Costantino e l’Editto di Milano: l’inizio della libertà religiosa

 

di Marco Fasol*
*professore di storia e filosofia

 

Ci stiamo avvicinando all’anniversario dell’Editto di Milano, promulgato dall’Imperatore Costantino nel 313 d. C. , e la stampa nazionale inizia ad occuparsi di questo evento veramente decisivo per la storia occidentale. Ho letto con interesse, al riguardo, l’articolo Perché Costantino scelse il dio dei cristiani?  Pubblicato su Il sussidiario net  del 26 agosto, a firma di Alfredo Valvo. Ricordo i contenuti assai diversi di tanta stampa laicista e di romanzi fuorvianti come il Codice da Vinci di Dan Brown. In quest’ultimo thriller, di successo mondiale, Costantino era presentato addirittura come il “responsabile” della divinizzazione di Gesù Cristo! Un’evidente deformazione ideologica che ci lascia intuire di quanta scarsa simpatia goda l’Imperatore Costantino agli occhi della cultura laicista. Cerchiamo invece di esporre con uno sguardo più oggettivo il grande contributo dell’Editto costantiniano, una vera pietra miliare per l’Occidente.

Semplifico la questione per rendere in modo più efficace la novità dell’Editto. Qual era il rapporto tra religione e politica nell’epoca precedente? Si può dire che in tutte le civiltà antiche vi era un legame molto stretto tra questi due ambiti della vita umana. Nell’antica Roma l’Imperatore era Pontifex Maximus e rappresentava dunque la massima autorità religiosa, oltre che ovviamente la massima autorità politica. Se noi guardiamo retrospettivamente la storia romana ritroviamo lo stesso schema. E’ impensabile nella civiltà romana una religione autonoma e indipendente dall’autorità politica. Lo storico Tito Livio ha fotografato bene la strutturale dipendenza della religione dal potere politico, definendola instrumentum regni. In altre parole l’Imperatore promuoveva ovunque il culto della sua persona nella consapevolezza che la sua divinizzazione costituiva un supporto importantissimo per imporre l’obbedienza ai suoi sudditi. Caio Giulio Cesare è stato il primo imperatore ad essere proclamato divino, dopo la morte. Poi, a partire da Ottaviano Augusto è diventato un titolo immancabile la divinità imperiale. Il divus Augustus, il divino Augusto era il titolo ricorrente in tutte le festività, in tutte le celebrazioni dei giochi imperiali, in tutte le città dell’Impero.

Il mito fondante la civiltà romana, da Augusto in poi, era quello della coppia divina di Marte – Venere, le cui statue venivano esibite in continuazione in tutte le occasioni di festività. E’ interessante notare, da un punto di vista storico, come tutte le grandi città d’Europa, del nord Africa e dell’Asia Minore avessero grandiosi anfiteatri che celebravano questo culto dell’Imperatore con grandiosi e terribili spettacoli gladiatori. Il Colosseo conteneva cinquantamila spettatori, l’Arena di Verona più di ventimila, così l’Arena di Arles e via via in tutto l’Impero. Lo spettacolo per eccellenza in tutti questi anfiteatri era quello che celebrava la divinizzazione dell’imperatore.  La coppia divina era sempre esibita accanto alla statua dell’Imperatore. E perché i cittadini dell’impero non si dimenticassero facilmente di questa fusione tra religione e politica, persino nelle monete era incisa l’immagine dell’imperatore con il titolo divino: Divus Augustus. Era questa l’iscrizione che è stata mostrata a Cristo nella celebre scena del tributo. Così, ogni volta in cui un cittadino dell’impero maneggiava una moneta, si ricordava del suo divino Augusto.

Se questa era la situazione, è facile immaginare anche il motivo forse principale delle persecuzioni ai cristiani. Naturalmente non pretendo di fare un’analisi storica puntuale e dettagliata, che del resto è stata fatta da eminenti storici; quello che mi interessa sottolineare è l’evidente incompatibilità tra il culto dell’Imperatore e il culto del Signore Risorto. Ovviamente la nuova religione non poteva accettare la sudditanza alla politica romana che era diventata una religione. E la politica romana non poteva accettare come religio licita una fede che rifiutava la divinità del capo politico.

Dopo quasi tre secoli di persecuzioni, finalmente con l’Editto di Milano, è cambiata per sempre la storia e la civiltà occidentale. La politica ha rinunciato ad essere pervasiva e totalizzante come lo era sempre stata, non solo nella civiltà romana, ma anche in quasi tutte le civiltà antiche, soprattutto in quelle orientali.  Riconoscendo la libertà di culto per i cristiani, l’Imperatore Costantino rinunciava alla pretesa di essere Pontifex Maximus, rinunciava al monopolio della religione, oltre che della politica.  E’ a partire da questa data che possiamo far iniziare dunque il diritto umano della libertà religiosa, riconosciuto solennemente nella Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo approvata dall’Assemblea generale delle Nazioni Unite (1948) ed ancor più solennemente affermato nella Dichiarazione Dignitatis humanae (1965) del Concilio Vaticano II.

