Fabio Volo nega il battesimo ai figli per neutralità: ma è un’illusione

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Lo scrittore Fabio Volo prega sempre ma non battezza i figli per neutralità. Tre motivi per cui è una motivazione che non ha logica.


 

«Al mattino prego e medito».

Lo riferisce Fabio Volo, scrittore popolare e conduttore radiofonico in un recente intervento all’interno di un podcast.

In precedenti interviste aveva parlato della presenza di immagini del Sacro Cuore di Gesù nella propria casa, di altari e candele.

 

Fabio Volo: perché non battezza i figli

Una devozione che sembra però prettamente intimistica.

Almeno se si considera la decisione espressa da Volo sul non battezzare i propri figli: «Non sono battezzati e non fanno religione: cerco di non dare ai miei figli risposte su domande che non hanno fatto».

Lo scrittore giustifica questa decisione non per avversità, ma quasi per prudenza e tutela verso il tema della religiosità.

«I Promessi Sposi», spiega con una metafora, «sono odiati da chi va a scuola: io che ho smesso prima e l’ho letto dopo, invece, lo adoro. Mio figlio mi fa domande su Dio perché mi vede pregare».

Con tutto il rispetto per lo scrittore, queste affermazioni soffrono però di almeno tre debolezze logiche.

 


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1) Nessuno educa aspettando le domande

Innanzitutto non esiste un’educazione che si limiti ad aspettare domande spontanee prima di trasmettere contenuti fondamentali.

Dire “non rispondo a domande che non sono state poste” significa infatti assumere che il bambino debba essere educato solo quando avrà gli strumenti per articolare domande complesse.

Ma allora a cosa serve il ruolo educativo dei genitori se, per prudenza, si rifiutano di trasmettere ai figli ciò che ha valore per loro?

Perché non attendere che i figli domandino qualcosa sull’igiene prima di insegnare loro a lavarsi, o che si mostrino interessati al “comportarsi bene” prima di introdurre regole di convivenza? E ancora: si dovrebbe forse rimandare l’educazione scolastica finché il bambino non esprima domande sull’imparare a leggere e scrivere?

Nessun genitore aspetta che una bambina chieda di camminare per aiutarla a muovere i primi passi, né attende riflessioni sulla sana alimentazione prima di “imporle” dei pasti salutari.

La crescita non funziona come una sequenza di richieste esplicite, ma come un accompagnamento costante che precede la consapevolezza stessa.

Rinviare il battesimo in nome dell’attesa della domanda significa applicare alla vita religiosa un criterio che non viene adottato in nessun altro ambito della crescita.

 

2) L’educazione neutrale non esiste

In secondo luogo c’è l’equivoco della neutralità.

L’educazione non è mai neutrale: ogni genitore, nel momento stesso in cui decide cosa non dire, cosa rimandare o cosa omettere, sta già compiendo una scelta formativa precisa.

Il “non dare risposte” è già una risposta, e precisamente quella di escludere preventivamente una dimensione dell’esistenza dalla formazione iniziale del bambino.

In questa prospettiva, la decisione di non battezzare è una scelta educativa pienamente determinata. È una forma di orientamento sul tipo di mondo in cui si vuole far crescere i figli.

 


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3) Coerenza e significato del battesimo

La terza debolezza nel ragionamento di Fabio Volo riguarda il contenuto del battesimo.

Da una persona cristiana che dice di pregare, di collezionare statue di Gesù e di accendere candele, ci si aspetta che creda nel valore teologico del sacramento del Battesimo.

Cioè la “riapertura” della relazione con Dio interrotta dalla condizione umana segnata dal peccato originale, una rinascita come appartenenti a Cristo.

Papa Francesco spiegava che «un bambino battezzato o un bambino non battezzato non è lo stesso.

Questo perché «con il Battesimo, veniamo immersi in quella sorgente inesauribile di vita che è la morte di Gesù, il più grande atto d’amore di tutta la storia; e grazie a questo amore possiamo vivere una vita nuova, non più in balìa del male, del peccato e della morte, ma nella comunione con Dio e con i fratelli».

Se un genitore ritiene che la fede sia un bene per sé, perché dovrebbe privare il figlio dell’accesso a essa?

Fabio Volo stesso afferma di pregare quotidianamente. Ma se la preghiera è rivolta a Gesù Cristo e se si ritiene reale la sua grazia salvifica, allora il Battesimo non può essere considerato irrilevante.

Autore

La Redazione

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2 commenti a Fabio Volo nega il battesimo ai figli per neutralità: ma è un’illusione

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