L’embriologia, l’evoluzione e l’evidenza del “progetto”


  
  
di Umberto Fasol*
*preside e docente di scienze naturali in un liceo scientifico

  

L’embriologia è sempre stata un grandissimo spettacolo per i biologi, ma anche per tutti coloro che hanno avuto la possibilità di vedere qualche filmato o qualche ecografia in gravidanza. Forse è veramente il “più grande spettacolo dopo il big bang”, come giustamente canta Jovanotti.  L’embrione è il motore di tutti i processi che portano alla sua formazione: non si può spiegare né la spermatogenesi né la ovogenesi con il suo meraviglioso ciclo mensile se non a partire dal nuovo essere che prende il via dall’incontro tra due cellule uniche che dimorano in due corpi diversi e che non conoscono nemmeno l’esistenza l’una dell’altra. Questo è veramente misterioso!

Ciascuno di noi ha iniziato l’avventura della vita a partire da un incontro tra due cellule che non si conoscono e che dovrebbero anche, in teoria, respingersi a vicenda, come accade nei contatti tra xeno tessuti.  Lo spermatozoo penetra la cellula uovo come un ago che entra nel dito: perché lo può fare?  E’ un caso unico tra le cellule del nostro corpo e tra le cellule in generale del mondo animale. Eppure il richiamo della vita nuova è insopprimibile: bisogna creare un figlio.  Non si può invecchiare ed estinguersi. Poi accade il più grande spettacolo dell’Universo: in poche settimane, quaranta nel nostro caso, da una cellula sferica si formano miliardi di cellule, tutte al loro posto, costruendo un essere capace di piangere, di ridere, di mangiare, di scaricare, di pensare e di … farsi amare! Da uno a 254 tipi di cellule diverse. Com’è possibile tutto questo?

La moderna evo-devo, ovvero evolutionary developmental biology, ce lo spiega. «Gli interruttori genetici funzionano come sistemi GPS.  Proprio come questi calcolano la posizione della vettura integrando diversi stimoli, gli interruttori integrano informazioni spaziali nell’embrione rispetto a longitudine, latitudine, altitudine e profondità e definiscono le aree in cui i geni sono attivati e disattivati.» (pag. 109, Sean Carroll, “Infinite forme bellissime”, Codice 2006).  Questa è l’immagine centrale del moderno pensiero della “nuova scienza dell’Evo-Devo”, come recita il sottotitolo del bello libro del genetista Carroll: gli interruttori genetici sono i registi occulti della vita che, a seconda della sinfonia che dirigono, determinano una forma bellissima piuttosto che un’altra e, al contempo, la possono trasformare l’una nell’altra, senza mai interrompere la musica. Sono addirittura potenti e intelligenti come il Global Positioning System! I due massimi problemi della biologia teorica, l’ontogenesi e l’evoluzione, sono risolti con un solo termine, “il gene interruttore”: la forma della vita è la manifestazione visibile della sua regia e l’evoluzione della vita è il suo flusso ininterrotto nel tempo, per mutazione.

Sean Carroll è professore di Genetica all’University of Wisconsin e la sua attività scientifica è considerata fondamentale per la comprensione della nuova versione dell’evoluzione, la “Evo-Devo”.  Questo libro ne è una importantissima sintesi per il grande pubblico e porta infatti la prefazione di Telmo Pievani.  Vediamo il problema dell’ontogenesi. Ogni organismo deriva da una cellula sola, sferica e omogenea.  Dove si trovano le istruzioni per il montaggio di tutti gli organi di cui è fatto l’animale? Come fa la testa a prendere la forma che ha e come fa ad assumerla in quella posizione? E la stessa domanda vale per i denti, per gli occhi, per il cuore, per i piedi, per le unghie, ecc… E ancora: ciascuna cellula di ogni tessuto (oltre 200 tipi nel corpo umano) possiede gli stessi geni di tutte le altre, eppure la cellula dell’occhio ha un metabolismo molto diverso da quello della cellula del femore o ancora della cellula di un nefrone; questo accade grazie all’attività di alcuni geni e al silenziamento di altri.  Ma chi o che cosa decide questa scelta? Ecco la scoperta di Carroll: gli interruttori sono i responsabili ultimi di ciascuna fase dello sviluppo dell’embrione e sono attivati tra loro a cascata: quelli ora attivi sono stati indotti da altri precedenti e a loro volta ne stimoleranno nuovi. Ma cosa c’è all’inizio di tutto? Qual è la prima mossa nell’uovo fecondato? E’ la definizione di due poli nella sfera dell’uovo. E’ la creazione dell’asse principale, quello cefalo-caudale.

Segue immediatamente la determinazione degli altri due assi, quello ventre-dorsale e quello latero-laterale.  Sembra che gli assi si creino attraverso la distribuzione a gradiente di una o più proteine (tra cui la cordina nei vertebrati). Una volta determinate le coordinate fondamentali (le tre dimensioni dello spazio) dell’embrione entrano in azione i geni Hox, che costituiscono il kit degli attrezzi per il suo montaggio. I geni Hox sono una pietra miliare nell’Embriologia contemporanea.  Nella Drosophila sono otto, tutti co-lineari con le strutture anatomiche che si sviluppano lungo l’asse cefalo-caudale, ovvero il primo, lab, crea le labbra e l’ultimo, Abd, crea il segmento anale. La parte homeobox  (sequenza di Dna) dei geni della Drosophila si ritrova pressochè identica anche nel topo o nella rana, manifestando per di più la stessa colinearità e la stessa organizzazione in cluster. Questo significa che le diverse forme animali sono solo varianti dello stesso tema: non sono disegni nuovi e diversi tra loro. Quello che importa è che questi geni costituiscono il Kit degli attrezzi per il montaggio degli animali e sembrano essere abbastanza universali.

La prima mossa, si diceva, è la determinazione dei poli, la successiva, quella degli assi. Segue un altro passaggio incredibile per la complessità: la suddivisione del corpo embrionale in spicchi di longitudine e latitudine (come accade per la Terra), di dimensioni via via più piccole. Ad ogni spicchio viene quindi assegnata un’identità precisa (un somite, un cuore, uno stomaco,…).  La formazione dell’organo specifico procede ora attraverso una ridefinizione di un nuovo “micro-mondo” con poli, meridiani e paralleli… e avanti di nuovo! Ogni cellula sa quello che deve fare in funzione della sua posizione nell’embrione. E’ l’unico modo per spiegare la morfogenesi, il più grande spettacolo sulla Terra: contemporaneamente si sviluppano ex novo tutti gli organi di cui è fatto l’organismo, a partire da un uovo indifferenziato, tutto uguale e privo di qualunque minima bozza di ciò che sarà dopo qualche settimana! Tutto procede “come se” il prodotto finito (l’embrione sviluppato) agisse attirando a sé ogni cellula, assegnandole il compito che deve svolgere nel tempo: è “come se” la vita non si costruisse per tentativi, ma sapesse chiaramente quello che deve fare con assoluta certezza, istante per istante e posizione per posizione. Tutto questo fa pensare.

