Non abbiamo un cervello rettiliano: lo studio distrugge il mito

cervello rettiliano

Non c’è alcun cervello rettiliano che regola le funzioni vitali e gli istinti di sopravvivenza. Un falso mito della psicologia evoluzionista.


 

Per decenni è stata una delle immagini più diffuse nei manuali di psicologia evoluzionista.

L’idea che l’essere umano conservi un “cervello rettiliano”, sede degli istinti più primitivi, sul quale si sarebbero progressivamente sovrapposti il cervello emotivo dei mammiferi e, infine, la neocorteccia responsabile del ragionamento.

I nostri antenati avrebbero originariamente attraversato una fase di sviluppo “da pesce“, seguita da una fase “da rettile“, per poi diventare infine mammiferi.

 


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Il mito del cervello rettiliano

Una rappresentazione falsa che le neuroscienze considerano ormai superata da molto tempo.

A ricordarlo è un approfondimento pubblicato dalla McGill University, secondo cui il cosiddetto “cervello rettiliano” appartiene alla storia delle idee mitologiche più che alle conoscenze scientifiche attuali.

L’origine del modello risale agli studi del neuroscienziato Paul D. MacLean, che tra gli anni Cinquanta e Sessanta elaborò la teoria del “cervello trino”.

Secondo questa ipotesi, il cervello umano si sarebbe sviluppato come una serie di strati successivi: un antico cervello rettiliano dedicato alla sopravvivenza, un sistema limbico deputato alle emozioni e una neocorteccia, esclusiva dell’uomo, responsabile del pensiero razionale.

 


La psicologia evolutiva e le storielle sulla mente umana
(15/01/2013)


 

Carl Sagan e la popolarità della tesi

La teoria ebbe enorme successo anche grazie alla divulgazione dell’astronomo e divulgatore scientifico Carl Sagan, uno dei più ferventi sostenitori, che contribuì a farla entrare nell’immaginario collettivo.

L’articolo della McGill cita uno studio del 2020 che ha valutato 20 manuali introduttivi di psicologia e ha scoperto che tra quelli che trattavano l’evoluzione del cervello «quasi tutti commettevano l’errore di insegnare agli studenti il ​​concetto di cervello rettiliano».

La ricerca si concludeva esortando «gli psicologi ad abbandonare questa visione errata del cervello umano».

Un’idea che è stata smentita dai neurobiologi fin dagli anni ’90, i quali già sapevano che «la nostra conoscenza in continua evoluzione del cervello non era compatibile con l’ipotesi della stratificazione», si legge.

 


Psicologia evoluzionista? Telmo Pievani ha (quasi) ragione
(04/06/2014)


 

La complessità del cervello

Il messaggio chiave è che «alcune ipotesi scientifiche vengono canonizzate nonostante ciò che sappiamo oggi, perché ci sembrano semplici e appaganti. Il mondo, purtroppo, è pieno di complessità, e il nostro cervello non ne è immune».

Parole sagge che andrebbero tenute in considerazione.

Autore

La Redazione

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