Come si vede siamo tutti debitori di questo importante Editto di Milano che ha liberato la storia occidentale dalla soffocante tirannia della politica ideologica che presumeva di occupare tutti gli spazi della vita umana.  Tutte le volte in cui il significato etico e religioso di questo Editto è stato disatteso, abbiamo visto ripiombare la storia nelle tragedie dei totalitarismi, vere religioni della politica. Tutte le volte in cui è risuonata la voce della libertà religiosa si è rinnovata l’attualità di un Editto che ha cambiato la nostra storia. E’ interessante ricordare che questa svolta ha avuto come protagonista un Imperatore che ha concluso la sua esistenza facendosi battezzare. E’ forse per questo che Costantino non gode di grande simpatia da parte laicista? Forse c’è anche un altro motivo di questa scarsa simpatia: Costantino ha introdotto per primo l’obbligo della celebrazione pubblica della domenica. Così è entrata nell’Impero e si è diffusa in tutto il mondo, la scansione dei sette giorni settimanali e la celebrazione pubblica della dies dominica, in ricordo della prima domenica della storia: la Pasqua di risurrezione.

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39 commenti a Costantino e l’Editto di Milano: l’inizio della libertà religiosa

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  1. Andrea ha detto

    La Laicità è cosa unica del Cristianesimo, ed i primi a saperlo sotto sotto secondo me sono i laicisti. Anche perché all’infuori dell’Occidente la Laicità è merce rara…

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    • Antonio ha detto in risposta a Andrea

      E specialmente dove gli atei mettono mano che la laicità (e il diritto di libertà religiosa) scompare…vedi Corea del nord, Cina, ecc…

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    • a-theòs=a-éthos ha detto in risposta a Andrea

      Cortesemente chiarisci bene il significato che dai al termine “laicità”, perché se la intendi come la necessità da parte dello stato di riconoscere la “libertà religiosa”(= praticamente ogni religione è ammessa e può esprimersi pubblicamente = relativismo), ebbene, questo è un concetto di origine massonica, non certo cattolica.

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    • lux ha detto in risposta a Andrea

      Esattamente sono le sette protestanti le prime nel corso del ‘500 a separare Stato e Chiesa interpretando i noti versetti evangelici (date a Cesare quel che di Cesare e Date a Dio quel che è di Dio)come un invito a separare Stato e Chiesa; questa interpretazione verrà accolta dal mondo cattolico solo nel corso del ‘900

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      • Mattia ha detto in risposta a lux

        Non mi pare che Lutero o Calvino conoscessero la laicità e neanche le sette minori come gli anabattisti.

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  2. Leon ha detto

    “Come si vede siamo tutti debitori di questo importante Editto di Milano che ha liberato la storia occidentale dalla soffocante tirannia della politica ideologica che presumeva di occupare tutti gli spazi della vita umana. Tutte le volte in cui il significato etico e religioso di questo Editto è stato disatteso, abbiamo visto ripiombare la storia nelle tragedie dei totalitarismi, vere religioni della politica”

    Historia docet!

    Quando “un cesare pretende le cose di Dio”, è una disgrazia per l’umanità.

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  3. Pino ha detto

    scusate ma Costantino non era un Imperatore cristiano, era il Pontifex Maximus della religione pagana. Se ben ricordo nell’anno 35, in occasione della festività che onorava tutte le religioni presenti nell’Impero, l’imperatore Tiberio, venuto a conoscenza che in Palestina si onorova un nuovo Dio, chiese al Senato di autorizzare tale culto (era infatti consuetudine tutti gli anni inserire nelle celebrazioni un nuovo culto). Il Senato però, inaspettatamente, rifiutò. Il cristianesimo divenne quindi una religione ILLEGITTIMA e fu proprio questo fatto, di essere contro la legge, l’appiglio legale che utilizzarono gli imperatori a partire da Nerone per finire con Diocleziano, per scatenare le persecuzioni. Costantino si limitò a togliere al cristianesimo la patente di religione illegittima e non lo fece per una questione di libertà religiosa ma per una scelta politica dovuta al fatto che ormai un terzo della popolazione era cristiano, i cristiani erano un gruppo molto coeso e importante dal punto di vista della compattezza sociale che garantiva stabilità e solidità a tutta la società del tempo. Che poi Costantino si sia battezzato in punto di morte è cosa irrilevante.

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    • Mariasole ha detto in risposta a Pino

      Non fu una scelta meramente politica, Costantino riconobbe il culto del Dio più forte, Colui che gli aveva fatto vincere la battaglia, come promesso nel sogno!
      Mi sembra più logico pensare a una reale conversione.
      La separazione religione stato fu certamente il risultato di un cammino, nato col cristianesimo, al tempo ancora non era concepita.. occorre tempo per evolversi.

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      • Pino ha detto in risposta a Mariasole

        I primi imperatori cosiddetti “cristiani” sono in realtà imperatori “pagani” che si servono della nuova religione cristiana ormai radicata nei ceti popolari.
        Essi conservano la qualifica di “Pontefici Massimi” e intendono avere la suprema autorità su tutte le religioni lecite dell’Impero, compresa quella cristiana.
        Costantino ” concede ai cristiani e a tutti la libera facoltà di seguire la religione voluta da ciascuno” (Lact. De mortibus persecutorum 48, 2)
        MA SOLO… ” affinché qualsiasi entità divina possa essere placata e propizia a noi e a tutti coloro che si trovano sotto il nostro governo”
        Emblematica è l’azione dell’imperatore Costantino che, contro le decisioni delle autorità della Chiesa Cattolica, manda in esilio S. Atanasio, vescovo di Alessandria, e fa richiamare l’eretico Ario.
        Atanasio, nato ad Alessandria d’Egitto nel 295, è la figura più drammatica e sconvolgente della ricca galleria dei Padri della Chiesa.
        Caparbio difensore della ortodossia durante la grande crisi ariana, immediatamente dopo il concilio di Nicea, pagò la sua eroica resistenza alla dilagante eresia con ben cinque esili inflittigli dagli imperatori Costantino, Costanzo, Giuliano e Valente: l’unico che aveva la forza di testimoniare la fede in un periodo di buio e di paura . Ed era il periodo dell’impero romano-cristiano (pensa un pò).