Vediamo ora il problema dell’evoluzione. La chiave dell’evoluzione consiste  nelle mutazioni a carico dei geni interruttori, che creano nuove geografie di accensione dei geni; a queste nuove geografie corrispondono più somiti o più appendici o diverse appendici come le ali rispetto agli arti. Non ho lo spazio per dilungarmi su questo tema, ma è già stato detto molto per tirare qualche conclusione: bellissimo il libro, complimenti a Carroll e a tutta la squadra di ricercatori più o meno noti che hanno lavorato per mesi o talora per anni per scoprire la funzione anche di un solo gene. I dati sono tutti merito loro; le loro interpretazioni, ora, si devono discutere insieme: è così che la scienza progredisce. Vorrei riprendere l’immagine iniziale del GPS: paragonare il nostro DNA ad un sistema integrato high tech significa attribuirgli una complessità ed una intelligenza che non sono attributi riferibili ad una molecola.  E’ fin troppo evidente la sproporzione tra un interruttore e l’animale che bisogna costruire. L’acido desossiribonucleico non è capace di “integrare informazioni spaziali e trasformarle in ordini esecutivi differenziati e direzionati”, perché è solo un acido.  E’ il suo “codice” che lo rende intelligente e quindi capace di ricevere e di trasmettere informazioni.  Ma che cos’è questo codice e da dove viene?

Si potrebbe fare un piccolo passo di logica e riconoscere che nei geni interruttori giace un surplus di “istruzioni” che è distinguibile dalla materia, così come accade in ogni comunicazione, dove il suo “senso” è separabile dalla materia che la veicola. Quindi, la causa ultima deve precedere i geni interruttori, per poterli informare. Spiace inoltre, lo devo confessare, che in tutte le 300 pagine del libro, a fronte di descrizioni di fenomeni veramente meravigliosi e stupefacenti come la formazione di animali, di organi e di arti (vi è forse qualcosa di più grande che i nostri occhi possono contemplare?), non si ricorra mai ai concetti che affiorano ovunque:  il ”progetto” e la “finalità”. Personalmente, dopo anni di riflessioni sulla biologia, ritengo che la causa ultima dei processi che si snodano mirabilmente, dalla fecondazione in poi, senza soluzioni di continuità, senza sforzi, senza ripensamenti, per forze solo interne, senza errori, sia proprio l’obiettivo da raggiungere: il corpo dell’animale. I geni interruttori agiscono in modo corretto solo se sono “consapevoli” del progetto completo, di cui costituiscono solo che una parte: ogni cellula conosce le proprie coordinate geografiche e in base a queste sa quello che deve fare. La cellula non procede per tentativi (“vediamo quello che succede”) ma per scelte decise tra infinite possibilità!

Sono “le chiavi in mano” del prodotto finito a determinare tutto il flusso di informazioni che gorgoglia dall’uovo fecondato, in una modalità che, secondo me, percepiamo solo a tratti. A tratti, perché la “consapevolezza del progetto” non può essere racchiusa in un pezzo di DNA, così come in altre molecole. Più si studia la “vita” e più ci si accorge che è qualcosa di grande, che deborda sempre dai confini che le abbiamo disegnato intorno: è fatta di cellule ma si serve di queste, le muove e le organizza come un vero e proprio manager che sa quello che vuole. I Fatti mostrati dell’embriologia sono che la consapevolezza del progetto comprime lo spazio della casualità e dilata lo spazio dell’informazione.  Il campo morfogenetico, ovvero il paesaggio che canalizza tutte le mosse dello sviluppo precede ogni evento. Come le leggi della fisica precedono il comportamento della materia, così le leggi dello sviluppo precedono i processi dell’embrione, che sono destinati alla perpetuazione del modello di specie cui appartiene. Le forze interne che costringono le infinite mosse del processo morfogenetico sono fortemente stabilizzate e non consentono variazioni di alcun tipo, pena la malformazione o l’aborto.

Non si vede dove possa collocarsi lo spazio per la trasformazione di un piano di sviluppo in un altro, in modo repentino, come afferma il saltazionismo degli equilibri punteggiati di Gould e di Eldredge. Il gradualismo nell’evoluzione appartiene ormai al passato (eccetto che nei libri di testo scolastici); ma il saltazionismo non trova alcuna complicità nello sviluppo dell’embrione, come invece vorrebbe la moderna teoria dell’Evo-Devo. Tutte le mutazioni dei geni Hox che conosciamo in Drosophila portano a “mostri” o comunque a varianti non significative dal punto di vista dell’evoluzione. L’origine dei paesaggi morfogenetici tipici di ciascuna specie rimane ancora un grande mistero e la ricerca rimane aperta, più di prima. In conclusione: tutto accade nella “vita” come se ci fosse un “protagonista” invisibile… tant’è vero che  pensa addirittura a riprodursi (!)… ma certamente non per la decisione di un gene-interruttore.

Da: “Evoluzione: i fatti e le teorie”, Convegno di studi, Verona, Palazzo della Gran Guardia 29/03/12

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95 commenti a L’embriologia, l’evoluzione e l’evidenza del “progetto”

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  1. Enzo Pennetta ha detto

    Carissimo Umberto, grazie per aver riportato per iscritto e aver reso disponibile il tuo bellissimo intervento di Verona.

    L’ “evo devo” non risolve i problemi della sintesi moderna, anzi, come evidenzi tu semmai ne crea di ulteriori, eppure c’è gente che ritiene di mettere tutto a posto col solo nominare la “magica formula” …evo devo…

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  2. lorenzo ha detto

    Se non ho capito male, la sequenza di apertura degli interruttori e predeterminata ed il resto logica conseguenza.
    Ad ogni modo, un “nuovo essere che prende il via dall’incontro tra due cellule uniche che dimorano in due corpi diversi e che non conoscono nemmeno l’esistenza l’una dell’altra”, sarà anche misterioso, ma io lo trovo molto poetico!

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  3. umberto fasol ha detto

    Grazie, Lorenzo, grazie Enzo.
    In effetti la vita è una bellissima poesia. La più profonda. Si avvale di leggi e di codici fondamentali e rigorosi, ma nel contempo li trascende tutti con i suoi volteggi, con la sua dinamica, con il suo metabolismo.
    La vita offre infinite occasioni di meditazione sulla complessità e sulle infinite forme possibili…

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  4. Fabrizio ha detto

    Complimenti professore!

