Studio inglese: «persone religiose fanno più beneficenza»

Come abbiamo spiegato in questa pagina, uno degli obiettivi di questo sito è quello di affrontare spesso tematiche assolutamente secondarie per un credente ma che sono invece un’ossessione di primaria importanza del mondo laicista. Al cristiano non importa nulla, ad esempio, se fa più o meno beneficenza di un musulmano o di un non credente. Il cristiano sa benissimo che non è più buono degli altri, ma non è nemmeno preoccupato dell’ideologia moderna della filantropia, il cristiano non calcola il “ritorno” delle sue azioni gratuite (altrimenti non sarebbe gratuità), non lo fa per mettersi a posto la coscienza, non fa rumore e non accende la luce quando compie un’azione caritatevole (“non sappia la tua mano destra cosa fà la tua mano sinistra”, Mt 6,2-4).

Eppure la cultura laicista, avendo come unica proposta la reazione distruttiva rispetto alla proposta cristiana, cerca sempre la competizione: sono particolarmente fissati nell’informare che loro fanno più filantropia, o comunque dimostrare a tutti i costi che è una loro priorità. Lo si è capito abbastanza bene dopo il terremoto di Haiti nel 2010, quando Richard Dawkins (il guru mondiale degli atei militanti) ha occupato per giorni i quotidiani inglesi raccontando di aver organizzato una donazione “atea” (chiamata “Non-Believers Giving Aid”) attraverso la “Richard Dawkins Foundation for Reason and Science”. Tanto di cappello, verrebbe da dire senonché si è poi scoperto che tutti i fondi raccolti sarebbero stati inoltrati alla Croce Rossa Internazionale e a Medici senza Frontiere. La domanda è sorta a tutti spontanea: perché non donare direttamente a queste due organizzazioni senza passare per un mediatore? La risposta è stata data qui.

A questo punto diventa divertente ogni tanto scendere al loro livello e leggere i risultati di uno studio sociologico di cui abbiamo già parlato, dove si rileva che i non credenti preferiscono sostenere opere a favore degli animali e della vegetazione mentre i credenti sostengano primariamente Ong (maggiormente non confessionali) impegnate per disastri ambientali, riduzione della povertà, persone con disabilità e progetti per lo sviluppo del bambino. Nel 2011 su “Social Behavior and Personality: an international journal” è stato rilevato invece che a Taiwan, area con un buon mix di religione popolare, ateismo e religioni (buddismo e cristianesimo), gli adulti hanno maggiori probabilità di fare donazioni verso enti di beneficenza confessionali e che le persone non religiose appaiono molto meno inclini a fare beneficenza rispetto alle altre categorie di persone, sopratutto i cristiani. Un mese fa è stato invece rilevato da “Charities Aid Foundation” (CAF) che le persone religiose donano soldi in beneficenza due volte di più rispetto a persone senza fede, e solo il 31% dei donatori religiosi hanno dato soldi ad una attività religiosa. Il direttore di CAF, Richard Harrison, ha dichiarato: «Questi risultati dimostrano che non solo le persone di fede religiosa sono più generose e caritatevoli, ma che la loro donazione non è unicamente focalizzata sui propri enti confessionali. La cultura del “dare” nei circoli religiosi si dimostra ammirevole, un fenomeno che arricchisce in modo chiaro la nostra società».

Luca Pavani

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5 commenti a Studio inglese: «persone religiose fanno più beneficenza»

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  1. Ottavio ha detto

    Sono d’accordo con te luca, è anche divertente scendere al loro livello e dire: “no, no, ancora non ci siamo”.

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  2. Gennaro ha detto

    Divertente 😉

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  3. a-ateo ha detto

    Secondo me è nel volontariato che gli atei prendono zero tagliato.
    In beneficenza il voto potrebbe essere “uno meno meno”.
    Uaar nei bilanci di una decina di anni ha avuto una sola “pulsione” di beneficenza, se beneficenza si può definire la distribuzione di 500 euro di profilattici a ragazze povere Ugandesi…
    Nei bilanci di Uaar non si trova traccia di volontariato a favore di soggetti deboli.
    Gli atei non fanno volontariato a favore di soggetti deboli,la loro associazione non lo suggerisce, anzi combatte fiscalmente la Chiesa che lo promuove, proprio lei Associazione che indegnamente percepisce il 5permille come “associazione di promozione sociale…e che si definisce “confessione religiosa” su carta legale!
    I Cristiani non sono tali se non fanno volontariato.
    C’è una bella differenza!

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  4. nmarchig ha detto

    non sempre il volontariato fa gli interessi dei beneficiati, perché si può vivere di Charitas in momenti difficili, ma non farne uno scopo di vita e perenne

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  5. A. Dent ha detto

    Non mi sono mai piaciuti molto questi tipi di articoli… ma ora quel discorsetto iniziale ha chiarito tutto 🙂

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