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        • Mariasole ha detto in risposta a Pino

          Perché “periodo di buio e di paura”? Casomai, finalmente col cessare delle persecuzioni pagane e dei sacrifici umani di centinaia di cristiani, è iniziata un’epoca di civiltà! E di fervore culturale e religioso, del quale l’imperatore era garante e promuoveva concili.. con fatica la Chiesa arriverà all’indipendenza dallo stato.

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          • Pino ha detto in risposta a Mariasole

            il problema, e l’ho scritto, era costituito dal fatto che l’imperatore voleva governare anche sulla Chiesa, ed il fatto che indicesse concili non era positivo, ma testimonia di queste pretese di controllo del potere politico sulla religione. Del resto questa era l’abitudine fino a quel momento, i’imperatore era anche capo della religione pagana e pensava di esserlo di tutte le religioni, quella cristiana inclusa.

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      • Kosmo ha detto in risposta a Mariasole

        Costantino si fece battezzare, è vero, ma nel credo ARIANO!

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    • Mariasole ha detto in risposta a Pino

      La pax deorum: lo Stato stabiliva un’alleanza con gli dei che si impegnava ad onorare in cambio della loro protezione.
      Il culto era sottratto alla sfera privata e diventava un atto pubblico che veniva richiesto a tutti i cittadini, soddisfatto il quale, essi rimanevano liberi di seguire le loro scelte particolari.

      Se questo obbligo non creava problemi di coscienza nell’ambito del paganesimo tradizionale per il suo carattere sincretista, diventava ostacolo insuperabile per il radicale esclusivismo della fede cristiana, che vietava qualsiasi compromesso con la pratica idolatrica.

      Agli apologisti cristiani non rimaneva che il ricorso al principio della non costrizione dell’atto di culto unitamente al dichiarato impegno di invocare dal vero Dio la protezione a favore dell’impero, per respingere l’accusa di ateismo e di lesa maestà. La storia delle persecuzioni sta a dimostrare che i loro sforzi non riuscirono sempre nell’intento desiderato.
      Solo quando i vertici furono conquistati all’inizio del III secolo da un indirizzo sincretista a tendenza monoteista*, che considerava l’insieme dei culti come vie lecite atte a raggiungere l’Ineffabile Mistero, i cristiani poterono godere di lunghi periodi di pace. Questi però cessavano, quando i culti tradizionali riguadagnavano il favore ufficiale con la conseguenza della loro obbligatorietà, come avvenne per le persecuzioni di Valeriano e Diocleziano.

      ..editto di Milano (313)**.. la libertà religiosa in esso concessa.. si pone sempre all’interno dell’indissolubile legame tra religione e politica e diventa possibile solo perché l’autorità, cui compete l’obbligo di assicurare il culto dovuto alla divinità, rinuncia al compito di definirne la natura..”E’ l’ignoranza – e il riconoscimento esplicito di tale ignoranza – sulla natura della divinità, insieme alla volontà altrettanto esplicita di ottenere il favore di questa divinità – qualunque essa sia – che impone allo Stato romano l’accettazione delle diverse scelte religiose che le coscienze dei singoli, liberamente, possono compiere”.
      ..Si trattava chiaramente di un compromesso politico, dovuta alla forzata coabitazione di un Augusto cristiano, Costantino, e di uno pagano, Licinio.

      ..Anche l’intolleranza degli imperatori romano-cristiani nasce dalla loro adesione alla concezione romana della religione, intesa come politica verso la divinità. La convinzione dei cristiani di possedere, grazie alla Rivelazione, la Verità totale sulla divinità rende impossibile un qualche riconoscimento del paganesimo sul piano legale; come abbiamo visto, esso eredita a pieno titolo la qualifica di superstitio, con il quale era stata precedentemente bollata la religione cristiana. Possiamo dunque fondatamente concludere che la pretesa di assolutezza del cristianesimo ha giocato a favore dell’intolleranza non teoreticamente, in forza cioè della sua pretesa di assolutezza veritativa, ma a livello storico, in quanto quella pretesa è stata vissuta all’interno di un sistema religioso-politico non contenuto nella Rivelazione, ma ereditato dal contesto sociale del tempo e pacificamente accettato dai cristiani perché non trovato in contrasto con essa.

      .. La legislazione antipagana non pare aver provocato martiri pagani; Teodosio mitigò le pene previste per coloro che continuavano il culto degli idoli, imponendo delle semplici multe. Questa moderazione trovò il sostegno di autorevoli rappresentanti della Chiesa, come Agostino e Ambrogio, severi della condanna del paganesimo, ma avversi all’adozione di pene corporali e di misure restrittive.. disordini e le violenze furono opera di masse fanatizzate da monaci e vescovi.

      Da Marta Sordi “I cristiani e l’impero romano”(Jaca Book, 2004)

      *”..tre costituzioni del Codice Teodosiano..emanate tra il 319 e il 321 proibiva l’aruspicina (esame delle viscere di animali sacrificati per trarne segni divini).. in case private per motivi di ordine pubblico, in quanto potevano essere formulate previsioni a danno dell’imperatore. Infatti Costantino definisce l’aruspicina pubblica, che pure permette, con l’appellativo di superstitio, un termine di carattere dispregiativo.

