Addio Vittorio Messori: ma chi ti commemora non ti ha ascoltato

messori vittorio

E’ morto un gigante del cattolicesimo, purtroppo inascoltato da molti dei suoi estimatori sull’atteggiamento giusto da avere di fronte al Papa e alla Chiesa.


 

La morte di Vittorio Messori segna la scomparsa di un maestro.

Inutile dire che le sue opere hanno inspirato tutti coloro che fanno divulgazione cattolica oggi sui media, noi compresi.

Convertito da una copia dei “Pensieri” di Pascal, ha dedicato la vita a mostrare che la fede cristiana non è un rifugio irrazionale, ma una risposta ragionevole alle domande dell’uomo moderno.

 

Vittorio Messori e i critici della Chiesa

Eppure, proprio in queste ore, mentre molti giustamente lo celebrano, si ha l’impressione che non pochi tra i suoi estimatori non abbiano davvero ascoltato una delle sue lezioni più profonde e meno ricordate: la prudenza.

Messori diffidava dei giudizi affrettati, soprattutto quando rivolti alla Chiesa e ai suoi Pastori.

In un tempo dominato dai social, dalle reazioni immediate, scomposte e polarizzate, invitava i cattolici che si ergono grandi teologi e conoscitori di cose vaticane a sospendere il verdetto, a riconoscere i limiti del proprio sguardo, a ricordare che la storia della Chiesa si comprende solo nella lunga durata e alla luce della fede.

Messori non era un apologeta acritico: esprimeva dubbi, perplessità, a volte disagio. Lo ha fatto durante il discusso pontificato di Papa Francesco. Ma lo faceva sempre con misura, senza mai cedere alla tentazione — oggi diffusissima — di trasformare la critica in delegittimazione.

Colpisce allora una certa ironia: a commemorarlo oggi con maggiore enfasi nei media cattolici sono spesso proprio quei “professionisti della critica” che più si allontanano dal suo stile.

I cattolici che fanno del sospetto sistematico verso il Papa e verso la Chiesa una cifra identitaria e che difficilmente riconoscerebbero come proprio il metodo di Messori, fatto di attesa, rispetto e senso del mistero ecclesiale.


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Un testo di Messori da usare come guida

Vogliamo ricordiamo oggi con un testo poco noto e poco citato, ma che riassume il suo atteggiamento e che per noi è tuttora una guida importante.


alessandro piana

 

di
Vittorio Messori
 
 
da “Corriere della Sera”, 24/12/2014

 
 

Credo sia onesto ammetterlo subito: abusando, forse, dello spazio concessomi, ciò che qui propongo, più che un articolo, è una riflessione personale.

Anzi, una sorta di confessione che avrei volentieri rimandata, se non mi fosse stata richiesta. Ma sì, rimandata perché la mia (e non solo mia) valutazione di questo papato (di Papa Francesco, NDR) oscilla di continuo tra adesione e perplessità, è un giudizio mutevole a seconda dei momenti, delle occasioni, dei temi.

 

Bergoglio ha turbato il cattolico medio

Un Papa non imprevisto: per quanto vale, ero tra quelli che si attendevano un sudamericano e un uomo di pastorale, di esperienza quotidiana di governo, quasi a bilanciare un ammirevole professore, un teologo sin troppo raffinato per certi palati, quale l’amato Joseph Ratzinger.

Un Papa non imprevisto, dunque, ma che subito, sin da quel primissimo «buonasera», si è rivelato imprevedibile, tanto da far ricredere via via anche qualche cardinale che era stato tra i suoi elettori.

Una imprevedibilità che continua, turbando la tranquillità del cattolico medio, abituato a fare a meno di pensare in proprio, quanto a fede e costumi, ed esortato a limitarsi a «seguire il Papa».

