Leone XIV difende il Concilio Vaticano II e denuncia gli abusi liturgici
- Ultimissime
- 26 Ago 2026

Nell’Udienza il Papa spiega le ragioni della riforma liturgica e rigetta gli abusi che talvolta si verificano per cattiva interpretazione.
Ultima catechesi di Leone XVI sul Concilio Vaticano II.
Il Papa ha preso posizione stamattina sul dibattito intorno alla riforma liturgica, difendendone le ragioni originarie.
Allo stesso tempo ha riconosciuto apertamente gli abusi liturgici che talvolta si verificano e si sono verificati.
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L’Udienza di Leone sul Concilio
Nell’udienza generale di oggi, dedicata alle «motivazioni della riforma liturgica», il Santo Padre ha ricordato perché i Padri conciliari ritennero necessaria una revisione liturgica.
La riforma introdotta dalla costituzione Sacrosanctum Concilium del 1963, infatti, riguardò l’Ordinamento della Messa e le varie parti della celebrazione, il calendario liturgico, il Lezionario (aumento della quantità di Sacra Scrittura proclamata durante la Messa).
E ancora, i riti dei sacramenti e dei sacramentali, la Liturgia delle Ore, la musica e il canto liturgico e l’uso delle lingue volgari accanto al latino.

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Scopo della riforma: fedeli partecipi
L’obiettivo non era abbandonare la Tradizione, ma renderne più accessibile la ricchezza: favorire una partecipazione consapevole dei fedeli, permettere una maggiore comprensione dei riti e delle preghiere e rendere più lineare l’ordinamento delle celebrazioni.
Lo stesso Paolo VI, citato da Leone, spiegava che i fedeli «non possono e non devono più rimanere muti e passivi. La loro materiale presenza non può accordarsi con la loro spirituale assenza».
Leone ha poi sottolineato che la liturgia è «una realtà viva, è sempre stata soggetta lungo i secoli a sviluppi e cambiamenti».
La distinzione tra elementi di istituzione divina, immutabili, e aspetti disciplinari modificabili era già stata ribadita da Pio XII. La riforma conciliare, dunque, si inserisce nella «tradizione vivente della Chiesa», non in una sua rottura.
Un punto ribadito qualche mese fa anche dal card. Gerhard Ludwig Müller.

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Il Papa: “Rigettare abusi liturgici”
Proprio per questo, secondo Leone XIV, il ritorno alla corretta intenzione della Sacrosanctum Concilium permette di respingere sia il rifiuto pregiudiziale della riforma sia gli abusi commessi in suo nome.
La fedeltà alla costituzione stessa, ha detto, consente di «rigettare gli abusi che si sono verificati in alcuni settori della Chiesa nella stagione postconciliare, e che purtroppo talora ancor oggi si verificano, assolutizzando o mal comprendendo alcuni dei principi che stavano alla base della riforma stessa».
La responsabilità ricade sui sacerdoti, chiamati a custodire una liturgia conforme alle norme e caratterizzata da quella «nobile semplicità» richiesta dal Concilio.