      ..Con la costituzione..del 318. Costantino dichiara costituire reato punibile con severissime sanzioni la magia diretta contro la salute altrui o capace di suscitare la seduzione amorosa; non costituiscono invece reato l’esercizio dei riti che giovano alla sanità dei corpi e ai prodotti della campagna.

      ..La distruzione dei templi.. non fu generalizzata; non si può trascurare la testimonianza del retore Libanio, il quale affermava che sotto Costantino era possibile compiere nei templi, ancorché spogliati, tutti i riti. E’ però certo che Costantino ordinò che le statue degli dei a Roma fossero rimosse dai santuari pagani ed adibite all’ornamento di luoghi pubblici non consacrati.. Si ricorda la distruzione di tre templi pagani: quello di Asclepio ad Aigai e quelli di Afrodite, ad Eliopoli e ad Afaca, legati questi due ultimi alla prostituzione sacra. La demolizione di questi due luoghi di culto immorali fu accolta con particolare giubilo dai cristiani, perché essa dimostrava la concreta volontà del principe di moralizzare la vita pubblica e di stroncare le cerimonie peggiori del politeismo.

      ..A livello pratico Costantino, come del resto quasi tutti i suoi successori cristiani, agì con speciale prudenza evitando che alle condanne ideologiche seguissero vere e proprie persecuzioni dei pagani e salvando così, almeno entro certi limiti, la pace religiosa dell’impero. Se dunque Costantino non impose mai la sua rivoluzione attraverso metodi violenti, ..egli fu sempre chiaro nel far capire ai sudditi da che parte stava e nell’invitarli ad abbandonare la vecchia religione ed a convertirsi al cristianesimo.

      ..Con l’avvento di Teodosio inizia un’azione repressiva nei confronti del paganesimo che vede come protagoniste non tanto le autorità, che comunque non tralasciano di concedere il loro avvallo, quanto le masse cristiane, condotte e fanatizzate da monaci e vescovi.. Taziano cercò di frenare questi eccessi, denunciando tra l’altro la distruzione di una chiesa di valentiniani e di una sinagoga ebraica a Callinico, città sull’Eufrate, intervento che suscitò la nota reazione di S.Ambrogio presso lo stesso Teodosio.
      Ma la ripresa della legislazione antipagana nel 391, fu l’occasione di nuovi disordini che culminarono con la distruzione.. di uno dei più celebri santuari dell’antichità, il Serapeum di Alessandria.

      Da “L’Intolleranza cristiana nei confronti del paganesimo durante l’Impero Cristiano (IV secolo).”

      **L’editto di Milano sanzionava di fatto la fine del paganesimo come religione ufficiale dell’impero. Non si trattò di una semplice strumentalizzazione politica della religione da parte di Costantino, quanto, dopo la battaglia sul Ponte Milvio, «dell’alleanza con Dio più forte» (p. 145) a cui ora veniva legata la sorte dell’impero romano.
      ..il nuovo pericolo.. sarà dato dall’impero «cristiano» incentrato sull’imperatore-sacerdote. Per liberarsi da un abbraccio che rischierà di farsi soffocante la Chiesa dovrà impegnarsi in una dura battaglia per la propria libertà
      ..Il 313 fu però per i cristiani un anno di letizia e di vittoria. Dopo anni di persecuzioni accanite e sanguinose la loro fede otteneva alfine, proprio grazie alla resistenza e al sangue dei martiri, pieno e completo riconoscimento.

      M. Borghesi,30Giorni,1984

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      • Mattia ha detto in risposta a Mariasole

        Bello il pezzo della Sordi sull’intolleranza cristiana nei confronti del paganesimo. dovremmo usarlo per confutare alcune leggende nere.

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  4. Mi pare un articolo un po’ superficiale.

    Come giustamente si dice nell’articolo stesso, il motivo della negazione della “libertà di culto” ai Cristiani era puramente politico: ” […] la politica romana non poteva accettare come religio licita una fede che rifiutava la divinità del capo politico”. E infatti da sempre i Romani lasciavano libertà di culto, quando essa non dava fastidio alla loro politica di dominio.

    Dunque l’atto di Costantino non corrisponde in alcun modo a qualcosa come la scoperta di un nuovo diritto, quello alla libertà religiosa, ma semmai solamente allo sblocco di un particolare veto politico rivolto al Cristianesimo.

    E se questo è vero, allora ecco affacciarsi una grossa aporia nel discorso dell’articolista: la riscoperta moderno-massonica della “libertà religiosa”, proclamata addirittura come diritto, è la riscoperta di una radice culturale molto più PAGANA che CRISTIANA! E infatti la massoneria è una forma di gnosi pagano-misterica!

    Sino al Vaticano II, che su questo punto dice qualcosa di veramente opposto a tutta la dottrina cattolica precedente (basterebbe fare un confronto sinottico tra la “Quanta cura” di Pio IX + Sillabo e la “Dignitatis Humanae” del CVII), non si è mai parlato di “libertà religiosa”, tanto meno come “diritto umano” (cioè come appartenente al diritto naturale), anzi, si è detto a chiare lettere l’opposto.

