Le diocesi potranno denunciare chi inventa finti abusi (e sono tanti)

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I finti abusi e le false denunce sono all’ordine del giorno. Le diocesi si stanno attrezzando per tutelarsi legalmente e proteggere le vittime reali.


 

E’ diventato un business milionario.

Per questo le diocesi cattoliche negli Stati Uniti e in Europa stanno rafforzando gli strumenti legali per reagire alle denunce fraudolente in materia di abusi sessuali.

False accuse che, come dimostrato nel 2020 dal giornalista d’inchiesta David F. Pierre, rappresentano negli Stati Uniti il 94% di tutte le accuse di abusi riversate ogni anno contro la Chiesa.

 


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A Chicago una rete di finti abusi

L’arcidiocesi di Chicago ha appena ottenuto una decisione favorevole da parte di un tribunale dell’Illinois.

Le consentirà di proseguire con un’azione legale contro un gruppo di individui accusati di aver orchestrato un sistema di false denunce di abusi sessuali.

Il caso ruota attorno a presunti reclami costruiti in modo coordinato per ottenere risarcimenti economici, sfruttando la prassi ecclesiale di dare inizialmente credito alle vittime di abusi.

Lo schema è venuto alla luce dopo la diffusione di una registrazione di una conversazione telefonica dal carcere in cui uno dei partecipanti ha descritto le false accuse come una fonte di “soldi facili”.

L’arcidiocesi ha parlato di una “violazione della fiducia” nei confronti dei veri sopravvissuti e di un sistema che compromette la gestione dei casi autentici.

 

Padova, tribunale condanna finta vittima

Un fenomeno analogo è stato recentemente registrato anche in Italia.

Il Tribunale di Padova ha condannato per diffamazione l’accusatore di due sacerdoti della diocesi di Treviso.

L’uomo aveva denunciato i religiosi in maniera falsa, inventandosi tutto e ledendo la reputazione degli accusati.

 

Tanti sacerdoti assolti

Negli ultimi anni decine di casi hanno portato all’assoluzione o alla completa riabilitazione di sacerdoti e religiosi falsamente accusati.

Tra i più noti a livello internazionale vi è la vicenda del cardinale George Pell, assolto in via definitiva dopo una lunga vicenda giudiziaria in Australia, che ha sollevato ampio dibattito mediatico e giuridico.

Altri casi includono innumerevoli sacerdoti reintegrati dopo accuse poi rivelatesi infondate, come quelli di don Gino Temporin, padre Guillermo Gi, Don Román Martínez, Fr. Eugene Boland, Fr. Robert Hoatson, Fr. Eric Dejaeger, don Giorgio Govoni (nel frattempo morto di infarto a causa delle accuse), Fr. William Burston ecc.

Tutti casi ampiamente coperti dalla stampa nei minimi dettagli, la quale è rimasta però in gran parte silente al momento dell’assoluzione.

In una dichiarazione giurata presso la Corte Superiore della Contea di Los Angeles, l’avvocato Donald H. Steier ha affermato che le sue indagini sulle accuse di abusi sessuali da parte di sacerdoti cattolici hanno portato alla luce una frode estesa.

In particolare, «circa la metà delle accuse risultano completamente false o talmente esagerate che la verità non avrebbe comunque potuto costituire un reato perseguibile per abuso sessuale su minori».

Anche per questo si comprende quanto osservò Benedetto XVI, cioè l’evidenza che su queste vicende «l’azione dei media non fosse guidata solamente dalla pura ricerca della verità, ma che vi fosse anche un compiacimento a mettere alla berlina la Chiesa e, se possibile, a screditarla»1J. Ratzinger, “Luce del mondo”, LEV 2010, p. 49.

 

Tutelarsi e proteggere le vere vittime

La questione resta quindi altamente sensibile.

Da un lato la necessità di tutelare le vittime reali e garantire giustizia per abusi storici documentati.

Dall’altro il rischio — evidenziato da queste vicende giudiziarie — che denunce false o strumentali possano produrre danni irreparabili a persone innocenti e allo stesso sistema di accertamento della verità.

Autore

La Redazione

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