Il nome di Mosè tra le rocce del Sinai? Una scoperta esplosiva

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Il Mosè della Bibbia è esistito? Una recente scoperta in una miniera del Sinai, realizzata da Michael Bar‑Ron, scuote la comunità scientifica. Oppositori e sostenitori discutono in attesa di una conferma accademica.


 

Il primo riferimento archeologico al Mosè della Bibbia?

Un’eco antica torna a farsi sentire dalle profondità delle miniere del Sinai: il ricercatore indipendente Michael Bar‑Ron, legato all’Università di Ariel (Cisgiordania), dopo otto anni di studio approfondito su immagini ad alta risoluzione e modelli 3D, si è concentrato su due iscrizioni, catalogate come Sinai 357 e Sinai 361.

Ha infatti interpretato la sequenza “ZT MŚ” con l’ebraico antico “zot m’Moshe”, cioè “Questo proviene da Mosè”. E, invece, “NʾUM MŚ” con la frase: “Un detto di Mosè”.

Se venisse confermata sarebbe una scoperta straordinaria!

 

Dove è emersa la scritta sul Mosè della Bibbia

Si costituirebbe infatti come la prima testimonianza al di fuori della Bibbia di Mosè, la cui esistenza storica ha da sempre appassionato gli studiosi. Si tratta del grande leader scelto da Dio per liberare il popolo d’Israele dalla schiavitù in Egitto e guidarlo verso la Terra Promessa. E colui che ricevette i Dieci Comandamenti.

La citazione è stata rinvenuta nella miniera a Serabit el-Khadim, un’antica località mineraria attiva durante il regno del faraone Amenemhat III, dove all’inizio del XX secolo furono rinvenuti testi proto-sinaitici.

Le iscrizioni sono state realizzate in scrittura proto-sinaitica, un antico sistema considerato uno degli alfabeti più antichi al mondo e risultano risalenti a circa il 1800 a.C.

Si ritiene che sia un precursore delle scritture fenicia, greca e latina.

 

L’area archeologica coerente con la narrazione biblica

L’area mostra anche segni di un conflitto religioso tra lavoratori semitici ed egiziani, riflettendo possibili fondamenti storici delle narrazioni bibliche.

Altre iscrizioni infatti menzionano “El”, una divinità semitica legata all’antica religione israelita, e si segnala il nome cancellato della dea egizia Hathor, un tempio di Ba’alat distrutto, riferimenti alla schiavitù e e persino immagini associate all’episodio del “vitello d’oro” presente nel racconto dell’Esodo.

Elementi che rimandano direttamente all’archetipo biblico dell’Esodo: oppressione, ribellione, liberazione.

Se l’interpretazione di Bar-Ron fosse verificata, si tratterebbe quindi di una scoperta che collega in maniera armonica i dati archeologici ai testi biblici.

 

Il dibattito accademico sull’iscrizione di Mosè

Sul fronte accademico il dibattito è naturalmente esploso.

L’egittologo Thomas Schneider ha bollato queste interpretazioni come «completamente non provate e fuorvianti», sostenendo che l’identificazione delle lettere è arbitraria.

Un altro elemento contestato, giustamente, è che il lavoro di Bar-Ron non è ancora stato sottoposto a revisione paritaria su riviste scientifiche. Parallelamente, altri studiosi mettono in guardia sulla lettura del segno “MŚ” come Mosè: il nome, sebbene noto, non era esclusivo né raro nel Vicino Oriente antico, e il sistema scrittorio proto‑sinaico è ancora lontano dall’essere decifrato con certezza.

Ma, ecco il colpo di scena. Il supervisore accademico di Michael Bar‑Ron, l’eminente Pieter van der Veen dell’Università Johannes Gutenberg di Magonza, è intervenuto pubblicamente a sostegno dell’interpretazione. «Bar-Ron ha assolutamente ragione, l’ho letto anch’io e non è frutto di fantasia», ha affermato.

Lo stesso Bar-Ron ha sottolineato la coerenza di lettere, vocabolario e stile, suggerendo che uno scriba semitico di alto rango, probabilmente appartenente alla casta istruita dei funzionari, potrebbe essere stato coinvolto nella creazione delle iscrizioni.

 

A breve un colloquio con Michael Bar‑Ron

Manterremo monitorati gli sviluppi della vicenda ed essendo già in contatto con il ricercatore, a breve UCCR avrà un colloquio direttamente con Michael Bar‑Ron per capire meglio i dettagli, le possibili implicazioni e la volontà di portare la scoperta all’attenzione della comunità scientifica attraverso la revisione tra pari.

Fino ad allora, è giusto che prevalga la prudenza accademica, ma resta affascinante l’idea che, tra le rocce di un’antica miniera egizia, possa essersi inciso per la prima volta il nome di uno dei personaggi più influenti della storia biblica e dell’umanità.

Autore

La Redazione

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5 commenti a Il nome di Mosè tra le rocce del Sinai? Una scoperta esplosiva

  • Francesco ha detto:

    Beh, vi sono anche altre testimonianze a favore quantomeno dell’esodo d’Israele dall’Egitto, e mi pare che UCCR avesse fatto degli articoli in passato riportandone alcune. Del resto, alla base della tradizione deve esserci stato per forza un evento storico, se ha segnato a tal punto la coscienza del popolo d’Israele tanto da essere tramandato per secoli fino alla messa per iscritto. Sempre più convinto che tante volte la Parola abbia già tracciato la strada anche in questo senso, siamo noi non sempre pronti a seguirla.

    A tal proposito segnalo anche questo articolo dello Studium Biblicum Franciscanum: https://sbf.custodia.org/it/priotto-har-karkom-e-mose

  • G.B. ha detto:

    Il 1800 a.C. però sarebbe troppo presto per il Mosè della Bibbia. Generalmente l’Esodo viene collocato tra il 1400 e il 1200 a.C.

  • Giacomo ha detto:

    Secondo me tutti gli eventi riportati nella Bibbia a partire da Abramo in poi hanno qualcosa di storico,alcuni eventi saranno stati esagerati o riportati per scopi metaforici ma secondo me Abramo,Davide,Salomone,i Profeti,Mosè e tutti i personaggi a partire da Abramo hanno qualcosa di storico.Gli unici su cui ho dei dubbi sono Noè,Adamo ed Eva.Lo stesso Benedetto XVI se non sbaglio aveva detto una volta che Adamo ed Eva sono dei simboli della fragilità umana e riguardo a Noè non so se ci siano prove storiche del Diluvio Universale.