Omelie ai laici, il Sinodo tedesco soffre il “no” del Vaticano
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- 05 Lug 2026

Le varie risposte al rifiuto del Vaticano di delegare le omelie ai laici. Tra opposizione, delusione e qualche posizione sorprendente.
La questione delle omelie affidate ai laici crea una nuova crisi tra Roma e Berlino?
Per il Cammino sinodale tedesco è una riforma centrale, la maggioranza ha votato nel 2023 per delegare la predicazione dell’omelia a laici e laiche teologicamente formate.
Qualche ragione ci sarebbe anche: l’invecchiamento dei sacerdoti, la crisi delle vocazioni, il maggior coinvolgimento dei laici.
La richiesta è stata trasmessa al Dicastero per il Culto Divino che ha risposto di no.
L’omelia durante la Messa è riservata ai ministri ordinati, senza eccezioni o indulti locali. Lo stabilisce il diritto canonico.
La risposta del Vaticano è così un nuovo “stop” ai vescovi tedeschi e si inserisce in una serie di richiami già avvenuti negli ultimi anni.

I laici non possono tenere l’omelia: il Vaticano frena i vescovi tedeschi
(23/06/2026)
Leone XIV su omelia ai laici
Il giorno successivo, Leone XIV ha tenuto la consueta udienza generale.
Pur non affrontando direttamente il tema, sembra aver sottolineato un argomento centrale contro la predicazione laicale.
Riferendosi al Concilio Vaticano II, ha detto: «Quando partecipiamo all’Eucaristia siamo invitati ad ascoltare la Parola di Dio e a nutrirci alla mensa del Signore, dove Lui stesso si offre al Padre».
Aggiungendo che «queste due parti della Messa, la Liturgia della Parola e la Liturgia eucaristica, sono così strettamente congiunte tra loro da formare un unico atto di culto».
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Il borbottio dei cattolici tedeschi
Spostandoci in Germania, la reazione dei cattolici tedeschi non è stata proprio di umile accettazione.
Il Comitato Centrale dei Cattolici Tedeschi (ZdK) ha dichiarato di aspettarsi che i vescovi tedeschi «ribadiscano a Roma la loro posizione sostanziale su questo tema, rafforzino le loro argomentazioni e non interpretino in alcun caso la lettera del cardinale Roche come scoraggiante».
L’Associazione delle donne cattoliche di Germania (kfd) ha invece interpretato la risposta di Roma come «un’ulteriore prova della mancanza di parità di genere nella Chiesa», sostenendo che «finché le donne rimarranno escluse da posizioni chiave, la Chiesa continuerà a perdere credibilità».
Il card. Roche ha indicato la luna, cioè che l’omelia è strettamente collegata alla natura del ministero ordinato, ma l’associazione femminista cattolica sembra concentrarsi sul dito.
Sul tema è intervenuto criticamente anche il gruppo “Noi siamo Chiesa”, i cui fondatori sono stati scomunicati da Papa Francesco dopo aver celebrato Messa in casa loro senza la presenza di sacerdoti.
Dalla Spagna è invece arrivato il prevedibile commento di Guillermo Jesús Kowalski.
Su “Religión Digital”, il Il teologo argentino si è inerpicato nell’osservare la non appartenenza di Gesù alla casta sacerdotale ebraica del Tempio di Gerusalemme per osservare che «lo stesso Gesù allora non potrebbe predicare nelle nostre attuali Messe».
Sulla stessa fonte è stato più interessante leggere José Carlos Enríquez Díaz, per il quale in molte situazioni la posizione del Dicastero contrasta con la realtà perché «non c’è nessuno che predichi regolarmente, che accompagni percorsi e che mantenga una presenza liturgica stabile».
Il giornalista Enríquez Díaz sottolinea anche una contraddizione tra la risposta del Vaticano e la richiesta di maggior sinodalità e partecipazione dei laici alla vita della Chiesa.
Risposte positive
Un’eccezione positiva è stato invece il commento di Christian Bauer, docente di Teologia pastorale all’Università di Münster.
Pur manifestando delusione per un rifiuto che lascia intatto «il clericalismo radicato» della Chiesa, Bauer chiede di «ascoltare Roma» e, «in incrollabile comunione con la Chiesa universale, scegliere una strada diversa e confidare nello spirito creativo di Dio».
In Italia, la posizione “più critica” è arrivata da Andrea Grillo, docente di Teologia dei sacramenti presso il Pontificio Ateneo S. Anselmo.
Il teologo ha ritenuto «saggia» la decisione del Dicastero, ma ha respinto le motivazioni utilizzate.
Sostiene infatti che la predicazione dell’omelia ai sacerdoti sia legata al clericalismo, piuttosto a «un atto di presenzialismo».
Cioè è riservata solo a chi presiede la Liturgia, il ministro celebrante, l’unico che ha «la competenza fattuale per compiere» la sintesi tra «lo Spirito che parla nella parola proclamata e lo Spirito che parla nelle vite del corpo di Cristo ecclesiale».
Quindi l’omelia, ha concluso il teologo italiano, non va ridotta semplicemente «a commento della Parola o a testimonianza di vita». Cose che possono fare anche i laici. Grillo ha anche criticato anche il comunicato del Vaticano per aver usato, a suo dire, «argomenti non cogenti e per certi versi fuorvianti» pur difendendo qualcosa di giusto.

Germania, il Cammino sinodale si incrina: ora più fedeltà a Roma
(22/05/2026)
Recentemente ci sono state da parte della leadership della Conferenza episcopale tedesca delle dichiarazioni di voler procedere con maggiore “fedeltà a Roma”.
Ci auguriamo che, pur nel legittimo disaccordo, il pronunciamento romano non venga considerato una semplice una tappa intermedia da aggirare o superare.


















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