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  5. Lucio ha detto

    Come puo’ un processo cosi’ meraviglioso essere solo un prodotto del caso? E’ ora che la biologia rinunci all’ ideologia darwiniana per essere capace di studiare la natura senza preconcetti!

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    • Luca ha detto in risposta a Lucio

      Dio ha davanti a sé l’eternità. Forse possiamo prendere in considerazione l’ipotesi che lui si serva del caso. Personalmente penso che la meraviglia vada contemplata senza pretese di una comprensione completa e definitiva

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      • Lucio ha detto in risposta a Luca

        OK Luca, ma se Dio si serve del caso allora dietro al caso c’e’ un disegno, quindi il caso non e’ tale…

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        • Luca ha detto in risposta a Lucio

          Esattamente Lucio, il punto é che a questo punto stiamo dicendo che non conosciamo il disegno di Dio e che uno scienziato ha tutte le legittime ragioni scientifiche di appellarsi al caso. Perciò finalmente stiamo ammettendo che come diceva papa Giovanni Paolo II la scienza non ha nulla da dire su Dio e come mi permetto di aggiungere io la religione non ha nulla da dire su quali debbano o non debbano essere le interpretazioni dei dati scientifici. Tutte queste discussioni non servono a niente. O meglio: servono tanto a noi (ad alcuni di noi credenti) quanto ad alcuni scienziati di non entrare in dialogo. Io come credente ci perdo una fetta di ragione, gli scienziati “integralisti” (non sono poi così tanti) non so … ci pensino loro.

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  6. Ugo La Serra ha detto

    Quando non si sapeva quale fosse l’origine dei fulmini, la spiegazione era: Zeus è arrabbiato. Poi si scoprì l’elettricità statica della ionosfera…

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    • lorenzo ha detto in risposta a Ugo La Serra

      Anche se quello che dici va benissimo cos’hai voluto dire?
      E come se io, per esempio, commentando questo articolo affermassi che la neve è bianca: cosa centra?

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      • Jacques de Molay ha detto in risposta a lorenzo

        Beh, mi pare evidente che il messaggio “subliminale” sia: attribuiamo a Dio quel che la scienza, ancora, non può spiegare (e che un giorno, presumibilmente, spiegherà). La solita solfa atea, nothing new under the sun.

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    • Giorgio Masiero ha detto in risposta a Ugo La Serra

      Che cosa vuol dire “spiegazione” in fisica?

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    • Lucio ha detto in risposta a Ugo La Serra

      Caro Ugo, il mondo fisico non ha bisogno dell’ intervento diretto di Dio per esplicare i suoi processi naturali. Nella teologia cattolica esistono le cause seconde, poste in essere da Dio….

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  7. gemini ha detto

    Bravo professore, mi complimento con lei per questo intervento.
    Mi ricorda tanto quella famosa domanda rivolta alla Hack durante l’incontro tra la nota ateologa e il cardinale Zenti!
    Lei sosteneva che le proprietà intrinseche alla materia spiegano tutto …

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  8. alessandro giuliani ha detto

    Allora ragazzi questo è un terreno molto scivoloso e bisogna andare con i piedi di piombo per non cadere nel fideismo che è una brutta malattia. Allora il grande fisico Werner Heisenberg (tra l’altro l’ideatore del principio di indeterminazione che in qualche modo ci fa capire l’esistenaz di limiti intrinseci al conoscere scientifico) diceva una cosa che io trovo fantastica ‘Il primo sorso dal bicchiere della scienza ti fa ateo, ma in fondo al bicchiere c’è Dio’ questo significa che il tipo di contemplazione della trascendenza tipico della via della scienza non è di tipo OGGETTIVO cioè che prima o poi mi accorgo e ‘dimostro scientificamente’ la necessaria esistenza di Dio, questa è poco meno che una bestemmia in quanto metterebbe l’uomo sullo stesso piano del suo Creatore di cui ‘comprende’ l’esistenza (e quindi implicitamente lo supera). No e poi no, il punto è, proprio come nell’esperienza dei grandi mistici come S.Giovanni della Croce, che la scienza propone una ‘luce di tenebra’ cioè la percezione personale e profondamente esperenziale della presenza di un limite invalicabile ALDILA’ del quale c’è il Signore ma a questo limite non ci si arriverà mai, la scienza correttamente intesa dice proprio ‘non ci arriverai mai’ come diceva Pascal il massimo della ragione è capire i suoi limiti.
    Detto questo la strada verso il limite percorribile dalla scienza (non spiegata GIA’ dalla scienza presente ma percorribile dalla scienza FUTURA) è potenzialmente infinita (ed è questo che fa rosicare gli scientisti che vorrebbero la morte della scienza considerandola già esaurita (si sa tutto, dobbiamo solo applicare) molto di più di quanto non desiderino la morte della religione). Gli homeobox di cui ci parla Umberto sono a loro volta degli ‘agiti’ non degli agenti primari , è chiaro che a loro volta fanno partire un programma prestabilito di espressione genica ma a loro chi li accende ? Probabilmente è proprio l’idea di causazione lineare che qui non si applica ma non è che siamo arrivati alla fine dell’embriologia ed oltre c’è solo Dio, tutt’altro ! Ci sono montagne di cose ancora da scoprire dalla scienza degli uomini senza tirare direttamente in ballo Dio che è appunto la luce che illumina il cammino non un qualsiasi posto che si incontra per strada.
    Ciò non toglie che le meraviglie dell’embriologia facciano pensare a Dio a chi, come Umberto le contempla con animo aperto di credente, allo stesso modo a me viene da pensare al Signore e a rivolgerGli una preghiera quando contemplo le meraviglie della struttura delle proteine o la mirabile universalità dei sistemi reticolari….ma appunto si tratta di preghiera e non di possesso.

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    • lorenzo ha detto in risposta a alessandro giuliani

      Credo che il “Dio disse: sia … e … fu”, non sia mai stato smentito ne mai lo sarà da nessuna scoperta scientifica: è invece stata smentita, e lo sarà sempre, la convinzione che Dio abbia parlato in modo difforme da quanto apurato dalle scoperte scientifiche.

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    • lorenzo ha detto in risposta a alessandro giuliani

      Credo inoltre che, se le leggi scientifiche sono il linguaggio col quale Dio ha creato il mondo, come può la Chiesa essere contro la scienza?

