Università del Texas: «gli anziani non religiosi hanno maggior tasso di mortalità»

La vita cristiana ha dei benefici enormi. Di essi però possono goderne appieno solo coloro che  si recano alla Messa, ricevono la comunione e partecipano alla vita ecclesiale non in modo saltuario. Questa non è solo una sensazione vaga che può percepire il cristiano, ma è  una verità appurata dalla ricerca scientifica, sopratutto a partire dalla fine degli anni ’90. Un esempio  è  uno studio svolto tra la popolazione ispanica che vive negli Stati Uniti. Il Dipartimento di Sociologia dell’Università del Texas ha infatti esaminato sei anni fa, nel marzo del 2005, gli effetti della partecipazione religiosa sul rischio di mortalità dei messicani americani oltre i 65 anni. Nel complesso, i risultati -ripresi dal National Institutes of Health, cioè il Dipartimento di Salute degli Stati Uniti, mostrano che coloro che vanno in chiesa una volta alla settimana presentano il 32% di riduzione del rischio di mortalità rispetto a coloro che non partecipano alle funzioni religiose. I benefici della partecipazione religiosa -secondo i ricercatori- influiscono anche sulla salute cardiovascolare, le attività della vita quotidiana, le funzioni cognitive, la mobilità fisica, il sostegno sociale, la salute mentale e la salute soggettiva.

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7 commenti a Università del Texas: «gli anziani non religiosi hanno maggior tasso di mortalità»

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  1. Gianni ha detto

    Mettendomi nei loro panni non può che fare piacere abbandonare presto questa “valle di lacrime” senza significato. Se Cristo non si fosse fatto davvero uomo allora sarei nei loro panni.

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  2. Sambuca ha detto

    Sono un appassionato di questi tipi di studi. Dopo averne letti un centinaio dove viene riportato lo stesso tipo di conclusione, rifletto sul fatto che potrebbe benissimo essere ipotizatta un’altra prova indiretta della verità della nostra fede. Questa corrispondenza che l’amore verso Dio e verso Suo Figlio trova nella nostra umanità, tanto da alleviare la malattia fisica e psicologica (depressione, ansia…)è di un’oggettività provata. Bisognerebbe rifletterci.

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    • Mandi ha detto in risposta a Sambuca

      Ricordo di aver letto qualcosa anch’io…alla fine uno psicologo tirava le conclusione e fra queste c’era: “Che ci sia davvere un Dio che si prende cura di loro?”

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      • Davide ha detto in risposta a Mandi

        Se si vuole la cosa puo’ essere interpretata anche guardando la motivazione per cui uno vive. Se non hai una religione che ti fa guardare oltre l’immediato devi essere grande a trovare una buona ragione per cui valga la pena vivere. Guarda il Liga, scrive la canzione “una vita da mediano”, e’ una presa in giro. Se hai soddisfatto tutti i tuoi bisogni materiali e ti senti “mediano”, hai successo nella vita e ti senti “mediano” allora c’e’ qualche problema esistenziale non soddisfatto. Dopo ti dice, in un altra canzone “se soffri bene hai il premio di consolazione”, il problema e’ che sei ricco, famoso e soffri male da “mediano” appunto.

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        • Lucy ha detto in risposta a Davide

          Bravo Davide! Sono pienamente d’accordo. Dicono che il significato della vita è la vita stessa….come dire che il significato di questo commento è lo scrivere un commento. E’ gente che non è abituata a ragionare veramente sulla sua vita. Vive del contentino continuo, raggiungono il successo, donne, ricchezza e fama e poi si suicidano o cominciano a drogarsi per trovare sempre altro. Niente basta mai all’uomo. Solo Cristo è risposta adeguata all’esigenza umana.

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  3. Azariel ha detto

    Questo sito è molto interessante, ci trovo notizie che non si leggono da nessun’altra parte! Purtroppo alla maggior parte dei mass media fa comodo attaccare la fede…
    C’è solo una cosa che non ho ben capito di questo articolo: gli anziani, ovviamente, dopo un certo numero di anni inevitabilmente muoiono. Questa ricerca, se ho capito bene, dimostra che gli anziani credenti vivono più a lungo? Oltre, naturalmente, al fatto di avere una salute migliore. Non lo chiedo per fare polemica, solo per avere un chiarimento.

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    • Filippo Ragazzi ha detto in risposta a Azariel

      Esatto, ma non a chi crede in generale ma quelli che partecipano alle funzioni religiose. Quando ci sono questi studi negli Stati Uniti si intende ovviamente la Messa, si parla cioè solo o quasi esclusivamente del cristianesimo (circa l’80 % è cristiano). Quindi chi frequenta la Messa (i sociologi li chiamano i “praticanti praticanti”) possiedono una salute psicofisica maggiore.

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