 

Le contraddizioni di Papa Francesco

Già, ma quale Papa? Quello di certe omelie mattutine a Santa Marta, delle prediche da parroco all’antica, con buoni consigli e saggi proverbi, con persino insistiti avvertimenti a non cadere nelle trappole che ci tende il diavolo?

O quello che telefona a Giacinto Marco Pannella, impegnato nell’ennesimo, innocuo digiuno e che gli augura «buon lavoro», quando, da decenni, il «lavoro» del leader radicale è consistito e consiste nel predicare che la vera carità sta nel battersi per divorzio, aborto, eutanasia, omosessualità per tutti, teoria di gender e così via?

Il Papa che, nel discorso di questi giorni alla Curia romana, si è rifatto con convinzione a Pio XII (ma, in verità, a san Paolo stesso) definendo la Chiesa «corpo mistico di Cristo»?

O quello che, nella prima intervista a Eugenio Scalfari, ha ridicolizzato chi pensasse che «Dio è cattolico», quasi che la Ecclesia una, sancta, apostolica, romana fosse un optional, un accessorio da agganciare o meno, a seconda del gusto personale, alla Trinità divina?

Il Papa argentino consapevole, per diretta esperienza, del dramma dell’America Latina che si avvia a diventare un continente ex cattolico, con il passaggio in massa di quei popoli al protestantesimo pentecostale?

O il Papa che prende l’aereo per abbracciare e augurare buoni successi a un amico carissimo, pastore proprio in una delle comunità che stanno svuotando quella cattolica e proprio con il proselitismo da lui condannato duramente nei suoi?

Si potrebbe continuare, naturalmente, con questi aspetti che paiono – e forse sono davvero – contraddittori.

Si potrebbe, ma non sarebbe giusto, per un credente.

 

La vista limitata di chi critica il Papa

Questi, sa che non si guarda a un Pontefice come a un presidente eletto di repubblica o come a un re, erede casuale di un altro re.

Certo, in conclave, quegli strumenti dello Spirito Santo che, stando alla fede, sono i cardinali elettori condividono i limiti, gli errori, magari i peccati che contrassegnano l’umanità intera.

Ma capo unico e vero della Chiesa è quel Cristo onnipotente e onnisciente che sa un po’ meglio di noi quale sia la scelta migliore, quanto al suo temporaneo rappresentante terreno. Una scelta che può apparire sconcertante alla vista limitata dei contemporanei ma che poi, nella prospettiva storica, rivela le sue ragioni.

Chi conosce davvero la storia è sorpreso e pensoso nello scoprire che – nella prospettiva millenaria, che è quella della Catholica – ogni Papa, consapevole o no che lo fosse, ha interpretato la sua parte idonea e, alla fine, rivelatasi necessaria.

Proprio per questa consapevolezza ho scelto, per quanto mi riguarda, di osservare, ascoltare, riflettere senza azzardarmi in pareri intempestivi se non addirittura temerari.

Per rifarci a una domanda fin troppo citata al di fuori del contesto: «Chi sono io per giudicare?».

Io che – alla pari di ogni altro, uno solo escluso – non sono certo assistito dal «carisma pontificio», dall’assistenza promessa del Paraclito.

E a chi volesse giudicare, non dice nulla l’approvazione piena, più volte ripetutaa voce e per iscritto – dell’attività di Francesco da parte di quel «Papa emerito» pur così diverso per stile, per formazione, per programma stesso?

 

Io di fronte a Francesco

Terribile è la responsabilità di chi oggi sia chiamato a rispondere alla domanda: «Come annunciare il Vangelo ai contemporanei? Come mostrare che il Cristo non è un fantasma sbiadito e remoto ma il volto umano di quel Dio creatore e salvatore che a tutti può e vuole dare senso per la vita e la morte?».

Molte sono le risposte, spesso contrastanti.

Per quel poco che conta, dopo decenni di esperienza ecclesiale, io pure avrei le mie, di risposte.

