Il rabbino Kronish: «basta puntare il dito contro Pio XII, è un’ossessione»

shoah silenzioPio XII e il silenzio durante l’Olocausto. Oltre al giudizio di diversi storici, riprendiamo l’intervento recente del rabbino Ron Kronish che ha invitato ad ampliare lo sguardo, a superare i pregiudizi e a riconoscere che nessuno fece abbastanza, nemmeno la comunità ebraica americana.

 

Saranno aperti l’anno prossimo gli Archivi vaticani per il pontificato di Pio XII, «la Chiesa non ha paura della storia». L’ha annunciato recentemente Papa Francesco e si è riaperta la discussione sulla prudenza o la complicità di Pacelli verso la persecuzione dei nazisti agli ebrei.

Nessun commentatore tra i tanti intervenuti ha fortunatamente ripresentato la leggenda nera e ha espressamente parlato di silenzio complice di Pio XII verso il nazismo. E’ ormai piuttosto noto che tale leggenda nacque dopo il dramma teatrale del 1963 realizzato dallo scrittore socialista (ed ex nazista) Rolf Hochhuth, intitolato Il Vicario. Il generale Ion Mihai Paceba, responsabile dei servizi segreti della Romania comunista, ha testimoniato che fu il Kgb (in particolare il generale Ivan Ivanovich Agayants) ad aver commissionato e pagato l’opera di Hochhuth per screditare le prese di posizione anticomunista di Pio XII. La campagna contro Pacelli fu poi ripresa da ex preti ed ex seminaristi avvelenati, come John Cornwell, Garry Wills e James Carroll.

Tuttavia sono ormai pubblici i tanti documenti trovati negli archivi diocesani, di conventi e monasteri con gli ordini diretti di Papa Pacelli. Come quello risalente al 1943 e rinvenuto nell’archivio della Società San Vincenzo, in cui si elencano le attività richieste dal Papa in persona: «Sollecitare i belligeranti a preservare incolume questa nostra Roma, porre i mezzi di trasporto della Santa Sede a disposizione delle autorità pubbliche per rifornire meglio Roma degli alimenti, difendere e sottrarre i perseguitati politici e anche gli israeliti dalle ricerche dei loro avversari, la carità nella cura agli sfollati e sinistrati».

 

Il giudizio degli storici su Pio XII: “Silenzio per proteggere ebrei e cattolici”.

Il professore ordinario di Storia contemporanea, Andrea Riccardi, ha spiegato che i testi più attesi negli Archivi sono proprio quelli dei nove mesi di occupazione tedesca a Roma, «perché in quel tempo il Vaticano e Pio XII ricoprirono un grande ruolo, nel senso che aiutarono migliaia di persone, ebree e non, a nascondersi, e questo fatto fu decisivo nella storia di Roma. In un certo senso fecero un “gioco” con il comando tedesco, tranquillizzandolo, e dall’altro trasformando tutti gli spazi religiosi in luogo d’asilo. E fu un gioco non solo generoso ma anche intelligente». Un giudizio simile a quello di un altro storico italiano, Franco Cardini, professore emerito alla Scuola Normale Superiore di Pisa.

Lo storico svizzero Philippe Chenaux, ordinario di Storia della Chiesa moderna e contemporanea presso l’Università Lateranense, ha spiegato: «era un silenzio doloroso e tormentato, assunto nell’interesse delle vittime – non per ragioni politiche o per antisemitismo. È chiaro che questo papa ha fatto la scelta della prudenza: ha rifiutato di denunciare esplicitamente la politica di sterminio contro gli ebrei, sperando così di non metterli ancora più in pericolo». Non solo a tutela degli ebrei, ma anche degli stessi cattolici. Lo ha spiegato David Kertzer, eminente storico della Brown University e specialista del periodo fascista italiano: Pio XII era riluttante a condannare i nazisti, non «perché era filo-nazista ma perché era ansioso di non mettere in pericolo la posizione dei cattolici nei paesi dell’Asse, che sarebbero stati discriminati dai governi nazisti».

 

Gli ebrei e i rabbini su Pio XII: “Salvò migliaia di perseguitati”.

Non sono solo gli storici ad avere un giudizio più che favorevole verso Pio XII ma anche i rabbini ebrei. Il diplomatico ebreo Pinchas Lapide, già console di Milano, ha scritto: «Pio XII fu lo strumento di salvezza di almeno 700.000, ma forse anche 860.000, ebrei che dovevano morire per mano nazista» (P. Lapide, Roma e gli ebrei, 1967). Il primo presidente di Israele, Chaim Weizmann, il rabbino capo Yitzhak HaLevi Herzog, il quarto premier d’Israele, Golda Meir: tutti ringraziarono pubblicamente Pio XII per aver salvato un gran numero di loro correligionari. Sapevano bene che una pubblica denuncia del nazismo da parte del Vaticano avrebbe reso difficile, se non impossibile, l’opera discreta di aiuto agli ebrei italiani. Il rabbino capo di Roma, Eugenio Zolli, si convertì al cattolicesimo alla fine della guerra, scegliendo il nome di battesimo “Eugenio Pio” in onore a Papa Pacelli.

