Venezuela: dov’era Dio? La risposta del vescovo, tra scienza e teologia

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Il vescovo davanti ai dubbi della fede dopo la tragedia del terremoto in Venezuela. Il contributo della teologia e dell’evoluzione biologica.


 

La domanda è sempre la stessa: dov’era Dio?

Il Venezuela continua a fare i conti con il devastante terremoto che finora ha causato oltre 5.000 morti, migliaia di feriti e altrettanti sfollati.

E’ inevitabile che riaffiori con forza il quesito più tremendo di tutti, quello che ha allontanato dalla fede milioni di persone nella storia umana: dov’era Dio? Perché lo ha voluto?

Abbiamo trovato significative le parole del vescovo ausiliare di Caracas, mons. Carlos Márquez, che non si è sottratto alla domanda pur definendo «un atto di immensa superbia» pensare di fornire risposte che risolvano completamente questo mistero.

 


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Le catastrofi e le colpe dell’uomo

Il vescovo di Caracas ha innanzitutto ricordato che da nessuna parte Dio ha mai promesso di eliminare il dolore dalla storia.

Semmai, tramite il volto e la passione di Cristo, «ha assicurato di restare presente accanto all’uomo anche nelle prove più drammatiche».

Mons. Márquez ha però aggiunto che, se si vogliono trovare responsabilità, esistono due tipi di libertà in gioco di fronte a queste tragedie.

La prima è la libertà dell’uomo che, se usata in modo improprio, «causa sofferenza e dolore».

Ha fatto riferimento agli edifici costruiti in luoghi inadatti, senza rispettare le norme di sicurezza e usando materiale sbagliato (come il polistirolo).

«L’imprudenza», colpevole o meno, «non è causata, né voluta da Dio», ha osservato. La responsabilità è dell’uomo.

 


L’evoluzione amica del teismo: il caso delle imperfezioni in natura
(20/03/2017)


 

Le catastrofi e i processi naturali

E poi c’è un secondo elemento: la “libertà” insita della natura.

Il vescovo di Caracas ha richiamato il passo di San Paolo in cui l’apostolo scrive che la creazione «geme fino ad ora e soffre le doglie del parto» (Rom 8,22-39).

Anche la natura è imperfetta, ha ricordato il presule, e «non possiamo sfuggire alle leggi biologiche». Le alluvioni, i terremoti e ogni tipo di calamità naturale non sono una punizione divina ma si tratta di «processi naturali».

Questi fenomeni appartengono a un mondo dotato di una propria autonomia e di una casualità che opera secondo le sue leggi.

 


Le calamità naturali e l’esistenza di Dio: la risposta del cristianesimo
(18/03/2016)


 

Il contributo dell’evoluzione

Si tratta di una prospettiva che trova eco anche nella riflessione di numerosi scienziati e teologi cattolici.

Il genetista Francisco Ayala, ad esempio, ha scritto ampiamente su questo ricordando che l’evoluzione biologica è un’alleata del teismo, perché evita di attribuire a Dio ogni imperfezione o catastrofe naturale.

Nel suo “Il dono di Darwin alla scienza e alla religione” (Jaca Book 2009) si è a lungo soffermato sul fatto che «la scienza, con gran sollievo dei teologi, fornisce una spiegazione che assegna in maniera convincente le responsabilità di difetti, deformità e disfunzioni a cause naturali»1F. Ayala, “Il dono di Darwin”, Jaca Book 2009, pp. 220, 221.

Anche John F. Haugth, celebre teologo cattolico che ha osato sfidare sul loro terreno i “nuovi atei”, ha parlato di «dono di Darwin alla teologia», dimostrando che Dennett, Hitchens e Dawkins hanno adottato lo stesso errato letteralismo biblico dei loro oppositori creazionisti2J.F. Haught, “Dio e il nuovo ateismo”, Queriniana 2009.

A sua volta, il teologo e biochimico Arthur Peacocke ha definito Darwin «un amico sotto mentite spoglie»3A. Peacocke, “Biological evolution: a positive appraisal” Specola Vaticana e Centro per la teologia e le scienze naturali 1998, pp. 393-418.

