Ultimo singolo di Vecchioni: «soltanto un genio come Dio poteva creare l’umanità»

L’ultimo brano di Roberto Vecchioni si chiama “Chiamami amore”, e verra presentato al Festival di Sanremo. In merito a questo evento, l’artista è stato intervistato da Avvenire, e rispondendo all’impressione dell’intervistatore di trovarsi di fronte anche ad una preghiera, Vecchioni ha risposto: «È in linea col mio percorso di questi ultimi tempi. (Qui Vecchioni fa una pausa). Per favore, non chiamarlo, conversione. Non mi piace. Diciamo che rispecchia il mio stadio di apprezzamento del disegno di Dio. […] In questo brano c’è la citazione biblica e la denuncia dei crimini, quelli più evidenti e mafiosi e quelli meno evidenti, ma non meno forti, come la vigliaccheria, l’ignoranza e l’ipocrisia. Quello che però ho capito in questi ultimi anni è che chiunque può redimersi. E che quando sono davanti a un uomo, sono davanti all’umanità. Con i suoi sbagli, le sue colpe, i suoi limiti ma soprattutto la sua umanità. Soltanto un genio come Dio poteva creare una cosa così grande come l’umanità. Che raccoglie tutto e più di tutto. E non può essere certo figlia del caso. L’ho capito tardi, ma l’ho capito». Al centro della canzone c’è poi la frase: «Le idee sono il sorriso di Dio». Vecchioni risponde: «Per me è così , davvero. Quando sento una vera novità, che di solito arriva dai giovani, io sento la presenza di Dio».

Un’altra canzone -bellissima- che a molti sembra proprio una preghiera “laica” si intitola “Le rose blu”. E’ stata scritta in un momento di difficoltà attraversato da uno dei suoi figli. Vi regaliamo il live qui sotto:

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9 commenti a Ultimo singolo di Vecchioni: «soltanto un genio come Dio poteva creare l’umanità»

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  1. LucaPavani ha detto

    Vecchioni ha introdotto il brano “Le rose blu” dicendo: “Adesso farò una cosa che non è nemmeno una canzone..è molto di più..ed è una cosa nata in un momento di grande sofferenza nella vita di uno dei miei figli..Non credo che esista al mondo un dolore più grande di vedere soffrire una persona che si ama..soprattutto se è un figlio..Te ne stai lì..ti chiudi..il sangue che scorre..i nervi si accavallano..i muscoli fermi..E allora mandi una preghiera che sembra una bestemmia..o una bestemmia che sembra una preghiera..all’unica cosa che pensi che ti possa ascoltare..che poi si chiama Dio..e devi dare a Dio tantissimo per avere in cambio qualcosa per tuo figlio..non gli puoi dare in cambio solo la vita..è troppo facile..e allora gli dai in cambio tutto quello che hai vissuto..che è differente..come se non avessi mai amato..mai sognato..mai cantato..mai visto una donna..mai visto un bambino..mai visto la Primavera..mai visto il mare..come se non fossi mai nato..oppure fossi nato ma come un lombrico..un verme..una schifezza di essere..e gli chiedi in cambio..per questo dare via tutto..quell’altra cosa..Perché arriva un momento che non te ne frega niente della bellezza della poesia..e i sogni..e di tutte le piccole cose importanti che hanno fatto la tua esistenza”

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    • RobyArrati ha detto in risposta a LucaPavani

      Interessante: non puoi dare in cambio la tua vita a Dio, perché è già Sua. Allora gli dai tutto ciò che hai vissuto. Mi sembra un ragionamento veramente da uomo di profonda fede.

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  2. asdrubale ha detto

    Io avevo conosciuto Vecchioni quando ero studente, all’università Cattolica di Piacenza, saranno 12-14 anni fa. Era venuto per una conferenza in cui aveva presentato il suo romanzao e già aalora aveva testimoniato pubblicamente la sua fede in Dio.

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    • Enrico ha detto in risposta a asdrubale

      Può essere, ha sempre dichiarato di essere un credente agnostico, con momenti di fede e altri di dubbio. Sopratutto la situazione di suo figlio sembra però averlo avvicinato o almeno ha radicalizzato la sua domanda. Però in quest’intervista parla di un ennesimo cambiamento..o avvicinamento.

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  3. DaniloTosi ha detto

    Il Vecchio è sempre il Vecchio!

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  4. Falena Verde ha detto

    Non ho capito. C’è Vecchioni a Sanremo? Partecipa???

