Antony Flew, la conversione del filosofo ateo più famoso del mondo
- Ultimissime
- 10 Ott 2026

Su una rivista accademica esce la recensione al libro con cui Antony Flew raccontò la sua conversione a Dio grazie alla ragione (e non alla fede).

di Daniel Asia*
*da Academic Questions, 2026
Antony Flew, filosofo analitico scomparso nel 2010, è stato uno degli atei più eminenti al mondo.
Nel corso della sua carriera, ha sostenuto di aver sempre seguito i fatti, ovunque lo conducessero. Ciò significava porsi domande filosofiche e cercare risposte attraverso il pensiero razionale, esaminando attentamente tutti gli argomenti e le prove disponibili.
Nel suo libro fondamentale del 2008, “Dio esiste. Come l’ateo più famoso del mondo ha cambiato idea“ (Alfa & Omega 2010) ha sostenuto l’esistenza di una forza all’origine della creazione dell’universo.
Flew ha preso in considerazione l’ipotesi che Dio abbia creato questo universo pensando all’umanità.
Oltre a ciò, ha manifestato una preferenza per la concezione cristiana di Dio, probabilmente come retaggio della propria educazione, sebbene il libro non si proponga di difendere la verità di una particolare religione.
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L’ateo più famoso al mondo
Quest’opera breve e concisa è suddivisa in due parti.
La prima si intitola “La mia negazione del divino”.
In tre sezioni, Flew descrive il proprio percorso verso l’ateismo (suo padre era ministro di culto), il desiderio di seguire le prove e, infine, le ragioni per cui, prima di diventare credente, «considerò serenamente» la propria posizione atea.
Racconta le esperienze vissute prima, durante e dopo la Seconda guerra mondiale, che gli posero davanti una «sfida ineludibile all’esistenza di un Dio onnipotente e amorevole».
Da giovane, considerava l’esistenza del male un problema e, già a quindici anni, aveva rifiutato l’idea di un «Dio sommamente buono e onnipotente». A ventitré anni era un ateo dichiarato e non credeva nella vita dopo la morte.
Flew frequentò l’Università di Oxford e, durante i primi tre anni, prestò servizio anche come non combattente nelle forze armate, nell’Oxford University Air Squadron. Si laureò con il massimo dei voti nel 1947 e decise di proseguire gli studi di filosofia presso la stessa università.
Osserva che la permanenza di Wittgenstein a Oxford e le idee che vi diffuse esercitarono un’influenza significativa sul suo pensiero, spiegando così il suo interesse per la filosofia analitica.
Anche la Socrates Society ebbe un ruolo importante nella sua formazione. Il gruppo organizzava vivaci dibattiti tra cristiani e atei e il suo principale portavoce cristiano, C.S. Lewis, esortava i membri a seguire il principio socratico: «Seguire l’argomentazione ovunque essa conduca».
Flew conobbe la futura moglie, Anna, e nel 1950 assunse un incarico di docente di Filosofia morale presso l’Università di Aberdeen, in Scozia. In seguito, intraprese una carriera accademica itinerante tra il Regno Unito e il Canada, per poi tornare in Inghilterra.
Il suo approccio filosofico all’ateismo era stato delineato in un primo articolo, “Dio e la filosofia”, scritto originariamente nel 1966. Nel 2004, tuttavia, lo considerò ormai un «reperto storico», poiché altri studiosi gli avevano offerto nuove prospettive per le sue indagini.

“Dio esiste”, il libro di Antony Flew che sconvolge l’ateismo
(21/11/2011)
La conversione di Antony Flew
Nel ripercorrere il proprio sviluppo intellettuale, Flew riconosce apertamente di aver commesso errori che vorrebbe correggere. Ciò riguarda tanto la sua concezione del libero arbitrio quanto la questione dell’esistenza di Dio.
Segue effettivamente le prove e i cambiamenti intervenuti nella propria comprensione delle questioni affrontate. La scrittura è spesso densa e accademica, ma, dedicandovi il tempo necessario, anche un lettore non specialista dotato di una certa preparazione può comprenderla con chiarezza.
Flew annunciò la propria «conversione» a Dio durante un dibattito pubblico alla New York University, nel maggio 2004.
Affermò che questa svolta era stata determinata dalle ricerche sul DNA: «Ciò che ritengo abbiano dimostrato le conoscenze sul DNA è che, vista la complessità quasi incredibile delle strutture necessarie a produrre la vita, deve essere stata coinvolta un’intelligenza per far cooperare questi elementi straordinariamente diversi».
Il successivo cambiamento di prospettiva di Flew si fonda sulla risposta alla seguente domanda: «Che cosa dovrebbe accadere, o essere accaduto, perché tu abbia una ragione per prendere almeno in considerazione l’esistenza di una mente superiore?».
Flew risponde: «Ora credo che l’universo sia stato portato all’esistenza da un’intelligenza infinita. Credo che le intricate leggi di questo universo manifestino ciò che gli scienziati hanno chiamato la Mente di Dio. Credo che la vita e la riproduzione abbiano origine in una fonte divina».
In questo percorso, Flew si basa non soltanto sui dati scientifici, ma anche su una loro interpretazione filosofica: «Quando trai conclusioni filosofiche dai dati scientifici, stai pensando da filosofo».