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  9. umberto fasol ha detto

    Grazie a tutti per i gentili ed appassionati commenti.
    Certamente noi continuiamo a cercare le cause seconde e terze e quarte… ma nella consapevolezza, ricavata proprio dagli studi scientifici, che dietro a tutta questa complessità non può che esserci una Mente che ha pensato il Tutto come un sistema.
    Questo è quello che intendo quando dico che la scienza avrà una grande parte nella nuova evangelizzazione… E’ dalla scienza che traggo quotidianamente argomenti a sostegno della mia intuizione nella credibilità del Padre di Gesù.

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  10. Luigi Pavone ha detto

    CIASCUNO DI NOI HA INIZIATO L’AVVENTURA DELLA VITA A PARTIRE DA UN INCONTRO TRA DUE CELLULE

    Questa affermazione è importante (mi piacerebbe dire tremenda, ma enfatizzando questa parola), perché in sostanza dice, o implica: IO SONO STATO UN OVULO FECONDATO, alla stessa stregua in cui uno direbbe IO SONO STATO FANCIULLO o IO SONO STATO GIOVANE. Altrettanto importante è sottolineare che quella affermazione, nella misura in cui implica l’esistenza di un io (in termini antichi, ANIMA) nell’ovulo fecondato, è priva di ogni fondamento biologico e filosofico. Si potrebbe aggiungere: se esistesse una prova biologica, una tale prova condurrebbe al materialismo e alla negazione dell’immortalità dell’anima, come dimostrato da Tommaso d’Aquino nella Somma Teologica, questione 118 (I), articolo 2.

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    • Alèudin ha detto in risposta a Luigi Pavone

      Pasolini in un discorso in cui condannava l’aborto scriveva: “Io feto adulto…”

      Secondo me non dobbiamo confondere immortale con eterno, l’anima è immortale cioè ha un inizio e non ha una fine, l’eternità non ha inizio e non ha fine, è a-temporale, è un istante, IO SONO.

      L’anima nasce vive e poi sboccia nell’eternità (resurrezione), in questo senso è immortale.

      Io non riesco a vedere contraddizioni.

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      • Luigi Pavone ha detto in risposta a Alèudin

        Pasolini dice anche: Io vengo dai ruderi 😀

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      • Luigi Pavone ha detto in risposta a Alèudin

        Comunque è una poesia di Pasolini, non un discorso contro l’aborto.

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        • Alèudin ha detto in risposta a Luigi Pavone

          si è una poesia, splendida tr l’altro:

          “Io sono una forza del Passato.
          Solo nella tradizione è il mio amore.
          Vengo dai ruderi, dalle Chiese,
          dalle pale d’altare, dai borghi
          dimenticati sugli Appennini o le Prealpi,
          dove sono vissuti i fratelli.
          Giro per la Tuscolana come un pazzo,
          per l’Appia come un cane senza padrone.
          O guardo i crepuscoli, le mattine
          su Roma, sulla Ciociaria, sul mondo,
          come i primi atti della Dopostoria,
          cui io sussisto, per privilegio d’anagrafe,
          dall’orlo estremo di qualche età
          sepolta. Mostruoso è chi è nato
          dalle viscere di una donna morta.
          E io, feto adulto, mi aggiro
          più moderno d’ogni moderno
          a cercare i fratelli che non sono più”.

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          • Alèudin ha detto in risposta a Alèudin

            bè però non ricordavo proprio male:

            “Sono però traumatizzato dalla legalizzazione dell’aborto, perché la considero, come molti, una legalizzazione dell’omicidio. Nei sogni, e nel comportamento quotidiano – cosa comune a tutti gli uomini – io vivo la mia vita prenatale, la mia felice immersione nelle acque materne: so che là io ero esistente. Mi limito a dir questo, perché, a proposito dell’aborto, ho cose più urgenti da dire. Che la vita sia sacra è ovvio: è un principio forte ancora che ogni principio della democrazia, ed è inutile ripeterlo.”

            Pasolini

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      • Boomers ha detto in risposta a Alèudin

        Pavone, hai già tirato fuori questa storia in un articolo pochi giorni fa? Ti è stato ampiamente risposto e ora ritiri fuori tutto? Potresti limitare la tua agitazione all’aver trovato un punto che secondo te può essere di contraddizione per noi?

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        • Luigi Pavone ha detto in risposta a Boomers

          La storia che racconto era pertinente relativamente all’articolo di pochi giorni fa, ed è pertinente relativamente a quest’altro articolo. La pertinenza in entrambi i casi suggerisce che la ripetitività dei miei commenti è connessa alla ripetitività degli articoli.

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    • Luigi Pavone ha detto in risposta a Luigi Pavone

      Meglio: IO SONO STATO ZIGOTICO

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  11. umberto fasol ha detto

    Di fatto è andata così. Qual è l’inizio della nostra identità biologica? L’incontro tra i due gameti dei nostri genitori.
    Che poi la nostra identità biologica sia intimamente correlata con la nostra identità personale, è un passo che andrebbe sviluppato con calma, ma si può ragionevolmente confermare facendo uso del senso comune, quello che dice che noi siamo il nostro corpo (intendendo per corpo tutto ciò che ci costituisce).

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    • Luigi Pavone ha detto in risposta a umberto fasol

      Si consideri la seguente proposizione:

      (A) Io sono stato uno zigote

      Se si ritiene possibile (A) sia vera, si ritiene anche possibile che sia vera la seguente proposizione

      (B) Io sono uno zigote [se immaginiamo uno zigote dotato di parola, egli potrebbe dirlo con verità]

      Se lei considera “io” come sinonimo di “identità biologica”, allora (B) ha una qualche plausibilità (qualche plausibilità, perché sembrerebbe che soltanto una parte della nostra identità biologica risiede nello zigote, perché se tutta fosse nello zigote dovremmo dire di due gemelli che hanno la medesima identità biologica), ma il prezzo che si paga è il materialismo, cioè: io = ente biologico.

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      • Norberto ha detto in risposta a Luigi Pavone

        Nessun materialismo.

        (A) Io sono stato un bambino

        Se si ritiene possibile (A) sia vera, si ritiene anche possibile che sia vera la seguente proposizione

        (B) Io sono un bambino.

        Ovviamente A non implica B. E’ un tuo assunto fallacie.

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        • Luigi Pavone ha detto in risposta a Norberto

          Norberto, sono sicuro che sarà inutile. Comunque, se leggi bene quello che ho scritto io e quello che hai correttamente trascritto tu, si parla di possibilità. In altri termini: se è vera nel tempo T1 (mettiamo adesso) la proposizione IO SONO STATO UN BAMBINO, allora esisterà un tempo T2 in cui è vera la proposizione IO SONO UN BAMBINO. E dunque se è vera adesso la proposizione IO SONO STATO UN OVULO FECONDATO, allora esisterà un tempo in cui è vera la proposizione IO SONO UN OVULO FECONDATO.