Avrei, dico: il condizionale è d’obbligo perché niente e nessuno mi assicura di avere intravisto la via adeguata. Non rischierei forse di essere come il cieco evangelico, quello che vuole guidare altri ciechi, finendo tutti nella fossa?

Così, certe scelte pastorali del «vescovo di Roma», come preferisce chiamarsi, mi convincono; ma altre mi lascerebbero perplesso, mi sembrerebbero poco opportune, magari sospette di un populismo capace di ottenere un interesse tanto vasto quanto superficiale ed effimero.

Avrei da osservare alcune cose a proposito di priorità e di contenuti, nella speranza di un apostolato più fecondo. Avrei, penserei: al condizionale, lo ripeto, come esige una prospettiva di fede dove chiunque anche laico (lo ricorda il Codice canonico) può esprimere il suo pensiero, purché pacato e motivato, sulle tattiche di evangelizzazione.

Lasciando però all’uomo che è uscito vestito di bianco dal Conclave la strategia generale e, soprattutto, la custodia del «depositum fidei».

In ogni caso, non dimenticando quanto Francesco stesso ha ricordato proprio nel duro discorso alla sua Curia: è facile, ha detto, criticare i preti, ma quanti pregano per loro? Volendo anche ricordare che egli, sulla Terra, è il «primo» tra i preti.

E, dunque, chiedendo, a chi critica, quelle preghiere di cui il mondo ride ma che guidano, in segreto, il destino della Chiesa e del mondo intero.

 

messori vittorio

Autore

Vittorio Messori

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9 commenti a Addio Vittorio Messori: ma chi ti commemora non ti ha ascoltato

  • Dario ha detto:

    Un grande non solo della cultura divulgativa ma anche della fede cattolica, perchè Messori era uno di quelli che ‘ci credono davvero!” Per me il suo libro ‘Dicono che è risorto’ è stata una folgorazione, che mi fatto recuperare e apprezzare quasi tutti i suoi libri (alcuni avevano argomenti che non mi interessavano). Negli ultimi anni l’interesse si era un pò affievolito ma la stima per lui restava sempre intatta, perchè sempre coerente e sincero nel credere davvero. Ora è faccia a faccia con Gesù, e immagino che avrà trovato ad accoglierlo anche tanti fratelli e sorelle aiutati dalle sue opere.
    Riposi in pace (e lui il riposo dei giusti lo merita sul serio).

  • Michela Fabbri ha detto:

    Addio a un gigante e bravi Uccr a non accodarsi mai alla massa dei media cattolici e proporre sempre contenuti inediti e interessanti che sanno sempre fare riflettere

  • Giacomo Camilli ha detto:

    Questa riflessione è bella perché può essere rivolta ad ognuno di noi che è chiamato ad usare prudenza nei giudizi, dato che la storia la fa Dio e non certo noi

  • lorenzo ha detto:

    E’ profondamente scorretto, ricordando Messori, citare una sua intervista a Papa Francesco fatta a poco più di un anno dalla Sua elezione, quasi a cercare di far passare l’idea che lo scrittore abbia apprezzato Papa Francesco anche in seguito.
    Già nel 2019 Messori si era però già ricreduto, come me e tantissimi altri cattolici, su come Papa Francesco guidava la Chiesa Cattolica, ed in un’intervista a Bruno Quaranta per “la Stampa” affermava: «È il papato del gesuita Bergoglio, talvolta, a sconcertare. Il successore di Pietro deve innanzitutto tutelare il depositum fidei, Scrittura e Tradizione: la Chiesa e il suo insegnamento appartengono solo al Cristo. Il pontefice non è che un custode»;
    ed anch’io sottoscrivo il finale di quella intervista: «Sto e starò sempre con la Chiesa, non con chi se ne è separato. Sto con i papi, i cardinali, i vescovi, i parroci anche quando mi sembrano discutibili certe loro azioni e dichiarazioni: mugugno, magari mi rattristo ma non dimentico che la Chiesa è il corpo stesso di quel Cristo che sempre, in duemila anni, ha sistemato al meglio cose ben peggiori. Succederà anche stavolta. Come diceva Eduardo De Filippo: “A’ da passà a nuttata”»… e con Leone XIV sembra che, per ora, la nottata sia passata.

