Il neurologo: «Un solo spinello può danneggiare il cervello»
- Ultimissime
- 25 Giu 2026

Rosario Sorrentino pubblica “Cannabis. Il grande inganno” (2026). Contesta l’esistenza della droga leggera e spiega i danni anche per uso sporadico.
Anche in Italia gli esperti cominciano a prendere coraggio sulla cannabis.
A lanciare l’allarme è il neurologo e divulgatore Rosario Sorrentino, autore insieme alla psicoterapeuta Francesca Weihs del libro “Cannabis. Il grande inganno“ (Aliberti 2026).
Nel volume contesta la convinzione popolare che la marijuana sia una “droga leggera”.
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Non esiste più la droga leggera
Intervistato dal “Corriere della Sera”, Sorrentino sostiene che il cervello degli adolescenti sia particolarmente vulnerabile agli effetti del THC, il principale principio attivo della cannabis.
Il neurologo spiega che la cannabis «la chiamiamo con lo stesso nome, ma negli anni ’70 conteneva tra l’1 e il 3 per cento di Thc», ma oggi «si trovano preparazioni che superano il 40 per cento. E i rischi aumentano di moltissimo».
Non esiste più la “droga leggera” come affermano Marco Cappato e Angelo Bonelli, leader di Europa Verde e Avs.
Proprio lui, un mese fa, ha fatto «strabuzzare gli occhi» al neurologo Sorrentino, fumando marijuana nel podcast trash di Fedez per chiederne la legalizzazione.
Proprio dall’indignazione verso questa iniziativa sono nati confronti sui social network e l’instant book appena pubblicato.

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(01/05/2026)
«Uno spinello danneggia il cervello»
Forte di un’ampia letteratura scientifica, lo scienziato afferma che in certi casi predisposti basta un solo spinello per «slatentizzare patologie come attacchi di panico, episodi psicotici, disturbo bipolare».
Uno studio pubblicato nel 2019 sul Journal of Neuroscience ha osservato alterazioni nella struttura cerebrale di adolescenti che avevano fatto un uso soltanto sporadico di cannabis, dimostrando che anche poche esposizioni possano influenzare aree coinvolte nella memoria e nella regolazione delle emozioni.
Nel libro viene inoltre descritta la cosiddetta “sindrome amotivazionale”, caratterizzata da apatia, isolamento e perdita di interesse verso obiettivi personali e scolastici, un fenomeno piuttosto frequente che compromette il percorso di crescita di centinaia di adolescenti.
La cosa curiosa è che il neurologo Rosario Sorrentino non è pregiudizialmente contrario alla legalizzazione (a certe condizioni) e si definisce «un uomo di sinistra», pur a disagio quando dalla sua area politica partono messaggi che «minimizzano gli effetti della cannabis. Su questo, la destra è più avanti».


















4 commenti a Il neurologo: «Un solo spinello può danneggiare il cervello»
Perché non fate queste storie anche contro super alcolici e tabacco? Fanno molti più danni e danno molta più dipendenza
Fosse per me abolirei tutto, cannabis, tabacco e alcol.
Ma gli studi (che tu non citi) parlano chiaro:
• Alcol: il consumo moderato di vino è salutare: https://www.mdpi.com/2072-6643/15/1/175, mentre il consumo moderato di cannabis porta danni: https://www.researchgate.net/publication/330376231_Grey_Matter_Volume_Differences_Associated_with_Extremely_Low_Levels_of_Cannabis_Use_in_Adolescence
• Tabacco: l’infiammazione delle vie aeree e l’enfisema sono più comuni nei fumatori di marijuana rispetto ai fumatori di solo tabacco: https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/36378033/
L’uso, non l’abuso, di alcolici e superalcolicinon ha effetti devastanti come l’uso di droghe. Prova ne è la cultura secolare, millenaria per l’esattezza, di questi prodotti, alla cui ideazione hanno concorso, non a caso, gli ordini monastici.
Si dovrebbe evitare di dire certe idiozie ed evitare di difendere il veleno che viene spacciato per le nostre strade per giustificare il proprio consumo.
Cito:
“Va’, mangia con gioia il tuo pane, bevi il tuo vino con cuore lieto, perché Dio ha già gradito le tue opere.”
Ecclesiaste 9:7
Forse al signor Ulisse non è chiaro che il vino è anche un alimento. Il vino ha anche la caratteristica di conservarsi a lungo nel tempo. Se i miei avi non avessero avuto il vino probabilmente non sarebbero sopravvissuti. Prima di esternare i suoi deliri il signor Ulisse farebbe meglio a studiare la storia.