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          • Luigi Pavone ha detto in risposta a Luigi Pavone

            Anche qui: per chi volesse studiare la cosa (immagino pochi, ma buoni), meglio sostituire IO SONO STATO UN OVULO FECONDATO con IO SONO STATO ZIGOTICO.

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            • Antonio72 ha detto in risposta a Luigi Pavone

              Ovviamente “meglio” è un eufemismo per dire “peggio”.
              Se mettiamo che il divino partecipi alla sviluppo embrionale fin dalle primissime fasi zigotiche allora anche uno zigote non può che avere un’anima divina. Altrimenti il divino in tutti questi processi non avrebbe niente a che fare, lasciando il lavoro sporco a Madre Natura (sarebbe il celebre Dio-orologiaio che mette in carica il meccanismo e si ritira sul monte Olimpo).
              Viceversa si potrebbe dire che come lo zigote maschile feconda l’ovulo anche l’anima divina feconda la materia e la traccia che ne rimane è ciò che chiamiamo io-individuale. Ma l’io zigotico non avrà coscienza di se stesso fino a quando il corpo non avrà raggiunto un certo sviluppo biologico, in particolare essere dotato di minima materia grigia. Si potrebbe dire che anche se la materia non è ancora all’altezza dell’anima, non significa che non ci sia l’anima. Sembra panteismo ma non lo è, perchè dovrebbe riguardare solo la vita umana.

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          • Norberto ha detto in risposta a Luigi Pavone

            Continui a prendere abbagli.

            Tu non sei biologicamente quello che eri un mese fa, e affermarlo non è riduzionismo. Lo sarebbe se poi affermassi che l’uomo è spiegabile solo dal punto di vista biologico. Fai filosofia quando si parla di scienza e questo rende illogico e fallace il tuo argomentare.

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    • Luigi Pavone ha detto in risposta a umberto fasol

      Ps. A me non pare che il senso comune identifichi l’io con il nostro corpo, se così fosse sarebbero presenti nel linguaggio ordinario locuzioni piuttosto stravaganti. Il senso comune sembra avere una concezione dell’io come una realtà non divisibile, soltanto metaforicamente diciamo “una parte del mio io”, mai letteralmente!

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      • Norberto ha detto in risposta a Luigi Pavone

        Sei fuori strada: se uno afferma “l’uomo è fatto di carne e ossa” dice il vero e non è un riduzionista o un materialista. Lo è soltanto negli occhi di un lettore malizioso.

        La stessa cosa: “l’uomo è colui che può commentare gli articoli”. Verissimo. Ma solo uno sciocco può concludere che l’uomo sia SOLO colui che commenta gli articoli.

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        • Luigi Pavone ha detto in risposta a Norberto

          C’è differenza tra

          (A) qualcosa è triangolare
          (B) qualcosa è il triangolo [io (o noi) sono (o siamo) il mio (o il nostro) corpo]

          A differenza di (A), (B) è riduzionistica.

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        • Norberto ha detto in risposta a Norberto

          Nessun riduzionismo, perché nessuno ha affermato che “qualcosa può essere solo il triangolo”. Ti sei attaccato a una frase traendo conclusioni illecite.

          E’ come se io leggendo il tuo commento ti definissi un arrogante perché non espliciti il fatto che quanto dici non è un dato di fatto ma è il tuo punto di vista. Sei arrogante perché non inizi con “secondo me”. Questo è il tuo gioco, lascia il tempo che trova. Non credi?

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  12. umberto fasol ha detto

    A questo punto sono curioso di sapere da Luigi Pavone:
    se l’avventura di una persona non è iniziata con l’incontro tra i due gameti dei due genitori… quando è iniziata la tua (mi permetto) avventura?
    Qualunque periodo tu possa indicare, sarà sempre arbitrario e comunque successivo a questo vero e sperimentale start. Sotto gli occhi di tutti. Semplici e colti.

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  13. umberto fasol ha detto

    Perchè i miei genitori possono incontrarsi quanto vogliono ma se non avviene la fecondazione io non posso nascere.
    E’ la fecondazione il fenomeno visibile che dà inizio ad una nuova identità biologica distinta da quella dei genitori.

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    • Antonio72 ha detto in risposta a umberto fasol

      Ma questo è proprio il riduzionismo materialista di cui dice giustamente Luigi. Mettiamo che Luigi sia stato pensato dai propri genitori prima del suo concepimento. In questo caso quando comincia l’avventura di Luigi?

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      • Norberto ha detto in risposta a Antonio72

        Fisicamente l’uomo comincia dalla fecondazione. Certamente prima era anche nella mente di Dio e dei genitori, ma questo non toglie che fisicamente nasce al momento della fecondazione.

        Se dico “Antonio e Luigi sono due commentatori di blog”, non sto affermando che sono SOLO commentatori di blog. Sarebbe lecito tacciarmi di riduzionismo? No, eppure tu e Luigi state facendo la stessa cosa (gioco).

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      • lorenzo ha detto in risposta a Antonio72

        Non è riduzionismo materialista, è l’evidenza della realtà: io inizio ad esistere quando c’è l’evidenza materiale della mia esistenza come essere vivente unico ed irripetibile.

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  14. Luigi Pavone ha detto

    quando è iniziata la tua (mi permetto) avventura?

    Premesso che la mia vita è, ahimè, tutt’altro che avventurosa, la risposta è “semplice”: dall’istante in cui si può legittimamente parlare di io persona. Ora, la nozione di io persona non coincide con quella di identità biologica (sotto l’ipotesi della falsità del materialismo). Sotto l’ipotesi che il materialismo sia falso, non solo le due nozioni differiscono nel significato, ma differiscono anche nell’oggetto che designano (le persone colte dicono che c’è una differenza intensionale ed estensionale); da qui il problema: quando delle due entità possiamo legittimamente dire che sono “unite”? La risposta non può essere demandata alla biologia, perché la biologia si occupa soltanto di entità biologiche (nella misura in cui la biologia, sulla base delle sue ragioni, rispondesse a quella domanda, lo potrebbe fare soltanto a condizione di implicare l’identificazione dell’io persona con qualche entità biologica, e dunque materiale, e dunque corruttibile). Vediamo allora cosa può dirci la filosofia. Il filosofo spiritualista potrebbe dire: l’io persona sopraggiunge su una struttura biologica sufficientemente complessa. E’ lo zigote una struttura biologica sufficientemente complessa? A mio parere no, perché una condizione per una complessità sufficiente è una identità biologica ben delineata, e questa identità biologica ben delineata non è presente nello zigote per la ragione che esso è una entità che in potenza è più di un individuo (vedi caso gemelli monozigoti). Ciò che negativamente possiamo dire è: lo zigote non è persona. Ciò che positivamente possiamo dire è ben poco: dal mio punto di vista, le condizioni aggiuntive a quella della semplice identità biologica sono affette da vaghezza in senso tecnico (paradosso del sorite).