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  5. Mattia ha detto

    Non credo che l’umanità sia un buon argomento a sostegno dell’esistenza e, soprattutto, della bontà di Dio. Le sue miserie, bassezze, ipocrisie, mediocrità (per non parlare poi di criminali come Hitler e Stalin) sono davvero troppe perché ci si possa fare una buona idea del suo supposto creatore. E’ vero che non mancano e non sono mancati uomini eccezionali e di grande generosità (sia tra i credenti che tra gli atei), ma in questo caso i loro meriti vengono attribuiti alla grazia divina; mentre, per contro, tutti i demeriti vengono addossati solo (e solamente) agli uomini. Atteggiamento a mio avviso doppiopesistico, se si parte dal presupposto (scardinato da Darwin) che Dio abbia creato l’uomo “ex nihilo”

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    • Massimo Ponzoni ha detto in risposta a Mattia

      Ti sbagli, il merito della bontà dell’uomo è attribuito alla sua libertà e non alla grazia divina. La grandezza dell’uomo, rispetto all’animale, non è la capacità di coerenza ma quella della ripresa del cammino giusto. L’uomo può farlo, può accorgersi di essere malvagio, come hai fatto tu, e volere il bene. Poi che l’uomo voglia fare il bene e poi faccia il male non c’è alcuna spiegazione valida, e la Chiesa lo spiega con il peccato originale, cioè questa condizione presente nell’uomo, questa specie di zavorra che ferisce il muoversi dell’uomo. Ma la sua grandezza, ripeto, è nella libertà di dire, “ora basta, ora voglio il bene”. E il nostro amico Darwin è ben lontano dallo spiegare questa capacità dell’uomo.

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  6. Mattia ha detto

    Secondo il concilio di Trento, la libertà dell’uomo non è stata del tutto annientata dal peccato di Adamo (come ritengono i protestanti), ma cmq fortemente indebolita. Da qui il suo bisogno della grazia divina per fare il bene, anche se può rifiutarla e volgersi al male. Se mi permettete, questa mi sembra una visione molto negativa dell’uomo (anche se non ai livelli di quella calvinista), in quanto lo ritiene incapace di fare spontaneamente e autonomamente il bene. Pelagio aveva una visione molto più dignitosa dell’uomo e delle sue capacità, ma è stato bollato come eretico. In ogni caso, la libertà dell’uomo è fortemente condizionata da fattori che non dipendono da lui, ovvero il codice genetico, l’educazione (che troppo spesso è indottrinamento), l’ambiente, la cultura dominante, le necessità economiche e materiali, il contesto storico e sociale, e via dicendo. Una libertà “pura” e “illimitata” pare difficilmente credibile, e in ogni caso confliggerebbe con l’onniscienza attribuita a Dio e, soprattutto, con l’idea che lui ci abbia creati “ex nihilo” (ovvero fatti, in tutto e per tutto, così come ha voluto che fossimo). Come potrebbe una creatura, completamente dipende sul piano onotologico dal suo creatore, essere veramente libera? E se non c’è dipendenza ontologica, in che senso andrebbe intesa allora la creazione? So benissimo che tuttora certi aspetti del comportamento umano non sono del tutto spiegabili in termini darwiniani, ma ciò non toglie che l’uomo sia imparentato con le scimmie antropomorfe e abbia un DNA per più del 98% identico a quello dello scimpanzé. Non credo che siano dati da trascurare. Inoltre atteggiamenti contrastanti come egoismo e altruismo, empatia e aggressività, ecc. si riscontrano sia negli uomini che negli altri animali superiori. Probabilmente gli uomini differiscono dagli altri animali solo perché hanno istinti più “plastici” e un maggiore livello di autocoscienza (che permette loro di interrogarsi sul futuro e di fare progetti). Da qui tutti quei comportamenti complessi e talora imprevedibili che noi definiamo come “libertà” (sempre però relativa e limitata, come già detto).
    Non credo che le contraddizioni dell’animo umano possano essere spiegate dal dogma del peccato originale (che a mio avviso pone più domande che risposte). Come si può ancora oggi credere che un peccato possa trasmettersi per generazione anziché per imitazione? Dire che il peccato di una lontana, ipotetica coppia primordiale (sulla cui esistenza storica la paleontologia nutre qualche dubbio) sia ricaduto su tutta l’umanità, ovvero su tutti i discendenti, come può essere conciliabile con la responsabilità individuale? Non è forse la stessa logica tribale e vetero-testamentaria secondo la quale i peccati dei padri ricadono sui figli? Come si concilia tutto questo con l’insegnamento di Gesù (che peraltro, a differenza di Paolo, non ha MAI parlato del peccato di Adamo)?

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