Il Vaticano divenne rifugio per gli ebrei: i documenti della Gendarmeria
- Ultimissime
- 15 Lug 2026

Il Vaticano diede asilo agli ebrei. Lo storico Cesare Catananti e i documenti scoperti nell’Archivio della Gendarmeria vaticana.
Dopo un lungo studio degli archivi della Gendarmeria pontificia, lo storico Cesare Catananti ha pubblicato un libro.
Il volume è stato pubblicato alcuni anni fa con il titolo Il Vaticano nella tormenta. 1940-1944 (San Paolo) e si è concentrato sugli anni della guerra e sui nove mesi dell’occupazione nazista di Roma.
L’ottimo lavoro del docente di Storia della Medicina all’Università Cattolica ha meritato una esaustiva recensione da parte di Francesco Margiotta Broglio professore di Relazioni tra Stato e Chiesa presso l’Università di Firenze.
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Il Vaticano di Pio XX ospitò ebrei
Il libro fa anche luce sulla volontà del “silenzioso” Pio XXI di trasformare il Vaticano in “asilo” e rifugio per ebrei, perseguitati e soldati in fuga.
Dai documenti emerge che Papa Pacelli, scrive Catananti, permise «la sopravvivenza di quest’ultimo fazzoletto di libertà nell’Europa occupata dai nazisti», cioè il Vaticano stesso.
All’interno della Curia vennero delineate tuttavia diversità di opinione, due in particolare.
La prima fu quella del card. Nicola Canali, governatore di Stato dal 1939 al 1961, definito “simpatizzante per il regime fascista”.
La seconda quella guidata da mons. Giovan Battista Montini (futuro Paolo VI), «artefice della azione di ospitalità agli ebrei e a ricercati in tutta Roma», tra i quali Alcide De Gasperi e Pietro Nenni.
Pio XII, scrive lo storico, «si mosse con prudenza ma chiaramente a favore dell’utilizzo della Chiesa come spazio di asilo».

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Materiale inedito nella Gendarmeria vaticana
Lo stesso autore, durante un’intervista, ha spiegato anche l’importanza del materiale inedito custodito dall’Archivio della Gendarmeria.
«I prigionieri che erano scappati dai campi di prigionia dopo l’8 settembre – i militari alleati – avevano l’ordine da Londra di ricongiungersi con le loro truppe oppure di fuggire in Stati neutrali, in particolare Svizzera o Vaticano», ha ricordato.
Così, «la Santa Sede era combattuta tra due opposti doveri, il dovere della misericordia e il dovere di rispettare il Trattato del Laterano».
Per questo, ha proseguito Cesare Catananti, «la Segreteria di Stato si muoveva davvero sulla lama del rasoio, dando ospitalità a tutti questi militari, prima inglesi e americani, poi – dopo il giugno del ‘44 – anche ai disertori tedeschi, ospitandoli dentro la Gendarmeria».

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Sempre nella medesima intervista, lo storico ha precisato un dettaglio legato ancora a Papa Pacelli per nulla secondario.
«Non è che la Segreteria di Stato o Giovanni Battista Montini o l’irlandese mons. Hugh O’Flaherty potevano muoversi se Pio XII non era d’accordo».
Un ruolo particolare in queste attività umanitarie di appoggio agli alleati lo svolse appunto mons. O’Flaherty, che Papa Pacelli – quando era segretario di Stato – incaricò come suo referente nella Cecoslovacchia appena occupata dai nazisti».
Pio XII parlava poco, spiega lo storico, «ma soprattutto agiva con la massima discrezione possibile, in supporto a tutti».
E per quanto riguarda l’entità dei rifugiati in Vaticano, «gli atti già pubblicati della Santa Sede dicono che è difficile capirne il numero, inimmaginabile pensare quanti poi fossero stati nascosti in tutte le chiese, in tutti i monasteri. Ed è evidente che accadeva con l’avallo di Pio XII».

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La gratitudine di ebrei e statunitensi
La notizia dell’azione di protezione attiva da parte della Santa Sede nei confronti di ebrei e nemici del nazi-fascismo giunse presto anche negli Stati Uniti.
E’ datato 3 agosto 1944 il messaggio che Franklin D. Roosevelt inviò direttamente a Pio XII.
L’allora presidente americano si rivolse così a Papa Pacelli: «Vorrei cogliere l’occasione per esprimere a Sua Santità il mio apprezzamento profondamente sentito per la continua azione che la Santa Sede ha compiuto, impegno generoso e misericordioso nel prestare assistenza alle vittime delle persecuzioni razziali e religiose».
Due anni dopo, nel 1946, la Conferenza sulle relazioni ebraiche pubblicò una raccolta intitolata “Saggi sulla l’antisemitismo”, a cura del prof. Koppel Pinson.
Anch’egli, similmente al presidente americano, scrisse:
«Possiamo essere d’accordo o in disaccordo con le linee generali delle politiche del Vaticano. Ma un fatto è indiscusso: il papato non ha mai parlato in questi termini inequivocabili contro il razzismo e l’antisemitismo, come nelle parole e nelle azioni del presente papa, Pio XII, e il suo predecessore Pio XI».


















1 commenti a Il Vaticano divenne rifugio per gli ebrei: i documenti della Gendarmeria
epperò che refusi: Pio XX (nel titolo) e Pio XXI (nell’incipit)
(dopo le correzioni, cancellate pure questo post)