L’UAAR perde 75 iscritti all’anno, ma ironizza sugli eventi cattolici
- Ultimissime
- 26 Giu 2026

Il numero di iscrizioni all’Unione Atei Agnostici Razionalisti (UAAR) è in crollo da 10 anni, prosegue però la denigrazione competitiva verso il cattolicesimo. Contenti loro!
Il senso del paradosso non è evidentemente percepito.
Oggi parliamo dell’UAAR, la più “grande” associazione di Atei e Agnostici Razionalisti italiana.
Una versione maccheronica delle grandi associazioni umaniste internazionali, quasi tutte in crisi dopo la lenta liquefazione del cosiddetto “Nuovo Ateismo”, dilaniato da scandali interni, delusione di aspettative e disinteresse generale.
La stessa sorte è toccata all’UAAR, che ha comunque sempre contato su una base di iscritti molto ridotta. Numeri che calano anno dopo anno, come documentiamo.
L’UAAR ride sui numeri cattolici
Tra le poche attività che l’Associazione razionalista mantiene è lamentarsi delle campane delle parrocchie e segnalare le cosiddette “clericate“, prendendo di mira l’assessore comunale che partecipa alla benedizione dell’asilo o il sindaco che fa gli auguri di compleanno al parroco.
E poi l’intramontabile studio di dati e tabelle degli eventi cattolici, per sottolineare un calo di partecipanti.
Lo ha fatto, ad esempio, in occasione del Giubileo dei giovani quando ha osservato giubilante il dimezzamento dei partecipanti rispetto a quello del 2000, guidato da Giovanni Paolo II.
Se all’epoca si contarono circa 2 milioni di giovani, nel 2025 sono stati 1 milione. Certo, la metà. Ma sono numeri esorbitanti: quale altra realtà religiosa o laica riesce ad aggregare fisicamente nello stesso posto 1 milione di giovani provenienti da tutto il mondo?
E il fatto che a commentare con soddisfazione questo “calo” sia l’UAAR crea inevitabilmente una curiosa sproporzione.
Nel 2023 quanti giovani (14-30 anni) italiani erano iscritti all’associazione ateista? I dati dicono 239! Tra l’altro in calo rispetto agli anni precedenti.
Praticamente un solo oratorio di una città medio-grande raggiunge e supera tranquillamente la stessa cifra (secondo i dati CEI del 2024, vi sono circa 2 milioni di giovani coinvolti all’anno nei circa 6.000 – 8.000 oratori, quindi mediamente circa 300 giovani per struttura).
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UAAR, crollo di iscritti
Considerata l’ironia dell’UAAR, guardiamo ancora una volta alla drastica erosione della già piccola base di soci dell’associazione.
Secondo i suoi stessi bilanci, dai 3.960 soci del 2011 si è scesi ai 3.144 del 2023, con una perdita complessiva di circa 20% di iscritti.
Mediamente, circa 70 soci abbandonano l’associazione ogni anno, da oltre 10 anni.
L’andamento non è perfettamente lineare ma evidenzia un primo calo significativo tra il 2011 e il 2013 (circa -10%), seguito da una breve fase di relativa stabilità tra il 2014 e il 2016, con oscillazioni attorno ai 3.600 soci.
Dal 2017 in poi si osserva invece una progressiva erosione, con una riduzione quasi continua degli iscritti fino al 2023. L’unica vera inversione di tendenza si registra nel 2021, quando i soci tornano temporaneamente sopra quota 3.400, ma la crescita non si consolida negli anni successivi.
Nel 2022 gli iscritti tornano a scendere a 3.249, nel 2023 calano a 3.144 e nel 2024 crollano a 2.991. In soli tre anni l’UAAR ha perso 258 associati.
L’ultimo dato disponibile è quello del 31 dicembre 2025, quando la più grande associazione ateista del Belpaese contava 2.915 iscritti.
Oltre il 70% sono uomini, meno del 27% donne.

Facciamo due conti
Visto che ai razionalisti piacciono i numeri.
Dal 2011 al 2025 l’UAAR ha perso 1.045 iscritti, quasi il 30% della base associativa.
La media di abbandoni è di 75 soci all’anno. Ogni mese quindi perdono 6,2 iscritti.
Siamo curiosi di leggere i dati del 2026, ma sospettiamo che non verranno pubblicati. Sono atei, non tonti.

Giubilaico contro la Chiesa, ma vincono le sedie vuote
(23/09/2025)
La denigrazione competitiva funziona?
Secondo la media delle associazioni italiana stiamo parlando di una realtà invisibile, coinvolge infatti circa 5 persone ogni 100.000 abitanti.
Il confronto con alcune associazioni cattoliche italiane è impietoso. Ad esempio, l’Azione Cattolica conta circa 270.000 aderenti (85 volte di più), mentre le ACLI dichiarano circa 750.000 iscritti (200 volte di più).
Si capisce meglio quanto sia ironico che un’organizzazione che vanta lo stesso numero degli ultimi panda giganti rimasti al mondo possa commentare con sarcasmo fenomeni religiosi che mobilitano numeri di due o tre ordini di grandezza superiori.
Liberissimi di fondare la loro irreligiosità sulla denigrazione competitiva. Ma forse sarebbe meglio inventare qualcosa di davvero utile per i pochi soci ancora rimasti.


















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