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    • Antonio72 ha detto in risposta a a-theòs=a-éthos

      Sono d’accordo. Secondo me l’equivoco nasce dell’intepretazione erronea e superficiale che si dà delle parole di Cristo “Date a Cesare quel che è di Cesare, a Dio quel che è di Dio”, ovvero di interdipendenza autonoma tra lo stato laico e la Chiesa. Infatti tutti devono dare a Dio ciò che spetta a Dio e quindi osservare il comandamento principale della carità verso i più deboli, inclusi gli stessi governanti, anzi soprattutto loro. Ora, sappiamo che uno dei simboli di potere e prevaricazione economica e sociale è rappresentato proprio dalla moneta, oggi dal cosiddetto petroldollaro che appunto è il segno distintivo del predominio culturale ed economico di un popolo sull’altro, anzi addirittura sul mondo intero (non a caso gli inglesi hanno mantenuto la propria moneta). Allora la moneta con l’effige dell’imperatore romano rappresenta proprio questo potere prevaricante, evidentemente contrario alla legge di Dio. Quindi nel restituire la moneta al suo proprietario, Gesù non voleva affatto significare di pagare il dovuto all’oppressore, riconoscendogli una sorta di legittima autonomia dalla legge di Dio, ma al contrario, rigettarlo mediante la restituzione dell’emblema del suo potere prevaricante: la moneta. E’ come se oggi qualcuno proponesse di abolire la FED. In realtà la predicazione di Gesù Cristo non si limitava affatto ad annunciare il Regno di Dio, ma proponeva (attenzione, non IMPONEVA!) concretamente alle persone una condotta etica che fosse compatibile con la volontà divina, proprio qui sulla terra. Non c’è dunque da meravigliarsi che i cristiani facessero attività politica, la stessa che infastidiva tanto l’autorità indiscutibile dell’imperatore romano. D’altronde anche oggi la Chiesa non si tira indietro a livello politico seguendo il solco tracciato dalla sua storia plurisecolare. Tuttavia Cristo non vuole assolutamente che la Chiesa debba sostituirsi a Cesare. E questo è un altro equivoco che ha segnato spesso la storia della Chiesa.

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      • Leon ha detto in risposta a Antonio72

        Tutto era Gesù Cristo meno che un marxista/comunista moderno/o politico/o anarchico.

        Ovvero “quando un cesare si fa Dio è una catastrofe” significa che:quando un uomo o uno stato pretende di essere adorato come un Dio o pregato,non essendo Dio ma essendo incline alla superbia,prendi un qualsiasi dittatore,ha fatto dello stato una religione,perchè voleva glorificarsi o essere glorificato,annienta proprio in virtù del fatto di non comprendere afatto Dio,ma più congruentemente il “dio superbo” se stesso.Cosa pensi che se ne faccia un Dio delle cose di cesare?Palesemente, nulla,e dunque cosa pensi che se ne faccia Dio delle monete?.L’etica di Gesù Cristo non è moralismo esteriore e vano tipo l’etica occidentale ovvero il moralismo, è morale interiore.

        Non è l’imperatore contrario alla legge di Dio nè il politico,è il superbo contrario alla legge di Dio,e stanne certo che la cosa afossa a tutti,indipendentemente dal “mestiere professato.”L’imperatore non rappresenta questo,nemmeno un Faraone dell’egitto stile A.T,rappresentano un Dio/Uomo.Ovvero il massimo possibile della superbia umana.

        L’ideologia della lotta lasciamola agli ideologizzati.

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        • Leon ha detto in risposta a Leon

          Tu nota la differenza tra questo tipo Dio/Uomo è quel tipo di Dio/Uomo che è Gesù Cristo.

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        • Antonio72 ha detto in risposta a Leon

          @Leon

          Questa è una tua lettura personale (permettimi polemica) del mio commento che di certo non dice ciò che mi attribuisci (hai considerato infatti la moneta, non per il suo valore simbolico di cui ho detto, ma per moneta sonante).
          Che la predicazione di Cristo non intendesse regolare eclusivamente il rapporto uomo-Dio ma anche il rapporto uomo con il suo prossimo e dunque avesse un elevato contenuto etico e quindi politico è esplicito nel Vangelo ed è storia del cristianesimo.
          Le due cose infatti non si escludono a vicenda, anzi si integrano nel comandamento principale che pressappoco dice che colui il quale non ama il suo prossimo non può amare nemmeno Dio.

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          • Leon ha detto in risposta a Antonio72

            Allora premessa non è la mia lettura personale:
            Non metterla sul personale,Tu=impersonale.

            Infatti tutti devono dare a Dio ciò che spetta a Dio e quindi osservare il comandamento principale

            Il devono non serve,è il vogliono che serve,non puoi fare cio che non vuoi fare,il dovere è una visione della legge per IMPOSIZIONE.Ad esempio tu dai per scontato che un cristiano DEVE andare in chiesa,ecco io non sono praticante,è totalmente insensato, andare in una chiesa perchè TU DEVI.E' sensato solo se tu VUOI.Il che ti fa capire che è la Volontà predomina sul concetto di dovere.E che la volontà non è una cosa che viene dall'oggi al domani,la si coltiva come si dovrebbe coltivare una pianta.A una lettura superficiale pare che una persona DEVE,del DEVE o un "tu devi" kantiano c'è un concetto totalmente opposto "tu vuoi"

            il comandamento principale della carità verso i più deboli, inclusi gli stessi governanti, anzi soprattutto loro.

