California: legge impedisce aiuto a omosessuali egodistonici, psicologi contrari

La lobby gay è riuscita a far approvare al Senato della California una legge in cui si impedisce a chi ha attrazioni omosessuali indesiderate di poter chiedere aiuto ad un terapista per superare tale situazione ed interrompere questo comportamento. La legge ora, per essere approvata, dovrà passare alla Camera.

Qui non si è a favore di nessuna terapia in particolare, ma soltanto si sostiene il diritto di queste persone ad autodeterminare la loro persona, la loro libertà nel chiedere aiuto. Nonostante ci siano tantissimi ex omosessuali, noti anche alla grande stampa, nonostante gli studi abbiano dimostrato che queste terapie funzionano e non danneggiano nessuno, nonostante sia chiaro che l’omosessualità non sia determinata geneticamente e da essa vi si può uscire, nonostante prestigiosi esponenti della psichiatria americana -come Robert PerloffNicholas Cummings, entrambi ex presidenti dell’American Psychological Associationabbiano dichiarato di aiutare numerosi omosessuali nel loro cammino di abbraccio (o ritorno) all’eterosessualità,  non c’è nulla da fare. La ricca e potente lobby gay –principale finanziatrice del presidente Obama (anche qui)- ha deciso che nella vita si può solo diventare (o nascere) omosessuali e nessuno potrà più tornare indietro, tutti gli aiuti psicologici dovranno andare obbligatoriamente in questa direzione.

Occorre dire che la proposta di legge, sostenuta dal senatore democratico Ted Lieu è ancora in versione “leggera”, ovvero il divieto sarà solo per le persone sotto i 18 anni, mentre gli adulti saranno obbligati a firmare una liberatoria attestante che la terapia è inefficace e potenzialmente pericolosa. E’ chiaro però dove si voglia arrivare.

La situazione è dunque all’estremo dell’intolleranza, tanto che a sostegno dei numerosi psicologi pro-terapia è scesa in campo anche lCalifornia Psychological Association (CPA) la quale -oltre ad aver espresso preoccupazione «per chi tenta di cambiare il suo orientamento sessuale», (non poteva che allinearsi all’APA e all’OMS) ha però affermato di «avere preoccupazione anche nell’uso del processo legislativo come un mezzo per impedire una pratica professionale», secondo le parole del Direttore esecutivo Jo Linder-Crow. Non solo la legislazione «crea un’occasione ampia per intentare azioni legali contro gli psicologi», ha continuato la California Psychological Association, ma il consenso informato proposto dal senatore è anche troppo preciso e dittatoriale.

Tra i numerosi psichiatri e psicologi, si è staccato dal politically correct  anche il prestigioso psicoanalista americano Jeffrey Satinover, già presidente della C.G. Jung Foundation di New York, docente a Princeton e vincitore per due volte di un premio per la ricerca assegnato dall’Università di Yale. Satinover è uno dei membri del comitato scientifico della National Association for Research & Therapy of Homosexuality, una delle associazioni di psichiatri a favore di queste terapie, il quale ha affermato che vi sono troppe variabili umane nella relazione terapeuta-paziente per progettare rigorosi esperimenti scientifici atti a dimostrare i “risultati” di questo o quell’altro approccio: «se uno psicoterapeuta rispetta l’autonomia e il diritto all’autodeterminazione del cliente, la terapia non sarà né “affermativa” né “riparativa”, ma seguirà i desideri e le inclinazioni del paziente».  «Etichettare una terapia come “positiva” o “di conversione”», ha continuato, «è un atto essenzialmente propagandistico». Questi politici «non hanno competenza per dare questo tipo di giudizio, si tratta di una intrusione assolutamente ingiustificata da parte dello Stato nella vita privata degli individui. Il principio di autonomia e  autodeterminazione, che nel diritto costituzionale si riferisce alla libertà, è così essenziale nel nostro paese che è sorprendente per me come questi legislatori non capiscano che questo tipo di intrusione autoritaria nella vita della gente è riprovevole»

Si ricorda infine che anche l’American Psychological Associationseppur guidata su questa tematica da puro spirito politico e non certo scientifico, come ha più volte rivelato l’ex presidente Cummings- si è opposta alla terapia di ri-orientamento sessuale ma riconoscendo contemporaneamente che «non vi sono studi dai risultati scientificamente rigorosi sia per determinare la reale efficacia o il danno di trattamenti “riparativi”». Nel 2004 ha presentato uno studio in cui, dopo aver seguito 11 donne che si erano identificate come lesbiche per più di 10 anni, si riconosceva che esse anche dopo 30 anni mantenevano normali e intime relazioni con gli uomini. Nel 2006 l’allora presidente  dell’associazione, Gerald P. Koocher, ha dichiarato che «l’APA non ha alcun conflitto con gli psicologi che aiutano le persone afflitte da indesiderate attrazioni omosessuali», aggiungendo che la scelta di entrare in terapia per diminuire attrazioni omosessuali e per rafforzare il potenziale eterosessuale deve essere rispettata (deve essere volontaria e gli obiettivi devono essere concordati col terapeuta)

 

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