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    • Antonio72 ha detto in risposta a Luigi Pavone

      Ma anche tu ti affidi alla biologia quando affermi che lo zigote non è una struttura biologicamente complessa, mentre lo è l’embrione. Anzi si potrebbe dire che non lo è nemmeno il feto e qualcuno azzarda nemmeno il neonato.
      Quindi sei costretto a dedurre il concetto di persona partendo proprio dalle caratteristiche materiali di un’entità biologica. Per te è necessaria un’identità biologica ben delineata che può signifcare embrione, feto, ed anche neonato. Cmq sempre di biologia trattasi. Dalla biologia si parte e da quella si finisce.

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      • Luigi Pavone ha detto in risposta a Antonio72

        Mi servo della biologia.

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        • Antonio72 ha detto in risposta a Luigi Pavone

          Come lo fa chi afferma che lo zigote è persona.

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          • Luigi Pavone ha detto in risposta a Antonio72

            Io ho affermato che lo zigote non è persona su base filosofiche! Chi afferma che lo zigote è persona dovrebbe argomentare su basi filosofiche, pena il materialismo, ma dove sono? Quali sono gli argomenti filosofici?

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            • Norberto ha detto in risposta a Luigi Pavone

              Esistono una marea di testi in cui viene argomentato perché l’embrione è una persona.
              L’essere umano inizia fisicamente al momento della fecondazione. Il concetto di “persona” può essere inteso come filosofico e come giuridico (persona fisica).

              Esiste un essere umano che non è persona? Esiste una persona che non è essere umano? Lascio a te le risposte.

              Faccio notare che la capacità di sviluppare la propria personalità, il proprio carattere, la propria autocoscienza è qualcosa che si acquisisce al momento del primo istante di esistenza. Non c’è nulla che interverrà in futuro a conferirgli tale identità. L’umanità è presente in modo intrinseco, al contrario di qualsiasi altro esemplare animale.

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      • Luigi Pavone ha detto in risposta a Antonio72

        In altre parole, qualora affermassi che l’io persona sopravviene nello zigote, affermerei di un ente che è potenzialmente più di un individuo che è un individuo. La filosofia è altro dalla biologia ma non può costituirsi come un sapere in contrasto con la scienza in generale.

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        • Antonio72 ha detto in risposta a Luigi Pavone

          Ma come hai detto il concetto di persona non è biologico e quindi non è scientifico.

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          • Luigi Pavone ha detto in risposta a Antonio72

            Certo! Infatti io ho argomentato sul piano filosofico la non personalità dello zigote.

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            • Antonio72 ha detto in risposta a Luigi Pavone

              Ma se io affermo che lo zigote è persona sono sul piano filosofico o scientifico?

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              • Luigi Pavone ha detto in risposta a Antonio72

                Sul piano filosofico.

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                • Antonio72 ha detto in risposta a Luigi Pavone

                  Hai argomentato affermando la non-identità dello zigote. Ma questo è falso dato che lo zigote è una entità biologica ben individuata esattamente come l’embrione o il feto.

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                  • Luigi Pavone ha detto in risposta a Antonio72

                    Ogni materia ha una forma! Anche lo zigote, naturalmente.

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                  • Luigi Pavone ha detto in risposta a Antonio72

                    Wait wait. Non ho argomentato la non-identità dello zigote, ho argomentato che poiché lo zigote è in potenza più di un individuo, la sua forma non può essere dato da un io persona, perché una tale forma negherebbe una evidenza scientifica: il fatto cioè che lo zigote è in potenza più di un individuo. Adesso, scusami Antonio, ma ho promesso di vedere un film (per la cronaca Case 39). Ciao. Leggerò le tue eventuali repliche, e quelle di Fasol, domani o più tardi.

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                    • Antonio72 ha detto in risposta a Luigi Pavone

                      Ma anche l’anima immortale potrebbe essere in potenza più di un individuo o in alternativa in atto un solo individuo.

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                    • Luigi Pavone ha detto in risposta a Luigi Pavone

                      ciò equivale a materializzare l’anima!

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                    • Norberto ha detto in risposta a Luigi Pavone

                      Esattamente: hai argomentato in modo filosofico un testo che voleva dare informazioni dal punto di vista scientifico.

                      Come io parlando con un amico dico: “C’è Luigi che è uno che commenta sui blog”. Sarebbe lecito per il mio amico rispondermi: “Ma come sei riduzionista!! Luigi è una persona umana e non va ridotto ad un commentatore!”. Tu stai facendo lo stesso discorso del mio amico.

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                    • Antonio72 ha detto in risposta a Luigi Pavone

                      @Luigi
                      Allora si deve riconsiderare la materia dal punto di vista filosofico coerentemente con la verità scientifica, in particolare con il livello quantistico della materia. Cos’è la materia? Prima di addentrarsi su una discussione che non può essere che traballante sull’anima immortale si deve partire da basi più solide.

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              • Luigi Pavone ha detto in risposta a Antonio72

                Sei sul piano filosofico senza fornire argomentazioni filosofiche.

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  15. umberto fasol ha detto

    Hai iniziato ad esistere quando è iniziata la tua persona. D’accordo. Ma la persona inizia ad esistere legata ad un corpo.
    Il corpo ha iniziato ad esistere con la fecondazione. Prima non c’era. Dopo, c’è già.
    Se tu affermi che la persona inizia dopo la fecondazione, mi devi spiegare che cosa sia quel corpo (umano perchè figlio di umani)in attesa di diventare persona.

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    • Luigi Pavone ha detto in risposta a umberto fasol

      Non sono io che posso dirtelo. Tu lo sai molto meglio di me!!! Uno zigote è uno zigote! Descrivilo e saprai che cos’è.

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      • Norberto ha detto in risposta a Luigi Pavone

        E infatti non puoi dirlo in quanto ti contraddiresti. L’essere umano e la persona umana iniziano al momento della fecondazione, un’affermazione non riduzionista in quanto nessuno sta facendo coincidere l’ampiezza dell’essere umano con il suo essere biologico.