Questi grandi intellettuali hanno infatti osservato come la teoria dell’evoluzione, che a prima vista sembrava aver eliminato il bisogno di Dio nel mondo, di fatto è riuscita ad affrancarci dalla necessità di attribuirGli la responsabilità delle catastrofi naturali.

«Le spalle dei credenti», ha scritto Ayala, «sono state alleggerite di un grosso peso quando la scienza ha portato prove convincenti del fatto che la natura segua processi autonomi e non sia totalmente sottoposta all’azione diretta del Creatore»4F. Ayala, “Il dono di Darwin”, Jaca Book 2009, p. 227.

 


Da biochimico cattolico sì all’evoluzione, no all’Intelligent Design
(31/10/2025)


 

“Io sarò con voi”

Torniamo però a mons. Márquez.

Il presule ha concluso spiegando che questo ci aiuta a comprendere che la natura «si riadatta, evolve e si muove» come parte di un processo «verso la pienezza promessa da Gesù». Anche il creato attende di essere ricapitolato in Lui.

Di fronte a ciò, il vescovo è tornato a rassicurare: «La promessa di Cristo non era che non avremmo sofferto, né che non ci sarebbero state tragedie naturali».

L’unica promessa è stata che in mezzo al dolore non ci avrebbe abbandonato: «“Io sarò con voi fino alla fine del mondo”, Egli cammina al nostro fianco in mezzo al dolore».

Autore

La Redazione

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13 commenti a Venezuela: dov’era Dio? La risposta del vescovo, tra scienza e teologia

  • lorenzo ha detto:

    – All’uomo disse: “Poiché hai ascoltato la voce di tua moglie e hai mangiato dell’albero di cui ti avevo comandato: “Non devi mangiarne”, maledetto il suolo per causa tua! Con dolore ne trarrai il cibo per tutti i giorni della tua vita. Spine e cardi produrrà per te e mangerai l’erba dei campi. Con il sudore del tuo volto mangerai il pane, finché non ritornerai alla terra, perché da essa sei stato tratto: polvere tu sei e in polvere ritornerai!”. (Gen 3.17-19)
    – Dovera Dio, Padre Figlio e Spirito Santo, quando il Figlio moriva ucciso dall’uomo sulla croce?

  • Antonio Iadicicco ha detto:

    Giusto! Hai ben sintetizzato lo spirito dell’articolo (se ha patito Nostro Signore perché non dovremmo partire anche noi?). È il nemico antico che si insinua con la domanda “dov’era Dio?”.
    Giustamente, come già detto e scritto, dovremmo di più alla carità verso chi è colpito.
    Grazie per l’articolo e per il commento

  • Alessandro ha detto:

    Alcune cose sono corrette, ma altre mi lasciano perplesso. Dire che la Creazione sia imperfetta mi sembra quasi una bestemmia: l’imperfezione non sta in essa, ma nell’uomo, che ha completamente dimenticato il senso del peccato originale. A questo proposito, faremmo bene a rileggere con attenzione le catechesi che Benedetto XVI ha tenuto su questo tema nel 2008.

    • Don Francesco Paolo ha risposto a Alessandro:

      La Creazione è imperfetta ora più che mai. Già all’ inizio Dio aveva creato tutto quasi perfetto, lasciando una legerissima imperfezione nella creazione che doveva essere sanata dall’ azione dell’ Uomo. Dio ha creato l’ uomo non come semplice spettatore ma come partner e aveva donato all’ uomo stesso il potere di portare a compimento perfetto tutto il creato. L’ uomo doveva aderire im pienezza con un atto libero della volontà al piano di Dio e accogliere il suo dono di un destino che andava al di là delle proprie potenzialità, la Glorificazione della natura umana mediante l’ Incarnazione del Figlio. L’ uomo però ha fatto tutto il contrario, ha commesso il peccato originale e così non solo non ha completato il poco che mancava al perfezionamento della creazione, ma ha rovinato tutto ed ha reso la creazione estremamente imperfetta, ha creato la morte, la sofferenza, ecc. Lo dice chiaramente San Paolo nella Lettera ai Romani. Dio però è intervenuto e l’ Incarnazione è diventata Redentiva prima che Glorificativa. Alla fine dei Tempi Dio ricapitolerà tutto in maniera piena in Cristo Gesù e tutto sarà Glorificato cioè reso perfetto.