 

Il rabbino: “Nemmeno gli ebrei americani fecero abbastanza, superiamo i pregiudizi”.

Nei giorni scorsi è intervenuto anche il rabbino Ron Kronish, direttore fondatore del Consiglio di Coordinamento interreligioso in Israele (ICCI). Citando il vaticanista John Allen, ha convenuto sul fatto che «il dibattito è controfattuale perché non si basa su quello che Pio XII ha fatto o non ha fatto, ma piuttosto su ciò che avrebbe dovuto fare». Il rabbino ha anche riportato il giudizio del prof. Michael Marrus, un illustre storico del’Olocausto all’Università di Toronto, ecco le sue parole: «La verità è che durante l’Olocausto nessuno ha fatto abbastanza, anche se non so cosa sia abbastanza. Penso che sia compito di tutti ora, cattolici ed ebrei, capire di più sul periodo dell’Olocausto, capire perché nessuno è stato davvero in grado di affrontare adeguatamente questa catastrofe».

A non aver fatto abbastanza, ha proseguito il rabbino Kronish è stato anche «l’ebraismo americano, e la leadership sionista dello Yishuv (stato pre-israeliano). Né Franklin Roosevelt né il governo americano dell’epoca. Neanche molti altri». Chi punta il dito contro Pio XII dovrebbe, per coerenza, accusare di “silenzio” anche tutti gli altri protagonisti dell’epoca, non escludendo la stessa comunità ebraica. Lo dice proprio il rabbino: «E’ giunto il momento per noi ebrei di andare oltre i nostri pregiudizi sui i cattolici. con i quali siamo impegnati in un dialogo serio, sostanziale e sostenuto da quasi 60 anni dalla proclamazione del Vaticano chiamata Nostra Aetate. In particolare, è ora di superare la nostra ossessione di puntare il dito contro il Papa della Seconda Guerra Mondiale come se una sua dichiarazione avrebbe impedito l’Olocausto, quando noi ebrei non abbiamo fatto altrettanto per evitare questa grande catastrofe che beffare il nostro popolo».

La redazione

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3 commenti a Il rabbino Kronish: «basta puntare il dito contro Pio XII, è un’ossessione»

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  1. Pippo ha detto

    Ricordiamo anche quanto accadde in Olanda a seguito dell’occupazione nazista e che fu l’episodio che fece consigliare prudenza a Pio XII per non aggravare ulteriormente la situazione.
    Dall’agosto 1941 il Governo del Reich occupante l’Olanda emanò una serie di normative tendenti ad escludere i cittadini ebrei. Nel 1942 cominciarono anche le deportazioni. L’episcopato sia cattolico che protestante si oppose fermamente a queste misure restrittive ed ancor più alle deportazioni con un telegramma dell’11 luglio 1942 al Commissario del Reich, in cui le comunità delle Chiese opponevano un rifiuto. Come risposta il 15 luglio fu effettuata una deportazione degli ebrei viventi in Olanda. Il 20 luglio seguente le Autorità tedesche fecero sapere ai Vescovi che avrebbero risparmiato gli ebrei convertiti al cristianesimo se si fossero astenuti da ulteriori critiche circa il comportamento del Reich verso gli ebrei. L’episcopato protestante preferì abbassare la testa, quello cattolico invece ritenne meglio rispondere con una lettera pastorale da leggersi in tutte le chiese la domenica 26 luglio. La replica fu immediata. In una Nota del 31 luglio (sempre 1942) il commissario del Reich dava le seguenti disposizioni: “Visto che i vescovi cattolici si sono immischiati nella faccenda – malgrado non fossero toccati personalmente – tutti gli ebrei cattolici verranno deportati entro questa settimana. Non si tenga conto di nessun intervento in loro favore. Il commissario generale Schmidt darà risposta pubblica ai vescovi il 2.8.42”. In questa occasione fu deportata anche Edith Stein.

    Il Gran Rabbino di Danimarca, Dott. Marcus Melchior, il 4 novembre 1963 commentava ‘Il Vicario’ andato in scena a Copenaghen: “Il mio parere è che il pensare che Pio XII potesse esercitare un influsso su un minorato psichico qual era Hitler poggi sulla base di un malinteso. Se il Papa avesse solo aperto bocca, probabilmente Hitler avrebbe trucidato molto più dei sei milioni di ebrei che eliminò, e forse avrebbe assassinato centinaia di milioni di cattolici, solo se si fosse convinto di aver bisogno di un tal numero di vittime. Siamo prossimi al 9 novembre, giorno in cui ricorre il venticinquesimo anniversario della Notte dei Cristalli; in tal giorno noi ricorderemo la protesta fiammeggiante che Pio XII elevò a suo tempo. Egli divenne intercessore contro gli orrori che a quel tempo commossero il mondo intero”

    A questo punto Pio XII, consigliato dagli stessi ebrei, evita le proteste pubbliche per SALVARE VITE UMANE.

  2. Brunello ha detto

    Ottimo articolo, sono molto contento di questa rivalutazione della figura di Pio XII

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