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  16. Luigi Pavone ha detto

    Norberto, perdonami, ma io non posso darti ripetizioni di filosofia, non tanto perché non lo si possa fare via internet, ma perché io ho un certo fiuto per chi è portato o meno per questo tipo di pensiero. Non tutti siamo portati a tutte le discipline. Io per esempio sono negato per le lingue e la matematica.

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    • Norberto ha detto in risposta a Luigi Pavone

      Ovviamente per me vale lo stesso nei tuoi confronti.
      Ora però rispondi, sempre che tu riesca 🙂

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      • Luigi Pavone ha detto in risposta a Norberto

        Pensi davvero di aver fatto delle domande? http://www.youtube.com/watch?v=fa3a50pLmu8&feature=related 😀

        Comunque, è lo stesso magistero cattolico ad affermare che la tesi che la persona umana inizia con il concepimento è una interpretazione filosofica:

        “Da tutto ciò si può concludere che l’embrione umano nella fase del preimpianto sia già realmente una ‘persona’? È ovvio che, trattandosi di un’interpretazione filosofica, la risposta a tale interrogativo non sia di ‘fede definita’ e rimanga aperta, in ogni caso, ad ulteriori considerazioni”. (Pontificia accademia per la vita, Dichiarazione finale della XII Assemblea Generale)

        Aggiungo per l’ennesima volta: l’affermazione che lo zigote sia guà persona non implica il riduzionismo. IMPLICA IL RIDUZIONISMO AFFERMARLO SU BASI BIOLOGICHE!!!

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        • Norberto ha detto in risposta a Luigi Pavone

          Sicuramente non ho offeso il mio interlocutore, ergendomi a maestro e relegando lui a studente in difficoltà.

          Il concetto di “persona”, nato grazie al cristianesimo, può essere inteso in modo filosofico e giuridico. Sono due interpretazioni.
          Detto questo possiamo escludere che sia scientifico e infatti è l’argomento filosofico che dimostra che l’embrione è persona umana. L’ho già esposto in sintesi.

          Se anche fosse come dici tu sbaglieresti comunque perché non si tratterrebbe di riduzionismo, ma di semplice errore. Non è definibile dalla biologia un concetto filosofico. Sbagli in ogni caso, Luigi.

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          • Luigi Pavone ha detto in risposta a Norberto

            Hai esposto un argomento filosofico per la tesi che lo zigote è persona? Dove? Non voglio offenderti, ma credo tu non abbia idea di che cosa sia un argomento filosofico.

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          • Norberto ha detto in risposta a Norberto

            *concetto filosofico/giuridico

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        • Lucio ha detto in risposta a Luigi Pavone

          Ciao Luigi ti rispondo qui. Eravamo rimasti a questo punto:
          “Se lo zigote e’ predisposto ad originare due o tre individui allora (finche’ questi non si sono distinti) lo stesso potrebbe essere dotato di un anima non ancora sussistente (come pensava Tommaso d’ Aquino), capace poi di evolversi in due o tre anime spirituali”.
          A cio’ tu hai replicato: Cosa intendi per “anima non ancora sussistente”?

          Per rispondere alla tua domanda riporto qui un breve brano tratto del libro “Corso di teologia morale fondamentale” (Edizioni Studio Domenicano):
          “Secondo Tommaso d’Aquino il corpo e’ per il bene dell’anima, l’unione del corpo con l’anima non puo’ essere vista come un impoverimento dell’ anima ma, al contrario, si deve dire che solo in unione con il corpo l’anima possiede la completezza della specie”.

          Con la mia frase indendo dire che o zigote, qualora abbia in se la predisposizione a dare origine a piu’ individui anziche’ solo ad uno, non puo’ ancora essere considerato un corpo del tutto compiuto. La sua anima quindi, al pari di esso, si troverebbe ancora in uno stato di evoluzione, di non compiutezza. Quando invece dallo zigote si saranno formati i piu’ individui che puo’ originare, questi individui saranno invece tutti dotati di un anima spirituale compiuta.
          Ti ripeto comunque che non sono un esperto di filosofia e che sarei curioso di sapere quale risposta ti darebbe l’amico “a-theòs=a-éthos”.

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          • Luigi Pavone ha detto in risposta a Lucio

            er Tommaso d’Aquino l’anima è una forma sussistente. Sulla differenza tra forme sussistenti e non sussistenti non è il caso di dilungarci troppo; per i nostri fini, a noi basti sapere che una forma sussistente può divenire. Dunque, dell’anima, in quanto sussistente, è lecito (in qualche misura e in qualche modo) parlare di un suo sviluppo (ben consapevoli che stiamo stiracchiando Tommaso, per il quale l’anima razionale o si dà o non si dà, diviene, bensì, ma non si sviluppa). Tuttavia, lo sviluppo che tu proponi non è plausibile per due ragioni (una semplice e una un po’ più complicata); quella semplice: l’anima, benché sussistente e diveniente, resta una forma in senso aristotelico (anche considerando il De ente et essentia), e dunque non è che sia falso che le forme si dividano, ma non ha proprio senso: infatti, in che senso una essenza potrebbe dividersi? Per esempio, in che senso l’essenza uomo potrebbe dividersi?

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            • Antonio72 ha detto in risposta a Luigi Pavone

              Il fatto che l’anima razionale divenga e non si sviluppi è falsato dalla realtà scientifica.

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              • Luigi Pavone ha detto in risposta a Antonio72

                Per Tommaso non si sviluppa nel senso che è impossibile che l’anima passi da uno stadio non razionale a uno razionale (infatti lui immagina un susseguirsi di anime nello sviluppo embrionale), per via del fatto che si tratta di una forma, benché sussistente e diveniente. Anche volendo parlare di sviluppo di una forma, non è lecito parlare di una sua divisione. Si divide ciò che è composto di parti, cioè i corpi e non le forme.

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                • Antonio72 ha detto in risposta a Luigi Pavone

                  Ci sarebbe la teoria evolutiva, cmq lasciamo stare perchè è ancora controversa.
                  Mettiamo di avere uno zigote con un’anima razionale data una volta e susseguente le “anime inferiori” che rappresenta un individuo.
                  E mettiamo di avere uno zigote in cui l’anima razionale non sia data prima della suddivisione cellulare, il quale allora rappresenta due individui diversi, ma successivamente.
                  Ne viene che per qualsiasi zigote noi non possiamo sapere se l’anima razionale sia infusa o non lo sia. Ciò significa che questo particolare zigote, il quale è un corpo ben definito, non ha un’anima razionale. Mentre quell’altro zigote è provvisto di anima razionale. Non è quindi lo stato zigotico a decidere a priori di dotarsi di anima razionale ma la libera volontà di Dio. O se vogliamo il programma intrinseco nell’ultimo zigote (il quale deciderà la suddivisione cellulare) impedisce l’accoglimento dell’anima razionale a differenza del primo.