    • Sergio- ha risposto a Alessandro:

      Condivido in pieno le vostre parole, Alessandro: parlare di creazione “autonoma”, è assurdo.
      Il senso delle tragedie è, naturalmente, spiegato dal Signore Gesù: «O quei diciotto, sopra i quali rovinò la torre di Sìloe e li uccise, credete che fossero più colpevoli di tutti gli abitanti di Gerusalemme?
      No, vi dico, ma se non vi convertite, perirete tutti allo stesso modo» -Luca 13,4-5.

    • G.B. ha risposto a Alessandro:

      La creazione è imperfetta nel senso che è ancora in cammino verso il suo compimento. Ci saranno cieli nuovi e Terra nuova.

  • Michele ha detto:

    Che magnifico l’intervento di Mons. Márquez: è proprio vero che i consacrati di Dio sono la luce del mondo. Quanto è sbagliata quella domanda: “dov’era Dio?” quando sottintende, senza troppi velami, la presunzione di dare la responsabilità a Lui di eventi del genere, ma Dio non si prende quasi mai in causa quando si parla dei peccati perpetrati dall’uomo, i quali, come ci dice bene la Sacra Scrittura più e più volte, non solo allontanano la creatura dal Creatore, ma infetta sé, gli altri e la creazione stessa: come cita Lorenzo nel commento, prendendo in causa il passo della Genesi, il “disordine” del peccato perpetrato dall’uomo, re del creato, disordina e quindi rende ostile a lui, lo stesso creato. La responsabilità però non è attribuita quasi mai all’uomo per chi si fa questa domanda. Eppure Dio, nella Sua immensa Misericordia, che non violenta la libertà dell’uomo anche quando sceglie di peccare, Lo porta a dire “Io sono accanto a voi anche durante questi momenti”. “Per chi ama Dio, tutto ciò che appare dannoso, si mostrerà utile” (S. Giovanni Crisostomo).

  • Jacopo ha detto:

    Alcune osservazioni:

    1) mi si corregga caritatevolmente se sbaglio, ma che le forze della natura abbiano una qualche autonomia, non si è dovuto aspettare Darwin per metterlo a fuoco: mi sembra ci si fosse già arrivati con la dottrina delle cause prime e seconde di cui per es. nella filosofia scolastica medievale, la quale tuttavia precisava (giustamente) che questa autonomia rientrava comunque a suo modo nel governo provvidenziale di Dio del mondo, e che Dio comunque poteva a Sua discrezione intervenire come causa diretta (e non solo indiretta, come di norma) dei fenomeni naturali;

    2) “Le catastrofi naturali non sono punizioni divine”. Mi sembra che forse andrebbero fatte alcune doverose distinzioni: “Le catastrofi naturali non sono NECESSARIAMENTE punizioni divine PUNTUALI di peccati PERSONALI”, ci può stare, perché infatti non necessariamente i malanni materiali sono conseguenze di peccati propri (Giobbe e soprattutto Gesù e Maria docent – andrebbe poi anche detto che con le sofferenze si espiano i peccati non solo propri, ma anche altrui); “Le catastrofi naturali non sono punizioni divine IN ASSOLUTO” invece dovrebbe essere (con rispetto parlando) un’affermazione in odor di eresia, perché la fede insegna che i malanni temporali dell’uomo (malattie, morte, calamità naturali etc.) sono conseguenza come minimo del peccato originale (che è comune a tutti gli esseri umani eccetto Gesù e – in un modo particolare – Maria) e talvolta di peccati PERSONALI – spiace notare che il peccato non viene neanche menzionato (almeno esplicitamente) nell’articolo;

    3) mi permetto infine, con la doverosa umiltà e rispetto, di consigliare il bel discorso che S. Tommaso d’Aquino fa in Summa Theologiae, II-II, q. 108, a. 4 (in particolare la parte sulla pena non solo come punizione, ma anche come medicina).

    POSTILLA: Nel Messale ATTUALE (non quello tridentino), alla sezione “Messe per diverse/varie necessità”, ce n’è una per il “tempo di terremoto”, nella quale si chiede esplicitamente a Dio la liberazione dai pericoli del terremoto.

