Mosè con le corna: un errore di traduzione diventato arte
- Ultimissime
- 06 Ott 2026

La storia del Mosè cornuto di Michelangelo Buonarroti: fu un errore di San Girolamo o una scelta consapevole?
Chiunque sia entrato nella basilica di San Pietro in Vincoli lo avrà notato.
E’ una delle opere più celebri di Michelangelo: il Mosè, realizzato tra il 1513 e il 1515 per il monumentale progetto della tomba di papa Giulio II.
A colpire è soprattutto un particolare insolito: sulla testa del profeta compaiono due piccole corna.
L’origine di questa raffigurazione risale a un problema di traduzione biblica.
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Come nacque l’equivoco
Nel capitolo 34 dell’Esodo si racconta che, dopo essere sceso dal monte Sinai, il volto di Mosè appariva segnato dalla sua esperienza dell’incontro con Dio.
Il termine ebraico utilizzato nel testo può essere collegato sia all’idea del «corno» sia a quella di qualcosa che «irradia» o «risplende».
San Girolamo, nella Vulgata, scelse l’interpretazione del volto «cornuto» (cornuta esset facies sua).
Per secoli il testo latino fu la principale Bibbia di riferimento nell’Occidente cristiano e quella formulazione influenzò anche l’arte.

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Girolamo scelse il Mosè cornuto?
Non si trattò però necessariamente di una semplice svista.
Alcuni studi, tra cui quello realizzato del prof. Brent A. Strawn (Duke Divinity School), hanno sottolineato che Girolamo conosceva le diverse possibilità interpretative e potrebbe aver scelto consapevolmente la resa letterale.
Avrebbe infatti voluto un ritorno più vicino al testo ebraico rispetto alla traduzione greca dell’Antico Testamento, nota come Settanta, la quale invece interpretava il testo (correttamente) come glorificazione/radianza.

Le corna e Michelangelo
San Girolamo non era impazzito, nell’antichità infatti le corna non avevano necessariamente un significato negativo o demoniaco.
Potevano infatti rappresentare forza, potenza, autorità e prestigio. Perciò per Girolamo “volto cornuto” poteva essere inteso metaforicamente come un volto che manifestava la potenza e la gloria ricevute da Dio.
Michelangelo si inserì dunque in una tradizione iconografica già consolidata, traducendo letteralmente nel marmo ciò che lesse nella Vulgata.
La sua statua contribuì poi a rendere universalmente celebre l’immagine del «Mosè cornuto».



















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