Se Dio è causa del futuro, siamo davvero liberi? Risposta a un’obiezione
- Risposte cattoliche
- 23 Ago 2026

Come fa l’onniscienza di Dio ad essere compatibile con il libero arbitrio, se è Dio a causare il futuro? Come salvare la libertà umana?
Onniscienza e libero arbitrio.
Abbiamo ricevuto per e-mail una confutazione da parte di un filosofo (manterremo riservato il nome).
Si è trovato infatti a leggere un articolo della nostra rubrica “Risposte cattoliche”, risalente al 2014.
Onniscienza di Dio e libertà
All’epoca affrontammo una delle obiezioni più classiche contro l’esistenza di Dio: se Dio è onnisciente e conosce infallibilmente le nostre scelte future, come possiamo essere realmente liberi?
Ad esempio, se Dio sa infallibilmente che domani andrò al lavoro, come potrei mai non andarci? Se mi recassi in ufficio significherebbe che Dio si era sbagliato, e Dio non può sbagliarsi.
Ma se non è possibile che domani io non vada al lavoro, come posso scegliere liberamente se andarci oppure no?
La risposta che fornivamo -e che sottoscriviamo oggi- era che la conoscenza divina non equivale a una costrizione: sapere ciò che una persona farà liberamente non significa obbligarla a farlo.
Restando sempre sull’esempio, se il tuo collega sapesse con certezza che domani ti recherai al lavoro — perché un amico comune fidato gliel’ha assicurato o perché ha guardato nel futuro attraverso una sfera di cristallo — in che modo ciò sarebbe incompatibile con il fatto che tu abbia deciso liberamente di presentarti in ufficio?
Sapere che compirai una determinata azione non è incompatibile con il fatto che tu scelga liberamente di compierla. E se non c’è incompatibilità quando è il tuo collega a conoscere le tue azioni future, perché dovrebbe essercene una quando a conoscerle è Dio?
All’epoca usammo un esempio ancora più facile: noi possiamo prevedere con relativa certezza che nostro figlio mangerà la caramella che sua sorella ha lasciato sul tavolo della cucina, ma questo non lo influenzerà a farlo.
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L’obiezione: Dio è causa del futuro
A distanza di anni, però, ci è stata sottoposta un’obiezione più precisa, che merita una nuova risposta.
Il problema, ha osservato il filosofo, non è soltanto che Dio conosce il futuro: Dio è anche causa dell’esistenza della realtà futura, non semplicemente qualcuno che la conosce.
Se dunque tutto ciò che accade dipende causalmente da Dio, allora le nostre azioni non sono mai davvero libere.

Se Dio è onnisciente può esistere il libero arbitrio?
(24/01/2014)
La risposta: confonde causa con costrizione
La debolezza di questo ragionamento è confondere causalità e costrizione.
Restiamo sulle analogie, comprensibili da chiunque.
Un insegnante prepara un esame, stabilisce le condizioni perché gli studenti possano sostenerlo e conosce perfettamente le capacità di uno di loro.
Può persino essere certo che quello studente, trovandosi davanti a una determinata domanda, sceglierà una certa risposta.
Il fatto che l’insegnante abbia predisposto la situazione e che la sua previsione sia praticamente infallibile (conosce lo studente da 5 anni!) non significa che abbia costretto lo studente a scegliere quella risposta. La scelta rimane dello studente.
Un’altra analogia è ancora più forte e più simile (seppur ancora imperfetta) al rapporto tra Dio e l’uomo.
Un genitore è realmente causa dell’esistenza del proprio figlio. Senza di lui, quella persona non esisterebbe: non avrebbe un presente e neppure un futuro.
Eppure, nessuno conclude da questo che il genitore sia anche causa delle singole decisioni libere che il figlio prenderà nel corso della sua vita. Il fatto che una persona debba la propria esistenza a qualcun altro non significa che debba a quella stessa persona ogni propria scelta.

La certezza di Dio impedirebbe il libero arbitrio?
(25/05/2025)
Creare le condizioni non priva la libertà
Come già detto, le analogie quando si parla di Dio sono sempre imperfette. Ma questa distinzione è decisiva.
Dio non è una causa tra le altre cause che operano nel mondo, come se intervenisse sulla nostra volontà dall’esterno per determinarla.
Perciò, creare le condizioni ontologiche perché un atto libero esista (nel presente o nel futuro) non equivale a determinare quell’atto come farebbe una causa coercitiva
Per questo l’obiezione ricevuta dal filosofo non dimostra l’incompatibilità tra Dio e libero arbitrio.
