Quanto rumore per quei 90 embrioni uccisi: ma non erano solo “materiale biologico”?

Come hanno riportato i media, un incidente al centro di procreazione dell’ospedale San Filippo Neri di Roma ha distrutto novantaquattro embrioni. L’evento ha suscitato molto scandalo e molta ipocrisia. Secondo l’embriologia moderna non c’è dubbio: il nuovo essere umano, appartenente alla specie “Homo Sapiens”, comincia al momento del concepimento, dunque l’incidente ha causato sicuramente la morte di 94 esseri umani. Molti hanno fatto correttamente notare che 90 di loro sarebbero morti comunque, dato che solo 4-5 sarebbero stati effettivamente impiantati nell’utero di una donna. Così funziona la fecondazione artificiale. Gli embrioni sono tutti uguali, ma secondo gli abortisti 90 sono stati “distrutti” e uno solo è stato “ucciso”.

Si capisce da questa vicenda, ha scritto bene Doninelli, che “l’essere uomo” o “l’essere non-uomo” non è più considerato un fatto oggettivo, ma ancora oggi (dopo secoli di razzismo) l’uomo è solo se un altro decide che lo sia: 90 “non-uomini” e 4 “uomini”. La consistenza dell’uomo è definita dal progetto che qualcuno ha su di esso, altrimenti, è letteralmente niente e viene “distrutto” come far cadere a terra un bicchiere. Sul quotidiano “La Repubblica” si legge che per configurare l’ipotesi di omicidio colposo, il primo passo sarà capire se l’embrione possa essere considerato una persona giuridica. Dunque per lo meno c’è un dubbio e allora dovrebbe valere l’introduzione del “principio di precauzione”: se esiste un dubbio è meglio non agire (non abortire, non fecondare artificialmente e così via…), allo stesso modo, se si vuole buttare giù un palazzo, la sola esistenza di un dubbio che ci posano essere delle persone all’interno rende doveroso sospendere tutto. Ma sopratutto: «chi stabilirà quanto vale una vita, qual è il valore dell’embrione che è stato perduto?», domanda provocatoriamente il genetista Bruno Dallapiccola.

Davvero apprezzabile la dichiarazione di Claudio Giorlandino, ginecologo e presidente della Sidip (Società italiana di diagnosi prenatale e medicina materno fetale), secondo cui l’incidente è «caso inaccettabile. Se si sono perse decine di vite, è un lutto per tutto il Paese». Poi però difende la fecondazione e la cosa diventa contraddittoria: ma se quegli embrioni sono vite, tanto da rendere il Paese in lutto, perché poi ne si sopprime a decine per poter impiantarne uno nell’utero? Assuntina Morresi, docente di Chimica fisica all’Università di Perugia e membro del Comitato nazionale di bioetica afferma che l’episodio è una tragedia, «si tratta di 94 vite che sono andate perdute. Dal momento del concepimento fino alla morte nulla interviene per determinare un salto di qualità tra l’essere umano e il non essere umano». E aggiunge, sono «94 persone: si fa fatica a identificarle come tali, perché non ne hanno le fattezze visibili. Tuttavia, non sono altro che ciò che siamo stati all’inizio, quando eravamo un gruppo di cellule specificamente diverse dalle altre, con un determinato patrimonio genetico e insito uno sviluppo che avrebbe portato alle nostre fattezze attuali».

Eugenia Roccella pone una domanda imbarazzante ai radicali e agli abortisti: «Si tratta di vite umane. Ma molti di quelli che offrono sostegno legale non ne sono affatto conviti. Ad esempio i radicali come potranno aiutare i genitori in sede legale, loro che considerano l’embrione semplice materiale biologico?». La filosofa Maria Michela Marzano sorprendentemente afferma su “La Repubblica”: «non si tratta semplicemente di “materiale biologico”. Oltre al liquido seminale e agli ovociti, infatti, sono andati perduti anche molti embrioni. E quando si parla di un embrione, tutto diventa subito complesso e delicato, ancora oggi, nessuno è capace di dire con certezza di “cosa” o di “chi” si tratti. Come se il loro “essere già qui” e il loro “non essere ancora” costringa gli embrioni a restare nel limbo dell’incertezza». Dunque anche per lei ci sono le fattezze del dubbio ed allora dovrebbe valere ancora una volta il “principio di precauzione”. Continua comunque evidenziando le forze in campo, in qualche modo togliendosi dalla diatriba: da una parte quella della Chiesa e dall’altra i “neo-kantiani”, come l’abortista Carlo Flamigni che parla di “persona” solo dopo un certo grado di sviluppo (quale?). La Marzano non trova contraddizioni nella posizione cattolica, ma sottolinea le incoerenze dell’altra parte, cioè coloro che per parlare di “persona” devono accertarsi dell’esistenza di capacità razionali e relazionali: «con tutte le conseguenze problematiche che ne derivano», fa notare. «Che dire infatti di tutti coloro che, a causa di un grave handicap, non saranno mai capaci di sviluppare adeguatamente la propria razionalità o non accederanno mai all’autonomia morale?». Eugenetica, probabilmente, come è stato fatto fino a pochi anni fa: la più grande catena di cliniche abortiste, la “Planned Parenthood”, è stata fondata dalla nota eugenista Margaret Sanger.

«Hanno ucciso i nostri figli», afferma una delle coppie.. Il presidente del Movimento per la Vita in Italia, Carlo Casini sembra rispondere a loro quando dice che la vita umana non si congela né si distrugge. Se sono figli allora perché li si congela e poi si eliminano quelli più difettosi? E infatti il Codacons ha presentato un esposto alla Procura della Repubblica di Roma per omicidio colposo e lesioni gravi. Ricordiamo le parole di Oriana Fallaci contro la fecondazione: «Il proposito di sostituirsi alla Natura, manipolare la Natura, cambiare anzi sfigurare le radici della Vita, disumanizzarla massacrando le creature più inermi e indifese. Cioè i nostri figli mai nati, i nostri futuri noi stessi, gli embrioni umani che dormono nei congelatori delle banche o degli Istituti di Ricerca». Concludendo così: «Non c’è rimasto che Ratzinger a tener duro».

Luca Pavani

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