Il Fuoco Santo di Gerusalemme è falso: la sentenza scuote gli ortodossi
- Ultimissime
- 29 Ago 2026

Il tribunale di Atene conferma che il miracolo del Fuoco Sacro proclamato dalla Chiesa ortodossa è dovuto all’azione umana. Le testimonianze sotto giuramento.
E’ definito il più grande miracolo dal cristianesimo ortodosso.
Ogni Sabato Santo, migliaia di fedeli si radunano nella Basilica del Santo Sepolcro di Gerusalemme per assistere al cosiddetto Fuoco Santo.
Secondo la tradizione, la fiamma comparirebbe miracolosamente all’interno dell’Edicola del Santo Sepolcro, dopo la preghiera del Patriarca greco-ortodosso di Gerusalemme, per poi essere distribuita ai fedeli e trasportata in diversi Paesi.
Ma una recente sentenza di un tribunale ateniese ha dato un peso completamente nuovo alle accuse, secondo cui il fuoco sarebbe acceso attraverso un procedimento umano.
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Il miracolo ortodosso del Fuoco Santo
Per anni la descrizione ufficiale del Patriarcato ortodosso parlava esplicitamente di un «vero miracolo».
I francescani cattolici di Terra Santa hanno invece mostrato scetticismo, nonostante del “miracolo” ne abbia parlato nel 2021 anche l’Osservatore Romano.
Il Fuoco Santo di Gerusalemme viene solitamente trasportato anche nei Paesi con importanti comunità ortodosse e ricevuto da capi della Chiesa e di Stato, come Georgia, Bulgaria, Libano, Romania, Egitto, Cipro, Macedonia del Nord, Serbia, Ucraina e Russia.
Oggi, però, la formulazione di “miracolo” non compare più sulla pagina del Patriarcato.
La vicenda è stata ricostruita dal giornalista greco Dimitris Alikakos, figlio di un sacerdote ortodosso e autore nel 2019 del libro “Redemption – On the Holy Fire”.
La sua inchiesta, iniziata nel 2018, ha portato alla pubblicazione di testimonianze e registrazioni di esponenti del Patriarcato di Gerusalemme.
L’arcivescovo Aristarco di Costantino ha però reagito con azioni giudiziarie, trasformando paradossalmente la questione in una materia sottoposta all’esame dei tribunali.

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La sentenza e la testimonianza giurata
Il passaggio decisivo è arrivato il 26 febbraio 2026, con la sentenza del Tribunale unipersonale di primo grado di Atene.
Il giudice, chiamato a stabilire se Alikakos avesse falsificato le dichiarazioni attribuite agli ecclesiastici, ha concluso che le prove dimostravano che il Fuoco Santo viene acceso con intervento umano, «con un accendino o dei fiammiferi».
La domanda giudiziaria riguardava la correttezza delle affermazioni del giornalista, non la possibilità metafisica di un miracolo. Ma il tribunale ha ritenuto provato il modo concreto in cui la fiamma viene accesa.
Particolarmente pesante è la testimonianza dell’arcivescovo Nikiforos di Ascalona, che aveva prestato servizio nel Patriarcato di Gerusalemme per decenni e tra il 1984 e il 1988 era stato skeuophylax, cioè responsabile degli oggetti e dei preparativi della Basilica.
Secondo la sua deposizione giurata, non esisterebbe alcun «miracolo del Santo Fuoco»: la lampada perpetua viene accesa dallo skeuophylax e lasciata accesa affinché il Patriarca possa trovarla. Nikiforos aggiunse che questa sarebbe una verità conosciuta dai gerarchi del Patriarcato.
Un’altra testimonianza, quella dell’arcivescovo Theophanes di Gerasa, distingue invece tra l’origine della fiamma e il suo significato religioso: «È una luce naturale», che viene successivamente santificata attraverso la preghiera del Patriarca. Non sarebbe dunque «né miracolo né mistero», ma una sentita cerimonia liturgica.
La sentenza ateniese ha così respinto la causa dell’arcivescovo Aristarchos, condannandolo al pagamento delle spese processuali. Il verdetto è diventato definitivo il 23 giugno 2026, non essendo stato presentato appello entro i termini.

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Il Patriarcato rimuove il “miracolo”
A rendere ancora più significativa la vicenda è la storia del sito ufficiale del Patriarcato.
Nel 2018, dopo le rivelazioni di Alikakos, la pagina che definiva il Fuoco Santo un «vero miracolo» venne modificata, eliminando quella formulazione.
Il 23 giugno 2018 il vecchio testo fu sostituito e successivamente la relativa voce dedicata al Santo Fuoco è stata rimossa.
La questione, peraltro, ha radici storiche più complesse di quanto suggerisca la leggenda.
La pellegrina Egeria, nel IV secolo, descriveva una lampada che rimaneva accesa giorno e notte all’interno della grotta del Santo Sepolcro, senza parlare di un’accensione soprannaturale. Una descrizione esplicitamente miracolosa comparve invece diversi secoli più tardi, almeno nell’VIII-IX secolo.
La convinzione miracolosa è stata anche attribuita1H. Lamb, The Crusades a Papa Urbano II, sarebbe stata manifestata a Clermont nel 1095.
Certamente non è necessario negare il profondo significato religioso della cerimonia dei nostri fratelli ortodossi per contestare l’origine soprannaturale della fiamma.
Ma per onestà intellettuale il fuoco non può (più) essere presentato come una combustione miracolosamente accesa da Dio.


