Clicca qui per consultare altre risposte cattoliche:
La rubrica “Risposte cattoliche”













13 commenti a Se Dio è causa del futuro, siamo davvero liberi? Risposta a un’obiezione
Aggiungo: meravigliosamente la filosofia cristiana ha intuito il concetto dei “futuribili”, ovvero il fatto che Dio conosca gli esiti anche delle scelte che noi non facciamo. Insomma, Dio vede tutte le possibili strade, senza perciò obbligare noi a nessuna di esse.
Mi sembra un concetto sempre valido.
Concordo. Dio vede tutte le possibili strade e le conseguenze a cui portano ma, secondo me, finché non imbocco concretamente una strada lui non sa quale strada percorrerò. Certamente Dio proverà a farmi percorrere la strada migliore ma la scelta finale è mia e non di Dio.
Quindi, secondo te, la conoscenza di Dio è limitata dal tempo?
Sì, ma il vero limite che Dio stesso si è posto non è il tempo, è la nostra libertà.
Così come noi con i nostri figli, la libertà che accordiamo loro comporta che le loro scelte non saranno sempre uguali a quelle che noi desideriamo.
Faccio copia /incolla di una risposta che ho già dato nel 2014:
“Una cosa però non dovete perdere di vista, carissimi: davanti al Signore un giorno è come mille anni e mille anni come un giorno solo.” (2P 3.8)
Chi riesce a comprendere come mille anni siano la stessa cosa che un giorno solo, può anche comprendere come il libero arbitrio non contraddica l’onniscienza di Dio.
Vorrei aggiungere, in prospettiva tomista, l’unica che abbraccia profondità e chiarezza, un punto metafisico che nell’articolo rimane implicito. L’articolo ha il grande merito di distinguere causalità e costrizione. Per portare però questa distinzione al suo fondamento metafisico, occorre ricorrere sempre a San Tommaso d’Aquino, il vero Maestro, il Dottore Comune.
Tommaso spiega che Dio non è una causa tra le altre che entra in concorrenza con la volontà umana. Egli è la causa prima dell’essere e dell’agire della creatura, mentre la volontà rimane una vera causa seconda. Dio non causa il nostro atto di scelta nonostante la nostra libertà, ma proprio in quanto esso è un atto libero: la causalità divina fonda quella della creatura senza sostituirvisi.
Questo corregge anche l’errore del commento di Antonio. Dire che Dio «non sa cosa sceglierò finché non lo faccio» significa concepire la conoscenza divina come sottoposta al divenire temporale. Dio non «prevede» il futuro come noi prevediamo un evento ancora da accadere: nella sua eternità conosce l’atto creato nella sua stessa realtà temporale, compreso il suo essere libero.
Causalità divina e libertà umana, dunque, non sono grandezze in concorrenza: proprio perché Dio è causa prima dell’essere e dell’agire della creatura, la volontà può essere realmente causa seconda e quindi realmente libera.
Non capisco perché la risposta di Antonio non dovrebbe essere corretta. Se fosse vero che Dio conosce già quello che noi liberamente abbiamo scelto, allora sarebbe anche vero che “Dio ha creato certi uomini ben sapendo che sarebbero andati all’inferno”, il che mi sembra impossibile. Il discorso sui futuribili, nella mia ignoranza, e la risposta di Antonio mi sembra che rispondano a questo problema, che non saprei altrimenti come spiegarmi. Cosa ne dite?
Massimo, la tua obiezione coglie un problema reale, e forse ci permettere di fare un guadagno notevole filosofico, ma credo che occorra ancora con san Tommaso, la nostra aurea guida, distinguere prescienza, causalità e predestinazione alla dannazione. Dio può conoscere infallibilmente una libera scelta senza causarla come una necessità. L’Angelico sostiene infatti che Dio conosce anche i futuri contingenti proprio nella loro contingenza, perché li conosce nell’eternità, non come noi li conosciamo nel tempo!
Quanto all’inferno, la dottrina cattolica è esplicita: Dio “non predestina nessuno ad andare all’inferno” (CCC 1037). La dannazione deriva da un volontario allontanamento da Dio e dalla perseveranza nel peccato mortale fino alla fine. In Tommaso, la riprovazione implica la permissione della caduta, non Dio come causa della colpa; la colpa procede dal libero arbitrio. In parole povere, come si dice, all’inferno va solo chi vuole andarci.
