Nuovo studio: la convivenza prima del matrimonio aumenta il tasso di divorzio

Ancora una volta gli studi scientifici arrivano a confermare ciò che la dottrina cattolica insegna ininterrottamente da oltre 2000 anni. Questa volta si tratta del tema della convivenza prima del matrimonio.

Nel giungo scorso, Benedetto XVI durante la messa conclusiva della sua visita in Croazia, si è rivolto alle famiglie dicendo: «Purtroppo dobbiamo constatare, specialmente in Europa, il diffondersi di una secolarizzazione che porta all’emarginazione di Dio dalla vita e ad una crescente disgregazione della famiglia. Si assolutizza una libertà senza impegno per la verità, e si coltiva come ideale il benessere individuale attraverso il consumo di beni materiali ed esperienze effimere, trascurando la qualità delle relazioni con le persone e i valori umani più profondi; si riduce l’amore a emozione sentimentale e a soddisfazione di pulsioni istintive, senza impegnarsi a costruire legami duraturi di appartenenza reciproca e senza apertura alla vita […]. Care famiglie, siate coraggiose! Non cedete a quella mentalità secolarizzata che propone la convivenza come preparatoria, o addirittura sostitutiva del matrimonio! Mostrate con la vostra testimonianza di vita che è possibile amare, come Cristo, senza riserve, che non bisogna aver timore di impegnarsi per un’altra persona! Care famiglie, gioite per la paternità e la maternità! L’apertura alla vita è segno di apertura al futuro, di fiducia nel futuro, così come il rispetto della morale naturale libera la persona, anziché mortificarla! Il bene della famiglia è anche il bene della Chiesa».

Il quotidiano La Repubblica diede spazio alla replica delle associazioni omosessuali (Comitato Roma Europride, Circolo Mario Mieli, Arcigay, Agedo, Mit, Famiglie Arcobaleno), le quali dichiararono: «Oltre che incomprensibile e falso il suo discorso è al di fuori dalla realtà».  Tuttavia sono passati pochi mesi e la ricerca scientifica ha dato ragione al Pontefice, ponendo fuori dalla realtà i suoi detrattori. I ricercatori dell’Università di Denver hanno infatti rilevato che le coppie che convivono prima di sposarsi (o le coppie di fatto) hanno una maggiore probabilità di divorziare rispetto a coloro che scelgono di aspettare a vivere insieme fino a dopo il matrimonio. Inoltre, queste coppie hanno riferito una soddisfazione più bassa rispetto al loro matrimonio.

Già nel 1988, tuttavia, sul “Journal of Family Issues” si respingeva l’idea che la convivenza migliorasse la scelta del partner. I ricercatori trovarono che la convivenza era negativamente correlata all’interazione coniugale e positivamente correlata al disaccordo coniugale e alla propensione al divorzio. Sempre nel 1988, l’American Sociological Review pubblicava una ricerca secondo cui il tasso di divorzio o scioglimento della coppia per coloro che avevano convissuto prima del matrimonio era superiore dell’80% rispetto a coloro che non lo avevano fatto. Nel 1992 invece i sociologi dell’Università del Wisconsin-Madison hanno pubblicato uno studio attraverso il quale si dimostrava che le coppie che avevano convissuto prima di sposarsi riferivano una peggiore qualità del loro matrimonio, un minore impegno, una visione più individualistica ed una maggiore probabilità di divorzio rispetto alle coppie che non avevano convissuto. Gli effetti negativi crescevano al crescere del periodo di convivenza. Sempre nel 1992 la moltitudine di dati ha portato i ricercatori della Bowling Green State Univeristy a concludere che la probabilità maggiore di divorzio dopo la convivenza «sta iniziando ad assumere lo status di una generalizzazione empirica». Addirittura nel 1995 sul “Journal of Family Issues” si affermava che il ruolo della convivenza pre-matrimoniale è determinante per la successiva interruzione coniugale. Nel 2002 i ricercatori della Pennsylvania State University hanno anche loro pubblicato sul “Journal of Marriage and Family” i risultati di uno studio secondo cui le coppie che convivono prima del matrimonio hanno una maggiore instabilità coniugale rispetto alle coppie che non convivono. Infine, una metanalisi complessiva del 2010 ha concluso a sua volta che la convivenza presenta una significativa associazione negativa con la stabilità coniugale e la qualità coniugale. Studiando tutti i principali studi sul tema si è anche scoperto che gli effetti negativi della convivenza sono rimasti costanti nel tempo, nonostante che essa sia diventata un comportamento più diffuso nella società.

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