    • lorenzo ha risposto a Jacopo:

      1) Dio ha voluto le leggi di natura e la natura, a meno che tale sia la volontà di Dio, può solo obbedire ciecamente alle leggi di natura stabilite da Dio.
      2) Atto di dolore: “Mio Dio, mi pento e mi dolgo con tutto il cuore dei miei peccati, perché peccando ho meritato i tuoi castighi, e molto più perché ho offeso te, infinitamente buono e degno di essere amato sopra ogni cosa. Propongo con il tuo santo aiuto di non offenderti mai più e di fuggire le occasioni prossime di peccato. Signore, misericordia, perdonami”

  • GUIDO ha detto:

    Lo spirito che Dio ha partecipato alla creatura animale ha fatto di essa l’uomo, conferendogli libertà e creatività. Queste si manifestano nella sua coscienza con la capacità di scegliere e decidere, e hanno sì incidenza sulla dimensione fisica del creato (“la terra”: la creatività materiale e intellettuale dell’uomo lo distingue qualitativamente dalle altre creature)  ma soprattutto su quella spirituale (“il cielo”). Anzi è tale il potere dello spirito umano per le ricadute che riversa sul senso della creazione (Mt 12,36:  “… di ogni parola infondata gli uomini renderanno conto nel giorno del giudizio” ), che, come facilmente l’uomo può sbagliare (Prov 24,16:  … se il giusto cade sette volte, egli si rialza … ), se la scelta non viene fatta secondo l’impronta data dallo spirito divino ma secondo l’interesse autoreferenziale, allora si dà il peccato ( … ma gli empi soccombono nella sventura). È infatti da sottolineare quanto forte sia nella natura dello spirito umano il potere di influire sul senso della creazione: questo fa sì che le sue scelte abbiano profonde conseguenze, e, se fatte secondo un senso deviante dal senso dato dal Creatore, arrivino letteralmente a “sfregiare” l’ordine impresso da Dio al cosmo: questo è l’esito del peccato.
    E la gravità del peccato è valutabile dal fatto che per liberare gli uomini da questo giogo ha dovuto intervenire Dio stesso nella persona del Figlio, che degli esiti dei peccati, delle “deformità” accumulate da Adamo in poi, si è fatto carico: perché il peccato produce una “stortura”, una “ferita” al senso originario, naturale, impresso dal Creatore all’opera sua che ha esiti sulla creazione tutta.
    Riguardo dunque al problema del male e, in particolare, all’antica concezione che vede i disastri naturali come punizioni di Dio per i peccati degli uomini ( Ez 3, 20:  se il giusto si allontana dalla sua giustizia e commette l’iniquità, io porrò un ostacolo davanti a lui ed egli morirà ), io penso che i disastri ( grandi e piccoli ) avvengano sì per sequenze di cause naturali, come ha chiarito la scienza moderna, ma ritengo che sia proprio l’accumulo del “controsenso” (della “colpa”) prodotto nel creato dai peccati degli uomini a provocarene misteriosamente sul mondo materiale gli effetti, e che si debba “sollevare” Dio dall’antico sospetto di avere volontà diretta e deliberata di inviare le disgrazie come punizioni.
    Prendiamo queste parole di Gesù rivolte al miracolato della piscina di Betzeta: (Gv 5,14) Poco dopo Gesù lo trovò nel tempio e gli disse: «Ecco che sei guarito; non peccare più, perché non ti abbia ad accadere qualcosa di peggio». Che non va inteso come punizioni da parte di Dio, ma come “logiche/naturali” conseguenze del peccato.

  • Sergio- ha detto:

    Matteo 10,29
    “Non si vendono forse due passeri per un soldo?
    Eppure nemmeno uno di essi cadrà in terra senza il volere del Padre vostro”

    • Sergio- ha risposto a Sergio-:

      Io sono l’Eterno, e non ve n’è alcun altro.
      Io formo la luce, creo le tenebre, dò il benessere, e creo l’avversità.
      Io, l’Eterno, son quegli che fà tutte queste cose.
      Isaìa 45, 6-7

      • Sergio- ha risposto a Sergio-:

        Giobbe 2,10 – «E Giobbe a lei: ‘Tu parli da donna insensata! Abbiamo accettato il bene dalla mano di Dio, e rifiuteremmo d’accettare il male?’» – In tutto questo Giobbe non peccò con le sue labbra.