Il card. Biffi e il senso della vita

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Il celebre intervento del card. Giacomo Biffi sul senso della vita. Davanti a decine di giovani, nel 1992, sviluppò tre passaggi ancora oggi attuali.


 

Era il 26 novembre 1992.

Al Palasport di Reggio Emilia, il card. Giacomo Biffi incontrò i giovani della diocesi di Reggio Emilia-Guastalla per parlare di quella che definì «la questione centrale».

Il senso della vita.

Per spiegare dove cercarlo, Biffi indicò tre elementi che per lui andavano considerati assieme: la conoscenza della verità, la coscienza del compito e del traguardo e il sentimento di un’appartenenza.

All’interno di aneddoti personali, battute e riflessioni profonde, l’allora arcivescovo di Bologna li sviluppò con il suo stile.

 


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1) La coscienza delle domande ultime

Innanzitutto, disse, serve la conoscenza delle cose come stanno, «della verità delle cose, delle cose che contano».

Significa interrogarsi sull’origine e sulla natura del proprio essere, sul bene e sul male, sulla morte e sul destino. Percepire la grande domanda di senso che abita da sempre dentro di noi, senza farla affievolire rincorrendo le vane ed effimere passioni (o idoli) del mondo.

Una vita significativa non può infatti prescindere dalle domande ultime.

Biffi osservò che proprio questo “senso religioso” viene spesso censurato dalla cultura dominante, che nel Novecento ha preferito proporre «miti ideologici» come il progresso, il nazionalismo, la lotta di classe o lo scientismo. Oggi il consumismo, il salutismo ecc..

Ma senza la domanda sul senso, anche il benessere si rivela insufficiente. Ricordando il suicidio di un ragazzo che aveva lasciato scritto «Ho avuto tutto dalla vita», Biffi commentò: gli era stato dato tutto, «tranne il significato della vita».

 


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2) Un Volto a cui guardare

Il secondo elemento indicato dall’arcivescovo era l’avere un traguardo adeguato alle attese del cuore, uno scopo «che sia valido fino alla fine dei giorni».

Biffi distinse così tra i molti obiettivi che accompagnano l’esistenza e quel fine ultimo capace di dare unità a tutta la vita.

Guardando i giovani, osservò che si studia per passare alla classe successiva, poi per ottenere un diploma, quindi per trovare un lavoro migliore: obiettivi meritori, ma destinati prima o poi a essere raggiunti e «bruciati» dal tempo.

Anche la carriera, il successo e le soddisfazioni personali, infatti, non possono costituire il traguardo definitivo, perché arriva sempre il momento in cui vengono superati o perdono il loro valore.

«perché».

«Quando si sa il perché si può superare tutto, anche il dolore». Il dolore del parto, osservò, è tremendo ma una donna riesce ad affrontarlo perché comprende immediatamente «per che cosa deve soffrire».

Allora, per cosa vale la pena vivere? «Senza il perché a lungo andare diventa insopportabile anche il piacere».

La scienza non è una risposta perché può portare l’uomo sulla Luna ma non può dirgli «che cosa è venuto a fare sulla Terra». Sapere come funziona il mondo non coincide con il significato del mondo.

Per il cardinale, la risposta a questa incognita è indubitabilmente quell’Uomo, quella “via, verità e vita”: «La soluzione dell’incognita», affermò, «è Gesù Cristo, col suo avvenimento, col suo Vangelo».

È in lui che il traguardo ultimo dell’uomo trova finalmente un volto e una direzione.

 

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3) La vocazione come appartenenza

Infine, il terzo elemento è l’appartenenza.

Necessaria, disse, per «oltrepassare la prigionia dell’individualismo e della solitudine».

Biffi arrivò al tema della vocazione: l’uomo non è un essere capitato per caso nell’esistenza, ma qualcuno che è stato chiamato.

«Se io esisto», disse, «questo significa che sono stato voluto, che sono stato scelto». Dio «ci ha invitati alla festa della vita», alla conoscenza, all’amore e alla gioia.

Perciò, concluse il card. Biffi, «la nostra vita è essenzialmente una risposta, una risposta alla chiamata». Da vivere dove le circostanze della vita ci chiamano: nella famiglia, in monastero, in seminario, nel lavoro, con gli amici.

 


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Il significato non è nell’uomo

Senza questa consapevolezza, è difficile che la vita acquisti un significato pieno. Lo capì Wittgenstein quando disse: «Il significato dell’universo, non sta nell’universo».

E, per analogia, Biffi aggiunse: «Il significato dell’uomo, non sta nell’uomo».

Autore

La Redazione

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1 commenti a Il card. Biffi e il senso della vita

  • Sergio- ha detto:

    E, per analogia, Biffi aggiunse: «Il significato dell’uomo, non sta nell’uomo».
    Pascal: «L’ùltimo passo della ragione è quello di riconoscere che c’è un’infinità di cose che la sorpassano».