Antony Flew, arrivato a Dio dopo anni di ateismo granitico
(02/09/2010)
Secondo le prove e la ragione
La sua nuova convinzione in Dio non deriva dalla fede, bensì dalla ragione fondata sulle prove.
Il Dio monoteistico nella cui esistenza crede è quello di Aristotele, così come quello dell’ebraismo e del cristianesimo, poiché queste concezioni condividono gli stessi attributi.
Le leggi della natura sembrano guidate da un’intelligenza, quella che scienziati come Einstein e Heisenberg hanno chiamato “Mente di Dio”. Molti altri grandi scienziati, da Newton e Maxwell fino a Schrödinger, condividevano una convinzione analoga.
Ancora una volta, tale convinzione non si fonda sulla fede, ma sulle prove che emergono dalla profonda comprensione delle leggi dell’universo scoperte da questi studiosi. Anche l’umanità e il suo rapporto con il divino devono avere un ruolo importante in questo quadro.
Prima della scoperta della radiazione cosmica di fondo, prevista dalla teoria del Big Bang, tra molti scienziati prevaleva l’idea che l’universo fosse sempre esistito. Questa scoperta confermò la tesi opposta: l’universo, come postulato nel libro della Genesi, aveva effettivamente avuto un inizio.
Sorge allora una domanda: da chi o da che cosa, e in che modo, ha avuto origine? E l’universo è stato forse creato pensando proprio a noi, esseri umani dotati di coscienza? È improbabile che la scienza possa mai rispondere a queste domande.
Come sosteneva Flew: «Se anche uno solo dei valori delle costanti fondamentali, come la velocità della luce o la massa dell’elettrone, fosse stato anche solo leggermente diverso, non si sarebbe potuto formare alcun pianeta in grado di sostenere l’evoluzione della vita umana».
Tra le altre domande di questo genere vi è quella che Flew formula chiedendosi: «Come ha fatto la vita a diventare vita?». E ancora: «Come può l’universo, composto da materia priva di pensiero, produrre esseri dotati di fini intrinseci, capacità di autoreplicazione e una “chimica codificata”?»
Flew si domanda come sia possibile che siamo esseri caratterizzati da un’«organizzazione teleologica», ossia orientata a un fine, senza precedenti in tutto ciò che è esistito prima di noi.

La rivelazione divina?
La sua conclusione è netta: «L’unica spiegazione soddisfacente per l’origine di una vita come quella che osserviamo sulla Terra, orientata a fini e capace di autoreplicarsi, è una Mente infinitamente intelligente».
Eppure, questa trasformazione da ateo a credente, pur essendo fondata sulla ragione anziché sulla fede, non è ancora completa.
Alla conclusione del libro, Flew dichiara di rimanere aperto alla possibilità di una rivelazione divina: «Alcuni sostengono di essere entrati in contatto con questa Mente. Io non l’ho ancora fatto. Ma chi sa che cosa potrebbe accadere in futuro?».
Si potrebbe essere tentati di suggerire che, se avesse approfondito maggiormente le tradizioni che rivendicano proprio questo tipo di contatto, dalla Bibbia fino persino a “Timore e tremore” di Kierkegaard, avrebbe forse incontrato ulteriori dimensioni della verità che stava cercando.
Forse suo padre, ministro di culto, ovunque si trovi, avrebbe accolto con discreta soddisfazione questa possibilità.
Il percorso di Flew è tuttavia degno di nota proprio perché non parte dalla rivelazione, ma dalla ragione. Il suo cammino lo conduce a postulare un’intelligenza divina dedotta dalla struttura del cosmo.












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