11 commenti a Il Fuoco Santo di Gerusalemme è falso: la sentenza scuote gli ortodossi
Mi semba strano che si sia propagata una tale truffa per cosi’ tanti secoli. Le autorità israeliane, e prima di allora quelle turche, hanno sempre ispezionato il sito e il patriarca. C’è chi ha osservato e spiegato il fenomeno su base scientifica. Un fascio di protoni ad altra intensità che investe della paraffina (cera) sprigiona rapidamente una miscela di gas altamente infiammabili. La luce del fuoco si genera talmente rapidamente che il calore ancora non c’è. Si tratta di un fuoco freddo che non brucia. Il professor Giulia Fanti, esperto della Sindone, ha osservato che un foglio di carta posto a qualche centimetro al di sopra della fiamma del Santo Sepolcro restava intatto mentre bruciava sopra la fiamma di una candela normalmente accesa. L’ipotesi del fascio di protoni ad alta intensità è usata anche per spiegare l’immagine sindonica, il cui sengue non contiene azoto, trasmutato in carbonio dal fascio protonico intenso (e cio’ avrebbe falsato la datazione al 14C). Se questo processo è conosciuto e potrebbe spiegare il fenomeno, la questione resta su come si sprigioni quel fascio protonico intenso in quel luogo e a una data precisa (il Sabato Santo ortodosso di ogni anno). Non penso che questa sentenza greca chiuda questa storia.
Sono d’accordo, di sicuro non è una sentenza di un tribunale a dire la parola definitiva su questo fenomeno. Non si tratta solo dell’accensione del fuoco, c’è anche il comportamento anomalo della fiamma, che non si spiega se si trattasse di un fuoco normale. Peraltro la sentenza parla di un accendino o dei fiammiferi mentre invece secondo l’arcivescovo Nikiforos si tratterebbe di una lampada accesa che viene lasciata nell’Edicola.
A margine, nell’articolo c’è una svista: prima viene detto che Alikakos è un giornalista, mentre più avanti viene definito arcivescovo.
Nell’ebraismo classico, riguardo alla festa di Hanukkah, esiste un precetto molto importante, il “Pirsum ha -Nes”, parola di derivazione aramaica e che implica l’obbligo di dare la massima pubblicizzazione al miracolo: credo che da questa usanza ebraica derivi l’azione liturgica del miracolo del fuoco dei fratelli ortodossi.
Quello che invece mi crea perplessità è come i fratelli ortodossi abbiano “spostato” questo rito della Luce dal Natale alla Pasqua.
Non penso che il rito ortodosso sia derivato da quello ebraico. L’unica cosa che hanno in comune è che si accendono delle candele, cosa che nel cristianesimo si fa anche in tante altre circostanze, per il resto sono riti totalmente diversi. Mi sembra più probabile che il rito del Fuoco Santo derivi dall’accensione del cero pasquale, che si fa appunto il Sabato Santo.
Ho scritto di due cose distinte:
1. L’usanza ebraico/aramaica di dare la massima evidenza, anche spettacolarizzando, al miracolo.
2. L’inizio della festa delle luci, giorno della nascita di Gesù, che in quell’anno coincideva anche con il solstizio d’inverno.
Quest’articolo è un palese e meschino attacco alla chiesa ortodossa. Ci si arriva a dar credito ad un giornalista rampante in cerca di notorieta e all’opinione di un tribunale profano (quindi propabilmente composto da atei) per attaccarne la credibilita’ e portare acqua al proprio mulino. Fa ridere che a parlare di falsita dei miracoli altrui siano dei bigotti che credono alle “Madonne postine” che hanno fatto la fortuna ($) di certi presunti veggenti. E il sottoarticolo “Perche sbagliano i cattolici che passano alla chiesa ortodossa” rivela la vera natura malevola e maliziosa di tale articolo, che ha il merito di rivelare l’ipocrisia e la falsita’ che ci sono dietro al tanto sbandierato ecumenismo da parte del Vaticano e alle sviolinate sul “dialogo fraterno”, che nascondono la stessa demoniaca bramosia di potere e di supremazia che ha contraddistinto sempre l’istituzione che ha prodotto il “Dictatus Papae”
Se il giudice ha dato ragione al giornalista, suppongo che questi abbia dimostrato (l’articolo parla di registrazioni) che le testimonianze sono autentiche, nel senso che non se le è inventate lui, ma le persone interpellate hanno veramente detto quello che lui sostiene.
Resta da vedere se quelle persone hanno detto la verità o hanno mentito. In entrambi i casi la cosa lascia molto perplessi: se è vero, perché la Chiesa ortodossa avrebbe portato avanti questo inganno per secoli e poi tutto d’un tratto si sono decisi a confessare la verità solo perché un giornalista gliel’ha chiesto? E se è falso, per quale motivo degli esponenti del Patriarcato Ortodosso, tra cui addirittura degli arcivescovi, avrebbero mentito?
Ammazza quanto astio caro Willy
Sorrido di fronte al “giornalista rampante in cerca di notorietà” e “all’opinione di un tribunale profano (quindi propabilmente composto da atei) “.
Anzi a dir la verità è un sospiro di sollievo leggere queste scemenze almeno so che la critica non proviene da qualcuno di sano e autorevole.
Quando non si hanno gli argomenti, restano gli insulti
E chi è che ha cominciato a insultare?
Ma te lo stai dicendo a te stesso dopo aver scritto il tuo commento pieno di insulti? Ma che gente c’è in giro?