modello ben più accettabile di evoluzione naturale). Infine, tengo a precisare che l’esempio dei due cani non è calzante, poiché è ben noto che si può avere la comparsa di forme simili (la cosiddetta evoluzione convergente, come in delfini e tonni per esempio) ma non uguali, poiché le specie di partenza sono diverse per generi, famiglie, ordini o classi (e, in taluni casi, pure phyla). Pertanto, facendo accoppiare all’infinito una coppia di scolopendre non si otterrà mai un Lepidottero (al più, un qualcosa simile ad un Lepidottero ma non un Lepidottero), né da due cani una scimmietta (al massimo, qualcosa di simile ad una scimmietta ma che, chiaramente, non è una scimmietta). Raffrontate anche i teschi di certi Marsupiali con quelli di certi Placentati per rendervene conto: quello del tilacino, il lupo marsupiale, assomiglia molto a quello di un lupo ma non è di lupo, quello del vombato assomiglia molto a quello del castoro ma non è di castoro. Questo perché si tratta di animali fisicamente (poi, anatomicamente, in realtà assai diversi) simili che vivevano (o vivono) in ambienti simili e si nutrivano in maniera simile. Tuttavia, alcuno potrà dire che il vombato sia imparentato col castoro, o che il tilacino fosse l’antenato del lupo.

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        • Marco Comandè ha detto in risposta a EquesFidus

          Io contesto Palmarini Piattelli quando afferma di voler sostituire la selezione naturale con il processo di “intensionalità”. La scienza non opera in questo modo, infatti Piattelli non ha portato dimostrazioni di quello che afferma, ma si limita a dire che ci sono prove per cui la vecchia teoria neodarwiniana non è completa. Sarebbe come dire che Newton ha torto perchè la sua teoria non era completa e ci doveva pensare Einstein.
          Il problema più calzante della teoria darwiniana è “la sopravvivenza del più adatto”. Uno potrebbe domandare: più adatto a cosa? Un orso polare nel deserto schatterebbe, un serprente a sangue freddo schatterebbe nel polo nord dove non potrebbe riscaldare il proprio corpo al sole (in teoria ovviamente, perchè la casualità dei fenomeni evoluzionistici potrebbe smentirlo).
          Se dovessimo usare l’imterpretazione rigidamente eugenetica, allora dovremmo essere d’accordo con lo scienziato pazzo che vuole diffondere il virus ebola in tutto il mondo. Tasso di mortalità 90%, popolazione 7 miliardi, sopravvissuti 700 milioni! Questo si che sarebbe “sopravvivenza del più adatto”! Ma non è così che opera davvero la biologia. Bisogna integrare la selezione naturale con altri fenomeni: la selezione sessuale, le derive genetiche, gli orologi genetici, i cicli di estinzione di massa, l’epigenetica di Piattelli, gli equilibri punteggiati di Gould, ecc. Ecco allora che la differenza tra neodarwiniani alla Dawkins e postdarwiniani alla Pievani sta nel fatto che questi ultimi cercano altre strade oltre a quella del gene egoista e dell’evoluzione lenta.

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          • EquesFidus ha detto in risposta a Marco Comandè

            Mai scritto che abbiano ragione in toto, tuttavia è innegabile che il neodarwinismo ha dei buchi sempre più palesi (quantomeno agli addetti ai lavori) al suo interno e che, pertanto, è necessario trovare altre strade oltre all’evoluzionismo classico e a rimaneggiamenti posteriori. Poi è chiaro che sopravvive il più adatto ad una determinata nicchia ecologica, ma il problema è come. Esiste solo un processo selettivo esterno o, invece, contano anche le condizioni di sviluppo dall’embrione in su, e non solo? Quanto è influente il fattore casualità, se è influente? Queste sono le questioni, e il neodarwinismo (concentrandosi su fattori esterni) esclude quei fattori interni alle popolazioni e/o agli organismi. Ma si capisce bene che, lavorando così, si elimina metà del problema, comprendente variabili non trascurabili. Al più, la selezione naturale è, appunto, uno dei vari processi su cui opera l’evoluzione e, forse, alla fine della fiera neppure il più importante. Pertanto, la teoria darwiniana (o neodarwiniana, che dir si voglia) non solo è incompleto ma pure erroneo, dato che non considera parte del problema. E’ l’evo-devo la risposta? Probabilmente no, ma penso anche che, finalmente, ci si rende conto che il neodarwinismo non è un Vangelo e che, magari, l’evoluzione è molto più complicata di quanto affermano Dawkins ed alleati.

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            • EquesFidus ha detto in risposta a EquesFidus

              *”l’approccio darwiniano”, nella quarta riga, non “teoria darwiniana”

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              • Marco Comandè ha detto in risposta a EquesFidus

                Come ho già detto, affermare che l’approccio darwiniano è erroneo sarebbe come dire che Newton è in torto perchè lo ha dimostrato Einstein. Queste sono logiche fallaci, di chi vuole semplicemente screditare una teoria senza ammettergli nessuna evidenza scientifica. Darwin aveva posto una previsione: un processo lentissimo, casuale e lunghissimo. Il DNA, scoperto dopo, afferma: lentissimo significa che avviene di generazione in generazione, di genitore in figlio, casuale significa che ogni specie ha la sua distribuzione probabilistica di mutazioni (molto più nei batteri che negli organismi pluricellulari), lunghissimo significa per ere geologiche. E questa è la base di tutta la biologia. Quello che stiamo scoprendo è un di più e non una sostituzione di questi meccanismi darwiniani.
                La metafora più calzante è quella della scuola: alle elementari si studia in poche righe quello che all’Università si impara in un volume di mille pagine. Le poche righe sono efficaci, ma chi deve specializzarsi deve conoscere quello che NON è previsto nella legge generale sintetizzata per i bambini.