Il problema rimane misterioso ( altrimenti avremmo la scienza dei beati, la visione beatifica!), ma non è una contraddizione: Dio può essere causa prima dell’essere e dell’agire della creatura senza essere causa del peccato come peccato. E’ grandioso! Alleluia!
La questione della perdizione eterna è estremamente importante, mi spinge riflettere, perchè probabilmente tra le più difficili — forse la più difficile — della teologia cattolica ( non sono sicuro, forse lo è ancora di più quella relativa alla caduta delle sostanze intellettuali…). Non perché la dottrina sia logicamente contraddittoria, ma perché tiene insieme verità che la fede cattolica afferma simultaneamente.
Dio vuole la salvezza di tutti (1 Tm 2,4); è onnipotente e onnisciente; offre realmente all’uomo i mezzi della salvezza; l’uomo è realmente libero; l’inferno è eterno e la Chiesa non esclude la possibilità della dannazione; e tuttavia Dio non predestina nessuno all’inferno (CCC 1037).
La domanda diventa allora: come può un Dio che vuole veramente la salvezza di ogni uomo permettere che una creatura libera si chiuda definitivamente a Lui?
Qui Tommaso offre una distinzione decisiva: Dio è causa prima dell’essere e dell’agire della creatura, ma non è causa del peccato in quanto peccato. Tutto ciò che nell’atto creaturale è essere e perfezione dipende da Dio; la sua disordinazione morale deriva invece dalla volontà creata.
Ma rimane una domanda ancora più profonda: perché Dio abbia creato un mondo nel quale esiste la possibilità reale della dannazione, pur conoscendo eternamente tale possibilità?
Qui la teologia cattolica non possiede una spiegazione esaustiva dell’ordine concreto della Provvidenza. Può però affermare con certezza che Dio non vuole il male morale, non predestina nessuno alla dannazione e vuole la salvezza di tutti. Il perché ultimo della permissione della perdizione rimane nel mistero della Provvidenza.
E questo è importante: risolvere una contraddizione non significa eliminare il mistero. La teologia cattolica può mostrare che dannazione, libertà, giustizia e bontà divina non sono logicamente incompatibili; non può trasformare il mistero della permissione del male in un problema completamente trasparente alla ragione.
Per questo la domanda più radicale non è semplicemente: «Come può Dio conoscere il futuro se siamo liberi?», ma:
«Come può l’Amore onnipotente creare e sostenere una libertà autentica, sapendo eternamente che essa può rifiutare definitivamente l’Amore stesso?»
È precisamente qui che la metafisica, la teologia della grazia, la mistica e l’escatologia si incontrano.
Sarebbe ancora più bello se riuscissimo a far incontrare, come dicevo in altra parte, anche le arti belle, le scienze empiriche e la storia!
Se io amo una persona ma quella persona rifiuta il mio amore, dimostro nella pratica di continuare ad amarla veramente lasciandola libera di rifiutare il mio amore od obbligandola ad amarmi?
Verissimo e bellissimo, Lorenzo! L’inferno non è un fallimento dell’amore di Dio, ma il paradosso di un Amore così assoluto da proteggere la libertà della creatura anche quando questa scelta diventa la sua stessa rovina.
Grazie Lorenzo! Volevo scrivere la stessa cosa! L’amore è la risposta anche a ciò che sembra filosoficamente intricatissimo. Amare è lasciare liberi, anzi, amare è desiderare la libertà dell’altro. E l’altro, solo nella libertà di scelta, è veramente in grado di amare a sua volta. Eppure il male imperversa, potrebbe obiettare qualcuno. Vero, perché tanti uomini lo scelgono. Ma se Satana induce così tanti a fare il male, perché ne è stata permessa l’esistenza? Satana tenta, ma neanche lui può forzare la volontà (espressione suprema di libertà e una delle cose dell’uomo che più è “a immagine e somiglianza di Dio”). La decisione, la libertà in azione, è sempre individuale. In questa luce, possiamo fare emergere ancora di più il bene, col finalizzare quella volontà a Dio, resistendo a Satana e perseverando nel bene: in tal modo rinnoviamo la vittoria di Cristo sulla croce contro Satana, il mondo, le seduzioni della carne e la morte.
«Se resterete nelle mie parole, conoscerete la Verità, ed Essa vi farà lìberi» /Gv 8,32/
«Il Signore è lo Spirito, e dove c’è lo Spirito del Signore c’è libertà» /2 Corinzi 3,17/
«Cristo ci ha liberati, perché restassimo liberi» /Gàlati 5,1