    • Panthom ha risposto a lorenzo:

      A parte che era un’intervista a botta e risposta dove Messori non ha esposto bene il suo pensiero come ha fatto in questo articolo.

      Comunque sia le parole pronunciate nel 2019 non contraddicono nulla di quanto scritto nel 2014: vedeva criticità ma scelse sempre la prudenza e lo “stare” con i Papi.

      In nessun caso vide tradimenti, eresie, contraddizioni al magistero e tutte le varie sbrodolate di accuse che i tradizionalisti che lo stanno elogiando vedono in Francesco. Al massimo chiese una maggior custodia del deposito fidei.

      • lorenzo ha risposto a Panthom:

        Se il compito di un Papa è quello di custodire la fede, affermare che “Il successore di Pietro deve innanzitutto tutelare il depositum fidei, Scrittura e Tradizione: la Chiesa e il suo insegnamento appartengono solo al Cristo. Il pontefice non è che un custode.” ti sembra sia un elogio o una critica al Papa stesso?
        Detto questo, anche se Papa Francesco è il peggiore degli otto Papi sotto i quali ho vissuto fino ad ora, ho sempre pregato ogni giorno per Lui perché era. per volontà del Pastore Grande delle pecore, il mio Papa.

        • Panthom ha risposto a lorenzo:

          E’ un monito rispettoso, ben lontano dagli strali e alla delegittimazione quotidiana dei suoi colleghi giornalisti (Socci, Cascioli, Tosatti, Valli ecc.)

          Bene la preghiera per lui ma prima di dare del “peggiore” a uno dei successori di Pietro e fare classiche ridicole pensa alla tua vita morale e a non essere il peggiore del tuo piccolo quartiere, è l’unico compito che ti è richiesto.

          Buona Santa Pasqua!

          • lorenzo ha risposto a Panthom:

            O sei in grado di dimostrare che ha torto Messori quando afferma che:
            – “ha cambiato motu proprio il catechismo in tema di pena di morte, dichiarandola inammissibile per i cristiani. Ora: si può considerare inopportuna quella pena (è il mio caso), ma non dimenticando che l’insegnamento cristiano non l’ha mai esclusa”,
            – interrogato sulla possibilità per i divorziati risposati di comunicarsi, ha risposto: «La morale cattolica richiede eroismo. Non le si addicono le scorciatoie».
            https://www.vittoriomessori.it/blog/2019/12/17/messori-questo-pontefice-dovrebbe-tutelare-di-piu-la-fede/
            oppure abbi l’accortezza di tacere su cose che non capisci!

          • Panthom ha risposto a Panthom:

            Naturalmente ha torto Messori, la questione del “cambio del catechismo” riguardo la pena di morte e di Amoris Laetitia sono state affrontate e chiarite mille volte.

            Il punto è che dopo questi mugugni, come li chiama lui, aggiunge di aver deluso i tradizionalisti che volevano assoldarlo tra i loro (tra l’altro Messori ha detto ad Aldo Cazzullo mentre scrivevano un libro assieme di non aver mai partecipato a una messa in latino, cosa che non ti farà piacere!) aggiungendo che “Sto e starò sempre con la Chiesa, non con chi se ne è separato. Sto con i papi, i cardinali, i vescovi, i parroci anche quando mi sembrano discutibili certe loro azioni e dichiarazioni: mugugno, magari mi rattristo ma non dimentico che la Chiesa è il corpo stesso di Cristo”.

            Esattamente quello che ha scritto nell’articolo qui sopra ripreso da Uccr. Non vedo quindi alcuna necessità di fare polemica né di invitare -ben poco tradizionalisticamente- il prossimo a tacere.