14 commenti a Leone XIV difende il Concilio Vaticano II e denuncia gli abusi liturgici
Il Concilio auspicava una partecipazione consapevole all’Eucarestia.
Nella realtà odierna si assiste spesso ad una semplice partecipazione cerimoniale, più teatrale che consapevole, alle azioni di contorno all’Eucarestia.
Di certo non era meglio stare per il 90% in silenzio e ripetere ogni tanto frasi incomprensibili in latino e di certo le battaglie antiquate contro il Concilio non aiutano per nulla a migliorare al dignità della Messa.
Se avessi scritto che bisognava tornare alle Santa Messe preconciliari, avresti ragione: ma siccome non l’ho fatto, mettiti di fronte ad uno specchio e sputati in faccia da solo!
Veramente un commento cristiano il tuo, dal profondo del tuo cuore!
Dal basso della mia ignoranza mi chiedo solo questo : se la Messa é il rinnovamento incruento del sacrificio di Cristo sul Calvario, ti verrebbe voglia di parlare se, ai piedi della Croce, vedi il Tuo Signore che sta morendo ? Se, viceversa, la Messa è il momento conviviale della cena, sia pure l’ultima ( ma tu non lo sai ancora ), si sa che a cena, a lungo andare, un po’ si svacca.
Chiedendo anche a chi ne capisce molto più di me : ma adesso che è tutto chiaro, che si capisce tutto, che tutti partecipano attivamente, consapevolmente, etc., etc, perchè le chiese sono tutte mediamente desolatamente vuote ? Han ragione i miscredenti a dire che adesso che si capisce tutto, abbiamo capito che non vale la pena andare a Messa, tanto a cosa serve.
E a cosa serviva andarci prima, quando non si capiva niente?
Che vuoi farci, non mi piace il buonismo né caldo né freddo: “Poiché non sei né caldo né freddo, ti vomiterò dalla mia bocca!’
Lascio perdere la prima questione che trovo molto forzata. Non è che ora a Messa “si parla”, ma semmai si partecipa con tutto se stessi alla preghiera e si capisce quel che il sacerdote dice. Davanti al sacrificio di Cristo allora non si dovrebbe nemmeno cantare, invece la Messa in latino è piena di canti. Giusto? Eviterei queste forzature.
Sulla seconda questione bisognerebbe prima dimostrare che mantenendo l’antico rito non si sarebbe verificata la secolarizzazione in corso in Occidente. Puoi dimostrarlo? No, quindi non c’è alcuna causalità diretta. Le Messe in latino sono spesso più partecipate perché sono poche e rare, se ci fosse una sola Messa in novus ordo nel centro di Roma in tutta la settimana ti assicuro che non ci sarebbe posto nemmeno in piedi. In Africa le messe vengono cantante in dialetti locali, con tamburi e balli e le chiese sono tutte le volte strapiene.
Condivido a pieno il tuo intervento Phantom.
Purtroppo la gente manda giù la propaganda dei “tridentini oltranzisti” senza nemmeno ragionare. Io nella mia parrocchia ho tre celebrazioni: prefestiva, domenica ore 9 e domenica ore 11 o 19 in base alla stagione (quest’ultima è la principale, la propopolo, in cui cantiamo con tutti i giovani). È quantomeno ovvio che anche in base alle necessità le persone si dividano tra queste. Quindi sarà più difficile avere la chiesa piena: probabilmente con una sola messa festiva, sarebbe piena ogni domenica.
E posso confermare il discorso anche sulle messe in Africa: il nostro vescovo è stato in missione da quelle parti ed è rimasto piacevolmente colpito dalla gioia che esprimono quelle liturgie, senza per altro mai scadere nell’esagerazione.
PincPallaro, la mia risposta sopra ere in riferimento alla tua accusa di non essere cristiano nel cuore: che vuoi farci, il mio cuore di cattolico è affascinato dalla figura di Cristo che scaccia i mercanti dal Tempio perché, allora come ora, hanno fatto della casa di Dio una spelonca di ladri.
Riguardo poi alla risposta che hai dato ad Enrico, mi sembra che tu commenti a vanvera senza aver conosciuto la realtà ecclesiale preconciliare: se le cose non le conosci perché non le hai vissute, cosa commenti a fare?
Purtroppo per me, e solo a motivo degli anni che mi porto addosso, quella realtà l’ho pienamente vissuta. Oltretutto, da quanto scrivi, sembra che tu non conosca nemmeno il reale significato della partecipazione alla Messa. E mi pare anche che tu sia un tantino presuntuoso nel metterti addirittura nei panni di Dio. E, infine, visto che ti piacciono tanto le citazioni bibliche, rileggiti Lc 18,9-14: forse la tua presunta superiorità morale non sarà tanto apprezzata da Colui che tanto ti affascina.
Affermi che non conosco il significato della Santa Messa e che sono un fariseo? Se sei convinto tu per me va bene: un abbraccio in Cristo
Contraccambio
Non capisco, si conferma che gli abusi liturgici esistono (vivaddìo, non è che ci volesse un esperto), si ammette che sono commessi (principalmente) dai sacerdoti, e poi si afferma che la responsabilità per arginarli è dei sacerdoti (che li commettono).
Come dire: sappiamo che ci sono i furti, la colpa è dei ladri, i quali si dovrebbero dare una (auto)regolata.
Mah…
(una curiosità: ma Tucho e i suoi, allora, che ci stanno a fare?)