            Su questo siamo d'accordo.O meglio ,più o meno d'accordo.Ci sono priorità nei comandi e sono ripartibili in tre fasi:DIO,TE STESSO,PROSSIMO (e questo indica il "Come" ovvero "come devi amare il tuo prossimo?",come te stesso il che significa:Non amerai mai il tuo prossimo senza amare te stesso, prima di metterti ad aiutare chichesia devi capire che significa amare se stessi.Per ragione, è letteralmente impossibile amare il prossimo senza AMARE SE STESSI.Oppure si fa evangelicamente la fine dei "sepolcri imbiancati."Più congruentemente chi è il tuo prossimo,ovvero chi è quello che ti sta più vicino?Tu pensi che il tuo prossimo siano i deboli,ecco,è ipocrisia aiutare i più deboli se non riesci ad amare tuo padre.E' totalmente inutile aiutare il prossimo per Gloria personale.
            sci nemmeno ad amare tuo padre.

            L'amore per se stessi si divide in due:Amor Proprio (Vanità) e Amore per la Giustizia (che richiede l'umiltà)

            Ora, sappiamo che uno dei simboli di potere e prevaricazione economica e sociale è rappresentato proprio dalla moneta, oggi dal cosiddetto petroldollaro che appunto è il segno distintivo del predominio culturale ed economico di un popolo sull’altro, anzi addirittura sul mondo intero (non a caso gli inglesi hanno mantenuto la propria moneta). Allora la moneta con l’effige dell’imperatore romano rappresenta proprio questo potere prevaricante, evidentemente contrario alla legge di Dio.

            Il Cristianesimo non implica nè il disprezzo dello stato,nè il disprezzo dell'economia,nè del potere temporale su qualsiasi forma si presenti.La differenza sta nel modo del governo,non tanto nel governo,nelle leggi che emana un governo se "eque o inique".Ovvero non è da disprezzare lo Stato in quanto Stato,nè una carica politica.E' da disprezzare il fatto che una persona prenda la carica politica per promulgare leggi inique davanti alle persone per il quale si è responsabili,vale per un politico, vale ancora di più per un religioso.Ovvero non è il porre l'acento sul potere economico in sè,ma solo quando viene usato per,riprendendo un tuo termine "PER PREVARICARE",non tutte le leggi dello stato sono una prevaricazione,nè l'economia che scaturisce dal LAVORO umano è da disprezzare.Gesù Cristo ha rifiutato qualsiasi potere sia che offrirglielo fosse un qualche uomo,sia che a offrirglielo fosse il Diavolo in persona.Ovvero "mettero le nazioni ai tuoi piedi".

            Cristo non dice abrogare l'economia.Ma inverti quella parte di te che pone a fine la moneta,e usa la moneta par fini più degni.Dunque la moneta non è un fine della vita ma un mezzo per raggiungere un'altro fine: la comunità,passando anche per se stessi,poichè chi lavora ha diritto,chi ozia no.

            Quindi nel restituire la moneta al suo proprietario, Gesù non voleva affatto significare di pagare il dovuto all’oppressore, riconoscendogli una sorta di legittima autonomia dalla legge di Dio, ma al contrario, rigettarlo mediante la restituzione dell’emblema del suo potere prevaricante: la moneta. E’ come se oggi qualcuno proponesse di abolire la FED.

            No,perchè Dio sia della moneta,per la quale un Dio non sa che farsene,sia dei regni o delle cariche di potere,a quelli che volevano farLo Re lui rispose "Il mio regno non è di questo mondo".Ti pare che un Dio dell'esistenza si sottometta a cio che già li appartiene?
            E cosa pensi che Dio li interessi dell'autonomia dello Stato?E' l'uomo che invece a interesse al potere e ai regni di questa terra,non Dio.Dunque se nella faccia della moneta ci vedi Cesare ridalla a lui,perchè Dio non si sottomette alla schiavitù dell'avidità umana.

            Io ti dico se vuoi approfondirlo approfondisci S.Agostino nelle lettere.Per esempio la lettera 90/A.

            La chiesa vuole il potere politico?E ancora una visione ideologica da clericali e anticlericali.Non vuole il potere politico,ma piuttosto si deve capire che certe norme etiche e certi valori devono appartenere anche ai politici,oppure che lo Stato fallisca sotto il peso del suo stesso relativismo.Con loro tutte le persone a cui è messo a capo,ma non rimproverino Dio,rimproverino l'illusione di credere che un'economia o una stato senza valori etici giusti possa sopravvivere.L'assenza di valori giusti,genera l'ingiustizia sociale,e non riproponendo valori ingiusti rivoluzionari che va avanti,le rivoluzioni non servono a nulla.Servono solo a cambiare gli uomini di potere non a fare uno stato equo.Sono dettata da rabbia,magari anche giustificabile,ma con la rabbia e la furia delle rivoluzione.Generi solo morti e disperazione e non cambi proprio nulla.

            P.S Visioni del cristianesimo per fare una rivoluzione,sono proprie delle ideologie umane, non di Gesù Cristo.

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      • a-theòs=a-éthos ha detto in risposta a Antonio72

        Non vedo come quello che dici c’entri con quello che ho affermato io. Io sto semplicemente ponendo il problema di chi, in un modo o nell’altro, finisce per accettare ciò che viene proposto dalla massoneria gnostica, dovendo di conseguenza mettere al bando, senza mai spiegarne i motivi, la dottrina tradizionale cattolica; la quale ha sempre visto il potere temporale come sottoposto (che non vuol dire “confuso con”) a quello religioso, per il semplice fatto che non vi può essere alcun ambito dell’agire umano (dunque anche l’agire politico) che possa prescindere dall’etica (dalla cosiddetta “legge naturale”). E, per chi non lo sapesse, ricordo che per San Tommaso d’Aquino tutto il decalogo non è altro che una ritrascrizione, ad uso degli ignoranti, della legge naturale da parte di Dio.