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  2. Giovanni Pastormerlo ha detto

    Sfatato il mito che la gravidanza e il portare a termine la gravidanza sia pericoloso per la donna. Non solo non lo è, ma è perfino salutare.

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    • Marco Comandè ha detto in risposta a Giovanni Pastormerlo

      Viva la chiarezza! Sarebbe come dire che i celiarchici non esistono perchè la pasta non fa male! Certo che la distribuzione probabilistica, ovvero la casualità darwiniana, ogni tanto fa spuntare fuori donne che muoiono di parto: emorragie, tumori, depressione post partum, età infantile o anziana!

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      • Giovanni Pastormerlo ha detto in risposta a Marco Comandè

        Innanzitutto si chiamano celiaci e questo errore illumina abbastanza la tua conoscenza dell’argomento.

        Mi sembra comunque infantile rispondere a studi scientifici di questo tenore dicendo: “beh? tanto anche il parto ogni tanto provoca delle conseguenze negative”.

        Comandé, prendi la copertina e mettiti comodo: sfatato il mito che la gravidanza e il portare a termine la gravidanza sia pericoloso per la donna. Non solo non lo è, ma è perfino salutare.

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        • Marco Comandè ha detto in risposta a Giovanni Pastormerlo

          Nel momento in cui scrivevo non riuscivo a ricordare il termine esatto. Non ho problemi ad ammettere la mia ignoranza: prima di scrivere su questo sito o su altri, consulto sempre internet o i libri documentati, non dovrebbe essere un sinonimo di ignoranza? Ma se vuoi rinfacciarmi solo questo…
          E ripeto: ogni tanto le gravidanze creano problemi alle donne, la percentuale statistica di morti per parto in Italia è (aspetta che guardo su google e ti dirò):
          ecco, 4 su 100 mila nati vivi.
          Si può ridurre ancora la percentuale, ma non annullarla perchè alcune cause sono non rimediabili: le emorragie, i tumori, la depressione post partum, l’età infantile o anziana. Ed è questo che ho detto io. Il parto fa bene a quasi tutte le donne. E’ il quasi che mi preoccupa e non può essere considerato fuorviante da chi nega il diritto all’aborto.

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    • GiuliaM ha detto in risposta a Giovanni Pastormerlo

      Io direi che è lapalissiano che una cosa naturale come la gravidanza porti soprattutto benefici… ma oggi evidentemente l’ovvio non è “politically correct”!

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  3. Alèudin ha detto

    La realtà è buona.

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  4. Titti ha detto

    Qualche tempo fà ho letto in un articolo, che le donne senza figli e che conducevano una vita casta, come per esempio le suore, avevano una aspettativa di vita superiore a quelle che si sposavano e avevano figli. Inoltre veniva menzionata la figura di Madre Teresa di Calcutta a riprova della longevità delle donne nubili e caste. Altre volte, invece, ho sentito dire che più si hanno figli più il sangue si rinnova e ci si guadagna in salute, anche se è più facile andare incontro ad un prolasso, e a problemi legati agli organi riproduttivi femminili per non parlare della vescica, che sùbiscono sollecitazioni fisiche e ormonali durante le gravidanze. In sostanza, sembra che una tesi smentisca l’altra.

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    • Giovanni Pastormerlo ha detto in risposta a Titti

      Interessante rispondere ad uno studio scientifico dicendo “ricordo però di aver letto una volta…”. Un atteggiamento davvero razionale.

      Curioso anche il tentativo di introdurre anche Madre Teresa di Calcutta, dicendo che è vissuta a lungo senza figli. Un caso a livello medico, anche di fronte alla grandezza della donna.

      Tutto qui?

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      • Titti ha detto in risposta a Giovanni Pastormerlo

        Ciò che ho scritto è quello che ho letto. Se avevo sotto mano una lettura più recente o mi ricordavo la fonte, l’avrei aggiunta. Del resto non pretendo che ciò che scrivo sia preso come oro colato o come verità assoluta, al contrario di qualcun altro.

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      • Marco Comandè ha detto in risposta a Giovanni Pastormerlo

        Un docente universitario, darwiniano, aveva insistito sul fatto che farmaco significa sia “veleno” sia “cura”. Ogni cosa che si fa ha i suoi effetti collaterali, dire che una cosa fa sempre bene e una fa sempre male è roba da superstiziosi (stavo per dire da religiosi). Scientificamente: ogni ricercatore va a domandarsi quali siano gli effetti collaterali delle sperimentazioni buone che ha fatto. Anche il parto, con tutti i suoi benefici, ha effetti collaterali. Che significa? Semplicemente, che pubblicare un articolo sui benefici della gravidanza non significa dire a una donna di non andare dal medico per farsi prescrivere accertamenti sui possibili “effetti collaterali”.

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