Tre domande all’illusa ideologo-scientista Margherita Hack

L’ultima fatica di Margherita Hack si chiama “Libera Scienza in libero stato” (Rizzoli 2010). Nonostante la sua buona carriera scientifica (anche se nel libro sono presenti lacune filosofiche enormi, ma d’altra parte o si fa gli scienziati o si gioca a filosofeggiare), è chiaro infatti che la Hack ha potuto sfondare nel mondo dei media soprattutto per le sue prese di posizione politiche, che ne hanno fatto un unicum, insieme ad Odifreddi, nel mondo così riservato e solitamente scrupoloso degli scienziati.

Il giornalista Francesco Agnoli ripercorre su Il Timone la sua avventura politica. Da buona marxista e lenin-comunista, la Hack ha il chiodo fisso del materialismo dialettico e della scienza esatta. I suoi libri sono pieni di convinzioni scientiste: la scienza sarà in grado di sconfiggere la religione e darà all’uomo la vera felicità, sconfiggerà le tenebre e il buio della fede in un Dio trascendente e creerà il paradiso in terra, le ingiustizie sociali e le malattie verranno sconfitte, la vita prolungata quasi a piacimento ecc…

Le 3 domande che Agnoli e noi vorremmo sottoporgli sono queste:

1) Come mai la scienza è nata nell’Europa cristiana?
E’ certamente appurato che la scienza moderna nasce dal pensiero greco e da quello cristiano. Molti hanno anche dubbi sul fatto che sia nata dai greci, come ad esempio lo storico della scienza David Lindberg, che afferma: “I greci crearono reti accademiche coordinate, le famose “scuole”, ma produssero solamente filosofie antiempiriche, raccolte di fatti ateoretici, mestieri e tecnologie isolati, che non sfociarono mai nella vera scienza” (Lindberg, The beginning of western science, University of Chicago Press 1992). Essa comunque nacque in Europa, non in altre civiltà dove il cristianesimo non è la religione dominante, dove ci sono le Università create dai monaci e dai cristiani, dove l’alchimia, presente in Cina, nel mondo islamico, in l’India, nell’antica Grecia e nell’antica Roma, qui e solo qui, si evolvette in chimica e l’astrologia condusse all’astronomia. Perchè? Alfred North Whitehead, importante filosofo e matematico britannico dice: “La scienza ebbe origine in Europa a causa della diffusa fede nelle sue possibilità, essa è un derivato della teologia medievale. Non può provenire che dalla concezione medioevale, la quale insisteva sulla razionalità di Dio”. (Whitehead, La scienza e il mondo moderno, Bollati Boringhieri, Torino 2001, pag.30). Come mai lei, nota scienziata polemica, ignora beatamente tutto questo?

2) Come mai i più grandi scienziati erano credenti e come mai esistono suoi ben più celebri e famosi colleghi credenti?
Difficile continuare a sostenere che la Chiesa si oppose allo sviluppo scientifico quando è ormai risaputo che le più grandi scoperte e i più grandi scienziati della storia erano tutti credenti e in maggioranza cattolici, citiamo velocemente Keplero, Newton, Galilei, Mendel, Lemaitre (senza il quale la Hack non avrebbe avuto i libri per studiare la cosmologia), Copernico, Volta, i suoi ben più rinomati colleghi Boscovich, Herschel, De Vico, Secchi, Respighi ecc… (e altri migliaia di nomi che potete osservare e valutare qui). E perché, cara Hack, nonostante sia dai tempi illimunistici che si blatera che la scienza dovrebbe eliminare Dio, esistono sempre più scienziati e astronomi suoi colleghi che non hanno alcun problema a convivere tra scienza e fede e teismo: Owen Gingerich, Hoyle, Hewish, Sandage, Bell-Burnell ecc..? Alla luce delle sue conclusioni, come si spiega “razionalmente” questo fatto?

3) Come mai il l’ateismo-comunista sovietico ha sempre osteggiato la “libera scienza” in Unione Sovietica?
Come mai la scienza, così esaltata da atei, comunisti materialisti e marxisti non ha mai conosciuto una persecuzione così feroce come quella vissuta proprio nell’URSS, paradiso dell’ateismo-comunista statolatrico e scientista? E’ assai strano che questa verità storica sia così occultata dalla Hack e da tutti coloro che, come Odifreddi, Dawkins, Veronesi, Flamigni ecc., si ergono a paladini della scienza, dimostrando nello stesso tempo grande simpatia per il comunismo e le sue “libertà”. Eppure tutti gli storici dell’Urss mettono in luce questo fatto: Adam. B. Ulam, autore di “Stalin”, poderoso studio sul dittatore georgiano, e Julian Huxley, celebre neodarwinista ateo, nel suo “La genetica sovietica e la scienza”, raccontano come in Unione Sovietica la scienza fosse sottoposta al controllo dell’autorità politica e dovesse essere conforme e compatibile col pensiero marxista. Ogni scoperta, ogni idea scientifica era giudicata non in se stessa, ma alla luce di Marx e di Lenin. Zdanov, fedele interprete della politica culturale di Stalin, si scagliava per esempio “contro i seguaci di Einstein e Planck”, a causa della loro “assurda idea di un universo finito” e in espansione, che mal si conciliava con il dogma marxista dell’universo increato ed eterno. Come mai cara nonnoscienziata marxista ha scritto un libro intitolato “Libera Scienza in libero stato”, opponendosi incredibilmente ai principi dogmatici della ideologia politica che lei stessa sostiene?

Se la UAAR le permettesse di rispondere ne saremmo lieti.

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