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        • Antonio72 ha detto in risposta a a-theòs=a-éthos

          Non ho affatto criticato la legge naturale insita nell’uomo, piuttosto la modalità con la quale essa vorrebbe essere impartita all’uomo, pes es. mediante l’uso o l’abuso (talvolta) del potere temporale, ovvero l’atteggiamento della legge imposta dall’esterno come previsto nell’Antico Testamento, della lettera anteposta allo Spirito.
          E ciò è incompatibile con la stessa filosofia tomista tutta volta a conciliare la fede con la ragione e quindi ad adeguare la coscienza dell’uomo alla legge naturale inscritta nel proprio cuore. Ed è proprio questo il compito della Chiesa, non quello di esecitare un potere temporale e dunque come ho già detto, sostituirsi in tutto e per tutto a Cesare, come talora ha creduto di fare e come talvolta oggi è tentata a fare.

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          • a-theòs=a-éthos ha detto in risposta a Antonio72

            Bah, anche questa storia del potere temporale è sempre piena di volute ambiguità e falsità ideologiche. Il potere temporale la Chiesa lo esercita anche oggi, dato che ha da amministrare i propri beni materiali e anche la giustizia (come i casi della recente cronaca dimostrano: o mettere qualcuno in carcere per furto di documenti riservati e processarlo non è un tipico atto da “potere temporale”?).

            Non capisco bene poi il tuo discorso intorno alla legge naturale, di cui hai una nozione piuttosto superficiale (la legge naturale può dirsi solo in parte “iscritta nei nostri cuori”, espressione più metaforica che scientifica in senso filosofico). San Tommaso non si è mai sognato di dire che il rispetto della legge naturale debba essere ottenuto solo con una non meglio definita “persuasione spirituale”. La legge naturale deve trasformarsi in legge positiva e, dunque, in molti casi (ad esempio per riguardo ad azioni che trasgrediscono la legge naturale come la rapina, il furto o l’omicidio) è ovviamente necessario che la legge naturale venga fatta rispettare attraverso la coercizione da parte del legittimo potere politico-civile.

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            • Antonio72 ha detto in risposta a a-theòs=a-éthos

              La legge naturale deve trasformarsi in legge positiva quando è trasparente alla ragione dell’uomo, come nei casi di rapina, furto ed omicidio. Ma quando la sua intelligibilità non è così immediata allora la Chiesa deve adoperarsi affinchè lo diventi, o almeno tentare di gettare una luce che la illumini, e non pretendere che divenga legge positiva invocando la propria autorità morale e religiosa o addirittura esercitando la sua influenza diretta/indiretta sul legittimo potere politico-civile, tralasciando di darne una spiegazione che sia razionalmente convincente e dunque condivisa tra i fedeli.

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              • a-theòs=a-éthos ha detto in risposta a Antonio72

                Fammi un esempio. Non credo via sia qualcosa che appartenga alla legge naturale e che non sia argomentabile o non sia stato argomentato a dovere in 2000 anni di Cattolicesimo. Sono le orecchie che ascoltano a mancare nel comprendere di solito.

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                • Antonio72 ha detto in risposta a a-theòs=a-éthos

                  Certo un esempio recentissimo quando a quel famoso referendum sull’abrogazione di parti della legge 40 la Chiesa cattolica scelse la politica astensionista, ricordando tra l’altro il modus operandi di certi politici da prima repubblica, arrivando a dire di non occuparsene, che erano temi troppo complessi e tecnici, di lasciare perdere, andare al mare, ecc…
                  Oppure lo zigote equiparabile all’essere umano, di cui abbiamo discusso più volte, e che contraddice l’animazione dell’embrione contemplata nella stessa filosofia tomista.
                  Per non parlare di altri argomenti, quasi considerati tabù, come le coppie di fatto eterosessuali ed omosessuali, che nessuno vuole parificare all’istituzione matrimoniale, ma che non possono essere ignorate dall’ordinamento civile come se non esistessero. E poi altre tematiche ancora su cui non è ammesso esprimere una propria opinione razionale senza essere tacciato di essere laicista o di non saper ascoltare e comprendere. Il fatto è che negli ultimi decenni il livello di scolarizzazione è aumentato considerevolmente (solo fino a due generazioni prima della mia l’Italia era prevalentemente agricola) mentre la Chiesa continua ad adottare il tipico approccio paternalista.

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                  • a-theòs=a-éthos ha detto in risposta a Antonio72

                    Tra tutto quello che hai citato, l’unico argomento che merita ulteriori approfondimenti, che non ho ancora effettuato, è quello della possibilità che uno zigote si divida in più individui (lì effettivamente ci fermammo qualche tempo fa). Il resto è tutta roba che non dà il minimo problema.

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        • Pino ha detto in risposta a a-theòs=a-éthos

          mi pare ovvio che il potere politico debba rispettare l’etica derivante dalla legge naturale. La Chiesa ribadisce in continuazione questo concetto.

