Venezuela, la Chiesa rimpiazza lo Stato negli aiuti umanitari

chiesa terremoto venezuela

Lo Stato è assente, i militari un ostacolo. Dopo il terremoto, in Venezuela c’è la Chiesa a coordinare i soccorsi umanitari tramite diocesi e Caritas.


 

Al momento quasi 1750 morti.

Dopo il devastante terremoto in Venezuela non solo non si riesce a far finta di nulla, ma è anche difficile riuscire a parlare di altro. Soprattutto quando i numeri dei decessi aumentano di ora in ora.

E allora proviamo a guardare come si sta muovendo la Chiesa venezuelana, la prima ad attivarsi nei soccorsi umanitari e ancora oggi protagonista grazie alla vasta rete di assistenza operativa.

 


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La Chiesa e gli aiuti in Venezuela

Parrocchie, diocesi e Caritas stanno letteralmente sostituendo l’ignobilmente blando intervento statale a fianco della popolazione e rappresentano uno dei principali punti di riferimento per la popolazione.

Lo testimoniano i numeri video che circolano online ma anche le centinaia di articoli nei media cattolici internazionali che indicano come contribuire alla causa.

Subito dopo le scosse, edifici ecclesiastici, saloni parrocchiali e strutture diocesane sono stati trasformati in rifugi temporanei per le famiglie rimaste senza casa.

Le comunità cattoliche hanno avviato raccolte di alimenti, acqua, medicinali e beni di prima necessità, mentre sacerdoti, religiosi e volontari stanno distribuendo aiuti e offrendo sostegno alle persone colpite dalla tragedia.

«Il Signore è vicino a chi ha il cuore spezzato», è il messaggio di speranza rilanciato dalla Chiesa venezuelana in queste ore di emergenza.

Secondo quanto riferito da diversi vescovi locali, anche numerose chiese, seminari e opere ecclesiali hanno riportato danni strutturali, ma ciò non ha impedito alla rete ecclesiale di continuare a operare. E’ la Caritas locale che sta coordinando gli interventi.

Papa Leone XIV ha disposto un primo contributo straordinario di 100 mila euro attraverso l’Elemosineria Apostolica, coordinato con la nunziatura apostolica e l’arcidiocesi di Caracas. La CEI ha invece inviato un primo stanziamento di 500mila euro dai fondi dell’8xmille.

 

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Se lo Stato è assente

Le difficoltà dei soccorsi sono aggravate dalla fragilità del sistema pubblico venezuelano.

Le comunicazioni risultano spesso interrotte, molte strade sono impraticabili e i soccorritori faticano a raggiungere alcune delle zone più colpite. Anche squadre internazionali, come quelle giunte dal Cile, hanno incontrato notevoli ostacoli logistici durante le operazioni di ricerca tra le macerie.

Come se non bastasse, proprio in queste ore i soccorritori cileni hanno denunciato addirittura intimidazioni da parte dei militari venezuelani, che sospettano i volontari di essere spie degli Stati Uniti o del Cile.

E tra la popolazione cresce la rabbia per l’assenza dell’esercito locale, che si limita a controllare svogliatamente il traffico senza partecipare alle operazioni di scavo e di soccorso.

Un video mostra la rabbia di alcuni soccorritori verso i militari per essersi presentati davanti a uno dei palazzi crollati armati di fucile e senza fornire alcun contributo.

 


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(24/02/2022)


 

Come contribuire

In momenti come questi, quando migliaia di persone perdono familiari, casa e mezzi di sostentamento, ogni parola diventa superflua.

L’unico modo sensato per stare di fronte alla tragedia è con la vicinanza umana e cristiana.

Per chiunque volesse contribuire, le modalità di donazione sono disponibili sul sito di Caritas Italiana: www.caritas.it.

Autore

La Redazione

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