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                  • Luigi Pavone ha detto in risposta a Antonio72

                    Questa volta I don’t follow you.

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                    • Antonio72 ha detto in risposta a Luigi Pavone

                      Noi diamo per scontato che l’anima razionale debba attecchire in un certo stadio del continuum embrionale o fetale. Che poi sarebbe anche la logica da cui derivano le varie legislazioni in materia di aborto. La mia è una critica a questa impostazione dogmatica o se vuoi anche un’aperta ammissione di ignoranza.

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                    • Luigi Pavone ha detto in risposta a Luigi Pavone

                      Mi trovi d’accordo, non a caso ho parlato sopra (o nell’altro articolo sul medesimo argomento) del paradosso del sorite. Ciò che possiamo fare è escludere. Direi che esistono buonissime ragioni per escludere che lo zigote sia un io persona. E’ chiaro poi che se riavvolgiamo il nastro, come dice Fasol, vedremo prima o poi lo zigote, ma ancor prima due gameti separati. In una visione strettamente materialistica, vedere noi stessi come zigoti non ha una maggiore plausibilità di vedere noi stessi spaccati (come in un film horror) nei due gameti.

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            • Lucio ha detto in risposta a Luigi Pavone

              OK Luigi; mi pare che la tua analisi dimostri in maniera convincente che la mia interpretazione non e’ corretta. Te ne do’ atto. Pero’ mi pare che con la questione dello zigote che puo’ dare origine a piu’ di un individuo stiamo andando a cercare un po’ il classico pelo nell’ uovo. Come ho gia’ detto in precedenza credo che sia ragionevole, da un punto di vista filosofico (fenomenologico), ritenere che uno zigote da cui si sviluppa un unico individuo sia gia’ dotato di un anima spirituale. Le difficolta’ che si incontrano (o meglio che almeno io incontro) nel caso particolare da te sollevato creano certamente dei dubbi ma non mi pare che possano privare di valore questa affermazione. In ogni caso il principio universale del rispetto per la vita umana, almeno per motivi di prudenza, dovrebbe comunque avere una peso maggiore delle tue considerazioni.

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              • Luigi Pavone ha detto in risposta a Lucio

                TUTTI gli zigoti sono in potenza più individui, e non solo relativamente alla possibilità dei gemelli. Se la differenza tra due gemelli non è data dalla informazione contenuta nello zigote, questo significa che è data da quella epigenetica, la quale sembrerebbe non essere ontologicamente secondaria, a tal punto da stabilire la differenza tra più di un individuo. Lo zigote è pertanto in potenza più di un individuo perché può ricevere differenti informazioni epigenetiche indipendentemente dal caso dei gemelli.

                In una concezione convenzionalistica del diritto nulla ci vieta di estendere allo zigote gli stessi diritti della persona. In un’ottica invece in cui il diritto è pensato avere fondamento ontologico, gli stessi diritti non possono per così dire sopravvenire su enti ontologicamente diversi.

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  17. umberto fasol ha detto

    I colpi di fioretto con le argomentazioni filosofiche non mi interessano.
    Quello che mi interessa è condividere con i miei lettori un fatto molto semplice ed evidente: se io riavvolgo i giorni della mia vita trascorsa come se fossero in un film, tornerei indietro fino a vedermi ragazzo, quindi bambino, quindi neonato, quindi feto, quindi embrione, quindi zigote. Fine. Lo zigote è il primo fotogramma del film della mia vita. Su questo credo non ci siano dubbi per nessuno. E’ la realtà fenomenica! Che poi lo stadio dello zigote non abbia le caratteristiche complete della persona adulta e consapevole, anche su questo non c’è alcun dubbio!
    Ma un’altra cosa è certa: come i cavalli sono figli di cavalli, fin dal loro inizio, cioè dal concepimento (per cui si dice che la cavalla è incinta) così le persone sono figli di persone, fin da quando la mamma “aspetta”.
    Nessuna donna quando scopre di essere incinta dice: “aspetto qualcosa ma non so ancora cosa sia”; dice piuttosto: “aspetto un figlio!” “so che sarà uno di noi, ma lo so fin d’ora”.
    Voglio precisare un’altra cosa: nel mio articolo non avevo intenzione di trattare questo tema. Il mio scopo era quello di sottolineare l’eccezionalità e il mistero di questo evento che porta alla nascita di un nuovo essere umano a partire dall’infinitamente piccolo e, in qualche modo, insignificante.

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    • Luigi Pavone ha detto in risposta a umberto fasol

      E perché non andare ancora indietro? cioè al fotogramma della coppia dei gameti non ancora unita? Una tale coppia è in potenza più zigoti, come lo zigote è in potenza più individui.

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      • lorenzo ha detto in risposta a Luigi Pavone

        Tu puoi affermare che “TUTTI gli zigoti sono in potenza più individui…”, solo perché oggi non conosciamo attraverso quali immutabili leggi naturali uno zigote può, talvolta, originare più esseri viventi. Ti accorgi che, mentre la Pontificia accademia per la vita, da te citata, sospende il giudizio a motivo della non univoca concordanza filosofica sul termine persona, tu riduci tutto all’ignoranza scientifica delle leggi che attestino la singolarità o la pluralità dello zigote? Più riduzionismo di così…

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        • Luigi Pavone ha detto in risposta a lorenzo

          Una volta che conosceremo più dettagliatamente quelle leggi non sarà smentito che lo zigote è in potenza più di un individuo, ma ulteriormente confermato.

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          • lorenzo ha detto in risposta a Luigi Pavone

            E allora, se lo zigote è in potenza più di un individuo, non essendo noi a conoscenza delle leggi per le quali si sviluppano una, due o più individui, non è più una buona ragione per considerarlo persona? Tutt’al più potrai obiettare che è più corretto scrivere che lo zigote è persona/e.

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    • lorenzo ha detto in risposta a umberto fasol

      @ umberto fasol
      Una domanda, forse stupida, ma che non vuol essere assolutamente provocatoria.
      Pavone afferma che lo zigote è potenzialmente più individui: potrebbe essere possibile che ciò accada se, al posto di avere prima la divisione cellulare cefalo-caudale, questa sia preceduta da una divisione in senso verticale?

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  18. Luigi Pavone ha detto

    E’ vero, quando una donna scopre di essere incinta dice “aspetto un figlio”. In uno stadio più avanzato della gravidanza, però, non si esprimerà più in quel modo, evidentemente perché è ben consapevole di averlo già ricevuto il figlio, di averlo in grembo. Che queste differenze linguistiche siano indice di differenze ontologiche?

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