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          • a-theòs=a-éthos ha detto in risposta a Pino

            Perfetto: il legittimo potere politico non può andare contro il diritto naturale (è quello che penso anche io). Il problema però è che la “libertà religiosa” è contro il diritto naturale, dato che tutti e 10 i comandamenti non sono altro che diritto naturale (come afferma San Tommaso d’Aquino). Per intenderci meglio: “Non avrai altro Dio all’infuori di me”, limita un attimino un presunto diritto alla libertà religiosa, perché, come minimo, esclude tutte le religioni non monoteiste…

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    • lux ha detto in risposta a a-theòs=a-éthos

      giusto

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  5. Mattia ha detto

    Scusate, ma non sono d’accordo con una parte dell’articolo. Non credo che il motivo principale delle persecuzioni sia il culto dell’imperatore. I cristiani all’epoca non dovevano temere tanto le autorità, ma il fanatismo delle folle pagane che scaricavano sui cristiani tutte le eventuali calamità naturali che capitavano in quanto questi non adoravano gli dei. Era un problema religioso, non politico.

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  6. Invece di mettere i check negativi, spiegatevi e risolvete l’obiezione, se ne siete in grado. Tutti ad adorare la libertà di parola e poi vi ammutolite alla prima obiezione che esce dai vostri schemi preconcetti…

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  7. Ripeto l’obiezione: se il veto alla libertà di culto per i Cristiani aveva motivazione essenzialmente politiche (affermazione corretta), allora dall’editto di Costantino non si può dedurre, in modo del tutto anacronistico, alcuna affermazione di principio (= libertà religiosa come diritto naturale), ma solo un cambio di giudizio politico (che poi può avere anche validissime ragioni personali).

    Questo è confermato dal fatto che prima del Vaticano II la dottrina tradizionale della Chiesa Cattolica non ha mai parlato di “libertà religiosa”, anzi, ha sempre condannato tali idee liberali (si guardi la “Quanta Cura” e il Sillabo di Pio IX confrontati con la dichiarazione “Dignitatis Humanae” del Concilio Vaticano II).

    Chiedo solo che mi si illumini su questa contraddizione, visto che per voi tutto ciò non dà adito ad alcun problema.

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    • a-theòs=a-éthos ha detto in risposta a a-theòs=a-éthos

      Preciso meglio, perché mi sono espresso troppo sinteticamente: i Romani professavano già una forma di relativismo religioso, poiché di fatto permettevano libertà di culto, quando essa non dava problemi politici. Aprire ad un culto che professava il possesso assoluto ed esclusivo della verità, o è una semplice mossa dettata da opportunità politica (eliminazione di un veto politico), e ciò non implicherebbe la scoperta di un nuovo diritto (quello alla libertà religiosa), ma la semplice riaffermazione della visione relativistica tipica dei Romani in materia religiosa; oppure, nella migliore delle ipotesi, implica addirittura una visione contraria e innovativa, ma in senso contrario alla libertà religiosa, dato che aprire ad un culto che afferma decisamente la propria esclusività, se non si è sciocchi, implica appoggiare una visione tendenzialmente anti-relativista.

      Tutto ciò è confermato dalla successiva storia della tradizione dottrinale cristiana, che non ha MAI concesso (fino al Vaticano II) qualcosa di simile ad un “principio morale riguardante la libertà religiosa”, anzi, tutto al contrario, lo ha sempre condannato e, semmai, ha concesso solo “tolleranza religiosa” (che è tutt’altra cosa).

      Nessuno vuole tentare di risolvere l’aporia? Magari l’estensore stesso dell’articolo?

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  8. Mi dispiace dirlo ma anche la seguente citazione della prof. Marta Sordi, tratta da quanto riportato più sopra da Mariasole, mi pare veramente ideologica:

    “Anche l’intolleranza degli imperatori romano-cristiani nasce dalla loro adesione alla concezione romana della religione, intesa come politica verso la divinità. La convinzione dei cristiani di possedere, grazie alla Rivelazione, la Verità totale sulla divinità rende impossibile un qualche riconoscimento del paganesimo sul piano legale; come abbiamo visto, esso eredita a pieno titolo la qualifica di superstitio, con il quale era stata precedentemente bollata la religione cristiana. Possiamo dunque fondatamente concludere che la pretesa di assolutezza del cristianesimo ha giocato a favore dell’intolleranza non teoreticamente, in forza cioè della sua pretesa di assolutezza veritativa, ma a livello storico, in quanto quella pretesa è stata vissuta all’interno di un sistema religioso-politico non contenuto nella Rivelazione, ma ereditato dal contesto sociale del tempo e pacificamente accettato dai cristiani perché non trovato in contrasto con essa”.

    Qui infatti si tratta non di riportare il dato storico (1° dato storico: la religione Cattolica ha sempre avuto la pretesa di rappresentare l’unica verità integrale, in opposizione a qualunque altra religione; 2° dato storico: i principi Cristiani non hanno mai permesso libertà religiosa, cioè non hanno mai riconosciuto alcun valore legale a pratiche religiose altre da quella cattolica), ma di spiegarlo con un contorcimento notevole: l’intolleranza religiosa, cioè la non apertura al relativismo religioso tipico della romanità, deriverebbe paradossalmente proprio dalla stessa confusione tra potere politico e potere religioso, tipica della cultura romana. Se ne conclude che la tanto vituperata “intolleranza religiosa” (termine a mio modesto avviso errato, perché di fatto i principi cristiani “tollerarono” sempre ad esempio la presenza dei giudei) non deriverebbe da un principio teorico, quello della consapevolezza del possesso esclusivo della verità compiuta, ma da uno “strascico” culturale della romanità.

    A me pare invece, ed è sicuramente un’ipotesi più semplice e meno contorta, che sia vero esattamente il contrario: i principi cristiani compresero che il relativismo religioso, tipico dei romani, è contrario al bene pubblico (perché consente la propagazione di dottrine che ledono il diritto naturale), fine dell’amministrazione politica.

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